Leggere l’ultima intervista di Roberto Saviano su Repubblica mette addosso una commozione, una tristezza, una rabbia, un senso di impotenza incredibili.
Cazzo, ho soltanto ventotto anni! E voglio ancora scrivere, scrivere, scrivere
dice Roberto.
Sembra (è) un grido di esasperazione e disperazione ma io voglio invece vedervi uno spiraglio di ottimismo.
Nonostante tutto, le minacce, la non-vita che purtroppo Saviano sta dolorosamente vivendo, la sua storia dimostra come la parola, il racconto, un libro abbiano in sè una grande potenza, superiore a qualunque arma.
Sarebbe bello allora che in questi giorni tutti coloro che in qualche modo scrivono, per professione o per diletto, su un giornale nazionale o su un blog sconosciuto, dedicassero un articolo, una riga, una frase, un pensiero, un post al nostro amico Roberto, anche soltanto per non farlo sentire così solo.
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roberto..addiritura adesso ti si studia a scuola!! il nostro professore,ci ha parlato di te..leggendoci ciò che scrivi. le tue lettere sono intrise di dolore..di sofferenza per una vita che non ti appartiene più!quando dici che vuoi lasciare l italia ti capisco..è senza dubbio una scelta difficile,ma che avrai ben ponderato!!! dici di voler scrivere soltanto scrivere..bene fallo..anche se le tue parole sn scomode urlale..perchè la gente possa sentirle..perchè la gente aprà gli occhi..!! ciò che scrivi,ciò che dici,t esponde..ti mette a richio..ma solo gli uomini come te sn degni di essere chiamati uomini..il resto sono solo ominicchi…o addirittura quaquaraquà!! un bacio…. giulia puglisi