Privacy: dagli al Facebook cattivo!

Mi stupisco dello stupore!

Dunque, c’è un giovanotto che si ritrova sull’hard disk i dati di mezzo miliardo di persone, ai quali offre un simpatico servizio con il quale ognuno può ritrovare i vecchi compagni dell’asilo, mostrare al mondo le proprie foto da piccolo, giocare a alla vecchia fattoria, chattare, organizzare gruppi "collaborativi" per qualsiasi cosa, più molto altro, il tutto gratis!

Ebbene, quale stupore nell’apprendere che il suddetto giovanotto, pur già multi-milionario, voglia ulteriormente far fruttare questo capitale che, spontaneamente e gratuitamente(!), ogni utente di Facebook ha contribuito a costruire!

Riprovazione mondiale verso il ragazzaccio che osa dire che la privacy è un concetto obsoleto: ma se in FB la maggioranza delle persone fa a gara a "mostrarsi" in tutti i modi possibili!

Sinceramente: se voglio davvero difendere la mia privacy, semplicemente, NON uso Facebook, né nessun altro sistema online.

E’ chiaro a tutti che appena si carica una foto o qualsiasi altro artefatto sul web, indipendentemente dalle clausole di privacy, questo è immediatamente sottratto al controllo di chi l’ha inserito?

Sì, d’accordo, ma Facebook "cede" i nostri dati ad altre aziende! E’ gravissimo!

Sicuri?

Deve essere a causa di Facebook, ad esempio, che ricevo quotidianamente almeno una telefonata di qualcuno che vuole vendermi qualcosa (o anche "regalare", la settimana scorsa ad esempio volevano omaggiarmi di un filtro per l’acqua potabile!), nonostante il mio numero non sia più presente da anni in alcun elenco telefonico!

E certamente è stato Zuckerberg in persona a propagare il mio indirizzo di casa a innumerevoli venditori di vino, olio, surgelati e servizi di ogni genere che mi inviano patinatissime proposte commerciali.

Scrive Ryan Singel su Wired:

In Facebook’s view, everything (save perhaps your e-mail address) should be public

Ma siamo sicuri che questo non sia proprio il punto di vista della stragrande maggioranza degli utenti di FB? Il vero scopo non è proprio rendere la propria esistenza il più possibile "pubblica"?

Sinceramente, non capisco questa improvvisa ondata di "consapevolezza" rispetto ad un problema che comunque esiste non certo soltanto da quando FB ha modificato le impostazioni di privacy!

Il problema vero secondo me è che noi conferiamo volontariamente e gratuitamente tutte queste informazioni ad un privato, per il quale esse costituiscono un capitale vero e proprio.

Siamo merce. Le nostre identità in rete sono quotate in borsa.

E infatti, nello stesso articolo, c’è un altro passaggio:

But that doesn’t mean the company has earned the right to own and define our identities.

It’s time for the best of the tech community to find a way to let people control what and how they’d like to share. Facebook’s basic functions can be turned into protocols, and a whole set of interoperating software and services can flourish

Questo mi sembra davvero un punto importante: si è spesso paragonato Facebook ad una "piazza". Bene, ricordiamoci sempre che è una piazza privata, ci passeggiamo gratis ma c’è comunque un padrone (e un qualche prezzo, occulto, da pagare..)!

Sarebbe ora che provassimo a crearne una pubblica!

4 Responses to “Privacy: dagli al Facebook cattivo!”


  1. 1 Fabio Loi Mag 17th, 2010 at 15:16

    Ciao Antonio, mi ricollego a tua ultima frase: qualcuno una “piazza pubblica” sta pensando di crearla! http://vimeo.com/11099292

  2. 2 antonio.fini Mag 17th, 2010 at 16:30

    Eh sì ho visto.
    Sembrano ragazzi simpatici! Anche Zuckerberg però probabilmente lo era, prima… 🙂
    In ogni caso, auguriamo loro buona fortuna!

  3. 3 Cyanto Mag 30th, 2010 at 11:24

    Gentile Antonio, le allego un link ad una divertente vignetta sulla consapevolezza della questione privacy nei social network: http://comics.com/matt_bors/2010-02-24/.

    Saluti e complimenti per il suo interessante blog

  4. 4 antonio.fini Mag 30th, 2010 at 18:19

    Bella la vignetta. Effettivamente ci comportiamo proprio così!
    Comunque, cerchiamo tutti quanti di ricordare sempre questa frase che sta dilagando in rete: “You are not Facebook’s customer. You are the product that they sell to their real customers – advertisers. Forget this at your peril.”

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