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OpenDNS e filtro dei contenuti con FamilyShield

OpenDNS è un servizio DNS "alternativo", rispetto al normale DNS offerto da tutti i provider.

In pratica, per utilizzare OpenDNS è necessario modificare le impostazioni DNS sul proprio computer o sul router, inserendo gli indirizzi IP dei server OpenDNS. I vantaggi? Sostanzialmente, maggiore velocità e sicurezza.

Io lo uso da qualche tempo, con soddisfazione (nel senso che non ho avuto mai problemi :-) ).

Chi ha bambini e ragazzi adolescenti in casa è però inevitabilmente alle prese con il problema della sicurezza e dei "contenuti non adatti".

Certo, finché i bambini sono piccoli si naviga insieme, si parla, si educano, si consigliano. Tuttavia, prima o poi tutto questo non sarà più sufficiente: è poco ragionevole pensare che si possa sempre "co-navigare" con un adolescente..

Ci troveremo quindi di fronte alla necessità di installare un sistema di filtraggio dei contenuti. Su ilFiltro.it si trova una ricca documentazione su questo argomento che, naturalmente, riguarda anche le istituzioni scolastiche le quali avrebbero il dovere di intervenire in questo senso, dal momento che, in pratica, è alquanto difficile garantire sempre e comunque un controllo puntuale sui singoli computer collegati in rete.

image Ora, OpenDNS offre un servizio di filtraggio dei contenuti, chiamato FamilyShield che ha interessanti funzionalità, come la possibilità di essere attivato direttamente su un router. Considerando che anche in ambiente domestico sono ormai diffusissimi i router wireless che consentono l’accesso a Internet per tutta la famiglia, è un’opzione davvero utile e più sicura rispetto alla soluzione relativa al singolo PC (il ragazzino smanettone che sa come si cambia un’impostazione DNS non è difficile da trovare ;-) ) dal momento che la configurazione del router è solitamente protetta da password.

FamilyShield non richiede alcuna installazione di software, essendo basato esclusivamente sulle impostazioni DNS. Registrandosi sul sito, si ottiene la versione Basic del filtro, che consente alcune personalizzazioni, come la selezione di numerose categorie di contenuti da filtrare o meno (inclusi i social network…). E’ gestita l’assegnazione di indirizzi dinamici, come accade normalmente per le reti domestiche.

Costo: la versione Basic, ottima per le famiglie, è gratuita!! Esistono però altre versioni, a pagamento, ad esempio per le scuole, a prezzi interessanti.

Critical Literacies: un altro MOOC?

Downes propone un altro corso open online, sulla Critical Literacy (CritLit2010).

Il tema è sicuramente di grande interesse, l’organizzazione sembra questa volta più "accademica", con tanto di piano di ricerca già delineato e orientato in questo caso al tema dei PLE (Personal Learning Environment).

Il modello didattico è lo stesso già sperimentato con gli ormai "leggendari" CCK08 e 09 (e prima ancora, in parte, con l’Intro Open Ed di Wiley): letture, cross-blogging, sessioni sincrone, Moodle per i forum e, naturalmente, l’ormai irrinunciabile Daily, ovvero gli highlights del corso realizzati dai docenti via email! Beh, a quanto ho trovato nella mia ricerchina sul CCK08, il Daily è sicuramente mooolto gradito :-)

Darò sicuramente un’occhiata, ma credo senza impegnarmi direttamente.

Intendiamoci, sono certo che sia un’esperienza di altissimo livello, tuttavia, sinceramente, non sono convinto.

Ho l’impressione di una certa ripetitività, mi sembra che a questo punto manchi l’ulteriore svolta. I corsi open hanno infatti rappresentato negli ultimi anni un primo passaggio dalle OER intese come meri contenuti (modello MIT-OCW) a qualcosa di più coinvolgente che includa anche le interazioni con i docenti e gli altri corsisti. Inoltre i MOOC (Massive Open Online Courses) hanno anche offerto la possibilità a personaggi come Siemens e Downes di "provare sul campo" il connettivismo.

Manca ancora la parte finale di qualsiasi attività di apprendimento: la valutazione.

E con essa il riconoscimento, i "crediti".

Certo, Wiley ci aveva già provato anche se su questo punto le istituzioni "formali" hanno già ampiamente storto il naso (articolo scaricabile gratuitamente da qui).

Vengono però già avanzate proposte ed esplorate possibilità

Aspettiamo i prossimi, magari con la sigla MOOCC (la seconda C sta per "for Credit)?

2010 Odissea nell’e-book

E’ il tema dell’anno, non c’è dubbio.

Ne parlano tutti, anche il mio preside all’ultimo collegio dei docenti ci ha ricordato che questa di maggio dovrebbe essere stata l’ultima adozione di libri di testo cartacei..

Anche se già nei primi anni 2000, con l’avvento dei primi palmari, c’era stato un iniziale picco di interesse. Ricordo di aver letto (si fa per dire..) il Cantico di Natale di Dickens in versione originale su un vecchio Palm  :-)

Ora però si fa sul serio.

Nei giorni scorsi ho acquistato ben quattro e-book.

Il primo è un libro auto-prodotto e pubblicato su Lulu.com, scaricabile in formato PDF, senza alcuna protezione.

Il secondo è un saggio, pubblicato da un’editore "tradizionale" ma disponibile anche in digitale, in formato epub, con forte protezione (impossibile stampare, copiare, ogni capitolo marcato con "copia concessa in licenza a…"). Per leggerlo ho installato Mobipocket Reader.

Il terzo è un altro saggio, pubblicato da un editore che vuole invece caratterizzarsi proprio sull’editoria elettronica, in formato PDF, con un livello intermedio di protezione (impossibile copiare ma si può stampare).

Infine, il quarto l’ho acquistato da Amazon e lo leggo via Kindle for PC, un software che consente di emulare un Kindle. Il formato è ovviamente quello proprietario del Kindle (.azw).

Insomma, un bel panorama delle possibilità oggi disponibili, anche in termini di modalità di scrittura/edizione/pubblicazione/gestione dei diritti.

image Però, quattro libri, TRE formati diversi (PDF, epub, kindle), TRE software diversi per la lettura, anche se nel frattempo ho scaricato anche Adobe Digital Editions che mi "copre" PDF ed epub e scoperto che Mobipocket può leggere anche i PDF!

La lettura stessa è decisamente poco agevole, sul PC, inutile fingere…

Certo, NON possiedo un ebook reader, come del resto la stragrande maggioranza della popolazione… Ma temo che anche se lo avessi, forse ci sarebbe lo stesso più di un problemino di compatibilità

Comunque, in sintesi: un delirio! Tutto ancora decisamente TROPPO complicato.

Per passare davvero alla diffusione di massa degli e-book credo siano indispensabili alcune condizioni che ancora non vedo così prossime:

  1. semplificazione dei formati;
  2. disponibilità di reader realmente efficaci per la lettura;
  3. abbassamento del costi dei suddetti reader, almeno sotto i 100 euro.

In queste condizioni, prevedere che nel maggio 2011, praticamente domani.. :-)

il collegio dei docenti adotta esclusivamente libri utilizzabili nelle versioni on line scaricabili da internet o mista (art. 15 L 133/2008)

mi sembra assolutamente velleitario.

Privacy: dagli al Facebook cattivo!

Mi stupisco dello stupore!

Dunque, c’è un giovanotto che si ritrova sull’hard disk i dati di mezzo miliardo di persone, ai quali offre un simpatico servizio con il quale ognuno può ritrovare i vecchi compagni dell’asilo, mostrare al mondo le proprie foto da piccolo, giocare a alla vecchia fattoria, chattare, organizzare gruppi "collaborativi" per qualsiasi cosa, più molto altro, il tutto gratis!

Ebbene, quale stupore nell’apprendere che il suddetto giovanotto, pur già multi-milionario, voglia ulteriormente far fruttare questo capitale che, spontaneamente e gratuitamente(!), ogni utente di Facebook ha contribuito a costruire!

Riprovazione mondiale verso il ragazzaccio che osa dire che la privacy è un concetto obsoleto: ma se in FB la maggioranza delle persone fa a gara a "mostrarsi" in tutti i modi possibili!

Sinceramente: se voglio davvero difendere la mia privacy, semplicemente, NON uso Facebook, né nessun altro sistema online.

E’ chiaro a tutti che appena si carica una foto o qualsiasi altro artefatto sul web, indipendentemente dalle clausole di privacy, questo è immediatamente sottratto al controllo di chi l’ha inserito?

Sì, d’accordo, ma Facebook "cede" i nostri dati ad altre aziende! E’ gravissimo!

Sicuri?

Deve essere a causa di Facebook, ad esempio, che ricevo quotidianamente almeno una telefonata di qualcuno che vuole vendermi qualcosa (o anche "regalare", la settimana scorsa ad esempio volevano omaggiarmi di un filtro per l’acqua potabile!), nonostante il mio numero non sia più presente da anni in alcun elenco telefonico!

E certamente è stato Zuckerberg in persona a propagare il mio indirizzo di casa a innumerevoli venditori di vino, olio, surgelati e servizi di ogni genere che mi inviano patinatissime proposte commerciali.

Scrive Ryan Singel su Wired:

In Facebook’s view, everything (save perhaps your e-mail address) should be public

Ma siamo sicuri che questo non sia proprio il punto di vista della stragrande maggioranza degli utenti di FB? Il vero scopo non è proprio rendere la propria esistenza il più possibile "pubblica"?

Sinceramente, non capisco questa improvvisa ondata di "consapevolezza" rispetto ad un problema che comunque esiste non certo soltanto da quando FB ha modificato le impostazioni di privacy!

Il problema vero secondo me è che noi conferiamo volontariamente e gratuitamente tutte queste informazioni ad un privato, per il quale esse costituiscono un capitale vero e proprio.

Siamo merce. Le nostre identità in rete sono quotate in borsa.

E infatti, nello stesso articolo, c’è un altro passaggio:

But that doesn’t mean the company has earned the right to own and define our identities.

It’s time for the best of the tech community to find a way to let people control what and how they’d like to share. Facebook’s basic functions can be turned into protocols, and a whole set of interoperating software and services can flourish

Questo mi sembra davvero un punto importante: si è spesso paragonato Facebook ad una "piazza". Bene, ricordiamoci sempre che è una piazza privata, ci passeggiamo gratis ma c’è comunque un padrone (e un qualche prezzo, occulto, da pagare..)!

Sarebbe ora che provassimo a crearne una pubblica!

Dialettica in rete

Ho letto in giro un post che non mi è piaciuto.

Ho proposto, anche polemicamente, una discussione critica sui contenuti di questo post.

La proposta è stata dapprima accolta con favore.

La discussione è diventata però sempre più polemica e ruvida, anche a causa mia.

Infine, gli interlocutori hanno deciso di trasformarla in un attacco personale, contro di me, ovviamente.

Nessun problema, può capitare. Forse me la sono anche cercata :-) .

Però, tra i commenti dei miei interlocutori ho trovato questa affermazione:

Antonio, se sei contro XY (continuo a non capirne il motivo) sei contro la vita e contro le migliori intenzioni dell’uomo.
Questo dovresti capire.

(XY sono le idee, le opinioni, la corrente di pensiero dell’interlocutore, che a me, semplicemente, non piacciono)

Vedo due alternative possibili:

  1. il mio interlocutore ha scherzato, mi ha preso in giro. 
    In questo caso c’è l’altissima probabilità che io abbia fatto la figura del cretino, in tutta la discussione, avendo preso sul serio quello che invece serio non era.
  2. il mio interlocutore NON ha scherzato.
    Sinceramente non ho un commento per questa alternativa…

Continuo a coltivare la speranza che sia vera l’alternativa numero 1.

La competenza digitale nella scuola

E’ appena uscito il volume  La competenza digitale nella scuola - Modelli e strumenti per valutarla e svilupparla nel quale, con Antonio Calvani e Maria Ranieri, facciamo il punto sul tema della imagecompetenza digitale, tuttora grande "sconosciuta" nell’ambito scolastico italiano nonostante sia da anni inclusa tra le otto competenze chiave per il lifelong learning riconosciute a livello europeo e internazionale.

E’ anche un’occasione per riflettere ancora una volta (e pare che l’argomento sia sempre attuale…) sull’impiego delle tecnologie nella scuola. Dopo decenni di esperienze del loro uso, infatti, si intravedono oggi più criticità che successi, mentre rimane assolutamente vaga la consapevolezza di cosa si intenda per competenza digitale, come si possa valutarla e diffonderla nelle scuole.

Tra coloro che la identificano con la padronanza di tecniche che si ritengono acquisite dai giovani in modo del tutto naturale (in quanto «nativi digitali») per i quali si pensa che non siano necessari particolari interventi educativi, e altri, che invece guardano ai modelli certificativi stile ECDL, la proposta avanzata nel libro (che fa seguito al lavoro realizzato nell’ambito del progetto Digital Competence Assessment), è quella di un modello di competenza digitale fondato su basi educative, con una forte rilevanza attribuita alle dimensioni critica, cognitiva ed etica.

La competenza digitale viene quindi riportata ad un quadro complesso di competenze articolate che comprendono non solo il possesso di abilità procedurali, ma anche componenti più elevate, come la capacità di analizzare e valutare dati, rappresentare e risolvere problemi, esplorare contesti tecnologici sconosciuti, stabilire sinergie collaborative.

Nel primo capitolo Maria Ranieri fornisce un quadro generale della ricerca sulla nozione di competenza digitale nel contesto internazionale.

Nel secondo capitolo Antonio Calvani presenta il modello teorico di competenza digitale utilizzato nel libro.

Il terzo capitolo, che ho curato personalmente, riguarda in modo specifico uno degli strumenti di valutazione inclusi nella proposta, quello più rivolto verso la modalità quantitativa, ovvero i questionari online Instant DCA, i quali sono stati utilizzati nei mesi scorsi per una sperimentazione a livello nazionale che ha coinvolto più di mille alunni delle classi seconde superiori. I risultati di questa applicazione sono presentati in modo esteso nel capitolo.

Infine, nel quarto capitolo, Maria Ranieri presenta, alla luce di una riflessione più ampia sul concetto di valutazione, i criteri che ci hanno guidati alla scelta degli strumenti qualitativi derivati dal modello (le cosiddette prove situate).

Dottorato: finito! Con Prezi…

Per la discussione finale dell’8 aprile scorso ho provato a usare Prezi, un "esoterico" tool per presentazioni, niente affatto simile al buon vecchio Powerpoint! :-)

Ecco qui:



Un saluto a tutti i i colleghi neo-dottori di ricerca del XXII ciclo del Dottorato in Telematica e Società dell’Informazione dell’Università di Firenze!

Sinistra Italiana, il primo di Aprile

imageRiflettendo sui risultati delle ultime elezioni (ma anche delle precedenti…) emerge un dato che credo sia significativo: la sinistra (senza trattini né prefissi) ESISTE(rebbe) ancora!
Allora, facciamo un po’ di fantapolitica: immaginiamo che domani, primo aprile (eh eh eh!) venga presentato il nuovo partito "Sinistra Italiana", i cui promotori siano provvisoriamente rappresentati dalle residue innovative e illuminate personalità del PD (se ancora ve ne sono…) e altre formazioni di sinistra, ma che già si impegnano a ad eleggere nuovi dirigenti entro l’anno, tramite Congresso, con accesso a chiunque interessato, sia in presenza che online.
Immaginiamo che siano accantonate improvvisamente (ma definitivamente! rivalità personali, interessi di più o meno piccola bottega, diatribe varie su inni, simboli, falci, martelli e affini.
Il nuovo partito, semplicemente, si ispira al morettiano e mai dimenticato motto "Dì qualcosa di sinistra" :-) ; fa proprie quelle istanze della sinistra, che oggi sono portate avanti in modo sempre più sfilacciato da varie formazioni, più o meno organizzate, partendo da una certa parte del PD (sempre più a disagio..), agli "storici" residui di Rifondazione, al "laboratorio" di Vendola, fino a Di Pietro e  ai grillini. La nuova Sinistra Italiana non occhieggia al centro, non blandisce la Chiesa nè aspira al voto dei "cattolici", non è attaccata a poltrone e poltroncine, non ha "funzionari" né "figli di..", è un partito laico, snello, democratico, solo di sinistra (non di centro-), non è comunista ma è rivoluzionario (nel senso proposto da Mario Monicelli a Raiperunanotte).
Ebbene, secondo me questo partito che si appresta a nascere il primo di aprile potrebbe contare, già oggi, su più voti del PD, arrivando a sfiorare e forse a superare, il 30%!
Proviamo a fare due fanta-conti, basandoci sui risultati delle recenti Regionali.
Cominciamo a sommare il 3,03% di Sinistra Ecologia e Libertà con il 2,74% della Federazione della Sinistra e siamo ad un piccolo ma già significativo 5,77%, aggiungiamo lo 0,67% dei Verdi e otteniamo il 6,44%.
A questo punto, entriamo nella fantapolitica vera e propria, ci travestiamo da Mago Otelma e le spariamo davvero grosse: il 35% non ha votato? Beh, ipotizziamo che di questo 35% un 8% sarebbe disposto a votare il nuovo partito di sinistra! Abbiamo così raggiunto il 14,44%!
Non ci fermiamo, però, perché a questo punto dobbiamo aggredire il dinosauro, l’animale in estinzione, il PD! Di quel 26% di votanti che ancora miracolosamente raccoglie, è ragionevole pensare che la metà siano elettori "di sinistra"? Penso di sì! Ebbene, se ci prendiamo questo ulteriore 13%, siamo al 27,44%. E’ pensabile infine che qualche frangia del 7% che oggi vota per Di Pietro darebbe credito al nuovo partito? Diciamo un 2%, per cominciare?
Ok, così siamo al 29,44%, pertanto arrotondare al 30% non è scorretto, no?
Certo, capisco, dove si va con solo il 30%? Non lo so, però sarebbe un 30% SOLO DI SINISTRA!
Un sogno?
Intanto.. domani è il primo di aprile… :-)

Pubblicità elettorale/2: treni, che passione…

Seconda parte della saga sui depliant elettorali dei candidati alle elezioni regionali. Ho iniziato così per gioco, per vedere chi la sparava più grossa.. :-) e soprattutto per "annotare" le migliori perle..

Dopo la prima esilarante puntata, sono già costretto ad integrare con gli ultimi due arrivi in cassetta, entrambi dedicati allo spinoso tema dei trasporti ed in particolare delle ferrovie.

Un assessore uscente, voglioso di riconferma, informa i cittadini della grande innovazione nel trasporto locale, rappresentata dal Memorario. Il Memorario esiste da diversi anni in alcune regioni e consiste in pratica nell’orario cadenzato dei treni per cui, su una certa linea, le partenze avvengono sempre agli stessi minuti. L’orario in questo modo è facile da ricordare. Ad esempio, tra Pisa e Firenze, dove è in funzione da anni, i treni partono da Pisa sempre ai minuti 01 e 32 di ogni ora.
Dall’aprile 2009, dovrebbe esserci l’orario cadenzato anche tra La Spezia e Monterosso, a servizio delle Cinque Terre, da anni quotidianamente prese d’assalto da battaglioni di turisti.
Ebbene, questo è l’orario dei treni da Spezia a Monterosso (dal sito Trenitalia):
00.50 - 04.30 - 05.02 - 05.08 - 05.48 - 05.56 - 06.27 - 06.40 - 07.12 - 07.55 - 10.01 - 10-07 - 10.40 - 11.10 - 12.00 - 12.22 - 12.40 - 12.55 - 13.17 - 13.27 - 14.00 - 14.06 - 14.40 - 15.02 - 15.10 - 15.27 - 16.01 - 16.40 - 17.00 - 17.05 - 17.13 - 17.27 - 18.00 - 18.06 - 18.40 - 19.02 - 19.10 - 19.29 - 20.00 - 20.18 - 21.16 - 21.23 - 22.22 - 23.10.
Ma… dov’è la cadenza????? Quali sarebbero gli "stessi minuti"?? Addirittura al mattino c’è un buco di due ore tra le 7.55 e le 10.01! Gli altri treni poi partono a qualunque minuto, salvo quale rara ripetizione (forse del tutto casuale?). Sarà un mio limite, ma questo orario non riesco proprio a memorizzarlo!

Un locale politico di lunghissimo corso (inclusi alcuni cambi di casacca…) si presenta con l’accattivante slogan "Ritorno al futuro" e promette una nuova linea ferroviaria diretta Levanto - La Spezia(!) per riservare quella attuale all’uso come metropolitana(!) oltre ad una nuova stazione ferroviaria in città(!). Per completare la faraonica proposta, aggiunge un elenco di colossali opere stradali (caselli autostradali, complanari, ecc.).
Ora, chiunque conosca il territorio della provincia della Spezia e delle Cinque Terre in particolare, può capire quanto sia assurdo fare proposte simili!  
Uno sguardo alla storia dell’esistente linea ferroviaria può essere istruttivo…

Pubblicità elettorale: cantanti e giovani confusi

Rientro a casa e trovo la cassetta della posta intasata dalla pubblicità elettorale.

Non volantini generici ma roba imbustata o cartoline con tanto di nome, cognome e indirizzo (in uno ci sono addirittura indicati il piano e l’interno!).

Primo pensiero: ma i miei dati, a questi signori, chi li ha forniti? Ah, già, dimenticavo, c’è la legge sulla privacy ma si applica soltanto ai quadri dei voti finali a scuola.. giusto, che sciocco, poi questi sono politici, quindi hanno un implicito legittimo impedimento ad osservare qualsivoglia norma. Che stupido, non ci avevo proprio pensato.

Vabbé, ormai ce li ho in mano, questi interessanti opuscoli, forse vale la pena di leggerne un paio..

(pausa per la lettura)

No, non valeva la pena!

Il primo, di un maturo politico locale di lungo corso, è un pieghevole a sei facciate dal quale apprendo con piacere che al suddetto signore piace ballare, cantare e suonare:

mi piace ballare e in particolare mi appassionano i ritmi latino-americani. Spesso mi diletto a suonare la chitarra e cantare in compagnia di amici

Peccato, io odio il latino-americano!!! Sennò lo avrei votato, ma sicuro sicuro! Ehh, a volte la pubblicità ottiene l’effetto contrario, si sa :-)

Se il primo è stato patetico, la vera delusione viene dal secondo depliant (quello il cui autore conosceva il piano e l’interno di casa mia…).

Si tratta dell’autopresentazione di un ggggiovane politico, salito agli onori della cronaca nazionale un paio d’anni fa per gli arguti slogan a doppio senso su alcuni prodotti tipici locali (la patata, il pisello… eh sì… il livello è questo…).

Il nostro ggggiovane ora corre per le regionali e mi informa che intende:

aiutare le nostre imprese ad essere più competitive per ridurre la burocrazia

Un momento!! Che significa????

Forse intendeva "ridurre la burocrazia per aiutare le nostre imprese ad essere più competitive"?

Questo sarebbe stato un obiettivo sicuramente ambizioso, ma almeno la catena causa-effetto sarebbe stata espressa correttamente!

Dovrei votare per uno che scambia la causa con l’effetto?

O (non so se sia più grave..) che non rilegge neanche la sua presentazione che, sicuramente, è stata inviata a migliaia di cittadini (con tanto di piano e interno, però)?




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