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Open Ed Tech 2009

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Appena rientrato dall’ Open Ed Tech 2009!

La seconda edizione del think tank della UOC - Universitat Oberta de Catalunya. Quest’anno il meeting, sponsorizzato anche dal New Media Consortium, è stato dedicato al tema dell’Università del Futuro:

how to make our educational institutions truly responsive to the needs of contemporary society and today’s students.

Le raccomandazioni di quattro diversi gruppi di lavoro sono stati raccolti su un wiki e pubblicati in tempo reale su Twitter, attraverso l’hashtag OET09 (provato anche un nuovo tool, Tweet Grid).

Attraverso una successiva sintesi (fantastica la grafica a cura di Rachel) e un processo di "votazione" da parte di tutti partecipanti, è stato possibile sintetizzare i cinque punti più importanti (otto nella figura):

  1. Riuso e remix di rich media. Rendere più facile la ricerca, l’uso, la citazione, l’annotazione di parti di contenuti mediali. Lavorare sulle modalità di traduzione, non solo linguistica. Migliorare la portabilità.
  2. Adottare in modo più organico l’uso dei dispositivi mobili come piattaforme di apprendimento.
    Con il mobile (non solo telefoni, ma ogni tipo di dispositivo), gli utenti hanno la massima libertà di accedere all’informazione quando e dove necessario.
    Servono però contenuti specificamente progettati e una maggiore interoperabilità tra le piattaforme applicative, auspicando l’affermazione di un network mobile globale, ancora più ubiquo rispetto al web.
  3. Certificazioni e crediti legati agli esiti e delle competenze, non al tempo passato in classe. E’ il momento di riconoscere che molto apprendimento ha luogo al di fuori dei corsi formali. E’ necessaria una maggiore flessibilità nelle istituzioni, per separare la frequenza dei corsi dalle competenze ottenute e consentire a molti studenti di alternare diverse modalità educative, come programmi non universitari, apprendistato, mentoring e altre modalità informali e inovative, ottenendo tuttavia il riconoscimento di tali attività.
  4. Introdurre e consolidare una reale cultura della condivisione nella quale i problemi relativi alla proprietà intellettuale, al copyright ed alla collaborazione tra studenti si sfumino verso l’affermazione di un modello più aperto. Servono strutture che supportino la condivisione di work in progress, ricerche in corso, progetti collaborativi e un’estesa consuetudine alla pubblicazione aperta di materiale accademico di ogni tipo, inclusi sistemi di gestione della reputazione, dei processi di pari-revisione e nuovi modelli per la citazione di contenuti. I sistemi di valutazione dovrebbero modificarsi per riconoscere e supportare queste pratiche.
  5. Considerare il contesto e non solo il contenuto. Le risorse aperte non sono devono essere viste soltanto come contenuti ma includere il contesto educativo. E’ necessario pensare a modi per aggiungere narrazioni, indicazioni, modalità operative che contestualizzino i contenuti proposti. E’ stato proposto un approccio denominato pedagogical wrapper, ovvero un insieme di linee guida e processi che consentano di rappresentare tali contesti d’uso, evitando l’eccessivo focus sui contenuti e/o sulle tecnologie.

Sono particolarmente contento di vedere che il concetto di cultura della condivisione, che ho introdotto in uno dei lavori di gruppo, sia stato bene accolto, ampliato e valutato tra i cinque punti chiave, così come l’osservazione sulla video annotation, proposta da Giovanni.

Come già l’anno scorso, è stata un’occasione unica per incontrare nuovamente alcuni tra i maggiori esperti mondiali di tecnologie educative impegnati sul tema della Open Education, ma anche per conoscere outsider di grande rilievo (penso soprattutto a Jessica Colaço ed ai suoi progetti di mobile learning in Africa).

Anche in questa occasione, l’organizzazione (Eva & Eva in testa!) è stata ottima e ha saputo alternare momenti di concentrazione e di lavoro con allegria e divertimento (mai stato prima un ristorante dove.. prima si cucina e poi, eventualmente :-) , si mangia!)

Ulteriori informazioni sull’Open Ed Tech 2009 Wiki. Moltissime foto su Flickr (neanche una fatta da me, ho dimenticato a casa la fotocamera :-( )

Technorati Tag:

Le tecnologie servono

Ogni tanto capita un post "bello tosto", una milestone direbbero gli anglofoni, che spesso provoca un’ampia eco di discussione in varie "case e piazze virtuali".

E’ il caso di Gianni Marconato che ieri, nel post "Le tecnologie non servono", spiega ancora una volta, con passione, quasi "urlando", che pensare alle tecnologie come il mezzo principale per rinnovare (e migliorare) la didattica e la scuola in generale, è un’illusione pericolosa.

Bene, è una posizione assolutamente condivisibile ed è importante che qualcuno lo dica così "forte e chiaro"!

Gianni conclude proponendo una specie di moratoria:

L’unica cosa sensata che si può fare, oggi, a proposito di tecnologie e didattica è dimenticare le tecnologie, di fare come se non esistessero. Di non parlare più di tecnologie come strumenti a sé stanti. Di non iniziare nessun discorso “sulle” tecnologie, di non fare nessun progetto di (pseudo) innovazione con il focus sulle tecnologie.

E’ ovvio che si tratta di una provocazione. In ogni caso mi chiedo se il rimedio non sia peggiore del male..

Sì, perché il problema è che le tecnologie, piaccia o no, esistono e, soprattutto, servono!

Servono a farmacisti, medici, impiegati, operai, a chiunque viva in questo mondo!

Servono a tutti i cittadini di oggi, inclusi ovviamente insegnanti e studenti :-) .

Penso sia giunto il momento di abbandonare ragionamenti del tipo "servono o non servono - innovano a non innovano - migliorano o non migliorano". Del resto, nessuno fa domande simili pensando ad  una "tecnologia" di base come la scrittura!

Né possiamo immaginare un insegnante che vada in cattedra senza sapere leggere o scrivere!!

Ebbene, è il caso di ricordare ancora una volta le "competenze chiave" proposte a livello europeo già dal 2006. Sono otto ma vorrei elencare qui soltanto le prime quattro:

  • Comunicazione nella madrelingua;
  • Comunicazione nelle lingue straniere;
  • Competenza matematica e competenze di base in scienza e tecnologia;
  • Competenza digitale;

La scuola non può continuare a discutere se la LIM o qualche altra diavoleria tecnologica sia la chiave per il miracolistico rinnovamento (e su questo Gianni ha sacrosanta ragione!) ma neanche pensare di poter ignorare le sue responsabilità!

Il sistema educativo ha il dovere di formare cittadini che posseggano, tra le altre, anche la competenza digitale, ovvero:

…saper utilizzare con dimestichezza e spirito critico le tecnologie della società dell’informazione (TSI) per il lavoro, il tempo libero e la comunicazione. Essa è supportata da abilità di base nelle TIC: l’uso del computer per reperire, valutare, conservare, produrre, presentare e scambiare informazioni nonché per comunicare e partecipare a reti collaborative tramite Internet.

E proprio ieri l’edizione online della Stampa riportava un richiamo della Commissione Europea su questi temi, che il giornale torinese sintetizzava così:

La Commissione esorta gli Stati membri perchè aiutino i cittadini a familiarizzare con le tecnologie.

Signori, qui c’è molto da fare per il mondo della scuola!!!

E pensare che vi sono ancora molti docenti (e dirigenti…) che addirittura ostentano una specie di "snobismo tecnologico" alla rovescia ("ah, io di computer non ci capisco niente") come se fosse un titolo di merito. Credo sia francamente inaccettabile.

Quindi, d’accordo con Gianni smascheriamo cavalli di Troia, piazzisti e falsi innovatori, smitizziamo il potere taumaturgico delle tecnologie in classe ma ricordiamo anche che esse fanno parte della nostra vita ed è necessario un impegno del sistema educativo affinché tutti vi abbiano accesso in modo consapevole e competente.

Servono buoni docenti, che tra le loro molteplici competenze, abbiano anche quelle tecnologiche. Non per innovare: semplicemente per insegnare.

Il successo educativo della Finlandia: non solo Nokia

E’ piuttosto noto che il sistema educativo della Finlandia sia da anni costantemente ai primi posti nel ranking internazionale (ad es. nei test PISA).

Zaid Ali Alsagoff, avendo recentemente seguito un seminario sull’argomento, ha realizzato uno dei suoi documentatissimi post, nel quale ha incluso un confronto con un altro big dell’educazione mondiale (Singapore) e soprattutto ha cercato di sintetizzare i motivi del successo scolastico del paese nordico.

Inevitabile la battuta:

What is the secret to Finland’s success (5.3+ million citizens only)? NOKIA! Besides that?

Ed effettivamente probabilmente c’è dell’altro. Zaid propone cinque fattori chiave che ripropongo qui, in italano:

  • Educazione di qualità con pari opportunità per tutti;
  • Alto livello di investimenti in Ricerca e Sviluppo in ambito tecnologico;
  • Buona struttura normativa e servizi pubblici efficienti;
  • Economia aperta nella quale prevale la concorrenza;
  • Economia di mercato sociale orientata al welfare.

Ora, perché non proviamo a verificare questi punti rispetto alla situazione di qualche altro paese, magari mediterraneo? Uno a caso? :-)

Ma non è finito qui. Il post di Zaid contiene molti altri spunti significativi, sul sistema generale di istruzione, sui diritti e doveri degli studenti, sullo status degli insegnanti, sull’autonomia delle scuole, sulle modalità di valutazione.

Insomma, vale la pena di leggerlo tutto!

Prendo a prestito qui solo poche frasi, che mi hanno particolarmente colpito:

…education is free, including travel expenses, welfare services, accommodation, books and other school material…

E tutto ciò dalle elementari all’università…

Non ci sono solo diritti per gli studenti finnici, però:

…students also have three main duties that they must fulfill, which are to attend classes, obey discipline, and complete their courses and programs.

Sì, in teoria è così dappertutto, però pare che in Finlandia questi tre doveri li prendano sul serio..

Sulla formazione degli insegnanti:

… a teacher must have a master’s degree to teach in Finland, and also have a lifelong learning program mapped out for them. They emphasize a lot on lifelong learning, and it is kind of embedded into the their learning culture.

E infatti:

…teacher profession is highly valued in Finland…

Lo so che poi lassù hanno altri problemi (ad esempio un po’ troppi suicidi) ma magari potremmo cercare di …copiare solo le cose buone :-)

Malascuola: buone idee, bidelli e ITP

More about Malascuola

Claudio Cremaschi ha scritto Malascuola, un libro che venderà bene: in copertina (oltre alle due simpatiche orecchie d’asino), campeggia il lungo sottotitolo "se io io fossi il ministro dell’istruzione raddoppierei lo stipendio agli insegnanti"!

Visto e comprato!!!

Un volume scritto bene, da una persona che evidentemente vive nella scuola e ne ha  una conoscenza profonda. Cremaschi è un dirigente scolastico ex insegnante di matematica e si vede: i riferimenti a statistiche (sia nazionali che internazionali) sono puntuali e ricorrenti, le numerose proposte sono sempre corredate da calcoli precisi su possibili risparmi e conseguenti reimpieghi (ad esempio proprio per raddoppiare questo benedetto stipendio..).

I vari capitoli prendono in esame l’intera architettura del sistema scolastico italiano, fornendo sempre, per ogni elemento (l’orario, l’articolazione dell’anno scolastico, gli esami, la dimensione delle scuole, il reclutamento e la carriera degli insegnanti e molto altro..) qualche proposta concreta e, spesso, utili confronti internazionali. E’ particolarmente apprezzabile l’approccio: i problemi di un sistema complesso come la scuola devono essere considerati in modo organico, finalmente qualcuno ci prova!

Insomma, un ottimo contributo, non ideologico ma concreto e aggiornato, al dibattito sulla scuola italiana.

Però… proprio considerando che il contributo è di così alto livello e l’autore così ben documentato, non mi sarei aspettato un paio di cadute di stile, con abbondante ricorso a luoghi comuni e stereotipi. Cremaschi mette nel mirino soprattutto due categorie di operatori scolastici, eliminando le quali, a suo dire, si risolverebbero parecchi problemi e si potrebbe fare un passo verso il raddoppio dei famosi stipendi.

Le prime "vittime" di Cremaschi sono bidelli e ITP. I primi avrebbero soprattutto il torto di non avere una traduzione inglese del loro mestiere, oltre a essere dediti soprattutto all’imboscamento, alla chiacchiera, oltre che  alla preparazione di panini al salame (pag. 174 e 176). Secondo l’autore, si potrebbero serenamente eliminare, sostanzialmente affidando gli esuberi alle "cure" degli ammortizzatori sociali.

Mi dilungherò maggiormente sugli insegnanti tecnico-pratici.

Gli ITP invece, secondo Cremaschi, non si sa bene cosa siano e cosa facciano, se debbano dare voti, insegnare, correggere compiti, presenziare e votare ai consigli di classe. L’autore, pur con qualche riconoscimento  generico, (della serie "ne conosco di bravissimi", ma che significa??) li presenta dediti soprattutto a farsi i fatti propri, dallo scrivere tesi di laurea (però.. almeno si acculturano, questi fannulloni :-) ) ad altre attività "in proprio" o in combutta con gli insegnanti teorici con i quali operano in compresenza, che è poi la situazione che viene presentata come principale fonte di spreco.

Prof. Cremaschi, mi stupisco che un dirigente scolastico e un autore così attento ai dettagli, proprio in questo caso dimentichi addirittura la normativa in vigore, facendo credere che le scuole superiori siano infestate da orde di personaggi non meglio identificati, mangiapane a tradimento che non si sa bene cosa facciano e perché!

In realtà lo stato giuridico degli ITP è stato progressivamente corretto e precisato ormai da anni. Mi permetto quindi di segnalare qualcosina sul versante normativo, tra l’altro proprio utilizzando una pericolosa caratteristica di questa insulsa categoria professionale, che parrebbe esistere solo per impedire il raddoppio degli stipendi ai colleghi: un sito web.

Eh sì, perché, a pag. 162, si legge:

Gli ITP sono una categoria agguerrita: hanno un loro coordinamento nazionale, un sito Internet, rappresentanti sindacali.

Addirittura!!! Caspita, si tratta allora di pericolosi sovversivi che, armati di codici HTML e supportati da feroci sindacalisti, nelle loro riunioni carbonare probabilmente "proporranno di bruciare questo libro"!

Beh, come può vedere (la prima parte di questo post lo dimostra), personalmente non sono tra gli incendiari (l’idea stessa mi fa orrore) e addirittura mi arruolo tra i sostenitori del suo lavoro, che contiene molte altre proposte e idee condivisibili.

Credo che in generale, si possa discutere di tutto, ad esempio della riqualificazione del personale non docente (condivido in toto il paragrafo a pag. 179) e certamente anche delle compresenze (per le quali invito però a riflettere se davvero siano il problema e non, in alcuni casi, forse anche una possibile soluzione…) però sempre rispettando la professionalità e soprattutto la realtà e le proporzioni dei problemi, senza ricorrere all’aneddotica, allo stereotipo e al luogo comune.

Ad esempio, avrebbe potuto descrivere in modo più corretto lo status giuridico degli ITP (i quali, per inciso, non è vero che siano "né docenti né ausiliari" bensì docenti e basta che ..danno i voti pure loro!)  e, per completezza, avrebbe forse potuto aggiungere che non sempre gli ITP operano in compresenza, come in alcuni istituti professionali (alberghiero, moda, ..): pensiamo alle lezioni di cucina :-)

Se invece, e forse è comprensibile e tutto sommato anche gradevole per il lettore, il suo stile di scrittura include l’alternanza di rigorose statistiche con gustosi aneddoti sugli "strani" comportamenti di chi lavora nella scuola, beh, avrebbe potuto allora inserirne qualcuno anche per la categoria dei dirigenti scolastici, non trova?

O in quelle alte sfere va tutto così bene e non sono possibili tagli e risparmi?

OER mainstreamed?

Si è appena svolta ALT-C, la conferenza annuale dell’ALT, Association for Learning Technology, probabilmente la società scientifica inglese più importante nel settore delle tecnologie educative.

Graham Attwell fornisce un’ottima sintesi della conferenza (che quest’anno ha inserito la possibilità di seguire alcuni eventi via Elluminate, in diretta o in differita. Consiglio l’intervento di Terry Anderson, nel quale è spiegato il concetto di "Open Scholar", ovvero una nuova figura di studioso, di ricercatore open.. eccezionale!).

In particolare, sul tema delle Open Educational Resources, Graham commenta:

The idea of Open Educational Resources seems to have mainstreamed, being seen by many institutions as the best way to develop repositories and license resources.Whilst it was hard to see any new business models for OER development, many institutions seem to be adopting OERs as a strategic reponse ot present economic and social challenges and pressures.

Le OER, almeno nelle università inglesi, sarebbero quindi oggi un fenomeno riconosciuto, accettato e pianificato, mainstream, appunto.

Mainstream, come è difficile tradurre efficacemente in italiano questo termine…

E le OER, come si declinano, in italiano?

Proverò a indagare, sfruttando magari l’occasione dell’immininente Congresso della SI-eL, a Salerno…

Barcellona, settembre 2009

Un colpo di mano, una brevissima vacanza di fine estate.

Anche grazie a image e ai suoi assurdi prezzi.

imageUn appartamentino nel quartiere della Ribera, piccolo ma con tutto l’occorrente, collegamento Internet incluso. Molto vicino a metro e bus. Gentilissimo Juan, il giovane gestore.

 

Giornate di caldo, umidità altissima, ma si deve "visitare"!!!

E quindi vai con i giri classici, un po’ in metro, molto in bus e …moltissimo a piedi :-)

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Ma c’è stato anche il tempo per un bagno (anzi due). image

E che meraviglia arrivare in spiaggia (ma proprio in spiaggia…) con il bus e in dieci minuti…  (per noi spezzini, poi, un sogno!).

Bello, certo, anche se amici residenti ci dicono che non è tutto oro, che è dura anche qui, che i catalani non sono così simpatici… Mah! Intanto il "cortile" del loro condominio è un vero e proprio parco, con prato inglese, olivi e giochi per bambini, ed è gestito dal Comune!!

E allora a noi continua a sembrare una specie di paradiso: strade e verde curati, trasporti pubblici ottimi, spiagge libere attrezzate e accessibili (un mio pallino, lo so… ma gli "stabilimenti balneari" non li reggo proprio!!!!), un mare più che balneabile, una vivacità inesauribile, lavori in corso e ristrutturazioni ovunque (buon segno..).

Set foto completo.

Il mio secondo libro…

L’esperienza di LTEver si sta avviando verso la conclusione del terzo anno di vita. Chi l’avrebbe detto? :-)

In questi anni, con la collaborazione di diversi colleghi e amici, abbiamo portato avanti qualche ricerca, focalizzata proprio su questo "strano" ambiente e sui suoi "abitanti", del quale continuo ad essere un sostenitore (e non sono il solo…)

image Da questi lavori è nato nei mesi scorsi un libro, pubblicato da Erickson nella collana "I Quaderni di Form@re", che esce proprio in questi giorni.

Il volume raccoglie contributi di Sara Rigutti, Gisella Paoletti, Elvis Mazzoni e Paola Ponti ed è stato curato da me e da Elisabetta, amica nonché collega che mi ha preceduto (si spera eh.. ;-) ) come dottore di ricerca in Telematica e Società dell’Informazione.

Sul sito delle Edizioni Erickson è possibile visionare l’indice e un’anteprima dell’introduzione e di alcuni capitoli del libro.

Approfitto per ringraziare tutti gli iscritti a LTEver per la partecipazione e il loro contributo. Il libro parla (soprattutto) di loro!

George Siemens: catturare l’esperienza di apprendimento

Robin Good ha intervistato George Siemens sul tema dei contenuti e delle modalità di una educazione di base per tutti.

Il video è disponibile anche direttamente dal sito di Robin Good, con la trascrizione.

Il noto "profeta del connettivismo" propone un’interessante idea di curriculum, nel quale materie come la storia e le religioni (attenzione: non LA religione!), matematica, statistica, architettura, musica e poesia formano il substrato sul quale innestare abilità metacognitive, pensiero critico e capacità di collaborazione (certo, che mondo migliore sarebbe se avessimo l’abilità di

participate in conversations intelligently with others on important topics, the ability to create something together with another human being

Ho trovato però particolarmente stimolante la prima parte dell’intervista, nella quale Siemens espone la sua idea riguardo la Open Education: i contenuti, le risorse, le OER non bastano, dice George, dovremmo riuscire a trasferire, a comunicare, a immergere la persona nell’"esperienza di apprendimento", ad esempio quella delle grandi e prestigiose università mondiali.

E’ una (neanche tanto) velata critica alle iniziative OER che tuttavia hanno il merito di avere avviato un processo (non da noi in Italia, niente paura…).

Concordo assolutalemente sul fatto che il solo contenuto non sia sufficiente (avevo già riflettuto anch’io giungendo alle stesse conclusioni durante il corso IntroOpenEd:

it is particularly important not considering OER uniquely as materials. An OER can be an experience, too.

Io mi riferivo però all’esperienza che stavo vivendo all’epoca: il corso IntroOpenEd è stato a tutti gli effetti un’esperienza di Open Education (e non solo contenuto), valida solo per chi l’ha vissuta, però…

E quindi, come si può catturare un’esperienza di apprendimento? Qualche esempio?

Boicottare il cavaliere, è possibile?

Leggo in un commento ad un articolo su Repubblica.it: "non servono le parole,colpiamo l’emiro di arcore nei suoi interessi. Boicottare, boicottare,boicottare".

Ci penso su: però, l’idea non è male!

Ma, realisticamente, è davvero possibile per un "italiano medio", pur molto arrabbiato e agguerrito, boicottare gli interessi del Cavalier Silvio Berlusconi?

Solo limitandosi alle proprietà dirette (fonti www.fininvest.it e Wikipedia), bisognerebbe:

1) Non guardare più, neanche passandoci per caso via zapping veloce, i seguenti canali televisivi: Canale5, Rete4, Italia1 (analogico), Mediashopping, Iris, Boing, tutto Mediaset Premium (digitale terrestre). Probabilmente manca qualcosa, ma il grosso c’è…

2) Non acquistare, né leggere (neanche a sbafo al bar!) i quotidiani Libero e Il Giornale. Questa è facile :-)

3) Non  ascoltare Radio R101. Si può fare…

4) Non acquistare libri delle seguenti case editrici: Mondadori (vari marchi), Einaudi, Sperling & Kupfer, Piemme, Harlequin, Photoservice Electa, Cemit. Comincia ad essere dura, lo so, in pratica non si può leggere quasi niente…

5) Non acquistare online da BOL.it. Non associarsi (o disdire subito) a Euroclub, Club degli Editori, Il Circolo, Club per Voi. Fattibile senza sforzo.

6) Non acquistare e non abbonarsi alle riviste del gruppo Mondadori. L’elenco è infinito, queste sono le principali: Auto oggi, Casaviva, Chi, Ciak, Confidenze, Cosmopolitan, Creare, Cucina Moderna, Donna Moderna, Doppiovù, Economy, Epoca, Evo, Focus, Grazia, Guida TV, Panorama, PC Professionale, Sale & Pepe, Starbene, Telepiù, TV Sorrisi e Canzoni, tutte le pubblicazioni Disney, Topolino incluso, sigh! Anche qui è un disastro! State attenti dai parrucchieri e nelle sale d’attesa dei dentisti!! Certo, anche privare i bambini di Topolino sembra una crudeltà…

7) Non consultare i siti web (ove esistenti) delle testate giornalistiche, inclusi i telegiornali  e TGCom. No problem, attenti a eventuali banner da altri siti.

8) Non aderire ad alcuna iniziativa finanziaria e assicurativa del gruppo Mediolanum.  La banca intorno a te… Ma mi faccia il piacere!!

9) Non frequentare il Teatro Manzoni di Milano. Milanesi, attenti!

10) Non vedere film prodotti o distribuiti dalla Medusa Film. Altra impresa ardua… Informarsi prima!

11) Non frequentare le multisale del gruppo Medusa nè quelle Warner Village. Gasp!

12) Chi è tifoso del Milan (incluso il sottoscritto), cambi squadra del cuore o, ancora meglio, si interessi ad altri sport. :-) . Questa è durissima, però s’ha da fare!!!

13) Ovviamente, non acquistare o affittare immobili dalle società immobiliari di proprietà di S.B!

Ce la possiamo fare?

Mah.. sembra peggio di un campo minato!!! E credo di avere tralasciato parecchie altre cosette…

Ah, dimenticavo: si potrebbe anche smettere di votare PDL, Lega Nord e Movimento per il Sud!!!

Sardegna 2009

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Sei ore da Livorno a Golfo Aranci, ma leggendo il tempo passa. Però, poi, altre due ore di tentativi per l’attracco, causa forte maestrale…

Prima settimana a Cabras e Penisola del Sinis

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L’Agriturismo Ferrari è semplicemente stupendo (con qualche zanzara in meno sarebbe addirittura perfetto!).

La tavolata comune a cena per fare nuove, simpatiche amicizie è davvero una bella idea!

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La seconda settimana ad Alghero. Tutto diverso, una vera e propria città (molto bella comunque) con quel che ne consegue, pregi e difetti…

Ma l’ottimo B&B Sant’Anna consente di dormire tranquillamente, nel silenzio della campagna, a cinque minuti dal centro.

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E poi qualche spiaggia selvaggia si trova anche qui:

image (Porto Ferro)

Una gita a Stintino, proprio per dire di esserci stati… (bello, ma quanta gente!)

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Divertente anche il Parco Avventura Le Ragnatele, appena inaugurato!

Dribblando per poco i grandi incendi (possibile che tutti gli anni…?), siamo di nuovo a casa!




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