Archivio - Pagina 3

LIM …senza limiti!

image La Lavagna Interattiva Multimediale è un dispositivo che, pur discusso e controverso, negli ultimi anni si sta diffondendo in molte classi, soprattutto di scuola primaria e media.

Il mio amico Giovanni Bonaiuti, con il quale ho il piacere di collaborare da anni nell’ambito di LTE, ha scritto un libro dal titolo "Didattica attiva con la LIM", dedicato agli insegnanti che si trovano oggi a confrontarsi con la LIM in classe.

Un volume molto ben documentato, ricco di idee e consigli sui possibili utilizzi in classe, realizzato non come un testo accademico né come un banale "manuale d’uso". Giovanni è riuscito ad unire il rigore scientifico alla semplicità del linguaggio e ad un taglio pratico che rende questo libro davvero utile e soprattutto…utilizzabile dai docenti nel loro lavoro quotidiano!

Il CD-ROM allegato contiene filmati e molte risorse direttamente impiegabili per la didattica di diverse materie.

Il libro è disponibile in libreria, dai primi di novembre.

Acquari analogici e oceani digitali

L’amico Agati torna sulla questione del mito dei nativi digitali con uno dei suoi consueti post arguti e stimolanti.

La sintesi di Mario sembra essere: mito sì, in teoria; mito no, in pratica. I ragazzi, a parole sembrano inetti, davanti allo schermo sono dei draghi!

Verso la conclusione del post, dice Agati:

…e dire che loro non sono digitalmente performanti solo perché molti (moltissimi!) hanno la consapevolezza critica di un criceto è come dire che la nostra generazione non è gutemberghiana solo perché la maggioranza degli adulti non sa decodificare decentemente un quotidiano (e nemmeno le panzane delle tivu berlusconiane).

Parto da questo punto, perché mi pare evidente come l‘ignoranza mediale della nostra generazione abbia contribuito non poco alle fortune di certi tele-politici. E già sarebbe una buona ragione per non proseguire su questa strada: che l’ignoranza dei padri non prosegua nei figli :-) !!!

Per quanto riguarda la storia della generazione digitale, rimanderei un attimo il discorso alla questione delle otto Competenze Chiave delle quali si discute da anni in ambito europeo, ove si declinano sul lato dell’apprendimento permanente e io invece definirei "necessarie per vivere decentemente in questa società".

Ebbene, tra queste figura la competenza digitale.
Cosa vogliamo sostenere? Che i nostri teenager già la possiedono, nativamente? Che sono "nati imparati", almeno su questo ambito?
Che la scuola, su questo, deve tacere, dato che già sanno e sanno fare tutto?

Secondo me è vero il contrario! E il "nuovo punto di vista" auspicato in conclusione da Agati dovrebbe essere proprio la consapevolezza che per la scuola e per gli insegnanti (in generale, con le dovute, solite e solide eccezioni!) il mondo digitale è oggi sostanzialmente estraneo e questo non va bene, va cambiato!!
Leggiamoci le competenze chiave: ci troveremo gran parte delle literacy abitualmente praticate a scuola (Comunicazione nella madrelingua; Comunicazione nelle lingue straniere; Competenza matematica e competenze di base in scienza e tecnologia; Imparare ad imparare; Competenze sociali e civiche, ecc.), ovvero ambiti che sono storicamente propri del sistema scolastico. C’è pero anche qualche novità come la competenza digitale, della quale il sistema educativo DEVE in ogni caso farsi carico, possibilmente senza (unica tra le altre) darla per acquisita geneticamente…

Certo, Mario, abbandoniamo i nostri rassicuranti acquari analogici e nuotiamo con i pesciolini più piccoli nell’oceano digitale, consapevoli però che il mare è di tutti e che abbiamo qualcosa di significativo da dire. Senza snobismo, ma anche senza soggezione.

E’ una sfida (un’altra!?!) per la scuola e per gli insegnanti. La contrapposizione generazionale e il senso di inferiorità implicito nella definizione di "immigrati" (austeri o meno.. :-) ), non aiutano.

E po, immigrare digitalmente, per fortuna, non è così difficile…Una volta dentro, nessuno chiede permessi di soggiorno!

Bisogna volerlo, però…

Results of the CCK08 Course Tools Survey

About a year ago, I launched a survey on the use of the wide range of technological tools used within the Connectivism and Connective Knowledge Online Course (CCK08).

Thanks to all the respondents, I had a lot of significant data to work on!

I finally wrote a paper, The Technological Dimension of a Massive Open Online Course: The Case of the CCK08 Course Tools, trying to summarize the results and make some hypothesis on the findings.

The study has now been published in The International Review of Research in Open and Distance Learning (IRRODL) in its Special Issue: Openness and the Future of Higher Education edited by David Wiley and John Hilton III.

IRRODL is an Open Access Journal published by the Athabasca University (Canada).

Hoping that it can be somehow useful for participants and facilitators of future Open Online Courses…

E-Learn 2009 - Vancouver, Canada

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Briciole di informal learning dalla conferenza AACE E-learn 2009 di Vancouver. Un elenco non esaustivo, in ordine rigorosamente sparso e casuale, anzi …serendipico:

  • The World is Open, secondo Curt Bonk;
  • il concetto di Open Scholar coniato da Terry Anderson; (slide dalla 50 in poi);
  • l’Adventure Based Learning proposto dalla Università del Minnesota. Affascinante ma quanto realmente praticabile?
  • ANT: un Video Annotation Tool, sempre dal Minnesota;
  • gli automatic judges come  Mooshak, tool per verificare automaticamente la correttezza dei programmi, usati per la valutazione automatica in una facoltà di informatica;
  • la straordinaria propensione dei canadesi a chiacchierare cordialmente con chiunque gli capiti a portata di sguardo :-) ;
  • quanti accenti e pronunce diverse dell’inglese!
  • il soprendente numero di coloro che inviano paper alle conferenze e poi non si presentano. Sarà solo colpa dell’influenza?
  • precisione e puntualità delle sessioni, a volte auto-moderate per assenza dei chair;
  • a Vancouver a fine ottobre non fa per niente freddo ed è normale vedere gente passeggiare in infradito;
  • una presentazione interattiva basata su un insolito wiki realizzato con Google Sites (Login:elearnvancouver - Password:vancouver - cliccare poi su Google Sites);
  • l’interesse verso il mobile learning è sempre più elevato, in tutto il mondo. Ad esempio l’idea del tutor in the pocket della Open University Malaysia. Tra l’altro, la Malaysia è tra i primi paesi al mondo per traffico di SMS;
  • le applicazioni mobili sembrano dividersi tecnologicamente tra coloro che spingono per l’integrazione con il Web (quindi smartphone) e chi, al contrario, punta sui vecchi e semplici SMS (per telefonini di ogni generazione..). Nessuno pare interessato agli MMS….
  • si può fare una bella presentazione con cioccolatini e un bastoncino di legno (bravo Jon!);
  • Halloween è come il nostro Carnevale, forse più breve ma, mi sembra, più coinvolgente, a giudicare da commesse e baristi che lavoravano mascherati;
  • parecchie domande nel Q&A dopo la mia presentazione, fortunatamente le ho anche capite :-) ;
  • penso di avere intuito perché Vancouver è al terzo posto nella classifica delle città più vivibili;
  • Idee e indicazioni per l’uso dei podcast nella HE, dall’Università di Aarhus (Danimarca);
  • Dodici sessioni parallele sono forse necessarie per una immensa conferenza come E-Learn, ma rendono difficile seguire: in accordo con le leggi di Murphy, le presentazioni più interessanti sono sempre in contemporanea!
  • la connessione WiFi gratuita e ultraveloce disponibile all’aeroporto di Vancouver è un segno di civiltà;
  • Idem per la WiFi dell’albergo, gratis pure quella. Perché in Italia (ma anche altrove in Europa) si devono spesso pagare anche decine di euro al giorno?
  • un fotografo e scrittore del National Geographic può essere utilmente invitato ad una conferenza sull’e-learning? Sì, se riesce efficacemente a spiegare il rapporto tra esplorazione, ambiente, apprendimento e tecnologie;
  • 17 presentazioni includono il termine game nel titolo, meglio rifletterci su..

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(Esplanade W, North Vancouver)

Open Ed Tech 2009

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Appena rientrato dall’ Open Ed Tech 2009!

La seconda edizione del think tank della UOC - Universitat Oberta de Catalunya. Quest’anno il meeting, sponsorizzato anche dal New Media Consortium, è stato dedicato al tema dell’Università del Futuro:

how to make our educational institutions truly responsive to the needs of contemporary society and today’s students.

Le raccomandazioni di quattro diversi gruppi di lavoro sono stati raccolti su un wiki e pubblicati in tempo reale su Twitter, attraverso l’hashtag OET09 (provato anche un nuovo tool, Tweet Grid).

Attraverso una successiva sintesi (fantastica la grafica a cura di Rachel) e un processo di "votazione" da parte di tutti partecipanti, è stato possibile sintetizzare i cinque punti più importanti (otto nella figura):

  1. Riuso e remix di rich media. Rendere più facile la ricerca, l’uso, la citazione, l’annotazione di parti di contenuti mediali. Lavorare sulle modalità di traduzione, non solo linguistica. Migliorare la portabilità.
  2. Adottare in modo più organico l’uso dei dispositivi mobili come piattaforme di apprendimento.
    Con il mobile (non solo telefoni, ma ogni tipo di dispositivo), gli utenti hanno la massima libertà di accedere all’informazione quando e dove necessario.
    Servono però contenuti specificamente progettati e una maggiore interoperabilità tra le piattaforme applicative, auspicando l’affermazione di un network mobile globale, ancora più ubiquo rispetto al web.
  3. Certificazioni e crediti legati agli esiti e delle competenze, non al tempo passato in classe. E’ il momento di riconoscere che molto apprendimento ha luogo al di fuori dei corsi formali. E’ necessaria una maggiore flessibilità nelle istituzioni, per separare la frequenza dei corsi dalle competenze ottenute e consentire a molti studenti di alternare diverse modalità educative, come programmi non universitari, apprendistato, mentoring e altre modalità informali e inovative, ottenendo tuttavia il riconoscimento di tali attività.
  4. Introdurre e consolidare una reale cultura della condivisione nella quale i problemi relativi alla proprietà intellettuale, al copyright ed alla collaborazione tra studenti si sfumino verso l’affermazione di un modello più aperto. Servono strutture che supportino la condivisione di work in progress, ricerche in corso, progetti collaborativi e un’estesa consuetudine alla pubblicazione aperta di materiale accademico di ogni tipo, inclusi sistemi di gestione della reputazione, dei processi di pari-revisione e nuovi modelli per la citazione di contenuti. I sistemi di valutazione dovrebbero modificarsi per riconoscere e supportare queste pratiche.
  5. Considerare il contesto e non solo il contenuto. Le risorse aperte non sono devono essere viste soltanto come contenuti ma includere il contesto educativo. E’ necessario pensare a modi per aggiungere narrazioni, indicazioni, modalità operative che contestualizzino i contenuti proposti. E’ stato proposto un approccio denominato pedagogical wrapper, ovvero un insieme di linee guida e processi che consentano di rappresentare tali contesti d’uso, evitando l’eccessivo focus sui contenuti e/o sulle tecnologie.

Sono particolarmente contento di vedere che il concetto di cultura della condivisione, che ho introdotto in uno dei lavori di gruppo, sia stato bene accolto, ampliato e valutato tra i cinque punti chiave, così come l’osservazione sulla video annotation, proposta da Giovanni.

Come già l’anno scorso, è stata un’occasione unica per incontrare nuovamente alcuni tra i maggiori esperti mondiali di tecnologie educative impegnati sul tema della Open Education, ma anche per conoscere outsider di grande rilievo (penso soprattutto a Jessica Colaço ed ai suoi progetti di mobile learning in Africa).

Anche in questa occasione, l’organizzazione (Eva & Eva in testa!) è stata ottima e ha saputo alternare momenti di concentrazione e di lavoro con allegria e divertimento (mai stato prima un ristorante dove.. prima si cucina e poi, eventualmente :-) , si mangia!)

Ulteriori informazioni sull’Open Ed Tech 2009 Wiki. Moltissime foto su Flickr (neanche una fatta da me, ho dimenticato a casa la fotocamera :-( )

Technorati Tag:

Le tecnologie servono

Ogni tanto capita un post "bello tosto", una milestone direbbero gli anglofoni, che spesso provoca un’ampia eco di discussione in varie "case e piazze virtuali".

E’ il caso di Gianni Marconato che ieri, nel post "Le tecnologie non servono", spiega ancora una volta, con passione, quasi "urlando", che pensare alle tecnologie come il mezzo principale per rinnovare (e migliorare) la didattica e la scuola in generale, è un’illusione pericolosa.

Bene, è una posizione assolutamente condivisibile ed è importante che qualcuno lo dica così "forte e chiaro"!

Gianni conclude proponendo una specie di moratoria:

L’unica cosa sensata che si può fare, oggi, a proposito di tecnologie e didattica è dimenticare le tecnologie, di fare come se non esistessero. Di non parlare più di tecnologie come strumenti a sé stanti. Di non iniziare nessun discorso “sulle” tecnologie, di non fare nessun progetto di (pseudo) innovazione con il focus sulle tecnologie.

E’ ovvio che si tratta di una provocazione. In ogni caso mi chiedo se il rimedio non sia peggiore del male..

Sì, perché il problema è che le tecnologie, piaccia o no, esistono e, soprattutto, servono!

Servono a farmacisti, medici, impiegati, operai, a chiunque viva in questo mondo!

Servono a tutti i cittadini di oggi, inclusi ovviamente insegnanti e studenti :-) .

Penso sia giunto il momento di abbandonare ragionamenti del tipo "servono o non servono - innovano a non innovano - migliorano o non migliorano". Del resto, nessuno fa domande simili pensando ad  una "tecnologia" di base come la scrittura!

Né possiamo immaginare un insegnante che vada in cattedra senza sapere leggere o scrivere!!

Ebbene, è il caso di ricordare ancora una volta le "competenze chiave" proposte a livello europeo già dal 2006. Sono otto ma vorrei elencare qui soltanto le prime quattro:

  • Comunicazione nella madrelingua;
  • Comunicazione nelle lingue straniere;
  • Competenza matematica e competenze di base in scienza e tecnologia;
  • Competenza digitale;

La scuola non può continuare a discutere se la LIM o qualche altra diavoleria tecnologica sia la chiave per il miracolistico rinnovamento (e su questo Gianni ha sacrosanta ragione!) ma neanche pensare di poter ignorare le sue responsabilità!

Il sistema educativo ha il dovere di formare cittadini che posseggano, tra le altre, anche la competenza digitale, ovvero:

…saper utilizzare con dimestichezza e spirito critico le tecnologie della società dell’informazione (TSI) per il lavoro, il tempo libero e la comunicazione. Essa è supportata da abilità di base nelle TIC: l’uso del computer per reperire, valutare, conservare, produrre, presentare e scambiare informazioni nonché per comunicare e partecipare a reti collaborative tramite Internet.

E proprio ieri l’edizione online della Stampa riportava un richiamo della Commissione Europea su questi temi, che il giornale torinese sintetizzava così:

La Commissione esorta gli Stati membri perchè aiutino i cittadini a familiarizzare con le tecnologie.

Signori, qui c’è molto da fare per il mondo della scuola!!!

E pensare che vi sono ancora molti docenti (e dirigenti…) che addirittura ostentano una specie di "snobismo tecnologico" alla rovescia ("ah, io di computer non ci capisco niente") come se fosse un titolo di merito. Credo sia francamente inaccettabile.

Quindi, d’accordo con Gianni smascheriamo cavalli di Troia, piazzisti e falsi innovatori, smitizziamo il potere taumaturgico delle tecnologie in classe ma ricordiamo anche che esse fanno parte della nostra vita ed è necessario un impegno del sistema educativo affinché tutti vi abbiano accesso in modo consapevole e competente.

Servono buoni docenti, che tra le loro molteplici competenze, abbiano anche quelle tecnologiche. Non per innovare: semplicemente per insegnare.

Il successo educativo della Finlandia: non solo Nokia

E’ piuttosto noto che il sistema educativo della Finlandia sia da anni costantemente ai primi posti nel ranking internazionale (ad es. nei test PISA).

Zaid Ali Alsagoff, avendo recentemente seguito un seminario sull’argomento, ha realizzato uno dei suoi documentatissimi post, nel quale ha incluso un confronto con un altro big dell’educazione mondiale (Singapore) e soprattutto ha cercato di sintetizzare i motivi del successo scolastico del paese nordico.

Inevitabile la battuta:

What is the secret to Finland’s success (5.3+ million citizens only)? NOKIA! Besides that?

Ed effettivamente probabilmente c’è dell’altro. Zaid propone cinque fattori chiave che ripropongo qui, in italano:

  • Educazione di qualità con pari opportunità per tutti;
  • Alto livello di investimenti in Ricerca e Sviluppo in ambito tecnologico;
  • Buona struttura normativa e servizi pubblici efficienti;
  • Economia aperta nella quale prevale la concorrenza;
  • Economia di mercato sociale orientata al welfare.

Ora, perché non proviamo a verificare questi punti rispetto alla situazione di qualche altro paese, magari mediterraneo? Uno a caso? :-)

Ma non è finito qui. Il post di Zaid contiene molti altri spunti significativi, sul sistema generale di istruzione, sui diritti e doveri degli studenti, sullo status degli insegnanti, sull’autonomia delle scuole, sulle modalità di valutazione.

Insomma, vale la pena di leggerlo tutto!

Prendo a prestito qui solo poche frasi, che mi hanno particolarmente colpito:

…education is free, including travel expenses, welfare services, accommodation, books and other school material…

E tutto ciò dalle elementari all’università…

Non ci sono solo diritti per gli studenti finnici, però:

…students also have three main duties that they must fulfill, which are to attend classes, obey discipline, and complete their courses and programs.

Sì, in teoria è così dappertutto, però pare che in Finlandia questi tre doveri li prendano sul serio..

Sulla formazione degli insegnanti:

… a teacher must have a master’s degree to teach in Finland, and also have a lifelong learning program mapped out for them. They emphasize a lot on lifelong learning, and it is kind of embedded into the their learning culture.

E infatti:

…teacher profession is highly valued in Finland…

Lo so che poi lassù hanno altri problemi (ad esempio un po’ troppi suicidi) ma magari potremmo cercare di …copiare solo le cose buone :-)

Malascuola: buone idee, bidelli e ITP

More about Malascuola

Claudio Cremaschi ha scritto Malascuola, un libro che venderà bene: in copertina (oltre alle due simpatiche orecchie d’asino), campeggia il lungo sottotitolo "se io io fossi il ministro dell’istruzione raddoppierei lo stipendio agli insegnanti"!

Visto e comprato!!!

Un volume scritto bene, da una persona che evidentemente vive nella scuola e ne ha  una conoscenza profonda. Cremaschi è un dirigente scolastico ex insegnante di matematica e si vede: i riferimenti a statistiche (sia nazionali che internazionali) sono puntuali e ricorrenti, le numerose proposte sono sempre corredate da calcoli precisi su possibili risparmi e conseguenti reimpieghi (ad esempio proprio per raddoppiare questo benedetto stipendio..).

I vari capitoli prendono in esame l’intera architettura del sistema scolastico italiano, fornendo sempre, per ogni elemento (l’orario, l’articolazione dell’anno scolastico, gli esami, la dimensione delle scuole, il reclutamento e la carriera degli insegnanti e molto altro..) qualche proposta concreta e, spesso, utili confronti internazionali. E’ particolarmente apprezzabile l’approccio: i problemi di un sistema complesso come la scuola devono essere considerati in modo organico, finalmente qualcuno ci prova!

Insomma, un ottimo contributo, non ideologico ma concreto e aggiornato, al dibattito sulla scuola italiana.

Però… proprio considerando che il contributo è di così alto livello e l’autore così ben documentato, non mi sarei aspettato un paio di cadute di stile, con abbondante ricorso a luoghi comuni e stereotipi. Cremaschi mette nel mirino soprattutto due categorie di operatori scolastici, eliminando le quali, a suo dire, si risolverebbero parecchi problemi e si potrebbe fare un passo verso il raddoppio dei famosi stipendi.

Le prime "vittime" di Cremaschi sono bidelli e ITP. I primi avrebbero soprattutto il torto di non avere una traduzione inglese del loro mestiere, oltre a essere dediti soprattutto all’imboscamento, alla chiacchiera, oltre che  alla preparazione di panini al salame (pag. 174 e 176). Secondo l’autore, si potrebbero serenamente eliminare, sostanzialmente affidando gli esuberi alle "cure" degli ammortizzatori sociali.

Mi dilungherò maggiormente sugli insegnanti tecnico-pratici.

Gli ITP invece, secondo Cremaschi, non si sa bene cosa siano e cosa facciano, se debbano dare voti, insegnare, correggere compiti, presenziare e votare ai consigli di classe. L’autore, pur con qualche riconoscimento  generico, (della serie "ne conosco di bravissimi", ma che significa??) li presenta dediti soprattutto a farsi i fatti propri, dallo scrivere tesi di laurea (però.. almeno si acculturano, questi fannulloni :-) ) ad altre attività "in proprio" o in combutta con gli insegnanti teorici con i quali operano in compresenza, che è poi la situazione che viene presentata come principale fonte di spreco.

Prof. Cremaschi, mi stupisco che un dirigente scolastico e un autore così attento ai dettagli, proprio in questo caso dimentichi addirittura la normativa in vigore, facendo credere che le scuole superiori siano infestate da orde di personaggi non meglio identificati, mangiapane a tradimento che non si sa bene cosa facciano e perché!

In realtà lo stato giuridico degli ITP è stato progressivamente corretto e precisato ormai da anni. Mi permetto quindi di segnalare qualcosina sul versante normativo, tra l’altro proprio utilizzando una pericolosa caratteristica di questa insulsa categoria professionale, che parrebbe esistere solo per impedire il raddoppio degli stipendi ai colleghi: un sito web.

Eh sì, perché, a pag. 162, si legge:

Gli ITP sono una categoria agguerrita: hanno un loro coordinamento nazionale, un sito Internet, rappresentanti sindacali.

Addirittura!!! Caspita, si tratta allora di pericolosi sovversivi che, armati di codici HTML e supportati da feroci sindacalisti, nelle loro riunioni carbonare probabilmente "proporranno di bruciare questo libro"!

Beh, come può vedere (la prima parte di questo post lo dimostra), personalmente non sono tra gli incendiari (l’idea stessa mi fa orrore) e addirittura mi arruolo tra i sostenitori del suo lavoro, che contiene molte altre proposte e idee condivisibili.

Credo che in generale, si possa discutere di tutto, ad esempio della riqualificazione del personale non docente (condivido in toto il paragrafo a pag. 179) e certamente anche delle compresenze (per le quali invito però a riflettere se davvero siano il problema e non, in alcuni casi, forse anche una possibile soluzione…) però sempre rispettando la professionalità e soprattutto la realtà e le proporzioni dei problemi, senza ricorrere all’aneddotica, allo stereotipo e al luogo comune.

Ad esempio, avrebbe potuto descrivere in modo più corretto lo status giuridico degli ITP (i quali, per inciso, non è vero che siano "né docenti né ausiliari" bensì docenti e basta che ..danno i voti pure loro!)  e, per completezza, avrebbe forse potuto aggiungere che non sempre gli ITP operano in compresenza, come in alcuni istituti professionali (alberghiero, moda, ..): pensiamo alle lezioni di cucina :-)

Se invece, e forse è comprensibile e tutto sommato anche gradevole per il lettore, il suo stile di scrittura include l’alternanza di rigorose statistiche con gustosi aneddoti sugli "strani" comportamenti di chi lavora nella scuola, beh, avrebbe potuto allora inserirne qualcuno anche per la categoria dei dirigenti scolastici, non trova?

O in quelle alte sfere va tutto così bene e non sono possibili tagli e risparmi?

OER mainstreamed?

Si è appena svolta ALT-C, la conferenza annuale dell’ALT, Association for Learning Technology, probabilmente la società scientifica inglese più importante nel settore delle tecnologie educative.

Graham Attwell fornisce un’ottima sintesi della conferenza (che quest’anno ha inserito la possibilità di seguire alcuni eventi via Elluminate, in diretta o in differita. Consiglio l’intervento di Terry Anderson, nel quale è spiegato il concetto di "Open Scholar", ovvero una nuova figura di studioso, di ricercatore open.. eccezionale!).

In particolare, sul tema delle Open Educational Resources, Graham commenta:

The idea of Open Educational Resources seems to have mainstreamed, being seen by many institutions as the best way to develop repositories and license resources.Whilst it was hard to see any new business models for OER development, many institutions seem to be adopting OERs as a strategic reponse ot present economic and social challenges and pressures.

Le OER, almeno nelle università inglesi, sarebbero quindi oggi un fenomeno riconosciuto, accettato e pianificato, mainstream, appunto.

Mainstream, come è difficile tradurre efficacemente in italiano questo termine…

E le OER, come si declinano, in italiano?

Proverò a indagare, sfruttando magari l’occasione dell’immininente Congresso della SI-eL, a Salerno…

Barcellona, settembre 2009

Un colpo di mano, una brevissima vacanza di fine estate.

Anche grazie a image e ai suoi assurdi prezzi.

imageUn appartamentino nel quartiere della Ribera, piccolo ma con tutto l’occorrente, collegamento Internet incluso. Molto vicino a metro e bus. Gentilissimo Juan, il giovane gestore.

 

Giornate di caldo, umidità altissima, ma si deve "visitare"!!!

E quindi vai con i giri classici, un po’ in metro, molto in bus e …moltissimo a piedi :-)

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Ma c’è stato anche il tempo per un bagno (anzi due). image

E che meraviglia arrivare in spiaggia (ma proprio in spiaggia…) con il bus e in dieci minuti…  (per noi spezzini, poi, un sogno!).

Bello, certo, anche se amici residenti ci dicono che non è tutto oro, che è dura anche qui, che i catalani non sono così simpatici… Mah! Intanto il "cortile" del loro condominio è un vero e proprio parco, con prato inglese, olivi e giochi per bambini, ed è gestito dal Comune!!

E allora a noi continua a sembrare una specie di paradiso: strade e verde curati, trasporti pubblici ottimi, spiagge libere attrezzate e accessibili (un mio pallino, lo so… ma gli "stabilimenti balneari" non li reggo proprio!!!!), un mare più che balneabile, una vivacità inesauribile, lavori in corso e ristrutturazioni ovunque (buon segno..).

Set foto completo.




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