Orientamento o caste?

Ricevo dalla scuola media di mio figlio, assieme alla pagella del primo quadrimestre, una scheda (Oggetto: giudizio orientativo) che dovrebbe aiutare la famiglia nella scelta della scuola superiore.

Ecco la parte più significativa della scheda:

giudizio

Devo dire che lo stile comunicativo di questo documento mi lascia alquanto perplesso…

Sarò un ingenuo, cadrò sempre forse dal pero, tuttavia mi sembra che qui siamo di fronte non tanto ad un tentativo di "orientamento", quanto piuttosto ad una sommaria suddivisione in (come altro chiamarle?) caste scolastiche.

In sostanza, i professori della scuola media fanno questo ragionamento: se il ragazzo è bravo e studioso e ha buoni voti("in relazione agli obiettivi didattici e comportamentali"), lo indirizziamo ad un liceo (eh sì, perché la formula "qualsiasi tipo di scuola", per differenza rispetto alle altre elencate, a cos’altro si riferisce se non ai licei? :-)), se i voti sono un po’ meno buoni, vada allora ad un istituto tecnico, se i risultati sono ancora inferiori ci sono gli istituti professionali e, infine, proprio all’ultimo livello, si rivolga alla formazione professionale!

Implicitamente, quindi, si stabilisce di fatto una gerarchia delle scuole superiori, con in alto la casta "nobile" dei licei, riservata ai "bravi" e in basso gli "intoccabili" "somari" dei corsi di formazione professionale.

Bel modo di fare orientamento! Ci si basa unicamente sui risultati scolastici e si invia alle famiglie un messaggio molto semplificato e, direi, banale. Uno po’ nello stile delle profezie auto-avveranti che tanti danni fanno proprio a scuola, incidendo a volte in modo irreparabile sull’autostima degli alunni.

Il rendimento scolastico può essere un elemento per l’orientamento ma certamente non deve essere l’unico! Il rischio di comunicazioni banalizzate come queste è che proprio i ragazzi provenienti da famiglie che avrebbero più necessità e bisogno di reale orientamento siano invece incanalati verso il loro "destino", già deciso, in attesa del fatale auto-adempimento.

Sono infatti certo che famiglie di livello socio-culturale-economico più alto fanno le proprie scelte in base a parametri diversi… Le caste (quelle vere… :-)) infatti, per loro natura, sono autoreplicanti ma, questo è il punto, la scuola dovrebbe agire in modo da contrastare questo fenomeno, non favorirlo!!!

5 Responses to “Orientamento o caste?”


  1. 1 Marcello Molino Feb 19th, 2010 at 18:03

    Ma qui stanno diventando tutti matti!
    La scuola che dovrebbe opera come ascensore sociale agisce subdolamente per buttare giù … dalle scale proprio coloro che già sono svantaggiati socialmente e culturalmente?!
    Ecco i primi effetti di quell\\\’approccio classista volto a capovolgere il senso profondo dell\\\’educazione dei nostri giovani.
    Scusa lo sfogo, Antonio, ma davvero non se ne può più di questa strisciante deriva antipopolare portata avanti dagli \\\’uomini del fare\\\’.

  2. 2 Emanuela Feb 19th, 2010 at 18:09

    Almeno il tatto di scrivere \’potrebbe\’ invece di \’può\’. 😉 Sempre che per i docenti la grammatica abbia ancora un qualche significato.
    La stessa gerarchia si ripropone nella classe docente, perciò autorappresentativa:
    – licei: sei un insegnante al top, sei lì sicuramente per volontà divina;
    – istituti tecnici: sei un docente che capisce solo di macchine e di conti. Ti sfuggono i grandi temi esistenziali, meglio non affrontarli;
    – istituti professionali: tenere a bada degli scalmanati, motivarli e renderli civilizzati non è un\’azione intellettualmente apprezzabile.
    – corsi professionali: io che impari il cinese?

    Ho appena finito la lettura di \’L\’eleganza del riccio\’ che affronta anche questi temi e di tutto ciò che ci lasciamo sfuggire.

  3. 3 antonio.fini Feb 19th, 2010 at 18:11

    Purtroppo Marcello temo che la politica spicciola purtroppo questa volta non c’entri…
    Questi “orrori” ci sono sempre stati.. non dipendono dalle ultime sciagurate “riforme” anche se queste, ovviamente, non fanno altro che peggiorare la situazione…

  4. 4 anna Feb 27th, 2010 at 17:30

    Concordo sulle vostre osservazioni relative alla “ghettizzazione” dei “meno bravi” e al fatto che una siffatta scheda non ha la funzione che l’orientamento dovrebbe avere. Vorrei però soffermarmi anche su un altro aspetto, e cioè: da chi viene questo giudizio? O forse dovrei dire questa sentenza? Nella valutazione tradizionale scolastica (e parlo anche di quello che avviene nei licei) i cosiddetti bravi non coincidono necessariamente con i capaci, dal momento che esiste un vizio valutativo nel sistema scolastico che apprezza gli studenti che sono dei bravi ripetitori di quanto il docente trasmette non considerando, spesso, la curiosità intellettuale, l’esercizio del pensiero creativo, particolari attitudini, capacità di risolvere problemi in contesti diversi da quelli proposti a scuola ect. Per esempio (paradossalmente!) continua a vigere la separazione tra cultura umanistica e scientifica e, nella maggior parte dei casi, i bravi della scuola sono i bravi nelle materie umanistiche (a voi i commenti). Così accade che, con lo stesso discutibile criterio con cui la scuola media seleziona i candidati ai Licei e quelli che possono appetere al più alle scuole “di serie B”, al termine del percorso liceale si seleziona “la carica dei cento” e la categoria di quelli che “valgono di meno”, con ovvio danno per chi deve inserirsi nel mondo del lavoro dove nella maggior parte dei concorsi il voto della scuola ha il suo peso.

  5. 5 antonio.fini Feb 28th, 2010 at 21:14

    @emanuela: fantastica sintesi “antropologica”!!
    @anna: devo dire che …ci hai proprio preso! Anche se devo riconoscere che nel caso di Ale la “sentenza” è stata benevola, tuttavia le cose stanno pià o meno come dici tu, come ..hai fatto a saperlo ;-)?

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