Matematica, amore impossibile

Sono innamorato della matematica.

Che gusti, direte…

Tra l’altro, pare che questa matematica non goda di grande popolarità tra gli studenti.. E vabbè, si sa, l’amore è cieco!

Fin da ragazzo sono stato affascinato dalla essenzialità del segno matematico e dal suo discorso sempre così perfetto, così logico, così lineare, sempre giustificato, motivato, ..dimostrato.

Ricordo ancora bene (ero alle superiori, credo fosse il 1979, sigh, mi fa  un po’ impressione scrivere l’anno…) l’emozione di riuscire finalmente a sviluppare per bene un problema di analisi, riuscire a vedere i limiti, le derivate, scoprire il grafico di una funzione con i suoi massimi, minimi, flessi, insomma con “tutte le curve al loro posto” ;-). Mi sembrava di avere finalmente davanti la chiave per capire il mondo.

E’ durata poco: ci siamo presto separati, io e Mate (posso chiamarti così, vero?).

La mia prima (breve e presto interrotta) carriera universitaria non l’ha neanche sfiorata, anche se in seguito il mio lavoro di informatico l’ha a volte incrociata frettolosamente: solo un rapido sguardo e via… niente di più.

Quando, da adulto, ho ripreso gli studi, l’ho un pochino ritrovata, ma forse non era proprio lei, piuttosto qualche amica che le somigliava: con la statistica non ci siamo piaciuti troppo: non è il mio tipo, troppo …secca, a volte anche poco fedele… Con la logica invece è stato un colpo di fulmine: che meraviglia quell’esame di filosofia teoretica che prevedeva un modulo sulla logica proposizionale e l’intelligenza artificiale.

Da allora però mi sono arreso, ho capito che non saremmo mai stati davvero intimi, che avevo forse perso l’occasione tanti anni prima.

Mi sarei accontentato di seguire le sue avventure, senza gelosia, ma con curiosità e rispetto. 

Perché Mate ha avuto una vita avventurosa e tanti amanti. E credo che varrebbe la pena di raccontarle, le storie di coloro che almeno un poco l’hanno posseduta: gli immensi greci come Pitagora e Euclide, i cui nomi risuonano ancora nelle aule delle nostre scuole, i medievali come Fibonacci, i rinascimentali come Cartesio e Pascal, e poi Eulero, Gauss e i moderni Hilbert,  Frege, Russell, Godel e tanti altri ancora.

Vite intere dedicate a quell’amore spesso devastante:  a volte penso a Frege,  quando aprì la letterina di Russell che faceva crollare il suo lavoro di una vita… Che forza, però! Impiegò solo pochi giorni per rispondere: «La vostra scoperta della contraddizione mi ha causato la più grande sorpresa e, starei per dire, costernazione, poiché ha scosso la base sulla quale intendevo costruire l’aritmetica». E scusate se è poco!!!

E ancora non riesco a capire come avrà fatto Wiles a sopravvivere al colpo, a riuscire a lavorare ancora un anno alla risoluzione del famigerato ultimo teorema di Fermat, dopo che la sua prima soluzione si rivelò inesatta…

E poi, la vertigine dei paradossi: caro Epimenide di Creta, sapremo mai se mentivi o no? Anche tu sei rimasto prigioniero di questo amore senza tempo…

Però ogni tanto mi torna la voglia di sentirla più vicina, l’inafferrabile amata. Così si spiegano quei pochi titoli nella mia libreria, per lo più testi semplici e di divulgazione come Il teorema del pappagallo, I paradossi dalla A alla Z, L’ultimo teorema di Fermat, Il mago dei numeri, ma anche Godel, Escher e Bach e Il diavolo in cattedra.

Penso spesso al perché la matematica non sia, non dico amata, ma neanche minimamente sopportata, da molti studenti. Forse perché non hanno ancora intravisto questo suo lato avventuroso, epico, appassionante, umano?

E’ possibile insegnare la matematica come un racconto? 

(in occasione del Carnevale della Matematica, ottobre 2008)

3 Responses to “Matematica, amore impossibile”


  1. 1 Andreas Ott 7th, 2008 at 19:48

    io do la colpa alla scuola … http://iamarf.wordpress.com/frammenti/formule-il-valore-del-contesto/ … tanto per cambiare … 🙂

  2. 2 Andrea Ott 8th, 2008 at 15:55

    Bella dichiarazione d\’amore! 🙂
    Io credo che solo chi ama veramente la matematica può trasmettere amore per questa materia.
    Pensa che io ho fatto il liceo classico ed ho avuto un professore di Matematica che ha cercato di darci un\’idea dei limiti, dell\’affascinante mondo degli insiemi di cardinalità infinita (notare che al classico non si fa analisi matematica), della logica matematica, della storia della matematica.
    Ci ha talmente coinvolti (beh, non proprio tutti…) che ero convinto di aver dimostrato il quinto postulato di Euclide, illudendomi quindi di far crollare le geometrie non euclidee!!!
    Il guaio è che si è affermato il luogo comune che la matematica è la scienza dei numeri e che i numeri sono degli oggetti freddi, privi di anima. E come tutti i luoghi comuni è difficile da sradicare…

  3. 3 titti Ott 12th, 2008 at 11:32

    insegnarla come un racconto?
    Certo. Il segreto sta nel far battere il cuore, pulsare il cervello e far brillare gli occhi nel mentre “racconti”, e vedrai, pazientemente, le stesse e-mozioni attente negli occhi e sui volti di chi ascolta e continua il racconto.
    Perchè le storie non si raccontano con una voce sola.
    Ed i titoli straordinari che tu hai citato sono un buon viatico in classe, almeno per quel che riguarda la mi esperienza ;-).
    🙂 grazie antonio

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