Claudio Cremaschi ha scritto Malascuola, un libro che venderà bene: in copertina (oltre alle due simpatiche orecchie d’asino), campeggia il lungo sottotitolo "se io io fossi il ministro dell’istruzione raddoppierei lo stipendio agli insegnanti"!
Visto e comprato!!!
Un volume scritto bene, da una persona che evidentemente vive nella scuola e ne ha una conoscenza profonda. Cremaschi è un dirigente scolastico ex insegnante di matematica e si vede: i riferimenti a statistiche (sia nazionali che internazionali) sono puntuali e ricorrenti, le numerose proposte sono sempre corredate da calcoli precisi su possibili risparmi e conseguenti reimpieghi (ad esempio proprio per raddoppiare questo benedetto stipendio..).
I vari capitoli prendono in esame l’intera architettura del sistema scolastico italiano, fornendo sempre, per ogni elemento (l’orario, l’articolazione dell’anno scolastico, gli esami, la dimensione delle scuole, il reclutamento e la carriera degli insegnanti e molto altro..) qualche proposta concreta e, spesso, utili confronti internazionali. E’ particolarmente apprezzabile l’approccio: i problemi di un sistema complesso come la scuola devono essere considerati in modo organico, finalmente qualcuno ci prova!
Insomma, un ottimo contributo, non ideologico ma concreto e aggiornato, al dibattito sulla scuola italiana.
Però… proprio considerando che il contributo è di così alto livello e l’autore così ben documentato, non mi sarei aspettato un paio di cadute di stile, con abbondante ricorso a luoghi comuni e stereotipi. Cremaschi mette nel mirino soprattutto due categorie di operatori scolastici, eliminando le quali, a suo dire, si risolverebbero parecchi problemi e si potrebbe fare un passo verso il raddoppio dei famosi stipendi.
Le prime "vittime" di Cremaschi sono bidelli e ITP. I primi avrebbero soprattutto il torto di non avere una traduzione inglese del loro mestiere, oltre a essere dediti soprattutto all’imboscamento, alla chiacchiera, oltre che alla preparazione di panini al salame (pag. 174 e 176). Secondo l’autore, si potrebbero serenamente eliminare, sostanzialmente affidando gli esuberi alle "cure" degli ammortizzatori sociali.
Mi dilungherò maggiormente sugli insegnanti tecnico-pratici.
Gli ITP invece, secondo Cremaschi, non si sa bene cosa siano e cosa facciano, se debbano dare voti, insegnare, correggere compiti, presenziare e votare ai consigli di classe. L’autore, pur con qualche riconoscimento generico, (della serie "ne conosco di bravissimi", ma che significa??) li presenta dediti soprattutto a farsi i fatti propri, dallo scrivere tesi di laurea (però.. almeno si acculturano, questi fannulloni
) ad altre attività "in proprio" o in combutta con gli insegnanti teorici con i quali operano in compresenza, che è poi la situazione che viene presentata come principale fonte di spreco.
Prof. Cremaschi, mi stupisco che un dirigente scolastico e un autore così attento ai dettagli, proprio in questo caso dimentichi addirittura la normativa in vigore, facendo credere che le scuole superiori siano infestate da orde di personaggi non meglio identificati, mangiapane a tradimento che non si sa bene cosa facciano e perché!
In realtà lo stato giuridico degli ITP è stato progressivamente corretto e precisato ormai da anni. Mi permetto quindi di segnalare qualcosina sul versante normativo, tra l’altro proprio utilizzando una pericolosa caratteristica di questa insulsa categoria professionale, che parrebbe esistere solo per impedire il raddoppio degli stipendi ai colleghi: un sito web.
Eh sì, perché, a pag. 162, si legge:
Gli ITP sono una categoria agguerrita: hanno un loro coordinamento nazionale, un sito Internet, rappresentanti sindacali.
Addirittura!!! Caspita, si tratta allora di pericolosi sovversivi che, armati di codici HTML e supportati da feroci sindacalisti, nelle loro riunioni carbonare probabilmente "proporranno di bruciare questo libro"!
Beh, come può vedere (la prima parte di questo post lo dimostra), personalmente non sono tra gli incendiari (l’idea stessa mi fa orrore) e addirittura mi arruolo tra i sostenitori del suo lavoro, che contiene molte altre proposte e idee condivisibili.
Credo che in generale, si possa discutere di tutto, ad esempio della riqualificazione del personale non docente (condivido in toto il paragrafo a pag. 179) e certamente anche delle compresenze (per le quali invito però a riflettere se davvero siano il problema e non, in alcuni casi, forse anche una possibile soluzione…) però sempre rispettando la professionalità e soprattutto la realtà e le proporzioni dei problemi, senza ricorrere all’aneddotica, allo stereotipo e al luogo comune.
Ad esempio, avrebbe potuto descrivere in modo più corretto lo status giuridico degli ITP (i quali, per inciso, non è vero che siano "né docenti né ausiliari" bensì docenti e basta che ..danno i voti pure loro!) e, per completezza, avrebbe forse potuto aggiungere che non sempre gli ITP operano in compresenza, come in alcuni istituti professionali (alberghiero, moda, ..): pensiamo alle lezioni di cucina
Se invece, e forse è comprensibile e tutto sommato anche gradevole per il lettore, il suo stile di scrittura include l’alternanza di rigorose statistiche con gustosi aneddoti sugli "strani" comportamenti di chi lavora nella scuola, beh, avrebbe potuto allora inserirne qualcuno anche per la categoria dei dirigenti scolastici, non trova?
O in quelle alte sfere va tutto così bene e non sono possibili tagli e risparmi?
in English





Avevo letto un\’altra recensione su scuolaoggi http://www.scuolaoggi.org/system/files/Se%20Cremaschi%20fosse%20ministro%20dell%27istruzione.pdf in cui si sottolineava il problema della compresenza anche nella scuola di base, ovviamente. Ai bambini dislessici non viene più dato il sostegno (per fare un esempio tra i mille). Come se la caveranno? Boh! Problemi loro!
Io personalmente non ho trovato particolarmente illuminato questo testo anche perché, certo in una maniera meno spocchiosa di quella che ostenta il prof Israel (nota: non lo sto minacciando ma solo constatando), parla anche lui di cose che non conosce.
dei bisogni speciali (come vengono definiti) di un proprio studente. Sembra che dopo le elementari vengano subappaltati al docente di sostegno…
Il sostegno (i cui docenti sono annoverati solo nel nostro Paese nel contingente nazionale) è uno dei grandi assenti del dibattito ma sembra che sia un problema solo delle maestre: mi è capitato rarissimamente di trovarmi a parlare con qualche collega delle “scuole alte”
E poi i docenti di religione, gli unici a godere del trattamento speciale per cui - anche se hanno due alunni - non vengono spalmati su venticinquemila classi/sedi (rimangono a fare la loro ora di lezione con i loro due alunni), non sono stati diminuiti e anche loro rientrano nel novero dei docenti pubblici a differenza delle altre nazioni.
Molto altro ci sarebbe da dire ma mi fermo qui… Allora? Li vogliamo fare meglio i conti?
Beh, la mia è solo per metà una recensione
, peraltro positiva!
Inoltre, per la verità, il libro si occupa ampiamente anche dei docenti di religione ma alla fine propone solo di ridurne un po’ il numero… riorganizzando le cattedre in modo simile all’educazione fisica.
L’abolizione totale vale solo per le due perniciose categorie del mio post
Grazie per aver letto il libro, ( e per l’augurio sulle vendite…
). E ovviamente anche per le osservazioni critiche: non ho la verità, vorrei stimolare una ripresa di discussione e di pensiero sulla scuola.
Colgo l’occasione per qualche precisazione sui temi evidenziati. Probabilmente non sono stato chiaro.
Non mi pare proprio di avere individuato bidelli e ITP come due perniciose categorie, abolite le quali la scuola è salva. Su 300 pagine, otto si occupano dei bidelli, due degli ITP; che sono, lo so bene, insegnanti a tutti gli effetti. Potevo essere più preciso, ma l’intento, mi sembra che l’hai descritto alla fine anche tu, era anche di raccontare ai non addetti, evitando linguaggi formali e burocratici. Vorrei sottolineare che non mi sono occupato di tutti problemi della scuola, diffido di chi parla sempre e di tutto e di tutto insieme. E anche (rileggi l’epilogo) di chi dice che il problema è sempre un altro. Il cuore del mio ragionamento é: come, e dove individuare gli sprechi ( o “i lussi che non ci possiamo permettere”), per evitare tagli indiscriminati, e liberare risorse da reinvestire sulla scuola (in questo senso mi sono limitato, anche per i docenti di religione a ragionare sullo spreco… ma non dovrebbe essere difficile capire quello che penso…)
Quanto alle osservazioni di Maria Grazia, mi viene difficile rispondere; visto che “parlo di cose che non conosco”, cosa posso aggiungere o precisare che abbia un qualche valore o attendibilità? Il problema è sempre “un altro”. In ogni caso il lettore ha sempre il diritto di apprezzare o rifiutare, leggere o cestinare. E io non posso che accettare e rispettare tutte le valutazioni.
Grazie di cuore a tutti per l’attenzione.
Credo che se c’è una cosa certa, in questo periodo, è l’impossibilità di guardare alla scuola come un unico monolite. Dopo la campagna di linciaggio della scuola elementare, inaugurata da Tremonti l’estate 2008 per giustificare la demolizione di un intero segmento scolastico e della sua storia (buttando via bambino, acqua sporca e anche bacinella), credo che sia molto complesso parlare serenamente di cosa potrebbe migliorare la nostra scuola. Io, soprattutto, non me la sentirei di provare a fare delle proposte sui segmenti in cui non ho lavorato: troppe colleghe passate di grado mi hanno confermato che siamo pianeti diversi… E non è spocchiosità ma scoramento perché a pochi interessa capire veramente cosa c’è dall’altra parte. Del resto, sono state le maestre che sono salite sulle barricate: con la Moratti prima e la Gelmini poi. I prof dov’erano?
Ho sempre creduto che, alla fine, fossero gli altri gradi di scuola a dover accettare (dopo un immobilismo cronico) il lavoro di team, la programmazione comune fatta in orario extra-scolastico, un maggior coinvolgimento nel processo di insegnamento/apprendimento. E ora, tutto peggio di prima, messi alla berlina come una massa di mentecatti.
E nessuno avrà interesse a ricostruirla la nostra scuola. Sono troppi anni che andiamo allo deriva senza una “vision” strategica (come dicono i guru dell’organizzazione). E non c’è più voglia di combattere ma solo di andarsene.
Grazie Claudio per avere prontamente “individuato” in rete la mia recensione e per la risposta.
) mi sono sentito un po’ “troppo” tirato in causa.
Ribadisco il giudizio complessivamente positivo sul tuo libro che ritengo attualmente tra i migliori in circolazione sul tema.
Purtroppo appartengo ad una delle categorie esplicitamente citate e (anche approssimandosi la data del rientro, il dottorato finisce a dicembre e alternative non se ne vedono…
La riforma delle scuole superiori incombe e so bene che …sarà dura!
Anche per questo ho tenuto a fare qualche precisazione. Quando si presenta una “categoria” come nel caso degli ITP (ma anche dei bidelli), temo che anche le piccole imprecisioni possano indurre opinioni sbagliate nei “non addetti” destinatari del libro.
Personalmente non penso che il problema sia sempre un altro: come dicevo nel post si può e si deve discutere di tutto, senza tabù. I dati devono essere però presentati nel modo più corretto possibile.
Sono anche convinto che se a lavorare sulle “riforme” fossero soltanto “persone di scuola”, disposte però a rinunciare a posizioni ideologiche e a discutere come stiamo facendo ora noi (seppure virtualmente), il compito sarebbe molto più semplice!
Buon proseguimento!
Siamo tutti daccordo con l\’autore del libro.Effettivamente 30.000 ITP in coopresenza non si sa a che cosa servono,
ieri forse si, ma oggi, se ne può fare a meno in quanto deve essere una scuola di qualità con gente con almeno un diploma di laurea non con tante persone che hanno 18 ore la settimana 4 mesi di vacanza l\’anno e prendono uno stipendio di una persona laureata.Immaginate se tutte queste persone venissero realmente utilizzate in altre amministrazioni statali lo stato quanto risparmierebbe?
Questo libro è talmente pieno di luoghi comuni sulla scuola e sul suo personale da far venire i brividi. Si vede che è stato scritto da un Dirigente Scolastico. Sono per l\’aumento di TUTTO il personale scolastico e sono convinta della necessità di aumentare a TUTTI loro lo stipendio e di dare più fondi alle scuole e per le scuole, ma tutto il resto sono scritti privi di senso evidentemente messi giù da una persona che passa le giornate fra le quattro mura di un ufficio a fare non si sa bene cosa, visto che il lavoro vero lo fanno i Dirigenti Amministrativi. A quando un giudizio vero su chi dirige le nostre scuole? Su queste persone dagli stipendi d\’oro che non sanno mettere ordine nelle scuole (il 90% sono derisi o odiati o comunque incapaci) e raramente capiscono chi CON loro, e non Per loro, lavora per dare un\’istruzione ai ragazzi italiani! I bidelli che ci stanno a fare, gli studenti sono tutti delinquenti e gli insegnanti bravi sono solo quelli che dico io… Bella la scuola vista \
Caro GIUSTIZIERE, il problema è che quando si ragiona a “pacchetti” (30.000 di questi, 10.000 di quelli ecc.) nessuno probabilmente serve a niente e tutti sono sacrificabili.
Bisogna essere “dentro” la scuola per capire che tali generalizzazioni sono impraticabili e dannose.
Probabilmente in alcuni casi si potrebbero evitare le compresenze, in altri forse andrebbero addirittura inserite!
Quello che contesto è trattare questa materia con la “sega elettrica” in mano, con la logica del “tanto al chilo”.
Vanno valutate le situazioni, non create “categorie da abbattere”..
Leda, anche nel tuo caso non condivido la generalizzazione. E’ proprio il punto che contesto a Claudio..
Ora tu sembri contrapporre i dirigenti con i DSGA…
Se non usciamo da questa logica del “tutti contro tutti”, sinceramente non vedo grande futuro per un rinnovamento dall’interno.
Arriverà la riforma di turno “dall’alto” e ce la terremo.. “l’un contro l’altro armati”
Sig.Fini nessuno vuole usare la sega elettrica ma di una cosa dobbiamo prendere atto di quello che esiste nella scuola Italiana e gliela scrivo in poche righe:
1)Lei forse non è a conoscenza che gli attuali ITP possono essere sostitutiti benissimamente dall\’assistente tecnico(oggi diplomato come il primo)con uno stipendio da ata e un orario di 36 ore la settimana;
2)Forse Lei non è a conoscenza che anni fa gli stessi li stavano eliminando poi intervennero i sindacati e gli misero a fare gli assistenti di disegno,matematica ecc…;
3)Lei sa che lo stipendio di questo essercito di diplomati è come quello di un Laureato?
4)Anni fa gli Istitutori di convitto con decreto del Ministro Falcucci furono tutti quanti utilizzati in Provveditorato e succesivamente con dcreto passarono definitivamente in quegli Uffici;
5)La stessa cosa deve avvenire per gli ITP, essere utilizzati in altre amministrazioni dello stato per tutti coloro che non hanno una laurea specialistica;
6)Se tutte queste cose dovessero succedere Lei sa che lo stipendio del docente passerebbe a livello europeo?
Ultima cosa riguardo i DSGA ,non dovrebbero dire proprio niente in quanto sono passati generali senza una laurea con un semplice diploma, prendono oggi più di un laureato e pretendono addirittura la Vice Dirigenza.Per Lei tutto questo non è vergogna?.Riflettiamo e speriamo che tutte queste porcherie si aggiustino una volta per tutte.
Schools in Britain are MUCH better, and no Bidelli!!!!
Bene! risultato del dibattito è che se si rottamano gli ITP si possono raddoppiare gli stipendi di TUTTI gli altri insegnanti. Complimenti.