Learning object e carrozze a motore

Pare che ultimamente i convegni sulle tecnologie per l’educazione vadano quasi deserti.
Sono diventati autocelebrativi, dice qualcuno, sono ormai solo una vetrina autoreferenziale (ma non lo sono sempre stati?).
Non sarà invece, più semplicemente, che la “base” si é stancata o, meglio, si è evoluta?
Non sarà che gli insegnanti hanno cominciato a capire che l’innovazione costruita su tecnologie sempre “nuove”, su contenuti pre-confezionati sempre più multimediali, su dispositivi sempre più “coinvolgenti” non modifica affatto il loro lavoro e non ha impatto reale sui loro studenti?
Se così fosse, allora non sarebbe una notizia negativa il fatto che essi abbiano cominciato a disertare manifestazioni che via via si sono andate distinguendo spesso solo per l’ampiezza e la colorata varietà dell’area espositiva.
Certo, permangono sacche di criticità (ah… lo snobismo…) accanto alle quali però vedo emergere una nuova consapevolezza.
La consapevolezza che i contenuti non sono poi così interessanti e importanti, soprattutto se sono costituiti da pacchetti chiusi, a pagamento, non modificabili.
La consapevolezza che è più divertente, utile, soddisfacente e formativo provare a costruirli, i contenuti, coinvolgendo gli alunni e provando anche a condividerli.
La consapevolezza che “si può fare”, che non è poi così difficile!
La consapevolezza che i colossali libri di testo patinati e colorati hanno i giorni contati, perché nuove possibilità si stanno aprendo.
Nel mio piccolo, sono rimasto piacevolmente sorpreso dall’immediato successo della semplice proposta che ho portato quest’anno nella mia scuola, relativa all’uso delle Google Apps Education (iniziativa a costo zero, ci tengo a sottolinearlo…). Dopo poche settimane non posso fare un passo in corridoio senza che qualche collega mi chieda un’informazione o proponga un’idea di come usare questa o quella applicazione!
Lo so, sono applicazioni di base, forse banali,  come la posta elettronica, la creazione e la condivisione di documenti, un calendario personale, la possibilità di creare qualche pagina web per un progetto, una classe, una sede staccata, un gruppo disciplinare, il giornalino di istituto.
Ma danno la possibilità a chi vuole (certo, lo so, c’è anche chi non vuole…) di iniziare ad essere protagonista attivo della tecnologia e della rete, partendo proprio da applicazioni di base.
Ma avevo già notato questa energia seguendo il lavoro delle bravissime insegnanti di un progetto Innovascuola, (“Amelis”), supervisionato da LTE, nel quale non è stato “acquistato” neanche un byte di materiali digitali. Le maestre e i maestri, spesso con i loro bambini, hanno prodotto i contenuti, ben cento “oggetti” aperti, che tra poche settimane saranno disponibili. Non so se qualcuno li riutilizzerà, ma non è così importante. Perché è uno di quei casi in cui è il viaggio che conta, non la meta. O forse altri colleghi li useranno come base, li modificheranno, li stravolgeranno. Sarebbe stupendo, perché (ri)usare non significa rivedere cento volte un’animazione già pronta, ma rimescolare, aggiungere, tagliare, ricreare, strizzando l’occhio a qualche buon vecchio maestro come Dewey e Freinet Sorrisoe seguendo la strada aperta dai grandi progetti OER internazionali e da altri, più piccoli ma non meno visionari e significativi, realizzati in ambito nazionale/europeo, come SLOOP.
E allora mi piace pensare che gli insegnanti, forse anche perché disillusi dalla sequela di  roboanti quanto poco incisive iniziative ministerial-commerciali in tema di innovazione (come dimenticare il digital marketplace e i voucher di DigiScuola?), abbiano oggi soprattutto voglia di lavorare “in proprio”, di essere soggetti attivi, autori iimagendipendenti di contenuti aperti, piuttosto che contrattisti di editori privati o acquirenti nel mercato multimediale.
La rete rende possibile tutto questo e mi chiedo sinceramente perché il denaro pubblico debba essere utilizzato per alimentare realtà private (grandi o piccole poco importa…) invece che essere impiegato per incentivare e supportare progetti di produzione di contenuti aperti all’interno del sistema scolastico stesso, ad esempio retribuendo direttamente (e in modo adeguato!) docenti disponibili alla redazione, alla verifica, alla revisione di contenuti aperti auto-prodotti. Tali progetti sono gli unici che possono realmente esplicitare e rimettere in circolo tutta la conoscenza che è ora spesso nascosta, oltre che privatizzata sotto forma di costosi libri di testo e oggi anche di materiali multimediali.
La rete, alla lunga,  implica apertura, è bene ricordarlo. E l’innovazione (quella vera) passa e passerà attraverso l’apertura, inutile opporsi. I cataloghi di learning object  chiusi e a pagamento, anche se di squisita fattura multimediale e sapiente progettazione didattica, non sono vera innovazione, almeno non più di quanto non lo siano state per l’evoluzione della mobilità umana le prime “carrozze a motore”, veicoli certamente legati molto più al passato che al futuro.

9 Responses to “Learning object e carrozze a motore”


  1. 1 Lorenz Nov 18th, 2010 at 22:56

    Bravo Antonio, bel post!

    E sulle applicazioni di Google, nel mio piccolo pure io quest\’anno ho scoperto la loro utilità. Da qualche mese partecipo – come volontario – a una scuola di italiano serale per immigrati. Una realtà piccola, una ventina di volontari, pochissimi soldi, tanto che non si sa neppure con quali soldi pagare l\’affitto. Tutti i volontari lavorano di giorno e coordinare le attività didattiche è veramente complesso: non c\’è tempo per riunioni e programmazioni puntuali. Almeno fino a qualche mese fa. Un semplice foglio di calcolo on line, editabile anche senza account google, ha risolto buona parte dei problemi. Almeno quelli organizzativi. E come hai già sottolineato il tutto completamente a costo zero. Registro didattico con tutte le attività svolte giornalmente, raccolta di risorse didattiche online, calendario delle attività, rubrica telefonica. Consultabile e aggiornabile da casa o dall\’ufficio. In qualche settimana è stato chiaro a tutti quali attività si svolgevano nelle diverse giornate, ed è stato possibile dare loro un senso logico (ed efficace, sicuramente a livello didattico).

    Un saluto

    Lorenz

    PS

    Bella la metafora, davvero.

  2. 2 Andreas Nov 19th, 2010 at 9:21

    Sì, bella questa riflessione.

    La tecnologia è importante ma se entra dal basso, attraverso l’impiego quotidiano, in tante piccole cose, come avete citato te, Antonio, e Lorenz qui sopra.

    Senza carrozze e carrozzoni.

  3. 3 antonio.fini Nov 19th, 2010 at 16:57

    Cari amici, vi ringrazio per l’apprezzamento.
    Devo però avvertire voi ed eventuali ulteriori lettori che il favore che avete dimostrato può causarvi qualche noia.. in giro per la rete.
    Io, in poche ore di diffusione in FB, per questo post sono stato accusato di essere “contiguo al governo” e “teorico di regime”. Ho ricevuto anche un simpatico complimento. C’è chi mi considera un “inutile idiota ignorante” ma anche, vera perla, un “illustre assunto in Telecom”.
    Siete avvisati…

  4. 4 Marco Caresia Nov 19th, 2010 at 19:26

    Sottoscrivo gran parte, tranne la proposta di “sovvenzionare” i docenti per la produzione di materiale didattico aperto.
    Per il loro lavoro (già retribuito) dovrebbero produrre del materiale e questo (visto che è finanziato con denaro pubblico) dovrebbe già essere riconsegnato alla collettività e pubblicato come contenuto aperto.

    Chiaramente i cattivi esempi sono la norma (cioè prodotti di ingegno finanziati con denaro pubblico ma pubblicati con tutti i loro diritti e riproduzioni riservati): ma non sarebbe questa la pratica da disincentivare?

    Per quello che mi riguarda il materiale didattico dovrebbe essere sempre personalizzabile e individualizzabile, come dovrebbero essere l’insegnamento e l’apprendimento (quindi eventuale materiale prodotto da terzi dovrebbe essere “riusabile”, esattamente come il paradigma del software libero nella legislazione attuale, e quindi NECESSARIAMENTE Open Content).

  5. 5 antonio.fini Nov 19th, 2010 at 20:37

    @marco: d’accordo sul “necessariamente”. In un mondo ideale, magari.. Inoltre non sono certo che il contratto di lavoro dei docenti preveda anche la realizzazione di materiali.. Però non sono un esperto sindacalista 🙂
    La mia proposta era, diciamo, più pragmatica … 😉

  6. 6 Agostino Quadrino Nov 20th, 2010 at 9:23

    Riporto anche qui il mio commento, già postato altrove, sperando sia utile a fare chiarezza sulla mia posizione.

    —————————————-

    La polemica non l’ho innescata io: ho letto con sconcerto le tue argomentazioni, Antonio, che hanno con tutta evidenza un riferimento diretto a quanto ho riferito del convegno di Genova. Dire, come fa Gino che non state parlando di Garamond è una ipocrisia, davvero intollerabile: e di chi sennò? Chi sta ponendo questi temi? Chi ha prodotto LO a centinaia e Ebook a decine? Per piacere…

    Quelli che chiami “attacchi personali” sono solo uno dei pochi modi che ho per difendere il lavoro non tanto mio quanto quello dei tanti amici e collaboratori, che qui conoscete quasi tutti, ingannati come me da un governo e relativa corte che prima annuncia progetti di innovazione e poi dice che i contenuti, nel frattempo faticosamente realizzati, non interessano, non valgono, non si debbono acquistare. Poi però sempre sui contenuti fa accordi con Telecom!! E’ una cosa vergognosa.

    Tu, Antonio e Gino, in questo contesto, prendete la mira e sparate sui “contenuti chiusi” (ma che state a dire? quelli di Garamond sono tutti aperti, fatevelo raccontare da Vindice che li ha progettati…). Che cosa posso dirvi? Grazie? Bravi? E andiamo…

    Perciò ripeto: siete oggettivamente in linea con le tesi espresse da Biondi, disastrose e distruttive per lo sviluppo della creazione e produzione dei contenuti didattici digitali in Italia, che non vuole in nessun modo far acquistare dalle scuole, pure se hanno qualche soldo.

    Certo, chi preferisce fare accordi con Telecom e dire alle scuole che devono spendere solo per materiali hardware, non potrà che essere ben lieto di vedersi spalleggiato da voi, sul fronte teorico, a sostegno delle sue politiche governative a favore delle multinazionali dell’hardware, buono purché vuoto…

    Infine: Leonetti richiama un nostro sistema, a cui ha lavorato anche lui, denominato Assist, per creare contenuti: è la riprova che qui nessuno nega che in certi contesti e con gli insegnanti più competenti si possa affrontare la sfida della creazione dei contenuti digitali. Ma, santa pace, perché questo dovrebbe essere alternativo all’uso di contenuti già pronti per chi voglia avvalersene? Ma lo capite o no che le ragioni del Ministero non sono quelle raffinatamente teoriche che voi qui ribadite, ma di altra e totalmente diversa natura e riguardano i pochi soldi che girano da destinare solo a chi produce oggetti e non conoscenza? Cela fate a capire che il punto vero è di tipo economico? O deve essere un cattolico come me a richiamare le note tesi marxiane del fondamento materiale delle dinamiche storiche e dello scontro fra capitale e lavoro? Da che parte sta questo governo? E a chi vanno i fondi per l’innovazione con le tesi che voi sostenete? Non riuscite a vederlo?

  7. 7 antonionini Nov 22nd, 2010 at 20:34

    concordo pienamente con ilo post di Fini, sto iniziando ora l\\\’avventura di porodurre LO insieme ai miei alunni e ho difficoltà a reperirne altri per il riuso. Non mi interessa usarli li voglio ri-usare

  8. 8 Pierfranco Ravotto Dic 12th, 2010 at 23:29

    Ciao Anto

    leggo solo adesso, grazie ad una condivisione su FB.
    Sono molto d’accordo con quanto scrivi e ti ringrazio per citare, ancora una volta SLOOP. Da SLOOP siamo passati a Sloop 2, o meglio a Sloop2desc (www.sloop2desc.eu) e questo progetto conferma una a mio parere crescente disponibilità degli insegnanti. Dopo due corsi “pilota” dovevamo reclutare 400 insegnanti per i corsi “a cascata”. Ne abbiamo trovati 1.700: segno di una forte disponibilità e interesse!

  9. 9 antonio.fini Dic 13th, 2010 at 9:31

    Grazie Pierfranco.
    La tua esperienza (non sapevo del numero incredibile di richieste per i corsi di Sloop2!!!) rafforza ulteriormente la mia convinzione.
    Gli insegnanti vogliono sempre di più essere “attivi”, a dispetto di ogni difficoltà e contro la marea della politica “anti-scuola”! Ed essere attivi significa anche “mettere mano” direttamente alla produzione dei contenuti.
    Contenuti destinati naturalmente ad essere resi disponibili in forma aperta.
    Questo non impedisce certo l’utilizzo di prodotti editoriali, tuttavia ancora una volta ribadisco che il finanziamento pubblico dovrebbe assolutamente incoraggiare e supportare iniziative di questo tipo.
    La scuola deve aprirsi, in tutti i sensi!
    E anche cessare di essere vista soltanto come un “costo” o come un “mercato”!

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