Ogni tanto capita un post "bello tosto", una milestone direbbero gli anglofoni, che spesso provoca un’ampia eco di discussione in varie "case e piazze virtuali".
E’ il caso di Gianni Marconato che ieri, nel post "Le tecnologie non servono", spiega ancora una volta, con passione, quasi "urlando", che pensare alle tecnologie come il mezzo principale per rinnovare (e migliorare) la didattica e la scuola in generale, è un’illusione pericolosa.
Bene, è una posizione assolutamente condivisibile ed è importante che qualcuno lo dica così "forte e chiaro"!
Gianni conclude proponendo una specie di moratoria:
L’unica cosa sensata che si può fare, oggi, a proposito di tecnologie e didattica è dimenticare le tecnologie, di fare come se non esistessero. Di non parlare più di tecnologie come strumenti a sé stanti. Di non iniziare nessun discorso “sulle” tecnologie, di non fare nessun progetto di (pseudo) innovazione con il focus sulle tecnologie.
E’ ovvio che si tratta di una provocazione. In ogni caso mi chiedo se il rimedio non sia peggiore del male..
Sì, perché il problema è che le tecnologie, piaccia o no, esistono e, soprattutto, servono!
Servono a farmacisti, medici, impiegati, operai, a chiunque viva in questo mondo!
Servono a tutti i cittadini di oggi, inclusi ovviamente insegnanti e studenti
.
Penso sia giunto il momento di abbandonare ragionamenti del tipo "servono o non servono - innovano a non innovano - migliorano o non migliorano". Del resto, nessuno fa domande simili pensando ad una "tecnologia" di base come la scrittura!
Né possiamo immaginare un insegnante che vada in cattedra senza sapere leggere o scrivere!!
Ebbene, è il caso di ricordare ancora una volta le "competenze chiave" proposte a livello europeo già dal 2006. Sono otto ma vorrei elencare qui soltanto le prime quattro:
- Comunicazione nella madrelingua;
- Comunicazione nelle lingue straniere;
- Competenza matematica e competenze di base in scienza e tecnologia;
- Competenza digitale;
La scuola non può continuare a discutere se la LIM o qualche altra diavoleria tecnologica sia la chiave per il miracolistico rinnovamento (e su questo Gianni ha sacrosanta ragione!) ma neanche pensare di poter ignorare le sue responsabilità!
Il sistema educativo ha il dovere di formare cittadini che posseggano, tra le altre, anche la competenza digitale, ovvero:
…saper utilizzare con dimestichezza e spirito critico le tecnologie della società dell’informazione (TSI) per il lavoro, il tempo libero e la comunicazione. Essa è supportata da abilità di base nelle TIC: l’uso del computer per reperire, valutare, conservare, produrre, presentare e scambiare informazioni nonché per comunicare e partecipare a reti collaborative tramite Internet.
E proprio ieri l’edizione online della Stampa riportava un richiamo della Commissione Europea su questi temi, che il giornale torinese sintetizzava così:
La Commissione esorta gli Stati membri perchè aiutino i cittadini a familiarizzare con le tecnologie.
Signori, qui c’è molto da fare per il mondo della scuola!!!
E pensare che vi sono ancora molti docenti (e dirigenti…) che addirittura ostentano una specie di "snobismo tecnologico" alla rovescia ("ah, io di computer non ci capisco niente") come se fosse un titolo di merito. Credo sia francamente inaccettabile.
Quindi, d’accordo con Gianni smascheriamo cavalli di Troia, piazzisti e falsi innovatori, smitizziamo il potere taumaturgico delle tecnologie in classe ma ricordiamo anche che esse fanno parte della nostra vita ed è necessario un impegno del sistema educativo affinché tutti vi abbiano accesso in modo consapevole e competente.
Servono buoni docenti, che tra le loro molteplici competenze, abbiano anche quelle tecnologiche. Non per innovare: semplicemente per insegnare.
in English





.. Antonio … Antonio … mi obblighi alla fase 2 (che volevo scrivere e postare tra qualche giorno)
Ciao Anto (e ciao Gianni)
concordo su \
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Complimenti per i contenuti.