La Utah State University cerca un professore

…e mette un normalissimo annuncio sul Web, come una qualsiasi azienda che cerca impiegati.

L’annuncio è per qualsiasi livello (da assistant a full professor), evidentemente…dipende dalle domande che giungeranno! Domande che, ovviamente, si inviano online, senza documenti, pubblicazioni, certificati: basta un curriculum, tre referenze e un esempio di lavoro scritto (ah ah ah…).

Sono anche precisi, gli americani: scrivono dettagliatamente cosa si aspettano da questo professore, cosa offrono e quali sono le qualifiche e le abilità richieste. Tra queste spicca una davvero inusuale “commitment to diversity“!

Ma, a pensarci bene, è tutto inusuale!!

Quando mai, in Italia, si assumerebbe un professore universitario in questo modo? 🙂

2 Responses to “La Utah State University cerca un professore”


  1. 1 Lorenzo Gen 16th, 2008 at 12:14

    Da noi in Bicocca è presente un servizio simile dal 2005, viene usato per gestire i bandi per la copertura di posti non coperti dall’organico, richiede una registrazione, ma può farla chiunque(http://www.geafer.unimib.it/);
    Teniamo conto poi che qui in italia abbiamo dei vincoli imposti per legge, come quelli della nuova finanziaria che impone una specializzazione di livello universitario per poter spiegare una materia.

    Da un lato forse è un po’ restrittivo dall’altro, sinceramente, non vorrei essere in un’altro stato, europeo o americano che sia, visto che là ci sono sì i centri di eccellenza, ma è anche vero che nella media le università preparano in modo molto più superficiale di quanto non facciano quelle italiane.

    Qui in italia possiamo accedere ad un buon livello di formazione con lo stipendio di un mese e mezzo, negli altri stati non è così.

    Poi certo, ci sono i baronati, non siamo bravi a portate nel concreto le bellissime teorie che studiamo, e con le ultime riforme anche da noi sta diminuendo il livello medio, ma non sarei voluto essere in america nel mio primo periodo formativo. 😉

  2. 2 antonio.fini Gen 16th, 2008 at 18:06

    Grazie per il commento.
    La mia riflessione era soprattutto riferita a quell’aria leggera e informale che mi sembra emanare da certi ambienti anglassoni, che contrasta in modo drammatico con la pomposa forma che caratterizza spesso il nostro ambiente.
    Chissà, magari è anche per questo che, come giustamente osservi, qui si concretizza poco… 🙂

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