La scuola italiana non va oltre il chiodo

When all you own is a hammer, every problem starts looking like a nail.

Questa frase, attribuita allo psicologo Abraham Maslow, rappresenta bene lo sgomento che ho verificato da parte di molti colleghi di fronte alla notizia, circolata nei giorni scorsi e oggi ripresa dal Corriere della Sera, secondo la quale l’Austria abolirà le bocciature nelle scuole superiori (mi sono accorto che la notizia era in realtà di qualche settimana fa, vedi Tuttoscuola…)

Ora, lo strumento della valutazione, lo spettro della bocciatura sono gli unici strumenti, i “martelli maslowiani” a disposizione degli insegnanti, per cui non si vede come altro battere sul “chiodo” rappresentato dalla (sempre più? E’ proprio vero?) scarsa motivazione allo studio dei ragazzi.

E in fondo tutta la vita scolastica ruota intorno a quell’esito finale che impensierisce gli studenti e soprattutto le loro famiglie.

Perché dunque gli austriaci (peraltro seguendo altri paesi, tra cui il Regno Unito) vorrebbero privarsi di tale strumento (apparentemente?) insostituibile?

Curiosamente (sempre secondo il nostro senso comune fondato sul famoso “martello”, unico strumento…) il loro intento, stando alle dichiarazioni del ministro dell’istruzione Schmied, sarebbe quello di migliorare il livello di preparazione degli studenti. Pare infatti che l’Austria non se la sia cavata bene, all’ultimo PISA (31° posto in discesa, Italia 29° in lieve ascesa, ma non siamo lontani Sorriso).

Non intendo entrare nel merito né sulle conseguenze e neanche sulle modalità realizzative.

Ne hanno già parlato altri in rete:  Marco ad esempio dice che un meccanismo del genere potrebbe funzionare soltanto ristruttando contemporaneamente la scuola per livelli piuttosto che per classi di età (non dirò neanche che a me questa soluzione piacerebbe, e anche tanto!). Idea ribadita anche dal Gruppo di Firenze, pur con toni decisamente più critici verso la proposta austriaca.

Mi domando soltanto se non sia quantomeno da ammirare il coraggio di aver compiuto una scelta politica forte, al limite anche sbagliata nel merito (lo si scoprirà presto.. il PISA è sempre lì in agguato…) ma pur sempre un tentativo di cambiare davvero, in modo incisivo, il sistema scolastico.

La signora Schmied dimostra almeno di avere un’idea, un progetto sul futuro della scuola, prova a fornire uno strumento diverso dal “martello” per vedere se si riesce così anche a ristrutturare diversamente il problema, tenta di rompere gli schemi consolidati.

Perché una vera “riforma” dovrebbe includere qualche elemento rivoluzionario.

Ma in Italia non si potrebbe fare niente del genere, stretti come siamo tra il revisionismo della “buona vecchia e severa scuola dei contenuti”, tanto cara a Mastrocola e Israel (i quali hanno però a volte hanno buon gioco a demolire alcuni miti come quello ormai trito dei “nativi digitali” o dell’uso insensato delle tecnologie…) e il gretto punto di vista tremontiano secondo il quale l’educazione è soltanto una voce di costo da tagliare il più possibile.

Le sedicenti riforme, da noi, si fanno soltanto seguendo in minima parte il primo (ed è già tutto dire…) ma soprattutto in aderenza al secondo punto di vista: tagliare, ridurre, risparmiare!!

E, naturalmente, senza mai dimenticare la nostrana tradizione gattopardesca del “cambiare tutto per non cambiare nulla”.

Sempre e solo martello, per noi.

1 Response to “La scuola italiana non va oltre il chiodo”


  1. 1 maria camilla paolini Mar 5th, 2011 at 10:00

    Salve Antonio,
    interessante la proposta d\’oltralpe, condivisibile il tuo punto di vista.
    Prima ancora che sulla bocciatura, ci vorrebbe una riflessione sul significato e sul valore sociale dell\’istruzione, cosa che in Italia pare relegata ai secoli scorsi. Non so se hai visto l\’inchiesta del Corriere sulle tesi di laurea vendute a qualche migliaia di euro e confezionate in max 5 gg!!
    Forse è un fatto culturale più profondo, e allora la bocciatura resta il martello. Un insegnamento fatto a martellate, per una società dura come la pietra;-((
    M. Camilla Paolini

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