La Net-gen e la scuola

Lo premetto: il concetto di Net-gen o nativi digitali tuttora non mi convince del tutto. Nell’esperienza scolastica degli ultimi anni ho avuto a che fare soprattutto (fatte le dovute, eccellenti, eccezioni) con ignoranti digitali, a volte anche poco spippolanti…

Comunque. è con questo spirito che mi sono messo a leggere questo articolo appena apparso sulla rivista online Innovate – Journal of online education. Dopo le prime righe, mi ritrovo sbalordito e costretto a bloggare d’urgenza!

Udite, udite: secondo l’articolo, gli studenti delle scuole superiori sarebbero in buona parte molto coinvolti con la scuola, la considererebbero un elemento di valore per il futuro, al punto da passare i sabati sera a fare i compiti e, addirittura, a risparmiare per la futura retta dell’Università. Gli autori lo danno per certo, citano ricerche e sondaggi…

In sostanza, si dice, i Net-gen vogliono imparare e sono fortemente determinati a farlo, anche se lo fanno in modo diverso (anche qui ci sarebbe da discutere: ad esempio, dicono che si annoiano in classe…sai che novità…)

Un momento però, è necessario precisare che nell’articolo si parla dei giovani statunitensi e canadesi! Ecco il punto: mi chiedo infatti se, qui da noi, esiste questo tipo di Net-gen? E se esiste, la pensa allo stesso modo, riguardo all’educazione? Possibile che tutti i secchioni si siano improvvisamente trasferiti in America e a noialtri abbiano lasciato qui soltanto lazzaroni dediti alla discoteca, ai reality e alle riprese di sederi e sherzacci con il videofonino?

Certo, se fosse vero, sarebbe preoccupante, un vero incubo: di là una generazione di studiosi, forse pronta a diventare la futura classe dirigente del pianeta, di qua una massa di rimbecilliti preoccupati di avere la scarpa firmata e la pettinatura alla moda..

In fondo, però, può essere anche una visione consolante: magari uno dei futuri presidenti degli Stati Uniti non sarà un tonto ignorante e questo potrebbe giovare a molti, nel mondo…

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3 Responses to “La Net-gen e la scuola”


  1. 1 Alja Sulčič Apr 3rd, 2007 at 11:31

    I hope you don’t mind me replying in English – I haven’t spoken or written in Italian for a looong time, so I’m not sure if I’m still capable of writing readable Italian 🙂

    I certainly hope that there is (will be) a Net Gen on our side of the atlantic ocean as well, although we haven’t yet seen much of it. One of the problems I see is the fact that many of the great Web 2.0 technologies that the Net Gen are supposed to be used to are mainly in English. Sure, we have our local versions in our own languages, but often they arrive with delay and can’t be used to connect with that many people (you are limited to the people that speak your language). Surely, lots of our kids are fluent in English, but language still is a big barrier for many. I’m not saying that’s the only cause for not seeing much of the Net Gen in our countries (I’m from Slovenia by the way), but I think this is part of the problem.

    I don’t know what we can do about that. For now, let’s just keep our fingers crossed and hope that the next generation of our kids will be closer to the tech geeks they are getting right now in the States 🙂

  2. 2 Marco Cerdelli Apr 4th, 2007 at 11:30

    dal mio recente passato di studente alle scuole superiori un po mi rivedo in classe dove la voglia di fare e imparare non era mai al 100% anzi era sempre molto in basso. ma questo è dovuto non solo al reimbecillimento da reality-gel sulla cresta-ultimo modello di nike ma è portato anche un po dai programmi scolastici che andrebbero svecchiati di anno in anno… soprattutto per le scuole tecniche che dovrebbero formare già per l’inserimento nel mondo del lavoro ma purtroppo non è così. non c’è da meravigliarsi se i ragazzi non pensano al futuro perchè purtroppo non c’è molto futuro in Italia. C’è gente che studia per anni fa università, masters specializzazioni di ogni tipo ma purtroppo appena raggiunge l’ambito traguardo di una laurea si trova davanti ad un mondo del lavoro che ti propone solo cocopro cococo cucuruccucù paloma. magari negli states le prospettive per un giovane son migliori, si ha più possibilità di avere un impiego serio dove mettere alla prova le proprie conoscenze. E’ difficile pensare di investire sul proprio futuro quando le prospettive sono 0. Siamo una generazione che vive un po una crisi,che non ha più valori se non i 15 minuti di celebrità. poi ci sono sempre le eccezioni, gente che ci crede e che investe sul proprio futuro. Io c’ho provato, mi sono iscritto all’università ma per poter lavorare le aziende non vogliono conoscenze teoriche ma vogliono tutte esperienza reale sul campo e ti vogliono giovane… è difficile essere di età max 30 con una laurea e almeno 5 anni di esperienza nella stessa posizione.. Io ormai sono un paio di anni che lavoro come programmatore in giro per l’italia ma per poter iniziare a lavorare mi sono dovuto sparare 900 ore di corso perchè ahimè quello che avevo imparato alle superiori era già obsoleto. però la voglia non mi è mancata e ce l’ho fatta. secondo me per far si che io giovani si invoglino a studiare andrebbero proposte attività interessanti, percorsi reali di crescita e non lo stesso programma da 50 anni. la questione va vista dai 2 punti, di chi è già grande e magari insegna e da chi è ancora negli studi… io penso che non tutti noi giovani italiani siamo un branco di pecoroni, tanti hanno davvero voglia di imparare e di mettersi alla prova ma purtroppo qui in Italia mancano queste opportunità e se veramente vogliamo fare qualcosa di costruttivo tocca andare all’estero.. Mi è venuto fuori un poema, spero di non annoiare nessuno… Un saluto

  3. 3 carla Apr 10th, 2007 at 11:33

    La mia esperienza è identica alla tua ed è tristemente confermata dai dati dell’Istat sulla diffusione delle tecnologie dell’informazione e comunicazione nelle famiglie italiane.
    In Italia, a mio parere, i nativi digitali devono ancora nascere e, temo, non lo faranno tanto presto :-S

    carla

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