La dimensione umana

Un’amica pensa che la scuola sia un luogo dove non si sa insegnare, nel quale si ha paura dell’autonomia di pensiero e in cui regna il disinteresse verso lo sviluppo del potenziale intellettuale, oltre che della dimensione umana della persona.
Non sono riuscito a darle torto.
In particolare mi ha colpito il punto del disinteresse verso la dimensione umana, che credo sia un elemento chiave per comprendere tanti fallimenti scolastici.
Poco prima di questo scambio di idee, a scuola mi era capitato di discutere con un ragazzo. Ebbene, ripensando a questo “elemento umano”, credo di essermi comportato bene. Sostanzialmente c’era un “problema da risolvere” e probabilmente il modo più semplice per risolverlo sarebbe stato attribuire per intero la responsabilità allo studente. Direi addirittura che lui stesso se lo aspettava, in fin dei conti è così che si regolano molti “problemi”, a scuola. L’insegnante, per default, ha ragione. Punto (salvo poi maledizioni in privato, ovviamente..). In questo caso invece abbiamo ragionato e trovato una soluzione soddisfacente per entrambi. Tra l’altro il problema secondo me non era neanche del tutto colpa sua, glielo ho anche detto e penso di aver fatto bene. Non mi sento affatto “sminuito”, anzi! Sono contento di aver dato vita ad un colloquio sostanzialmente “alla pari”.
Certo, è un episodio isolato e forse anche casuale, mi rendo conto anch’io che forse per mancanza di tempo e anche a volte …di energie, trattiamo spesso i ragazzi in modo superficiale e sostanzialmente autoritario.

Del resto, la scuola è fortemente orientata agli standard (temo che difficilmente si potrà cambiare questa impostazione, credo, neanche nel medio termine…) e gli standard inevitabilmente tendono alla massificazione e alla mortificazione dell’individuo che, per mille motivi diversi, non ci si ritrova o non si adegua.

La “distribuzione normale” (secondo una curva a campana) delle valutazioni scolastiche è talmente radicata da essere divenuta una sorta di profezia autoavverante.
Purtroppo però per alcuni ragazzi il cattivo giudizio della scuola diventa un fallimento personale, un giudizio di valore negativo dato alla persona e non limitato al contesto scolastico.
Ecco, questo bisognerebbe proprio evitarlo!

Sarebbe meglio ricordare che la scuola è soltanto una parte della vita dei nostri ragazzi (studenti e.. figli!). E’ certamente una parte importante ma non è tutto. E il rendimento e l’atteggiamento scolastico non forniscono una rappresentazione fedele della personalità dell’allievo.

Quante volte quell’allievo immaturo, svogliato e "senza palle” in un’aula scolastica, è  invece un tenace atleta in un campo sportivo o un brillante e serio musicista su di un palco?

Il link è riferito ad una recente nota di Mario Agati che ha riproposto lo stesso tema e ha dato vita ad una discussione anche aspra. Caro Mario, capisco perfettamente e condivido la tua posizione, ma quanto mi ha colpito il commento di Maria Francesca!!!

“Si limiti a giudicare le mie prestazioni scolastiche, ad essere professore a scuola e non con le nostre vite”

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