Il Web 2.0 nella scuola non è l’e-learning 2.0

Stephen Downes chiarisce il suo pensiero sui rapporti tra Web 2.0, scuola e e-learning 2.0.

Soprattutto quest’ultimo termine, del quale peraltro Stephen detiene la paternità, tende a confondersi con l’uso delle tecnologie Web 2.0 nella scuola.

Ora Stephen ci tiene a chiarire che la sua visione è di andare oltre la scuola, nel solco del movimento del deschooling.

In sintesi, sarebbe inutile introdurre Web 1, Web 2, 3 o qualsiasi altra diavoleria tecnologica all’interno della scuola perché essa, per sua natura, sarebbe incompatibile con la visione dell’autoapprendimento infinito e aperto, offerto a tutti (in teoria…) dalla rete.

Riporto una frase che mi sembra piuttosto esplicativa del Downes-pensiero, tratta da un altro post, molto più articolato del primo, e inserito in una stimolante discussione già esistente:

“Schools were designed for a particular purpose, one that is almost diametrically at odds with what ought to be the practices and objectives of a contemporary education, an education suited not only to the information age but also to the objectives of personal freedom and empowerment.”

Nessuna speranza, quindi? Non si può proprio riformare la scuola? L’apprendimento centrato sul discente è veramente incompatibile con l’istituzione?

E’ possibile mostrare qualche esperienza che dimostri il contrario?

6 Responses to “Il Web 2.0 nella scuola non è l’e-learning 2.0”


  1. 1 Agati Set 6th, 2007 at 18:32

    Spesso succede che le tue domande mi provochino… e così, nonostante in questi giorni non abbia tempo nemmeno per… ho cominciato a rispondere; poi mi sono accorto che stavo diventando logorroico e la “risposta” è diventata un post del mio blog il cui abstract può suonare così: noi insegnanti dobbiamo muoverci entro le coordinate di un consapevole problematicismo pedagogico che non rinunci agli slanci ideali, ma che sappia confrontarsi con la realtà. I nostri percorsi educativi non devono bruciarsi al sacro fuoco della sperimentazione perenne, ma non devono nemmeno arrendersi alla comoda trincea dell’istruzionismo mummificato.

  2. 2 Gianni Marconato Set 10th, 2007 at 5:59

    Io temo che la scuola, come istituzione, sia irriformabile. Troppi interessi. Forse una casta (non solo la baronia accademica ma, anche, il conservatorismo sindacale ….as petto strali infuocati).
    Il fatto è che la scuola risponde solo in minima parte alle esigenze delle persone e della società. Continuando così, dovremo rassegnarci ad avere una scuola inadatta e ad avere il solo lusso di poterla attaccare, certi delle nostre buone ragioni. Approfondirò il mio pensiero riallacciandomi a Illich ed a Downes (scusate l’accostamento) nel mio blog non appena ne avrò il tempo

  3. 3 marialetizia Set 14th, 2007 at 7:42

    Anche io sono stata stimolata dalla questione. Ce le suoniamo e ce le cantiamo, per così dire… Nel senso che sono un po’ sempre le stesse le persone convinte che si possa fare qualcosa di diverso a scuola.. almeno proporre una didattica attiva, con o senza le tecnologie, utilizzare strumenti un po’ insoliti (vedi la peer evaluation), provare la contaminazione tra metodi di apprendimento informale ed educazione formale (la sottoscritta con i suoi podcast per imparare i verbi di greco teme sempre l’arrivo di robusti signori con camice di forza annessa..).Butto qui una esperienza, e magari poi ne dirò nel blog: un test sugli stili cognitivi ai miei studenti di IV ginnasio ha mostrato una strana prevalenza di stile uditivo.Provocati sul loro modo di apprendere nella vita (facile l’esempio dei videogames)hanno capito che solitamente usano altri stili.
    Sono loro così? o è la scuola così? Un juke-box di nozioni?
    se vi va ,parliamone..

  4. 4 antonio.fini Set 14th, 2007 at 11:26

    Marialetizia nelle tue parole avverto ancora un sentimento di “clandestinità” per le attività che proponi che tu stessa definisci “insolite”. Forse è questo il punto: la scuola è un corpus di strutture talmente radicate e tradizionali(ste) che ogni novità le è intrinsecamente “aliena” (con o senza camicia di forza..) 🙂
    Mi trovo quindi più vicino al pessimismo cosmico di Downes e, qui tra noi, di Gianni…

  5. 5 annarita Gen 24th, 2008 at 16:48

    A mio avviso, occorre distinguere due ambiti di azione: quello macro e quello micro.

    Per quanto concerne il primo, che identifico con l’istituzione “conclamata”, le politiche scolastiche e quelli che Gianni chiama baronia accademica e conservatorismo sindacale, purtroppo, nutro il pessimismo più cupo. Ne ho viste troppe e ho investito troppo per sperare, almeno in questa vita, che qualcosa possa modificarsi a livello istituzionale.
    Pensiamo all’ultimo progetto ministeriale in ambito scientifico, il piano ISS. Mi sono lasciata per l’ennesima volta intrappolare dalle promesse di una didattica diversa, ma ho trovato come al solito soltanto chiacchere…

    L’ambito micro, che identifico con il lavoro di piccoli gruppi di docenti motivati o di singoli docenti che individualmente praticano una didattica significativa, invece è attualmente l’unico su cui poter contare. Qui vi è il laboratorio delle idee e delle vere pratiche. Vi assicuro, da docente sempre in trincea e pronta a sporcarsi le mani, che si può operare a misura di discente. Era possibile nel passato come lo è nel presente…con e senza le tecnologie educative.

    Per quanto concerne queste ultime e, nello specifico, l’ambito dei blog didattici, ne ho aperti due, uno di matematica e l’altro di scienze. Costano lavoro all’ennesima potenza, ma funzionano miei cari funzionano. Se 7 ragazzi su 26, parlo di primini, che odiavano la matematica e sopportavano a malapena le scienze, adesso dichiarano di preferire queste materie più di tutte le altre e addirittura di amarele…qualcosa vorrà pur dire, vi pare?. Se questi ragazzi fanno a gara per produrre i loro post tematici e vanno fieri del loro lavoro e si spendono per farlo, qualcosa di buono ci sarà, io credo.

    Se si leggessero i commenti che gli uni dedicano ai lavori degli altri pubblicati sui “loro” blog…si dedurrebbe facilmente che la molla chiamata “motivazione” è quella scintilla che muove e smuove tutto, sia essa rappresentata da un blog che dal lavoro laboratoriale nelle aule scolastiche la sostanza, secondo la mia esperienza, non cambia.

    Se a livello istituzionale la scuola non può, attualmente, essere riformata qualcosa si può ottenere nell’ambito micro, nonostante le barriere esistenti.
    La mia scelta di docente è stata questa e cerco di portarla avanti nonostante tutto.

  6. 6 studentefreelance Gen 27th, 2008 at 17:57

    “Se a livello istituzionale la scuola non può, attualmente, essere riformata qualcosa si può ottenere nell’ambito micro, nonostante le barriere esistenti.
    La mia scelta di docente è stata questa e cerco di portarla avanti nonostante tutto.”

    Quoto pienamente annarita.

    E’ vero la scuola sarà sicuramente irriformabile ed ormai incasinata per cercare di ritrovare il filo discordante…sicuramente troppi interessi, troppe incompetenze.

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