Il progetto Sloop

Un gruppo di colleghi, docenti dell’ITSOS “Marie Curie” di Cernusco sul Naviglio, sta lavorando ad un ambizioso progetto, denominato SLOOP, operante nell’ambito del programma UE Leonardo.
Aldilà del complicato acronimo (Shared Learning Object…ecc. ecc.), l’obiettivo è tanto interessante quanto ambizioso: trasferire la filosofia dell’Open Source ai contenuti per l’e-learning.
Sulla scia dell’Open Courseware del MIT e della ormai notissima Wikipedia, Pierfranco Ravotto e colleghi vorrebbero creare un sistema per la produzione e lo scambio di free Learning Object in formato standard SCORM. Questa è una delle novità più rilevanti del progetto: siti, caraloghi e repository di “sedicenti” Learning Object si trovano già ora in abbondanza, SLOOP propone invece materiali “specifici” per l’e-learning, in accordo con gli standard del settore, come i metadati IEEE-LOM e SCORM, tutte caratteristiche attualmente reperibili praticamente solo in prodotti commerciali.
Anch’io ho apportato un piccolo contributo, dal momento che ho avuto il piacere di tenere un corso sugli standard e su SCORM in particolare allo staff italiano di SLOOP, tra dicembre e gennaio scorsi, proprio all’ITSOS “Curie”

Buon proseguimento! 🙂

5 Responses to “Il progetto Sloop”


  1. 1 Pierfranco Ravotto Apr 13th, 2006 at 9:39

    Ciao Antonio
    navigando in rete trovo questo tuo favorevole commento al nostro progetto. Grazie.
    Ne approfitto per comunicare che in giugno/luglio organizzeremo un corso in rete di circa tre settimane dedicato proprio alla produzione di LO in standard SCORM – IEEE-LOM da inserire nel freeLOms che stiamo producendo nel progetto. FreeLOms? Un altro complicato acronimo 🙂 free Learning Object management system!
    Chi è interessato a frequentare il corso può scrivere a me oppure a progettieuropei@tes.mi.it (ulteriori notizie a breve su http://sloop.tes.mi.it/sloop).

    Ancora grazie, Antonio, per il tuo corso che ci ha permesso di iniziare.

    Pierfranco

  2. 2 Gina Mag 21st, 2007 at 10:00

    Ciao Antonio, ti segnalo il blog che sto organizzando e il convegno su “Comunanze” che si terrà presto ad Ascoli centrato sull’open source, io porrò in particolare l’accento sulla filosofia open in learning.
    http://comuscientifica.splinder.com
    http://wiki.bzaar.net/Comunanze.net/

    Gina Vitali

  3. 3 Gianni Marconato Mag 21st, 2007 at 16:58

    Vedo solo ora, via RSS, questo tuo post e repliche collegate. Conosci bene la mia idiosincrasia per i LO. Come combini il modello didattico e la pratica correlata con le forme “aperte” di apprendimento? A me sembrano inconciliabili. Legittimi entrambi, ma inconciliabili (secondo me)

  4. 4 antonio.fini Mag 21st, 2007 at 20:36

    Gianni, il fatto è che ho, in generale, una visione multiprospettica un po’ su tutto… e non me la sento di scartare niente, neanche i LO!!! 🙂
    So bene, e anche gli amici di Sloop ne sono ben consapevoli, che il modello dei LO ha dei grossi limiti: io li ho studiati abbastanza bene e ….credo di sapere cosa dico 🙂
    Tuttavia, Sloop ha introdotto una non trascurabile novità, ovvero l’apertura! Non è cosa da poco: un tentativo di conciliare un mondo che appare implicitamente “chiuso” (basta pensare all’idea stessa del “package”) con una visione “open”: i materiali prodotti da Sloop e condivisi da chi opera nell’ambiente FreeLOMs sono totalmente liberi e riutilizzabilil.
    Certo, è passato più di un anno da questo post e i miei dubbi di allora sono sempre più ….certezze.
    Ad esempio, oggi parlavo con un professore universitario (di quelli …2.0!!) che mi ha detto, testualmente: “quest’anno ho detto ai miei studenti: nessun libro di testo, il libro…è Internet!”
    Esagerava un po’, naturalmente, però ….

  5. 5 Gianni Marconato Mag 24th, 2007 at 7:41

    Libri di testo …..esagerava ….. NO, non esagerava. Intendiamoci, anche il libro di testo (come i LO) va bene purchè l’intero ambiente di apprendimento non si limiti a quello. Internet come repository di contenuti va certamente meglio del libro. Lì almeno puoi trovare le famose “prospettive multiple” di Jonassen & Co. Sta, poi, al bravo insegnante condire il tutto con la sua sapienza e tecnica didattica.
    Hai visto il post di Agati sui libri di testo e la sua conclusione che questi sono fatti per gli insegnanti pavidi?

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