I controlli del fisco

Oggi sono proprio in vena di lamentazioni…

Il fatto è che anche quest’anno si è consumato il rito della “richiesta di documentazione” da parte dell’Agenzia dell’Entrate. In pratica, al sottoscritto, purtroppo regolare pagatore di tasse sia come lavoratore dipendente che come professionista (non avendo in alcun caso a che fare con privati, anzi lavorando spesso con istituzioni pubbliche, come è noto, non si sgarra), quasi ogni anno arriva una simpatica lettera della suddetta Agenzia nella quale si invita, entro 30 giorni, a presentare tutta la documentazione (certificazioni di ritenute, spese mediche, assicurazioni ecc. ecc.) relativa ad una dichiarazione di qualche anno prima (in questo caso del 2004, redditi 2003).

Il malcapitato (io) cosa deve fare? Semplice, telefonare al commercialista, farsi preparare tutte le fotocopie, andarle a ritirare, portarle all’ufficio.

Tutto qui? E di che ti lamenti?

Eh, il problema è, come è accaduto questa volta, che può capitare che qualche ricevuta manchi, non si trovi subito, sia fuori posto… E allora? E allora di nuovo dal commercialista, di nuovo all’ufficio e finalmente la sospirata ricevuta dove si attesta che il contribuente “ha consegnato” quanto richiesto.

Risultato? Una colossale perdita di tempo (e soldi, pochi ma ..soldi) per me, il mio commercialista e, ovviamente, anche per l’ufficio che, spero, troverà che la documentazione è in ordine e tutto finirà lì.

Mi domando quindi: non sarebbe più produttivo per lo Stato provare, tentare, ipotizzare la ricerca di qualche evasore piuttosto che andare a caccia di qualche piccola irregolarità formale da parte di qualcuno che, tutto sommato, ..ha già ampiamente pagato?

Ammettiamo anche che trovino una ricevuta scritta storta e magari mi rifilino una bella multa, avranno davvero adempiuto alla mission (come si usa dire ora) del loro ufficio?

Oppure è tutto studiato e la direttiva è “bastonare quelli che sono già nella nassa” e lasciar perdere gli altri pescioni, liberi di nuotare nel… sommerso?

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