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	<title>Commenti a: CCK08 - Week 2 - Schools and rizhomes</title>
	<link>http://www.fininformatica.it/wp/cck08-week-2-schools-and-rizhomes/</link>
	<description>Periodically re-invent yourself!!</description>
	<pubDate>Thu, 09 Sep 2010 03:49:35 +0000</pubDate>
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		<title>di Marialetizia Mangiavini</title>
		<link>http://www.fininformatica.it/wp/cck08-week-2-schools-and-rizhomes/#comment-51621</link>
		<pubDate>Mon, 22 Sep 2008 14:15:29 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.fininformatica.it/wp/cck08-week-2-schools-and-rizhomes/#comment-51621</guid>
					<description>Mi scuso per il commento in italiano, ma ho grossi problemi di tempo...le mie scarse abilità  in inglese avrebbero richiesto un dispendio molto maggiore.Metterò il commento anche nella comunità italiana...
Concordo con molte delle cose che dici ,  e questo filone, tra i molti del corso , è forse quello che mi interessa maggiormente.
Gli  esperti occorrono.Altrimenti come si accresce la conoscenza? 
Siamo tutti esperti  di qualcosa. Ma dobbiamo essere anche individuati come tali. In rete la validazione delle fonti è fatto piuttosto delicato. . 
Dato che il telling stories è un metodo che mi piace molto, racconto anche io una piccola storia.
Ho conosciuto  Antonio Fini a Didamatica, un paio d’anni fa. Dopo la mia relazione mi ha cercato per farmi i complimenti per il lavoro. Mesi dopo, cercando in rete qualche cosa riguardo ad un modulo di Moodle, trovo il mio nome associato ad un blog, Anto’s stuff, in cui recensiva Didamatica e diceva che ero tra i pochi ad usare il modulo Workshop  (per il peer assessment) di Moodle.Curiosa, vado al suo blog. E trovo una quantità di review interessanti di strumenti, ambienti, riflessioni  sulle tecnologie. Vedo le sue credenziali, metto alla prova queste review..insomma, lo valido. Inserisco il suo blog nel blogroll, in seguito in google reader.. nel mio network . perché? Perché l’ho validato come esperto, perché opera già una selezione dei tanti strumenti presenti in rete… Come ho fatto? A voi le riflessioni...
No more school, no more books?  No , grazie.http://whereoldmeetsnow.edublogs.org/2008/09/15/no-more-school-no-more-books-no-more-verifiable-knowledges-dirty-looks/ Non tutto il vecchio va buttato…
Da qualche parte le basi andranno insegnate… E poi, pensiamoci.. Da dove deriva l’autorevolezza di autori (filosofi, letterati, scienziati) che si studiano a scuola in una dimensione molto storicista come quella italiana? Da un connettivismo ante litteram, anche se molto più ridotto quanto a numeri e “globalizzazione” e supportato dalla sola tecnologia della scrittura… . Chi ha deciso, per esempio, che Petrarca era il modello perfetto per la poesia italiana?  Non un solo individuo, ma un  ampio dibattito tra gli intellettuali dell’epoca, che ha costruito conoscenza… E forse mostrare questa societas letteraria in azione è più utile che saper la data di nascita del Bembo…
Cambiare la scuola? Questo si, e tanto. Non più scuola dei contenuti, ma attraverso i contenuti, e per le competenze (termine molto di moda ma assai poco praticato, se non ai livelli più bassi..)Credo che nessuna teoria dell’apprendimento possa essere l’unica; ognuna ha vantaggi e svantaggi. Meglio usarne diverse, laddove siano efficaci. Meglio attivare gli studenti. Considerare la classe come network, per un apprendimento tra pari ,usando anche le tecnologie come ambiente di interazione. E laddove fossero realmente esperti, che insegnino loro al docente, in uno scambio proficuo non solo per risultati, ma per motivazione (anche qui avrei esempi…)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi scuso per il commento in italiano, ma ho grossi problemi di tempo&#8230;le mie scarse abilità  in inglese avrebbero richiesto un dispendio molto maggiore.Metterò il commento anche nella comunità italiana&#8230;<br />
Concordo con molte delle cose che dici ,  e questo filone, tra i molti del corso , è forse quello che mi interessa maggiormente.<br />
Gli  esperti occorrono.Altrimenti come si accresce la conoscenza?<br />
Siamo tutti esperti  di qualcosa. Ma dobbiamo essere anche individuati come tali. In rete la validazione delle fonti è fatto piuttosto delicato. .<br />
Dato che il telling stories è un metodo che mi piace molto, racconto anche io una piccola storia.<br />
Ho conosciuto  Antonio Fini a Didamatica, un paio d’anni fa. Dopo la mia relazione mi ha cercato per farmi i complimenti per il lavoro. Mesi dopo, cercando in rete qualche cosa riguardo ad un modulo di Moodle, trovo il mio nome associato ad un blog, Anto’s stuff, in cui recensiva Didamatica e diceva che ero tra i pochi ad usare il modulo Workshop  (per il peer assessment) di Moodle.Curiosa, vado al suo blog. E trovo una quantità di review interessanti di strumenti, ambienti, riflessioni  sulle tecnologie. Vedo le sue credenziali, metto alla prova queste review..insomma, lo valido. Inserisco il suo blog nel blogroll, in seguito in google reader.. nel mio network . perché? Perché l’ho validato come esperto, perché opera già una selezione dei tanti strumenti presenti in rete… Come ho fatto? A voi le riflessioni&#8230;<br />
No more school, no more books?  No , grazie.http://whereoldmeetsnow.edublogs.org/2008/09/15/no-more-school-no-more-books-no-more-verifiable-knowledges-dirty-looks/ Non tutto il vecchio va buttato…<br />
Da qualche parte le basi andranno insegnate… E poi, pensiamoci.. Da dove deriva l’autorevolezza di autori (filosofi, letterati, scienziati) che si studiano a scuola in una dimensione molto storicista come quella italiana? Da un connettivismo ante litteram, anche se molto più ridotto quanto a numeri e “globalizzazione” e supportato dalla sola tecnologia della scrittura… . Chi ha deciso, per esempio, che Petrarca era il modello perfetto per la poesia italiana?  Non un solo individuo, ma un  ampio dibattito tra gli intellettuali dell’epoca, che ha costruito conoscenza… E forse mostrare questa societas letteraria in azione è più utile che saper la data di nascita del Bembo…<br />
Cambiare la scuola? Questo si, e tanto. Non più scuola dei contenuti, ma attraverso i contenuti, e per le competenze (termine molto di moda ma assai poco praticato, se non ai livelli più bassi..)Credo che nessuna teoria dell’apprendimento possa essere l’unica; ognuna ha vantaggi e svantaggi. Meglio usarne diverse, laddove siano efficaci. Meglio attivare gli studenti. Considerare la classe come network, per un apprendimento tra pari ,usando anche le tecnologie come ambiente di interazione. E laddove fossero realmente esperti, che insegnino loro al docente, in uno scambio proficuo non solo per risultati, ma per motivazione (anche qui avrei esempi…)
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