Leggo un’intervista a Paola Mastrocola su I docenti scapigliati e non posso fare a meno di notare alcune contraddizioni all’interno di un ragionamento che, non lo nego, a prima vista può anche avere un certo appeal.
La soluzione proposta da Paola (non ci conosciamo, so anche che lei è “all’antica”
, ma siamo tra colleghi.. mi permetto di chiamarla per nome
) sembrerebbe sensata, secondo il buon vecchio senso comune popolare.
Dice Paola: serve una seria scuola dell’obbligo (“fatta come si deve”) alla fine della quale ognuno si prende le proprie responsabilità e in tutta libertà sceglie se continuare a studiare, ma duramente, “come si faceva una volta”, ovvero sgobbando sui libri, niente discorsi strani, no tecnologie, nessun “problem solving” e altre modernità, giù di brutto con latino, greco, letteratura e poco altro, che non serve…). Se questa prospettiva non piace, come alternativa, il giovane (per meglio dire l’adolescente, immagino che questa scuolona dell’obbligo durerà fino a massimo ai 16 anni, suppongo..) avrà libertà di smettere di frequentare la scuola e andare magari a …“intagliare il legno”!
Mi chiedo come si possa non vedere in questa impostazione francamente naif un ritorno al modello scolastico presente in Italia prima dell’istituzione della Scuola Media Unica (primi anni ‘60), quando vigeva la differenziazione tra “avviamento professionale” (“ho fatto l’avviamento”, puoi ancora sentir dire da qualche anziano..) e scuola media per la preparazione ai licei.
Non solo, mi sembra di ravvisare chiaramente la riproposizione della “classica” separazione netta tra professioni intellettuali e lavori manuali. In pratica, un ritorno al medioevo.
Sinceramente, io proporrei al contrario di inserire laboratori di attività manuali in tutti i licei! Ma è un’altra storia…
Mastrocola inserisce nel suo discorso anche un altro stereotipo (veramente lei lo chiama “pensiero divergente”, però certo, lei ha un PhD.. quindi… ooops.. ma anch’io ce l’ho! Ho appena ricevuto la pergamena! Ohibò, come è stato possibile, pensare che il Tasso non lo conosco mica tanto bene … Mah, ci sarà stato qualche errore
) ovvero le “inclinazioni”.
“Siamo naturalmente inclinati per qualcosa”, sostiene Paola.
Caspita, che scoperta scientifica! E da cosa deriverebbero queste “inclinazioni”? E come fare per esplicitarle? Forse l’astrologia potrebbe aiutare ("i nati nel segno del Toro sono particolarmente adatti a svolgere determinate professioni, quali per esempio: designer, insegnante, cuoco, artista, visagista e attore”, citazione autentica, cercatela sul web, se vi interessa..) o chissà, forse la genetica potrebbe fornire la risposta (un bel test del DNA alla fine della scuola dell’obbligo potrebbe far emergere il fabbro che c’è in ognuno di noi, e farci risparmiare qualche annetto di noiose lezioni di letteratura!
)
Ma si rende conto Mastrocola, che questa apparente “libertà” si tramuterebbe istantaneamente in una separazione in “caste scolastiche” (peraltro già parzialmente esistenti) che toglierebbero definitivamente alla scuola quella seppur tenue ma pure ancora presente funzione di ascensore sociale che ne costituisce una (se non la maggiore) ragion d’essere?
Quanti ragazzi sarebbero in grado a quattordici (ma anche a sedici) anni di decidere “liberamente” se continuare studiare o mettersi a intagliare il legno?
E quanti “figli di…” senza tanta voglia di studiare pensa, la professoressa, che scoprirebbero “liberamente” di “essere inclinati” come piastrellisti?
Si dirà: ma insomma bisogna pure che qualcuno lo faccia l’intagliatore, il fabbro o il piastrellista!!! Ebbene sì, qualcuno lo farà, ma NON PUO’ e NON DEVE deciderlo a quattordici anni!!!
Inoltre, dove sta scritto che chi fa lavori manuali non deve avere un’istruzione superiore? Forse perché “non gli serve”? Ed ecco qui l’altro paradosso del discorso della Mastrocola! Lei stessa afferma che non è possibile valutare a priori l’utilità dello studio umanistico (e cita il padre ragioniere ma appassionato della Divina Commedia). Benissimo, peccato però che lei proprio non voglia tra i piedi il futuro intagliatore!
Certo, è più che comprensibile che la professoressa ambisca ad insegnare soltanto a ragazzi interessati e studiosi. Bella forza! Lo so bene anch’io, per averlo sperimentato diverse volte, che interagire con uno studente “bravo” è una soddisfazione professionale impagabile. Ma non sarà il caso di riflettere sul fatto che, probabilmente, quegli studenti così bravi potrebbero forse fare a meno dell’insegnante?
E che al contrario sono proprio tutti gli altri, i potenziali “intagliatori”, che hanno invece bisogno di essere seguiti e non abbandonati all’apparente “libertà di non studiare”?
Le contraddizioni non finiscono qui: ad esempio Paola non spiega come dovrebbe funzionare questa scuola dell’obbligo "fatta bene”. Perché, quella attuale, è “fatta male”? Se questa di oggi è piena di ragazzi svogliati che “non studiano”, come potrà quella da lei ipotizzata dare questa “solida preparazione di base”?
So che non mi legge, tuttavia nella remota ipotesi, le consiglio vivamente di procurarsi un libriccino introvabile, se non forse attraverso qualche biblioteca universitaria: Nostalgia del Maestro Artigiano di Antonio Santoni Rugiu.
Magari scoprirà che la nostra cultura si è formata non solo grazie al Tasso (a lei tanto caro..) ma anche per l’opera di tanti…Maestri intagliatori!