Mondo digitale



Un pomeriggio con il Kindle

  Ce l’ho dalle 13 di oggi e ancora ci sto giocando (salvo una mezzoretta per un rapido pranzo :-)).

Intanto devo dire che, prima ancora dell’oggetto in sé, sono colpito dalll’organizzazione di Amazon. Ad esempio, informazioni precise e puntuali sui tempi di consegna. So bene che il Kindle 3 è andato a ruba, eppure avevano previsto le consegne a partire dal 27 agosto e così è stato: il mio è partito proprio il 27 dagli USA e oggi è già qui con me :-). Complimenti!

In poche parole: mi piace, e molto!

imageCerto, non ho termini di paragone con altri reader, però il Kindle mi sembra perfetto. E’ vero, ce l’ho da poche ore, ma credo che il primo impatto sia importante!

L’interfaccia utente è intuitiva, ho "capito" tutto senza leggere minimamente il manuale (chissà, poi lo sfoglierò magari per trovare qualche funzione ..segreta..), la leggibilità ottima anche se il formato (6") è decisamente da "tascabile". I file in formato PDF sono particolarmente penalizzati dalle dimensioni ridotte dello schermo, se possibile conviene convertirli. Per tutte queste operazioncine mi sono rapidamente installato sul PC Calibre, un ottimo SW Open Source per la gestione della biblioteca digitale. E’ una specie di iTunes con il quale si gestisce anche il Kindle, collegato via USB. Ottimo ad esempio per modificare i metadati dei PDF (Titolo, Autore), convertire e inviare i file al lettore (avevo anche diversi file in formato epub, felicemente convertiti anche loro!).

Ho già provato ad acquistare dallo Store direttamente dal Kindle (ovviamente ho scaricato un paio di titoli ..free ;-)) e le diverse opzioni per l’invio di file personali. Basta una email con allegato il file ed esso arriva automaticamente sul Kindle dopo pochi minuti, anche convertito, se necessario… Il servizio è gratuito se si usa la wireless, altrimenti c’è un piccolo addebito.

Discretamente usabile anche la tastierina QWERTY, considerando le "ditone" in dotazione all’utente :-), è facile inserire annotazioni e commenti. Fantastico il dizionario incorporato, selezionando una parola viene fuori automaticamente la voce dell’Oxford Dictionary, veramente comodo per noi non-inglesi.

Io ho scelto la versione "solo WiFi". Mi dicono che sono stato un po’ ..tirchio, che era meglio quello completo con la connessione 3G. Vedremo in seguito se questa limitazione sarà importante; per ora con la wireless di casa si va alla grande…

Il mio obiettivo era di acquistare un reader di qualità a basso costo. Credo di esserci riuscito: il "conto" finale, incluso il caricabatteria e una bellissima custiodia in pelle nera, è stato di $224 (tasse e diritti doganali inclusi). Non male…

E ora, leggiamo!!!

Open Education: un’occasione di lavoro

La Open Education non è solo uno slogan per eccentrici, ottimisti visionari, ma può essere anche un’occasione di lavoro.

Esiste infatti un ente pubblico che offre una posizione per OPEN EDUCATION PROJECT MANAGER ed è disposto a pagare ben $60.000 annui per assicurarsi qualcuno in grado di fornire

active leadership and expertise in managing open education projects

Tranquilli, il prezioso denaro pubblico italico non è coinvolto in questo folle progetto: lo sconsiderato ente non si trova dalle nostre parti, ma sulle rive dell’Oceano Pacifico, è il Washington State Board for Community & Technical Colleges.

Naturalmente per ottenere questo posto non si svolgerà alcun concorso, concetto peraltro praticamente sconosciuto da quelle parti. Basterà inviare una domandina, anche via email o via fax (niente "raccomandata"!! :-)).

E non serviranno neanche chilometrici elenchi di titoli di studio. Si accontentano di

A combination of education and experience equivalent to a bachelor’s degree

(notare la formulazione: non "laurea in…" ma "combinazione di istruzione ed esperienza equivalente a …").

Certo, ci anche sono molti altri requisiti. Si dovrà dimostrare, tra l’altro, di possedere un

A background in managing online community mechanisms, such as wikis, blogs, social networking applications, discussion lists

Chi fosse interessato, legga per bene l’intera documentazione e non dimentichi di allegare alla domanda

Links to your online activities (e.g., projects, blogs, wikis, videos, slideshare, twitter, etc.)

Ma che lo dico a fare, è una normale prassi anche qui da noi, no?

Ah.. no?

OpenDNS e filtro dei contenuti con FamilyShield

OpenDNS è un servizio DNS "alternativo", rispetto al normale DNS offerto da tutti i provider.

In pratica, per utilizzare OpenDNS è necessario modificare le impostazioni DNS sul proprio computer o sul router, inserendo gli indirizzi IP dei server OpenDNS. I vantaggi? Sostanzialmente, maggiore velocità e sicurezza.

Io lo uso da qualche tempo, con soddisfazione (nel senso che non ho avuto mai problemi :-)).

Chi ha bambini e ragazzi adolescenti in casa è però inevitabilmente alle prese con il problema della sicurezza e dei "contenuti non adatti".

Certo, finché i bambini sono piccoli si naviga insieme, si parla, si educano, si consigliano. Tuttavia, prima o poi tutto questo non sarà più sufficiente: è poco ragionevole pensare che si possa sempre "co-navigare" con un adolescente..

Ci troveremo quindi di fronte alla necessità di installare un sistema di filtraggio dei contenuti. Su ilFiltro.it si trova una ricca documentazione su questo argomento che, naturalmente, riguarda anche le istituzioni scolastiche le quali avrebbero il dovere di intervenire in questo senso, dal momento che, in pratica, è alquanto difficile garantire sempre e comunque un controllo puntuale sui singoli computer collegati in rete.

image Ora, OpenDNS offre un servizio di filtraggio dei contenuti, chiamato FamilyShield che ha interessanti funzionalità, come la possibilità di essere attivato direttamente su un router. Considerando che anche in ambiente domestico sono ormai diffusissimi i router wireless che consentono l’accesso a Internet per tutta la famiglia, è un’opzione davvero utile e più sicura rispetto alla soluzione relativa al singolo PC (il ragazzino smanettone che sa come si cambia un’impostazione DNS non è difficile da trovare ;-)) dal momento che la configurazione del router è solitamente protetta da password.

FamilyShield non richiede alcuna installazione di software, essendo basato esclusivamente sulle impostazioni DNS. Registrandosi sul sito, si ottiene la versione Basic del filtro, che consente alcune personalizzazioni, come la selezione di numerose categorie di contenuti da filtrare o meno (inclusi i social network…). E’ gestita l’assegnazione di indirizzi dinamici, come accade normalmente per le reti domestiche.

Costo: la versione Basic, ottima per le famiglie, è gratuita!! Esistono però altre versioni, a pagamento, ad esempio per le scuole, a prezzi interessanti.

2010 Odissea nell’e-book

E’ il tema dell’anno, non c’è dubbio.

Ne parlano tutti, anche il mio preside all’ultimo collegio dei docenti ci ha ricordato che questa di maggio dovrebbe essere stata l’ultima adozione di libri di testo cartacei..

Anche se già nei primi anni 2000, con l’avvento dei primi palmari, c’era stato un iniziale picco di interesse. Ricordo di aver letto (si fa per dire..) il Cantico di Natale di Dickens in versione originale su un vecchio Palm  πŸ™‚

Ora però si fa sul serio.

Nei giorni scorsi ho acquistato ben quattro e-book.

Il primo è un libro auto-prodotto e pubblicato su Lulu.com, scaricabile in formato PDF, senza alcuna protezione.

Il secondo è un saggio, pubblicato da un’editore "tradizionale" ma disponibile anche in digitale, in formato epub, con forte protezione (impossibile stampare, copiare, ogni capitolo marcato con "copia concessa in licenza a…"). Per leggerlo ho installato Mobipocket Reader.

Il terzo è un altro saggio, pubblicato da un editore che vuole invece caratterizzarsi proprio sull’editoria elettronica, in formato PDF, con un livello intermedio di protezione (impossibile copiare ma si può stampare).

Infine, il quarto l’ho acquistato da Amazon e lo leggo via Kindle for PC, un software che consente di emulare un Kindle. Il formato è ovviamente quello proprietario del Kindle (.azw).

Insomma, un bel panorama delle possibilità oggi disponibili, anche in termini di modalità di scrittura/edizione/pubblicazione/gestione dei diritti.

image Però, quattro libri, TRE formati diversi (PDF, epub, kindle), TRE software diversi per la lettura, anche se nel frattempo ho scaricato anche Adobe Digital Editions che mi "copre" PDF ed epub e scoperto che Mobipocket può leggere anche i PDF!

La lettura stessa è decisamente poco agevole, sul PC, inutile fingere…

Certo, NON possiedo un ebook reader, come del resto la stragrande maggioranza della popolazione… Ma temo che anche se lo avessi, forse ci sarebbe lo stesso più di un problemino di compatibilità

Comunque, in sintesi: un delirio! Tutto ancora decisamente TROPPO complicato.

Per passare davvero alla diffusione di massa degli e-book credo siano indispensabili alcune condizioni che ancora non vedo così prossime:

  1. semplificazione dei formati;
  2. disponibilità di reader realmente efficaci per la lettura;
  3. abbassamento del costi dei suddetti reader, almeno sotto i 100 euro.

In queste condizioni, prevedere che nel maggio 2011, praticamente domani.. πŸ™‚

il collegio dei docenti adotta esclusivamente libri utilizzabili nelle versioni on line scaricabili da internet o mista (art. 15 L 133/2008)

mi sembra assolutamente velleitario.

Privacy: dagli al Facebook cattivo!

Mi stupisco dello stupore!

Dunque, c’è un giovanotto che si ritrova sull’hard disk i dati di mezzo miliardo di persone, ai quali offre un simpatico servizio con il quale ognuno può ritrovare i vecchi compagni dell’asilo, mostrare al mondo le proprie foto da piccolo, giocare a alla vecchia fattoria, chattare, organizzare gruppi "collaborativi" per qualsiasi cosa, più molto altro, il tutto gratis!

Ebbene, quale stupore nell’apprendere che il suddetto giovanotto, pur già multi-milionario, voglia ulteriormente far fruttare questo capitale che, spontaneamente e gratuitamente(!), ogni utente di Facebook ha contribuito a costruire!

Riprovazione mondiale verso il ragazzaccio che osa dire che la privacy è un concetto obsoleto: ma se in FB la maggioranza delle persone fa a gara a "mostrarsi" in tutti i modi possibili!

Sinceramente: se voglio davvero difendere la mia privacy, semplicemente, NON uso Facebook, né nessun altro sistema online.

E’ chiaro a tutti che appena si carica una foto o qualsiasi altro artefatto sul web, indipendentemente dalle clausole di privacy, questo è immediatamente sottratto al controllo di chi l’ha inserito?

Sì, d’accordo, ma Facebook "cede" i nostri dati ad altre aziende! E’ gravissimo!

Sicuri?

Deve essere a causa di Facebook, ad esempio, che ricevo quotidianamente almeno una telefonata di qualcuno che vuole vendermi qualcosa (o anche "regalare", la settimana scorsa ad esempio volevano omaggiarmi di un filtro per l’acqua potabile!), nonostante il mio numero non sia più presente da anni in alcun elenco telefonico!

E certamente è stato Zuckerberg in persona a propagare il mio indirizzo di casa a innumerevoli venditori di vino, olio, surgelati e servizi di ogni genere che mi inviano patinatissime proposte commerciali.

Scrive Ryan Singel su Wired:

In Facebook’s view, everything (save perhaps your e-mail address) should be public

Ma siamo sicuri che questo non sia proprio il punto di vista della stragrande maggioranza degli utenti di FB? Il vero scopo non è proprio rendere la propria esistenza il più possibile "pubblica"?

Sinceramente, non capisco questa improvvisa ondata di "consapevolezza" rispetto ad un problema che comunque esiste non certo soltanto da quando FB ha modificato le impostazioni di privacy!

Il problema vero secondo me è che noi conferiamo volontariamente e gratuitamente tutte queste informazioni ad un privato, per il quale esse costituiscono un capitale vero e proprio.

Siamo merce. Le nostre identità in rete sono quotate in borsa.

E infatti, nello stesso articolo, c’è un altro passaggio:

But that doesn’t mean the company has earned the right to own and define our identities.

It’s time for the best of the tech community to find a way to let people control what and how they’d like to share. Facebook’s basic functions can be turned into protocols, and a whole set of interoperating software and services can flourish

Questo mi sembra davvero un punto importante: si è spesso paragonato Facebook ad una "piazza". Bene, ricordiamoci sempre che è una piazza privata, ci passeggiamo gratis ma c’è comunque un padrone (e un qualche prezzo, occulto, da pagare..)!

Sarebbe ora che provassimo a crearne una pubblica!

Dialettica in rete

Ho letto in giro un post che non mi è piaciuto.

Ho proposto, anche polemicamente, una discussione critica sui contenuti di questo post.

La proposta è stata dapprima accolta con favore.

La discussione è diventata però sempre più polemica e ruvida, anche a causa mia.

Infine, gli interlocutori hanno deciso di trasformarla in un attacco personale, contro di me, ovviamente.

Nessun problema, può capitare. Forse me la sono anche cercata :-).

Però, tra i commenti dei miei interlocutori ho trovato questa affermazione:

Antonio, se sei contro XY (continuo a non capirne il motivo) sei contro la vita e contro le migliori intenzioni dell’uomo.
Questo dovresti capire.

(XY sono le idee, le opinioni, la corrente di pensiero dell’interlocutore, che a me, semplicemente, non piacciono)

Vedo due alternative possibili:

  1. il mio interlocutore ha scherzato, mi ha preso in giro. 
    In questo caso c’è l’altissima probabilità che io abbia fatto la figura del cretino, in tutta la discussione, avendo preso sul serio quello che invece serio non era.
  2. il mio interlocutore NON ha scherzato.
    Sinceramente non ho un commento per questa alternativa…

Continuo a coltivare la speranza che sia vera l’alternativa numero 1.

La competenza digitale nella scuola

E’ appena uscito il volume  La competenza digitale nella scuola – Modelli e strumenti per valutarla e svilupparla nel quale, con Antonio Calvani e Maria Ranieri, facciamo il punto sul tema della imagecompetenza digitale, tuttora grande "sconosciuta" nell’ambito scolastico italiano nonostante sia da anni inclusa tra le otto competenze chiave per il lifelong learning riconosciute a livello europeo e internazionale.

E’ anche un’occasione per riflettere ancora una volta (e pare che l’argomento sia sempre attuale…) sull’impiego delle tecnologie nella scuola. Dopo decenni di esperienze del loro uso, infatti, si intravedono oggi più criticità che successi, mentre rimane assolutamente vaga la consapevolezza di cosa si intenda per competenza digitale, come si possa valutarla e diffonderla nelle scuole.

Tra coloro che la identificano con la padronanza di tecniche che si ritengono acquisite dai giovani in modo del tutto naturale (in quanto «nativi digitali») per i quali si pensa che non siano necessari particolari interventi educativi, e altri, che invece guardano ai modelli certificativi stile ECDL, la proposta avanzata nel libro (che fa seguito al lavoro realizzato nell’ambito del progetto Digital Competence Assessment), è quella di un modello di competenza digitale fondato su basi educative, con una forte rilevanza attribuita alle dimensioni critica, cognitiva ed etica.

La competenza digitale viene quindi riportata ad un quadro complesso di competenze articolate che comprendono non solo il possesso di abilità procedurali, ma anche componenti più elevate, come la capacità di analizzare e valutare dati, rappresentare e risolvere problemi, esplorare contesti tecnologici sconosciuti, stabilire sinergie collaborative.

Nel primo capitolo Maria Ranieri fornisce un quadro generale della ricerca sulla nozione di competenza digitale nel contesto internazionale.

Nel secondo capitolo Antonio Calvani presenta il modello teorico di competenza digitale utilizzato nel libro.

Il terzo capitolo, che ho curato personalmente, riguarda in modo specifico uno degli strumenti di valutazione inclusi nella proposta, quello più rivolto verso la modalità quantitativa, ovvero i questionari online Instant DCA, i quali sono stati utilizzati nei mesi scorsi per una sperimentazione a livello nazionale che ha coinvolto più di mille alunni delle classi seconde superiori. I risultati di questa applicazione sono presentati in modo esteso nel capitolo.

Infine, nel quarto capitolo, Maria Ranieri presenta, alla luce di una riflessione più ampia sul concetto di valutazione, i criteri che ci hanno guidati alla scelta degli strumenti qualitativi derivati dal modello (le cosiddette prove situate).

Estremismi

image Evidentemente, il mix tecnologie-scuola non si presta a riflessioni equilibrate, ma solo a ondate alternate di bulimia e anoressia, di ottimismo acritico e di contrasto feroce.

In questo infinito giro di montagne russe pare che siamo ora al momento della discesa a precipizio: si dice che i nostri amici americani abbiano infatti "improvvisamente" scoperto (ma lo sapevano già!!!) che, ebbene sì, con un netbook e una bella connessione wireless ci si può facilmente distrarre, durante le lezioni! Altro che prendere appunti!

Invece, prima, tutti stavano attentissimi e seguivano diligentemente l’interessantissima lezione dell’esimio professore… Nessuno mai si distraeva scarabocchiando su un foglio oppure guardando fuori dalla finestra, leggendo il giornale di nascosto o lanciando occhiate alla vicina di banco..  Ehh..bei tempi, senza computer, Internet e telefonini a disturbare il regolare corso degli studi! πŸ™‚

E allora, bruciare i computer con l’acidocontrollare  e/o proibire tutto mi sembrano davvero ottime soluzioni, che gioveranno sicuramente al miglioramento della didattica in tutti i livelli scolastici e risolveranno i problemi di apprendimento degli studenti, i quali otterrano finalmente (anzi, nuovamente..) quegli ottimi risultati che tutti auspichiamo.

Ovviamente, tra un acido e un cartello di divieto, è del tutto inutile chiedersi come mai gli studenti ritengano così poco rilevante la lezione e vi si trovino così poco coinvolti da preferire una partita al PC o navigare sul Web! E conviene anche non pensare che magari  la gestione di una classe "tecnologica" è ben diversa da una tradizionale, per cui, forse, la sempiterna lezione frontale risulta meno adeguata…

Molto meglio dare la colpa alla tecnologia brutta e cattiva, tornare alla rassicurante carta e penna e far finta di non vedere tutte quelle facce, finalmente …attente.

Se volete andare a lavorare per Google

Nel segno della continuità: anche nel 2010 Gianni continua ad essere una delle mie primarie fonti di ispirazione!

E meno male, altrimenti questo povero blog languirebbe più del normale (anche perché ormai il dottorato è terminato, la tesi è consegnata, e … non ci sono più scuse :-)).

Il suo racconto  – posso chiamarlo "Natale (tecnologico) in casa Marconato"? – è davvero suggestivo. Chi ha in casa figli adolescenti e simili riconoscerà facilmente situazioni familiari…

Naturalmente, è anche l’ennesima occasione per riflettere sulla scuola e sui suoi eterni problemi. Sarà perché il 7 rientrerò nei ranghi, ma questa volta il buon Gianni mi ha trasmesso un po’ più di angoscia.

Ma andiamo avanti! In realtà il passo che più mi ha colpito è il seguente:

Diventa urgente domandarsi anche: cosa serve che i giovani sappiano per vivere il mondo di domani

Ebbene, nelle ricerche per la mia tesi di dottorato mi ero imbattuto in questo post dal blog ufficiale di Google, nel quale sono evidenziate le qualità, le competenze, le abilità che Google cerca quando seleziona il personale da assumere.

Mi sembra possa essere un buon punto di riferimento: certo non tutti andranno a lavorare per Google :-)ma, insomma, probabilmente sono requisiti validi per molte società e organizzazioni della …società della conoscenza.

Jonathan Rosenberg, uno dei VicePresidenti di Google, semplicemente ci spiega che loro cercano sostanzialmente persone in possesso di

non-routine problem-solving skills

E aggiunge che questi "risolutori di problemi nuovi, non di routine" dovrebbero essere dotati di:

  • capacità di ragionamento analitico.

When an issue arises or a decision needs to be made, we start with data. That means we can talk about what we know, instead of what we think we know.

  • Competenze comunicative.

… understanding the available evidence isn’t useful unless you can effectively communicate your conclusions.

  • Disposizione a sperimentare.

… you need a willingness to accept the evidence even if you don’t like it.

  • Attitudine a lavorare in gruppo.

…People need to work well together and perform up to the team’s expectations.

  • Passione e leadership.

…the main thing is to be motivated by a sense of importance about what you do.

La conclusione di Jonathan ci porta al problema evidenziato da Gianni. Prima di tutto:

These characteristics are not just important in our business, but in every business, as well as in government, philanthropy, and academia. The challenge for the up-and-coming generation is how to acquire them. It’s easy to educate for the routine, and hard to educate for the novel.

Sì, ma come si fa a "educare all’originalità"? Jonathan suggerisce che:

The need for reasoning, though, remains constant, so we believe in taking the most challenging courses in core disciplines: math, sciences, humanities.

E, infine, l’abilità più importante di tutte, la capacità di imparare:

… learning doesn’t end with graduation. In fact, in the real world, while the answers to the odd-numbered problems are not in the back of the textbook, the tests are all open book, and your success is inexorably determined by the lessons you glean from the free market. Learning, it turns out, is a lifelong major.

Imparare ad imparare, dunque, sembra essere l’elemento più importante!

Si può notare come questa checklist di Google sia molto simile alle Competenze Chiave per l’apprendimento permanente raccomandate dalla UE ormai da anni e, mi sembra, tuttora lasciate nel dimenticatoio (comunque, mai citate, mi pare..) dalle varie riforme scolastiche…

Ma la scuola, oggi, contribuisce alla fomazione di queste competenze?

Si "impara ad imparare", a scuola? Ci si allena a risolvere "problemi non-di-routine"? Si acquisisce l’attitudine a sperimentare?  Si impara a lavorare in gruppo e a comunicare efficacemente? Si è portati a sviluppare passione e leadership? E il ragionamento analitico, è così diffusamente praticato?

Purtroppo, l’angoscia non mi è diminuita…

Generazione Facebook su Current TV

La serie Geek Files di Current TV (canale 130 di Sky) è ripresa il 19 novembre, con Generazione Facebook, una trasmissione sul tema dei nativi digitali.

La sorpresa è che ….ci sono anch’io in edizione abbronzato-post-ferie-estive πŸ™‚ !!

Non certo perché compaio io πŸ™‚ (anche perché il giudizio vale per l’intera serie Geek Files) ma secondo me è un programma realizzato veramente molto bene, corretto, documentato ed equilibrato sia nei contenuti che nel linguaggio e nei toni.

Current TV in generale è un esempio di Informazione con la I maiuscola!




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