Mondo digitale

Estremismi

image Evidentemente, il mix tecnologie-scuola non si presta a riflessioni equilibrate, ma solo a ondate alternate di bulimia e anoressia, di ottimismo acritico e di contrasto feroce.

In questo infinito giro di montagne russe pare che siamo ora al momento della discesa a precipizio: si dice che i nostri amici americani abbiano infatti "improvvisamente" scoperto (ma lo sapevano già!!!) che, ebbene sì, con un netbook e una bella connessione wireless ci si può facilmente distrarre, durante le lezioni! Altro che prendere appunti!

Invece, prima, tutti stavano attentissimi e seguivano diligentemente l’interessantissima lezione dell’esimio professore… Nessuno mai si distraeva scarabocchiando su un foglio oppure guardando fuori dalla finestra, leggendo il giornale di nascosto o lanciando occhiate alla vicina di banco..  Ehh..bei tempi, senza computer, Internet e telefonini a disturbare il regolare corso degli studi! :-)

E allora, bruciare i computer con l’acidocontrollare  e/o proibire tutto mi sembrano davvero ottime soluzioni, che gioveranno sicuramente al miglioramento della didattica in tutti i livelli scolastici e risolveranno i problemi di apprendimento degli studenti, i quali otterrano finalmente (anzi, nuovamente..) quegli ottimi risultati che tutti auspichiamo.

Ovviamente, tra un acido e un cartello di divieto, è del tutto inutile chiedersi come mai gli studenti ritengano così poco rilevante la lezione e vi si trovino così poco coinvolti da preferire una partita al PC o navigare sul Web! E conviene anche non pensare che magari  la gestione di una classe "tecnologica" è ben diversa da una tradizionale, per cui, forse, la sempiterna lezione frontale risulta meno adeguata…

Molto meglio dare la colpa alla tecnologia brutta e cattiva, tornare alla rassicurante carta e penna e far finta di non vedere tutte quelle facce, finalmente …attente.

Se volete andare a lavorare per Google

Nel segno della continuità: anche nel 2010 Gianni continua ad essere una delle mie primarie fonti di ispirazione!

E meno male, altrimenti questo povero blog languirebbe più del normale (anche perché ormai il dottorato è terminato, la tesi è consegnata, e … non ci sono più scuse :-) ).

Il suo racconto  - posso chiamarlo "Natale (tecnologico) in casa Marconato"? - è davvero suggestivo. Chi ha in casa figli adolescenti e simili riconoscerà facilmente situazioni familiari…

Naturalmente, è anche l’ennesima occasione per riflettere sulla scuola e sui suoi eterni problemi. Sarà perché il 7 rientrerò nei ranghi, ma questa volta il buon Gianni mi ha trasmesso un po’ più di angoscia.

Ma andiamo avanti! In realtà il passo che più mi ha colpito è il seguente:

Diventa urgente domandarsi anche: cosa serve che i giovani sappiano per vivere il mondo di domani

Ebbene, nelle ricerche per la mia tesi di dottorato mi ero imbattuto in questo post dal blog ufficiale di Google, nel quale sono evidenziate le qualità, le competenze, le abilità che Google cerca quando seleziona il personale da assumere.

Mi sembra possa essere un buon punto di riferimento: certo non tutti andranno a lavorare per Google :-) ma, insomma, probabilmente sono requisiti validi per molte società e organizzazioni della …società della conoscenza.

Jonathan Rosenberg, uno dei VicePresidenti di Google, semplicemente ci spiega che loro cercano sostanzialmente persone in possesso di

non-routine problem-solving skills

E aggiunge che questi "risolutori di problemi nuovi, non di routine" dovrebbero essere dotati di:

  • capacità di ragionamento analitico.

When an issue arises or a decision needs to be made, we start with data. That means we can talk about what we know, instead of what we think we know.

  • Competenze comunicative.

… understanding the available evidence isn’t useful unless you can effectively communicate your conclusions.

  • Disposizione a sperimentare.

… you need a willingness to accept the evidence even if you don’t like it.

  • Attitudine a lavorare in gruppo.

…People need to work well together and perform up to the team’s expectations.

  • Passione e leadership.

…the main thing is to be motivated by a sense of importance about what you do.

La conclusione di Jonathan ci porta al problema evidenziato da Gianni. Prima di tutto:

These characteristics are not just important in our business, but in every business, as well as in government, philanthropy, and academia. The challenge for the up-and-coming generation is how to acquire them. It’s easy to educate for the routine, and hard to educate for the novel.

Sì, ma come si fa a "educare all’originalità"? Jonathan suggerisce che:

The need for reasoning, though, remains constant, so we believe in taking the most challenging courses in core disciplines: math, sciences, humanities.

E, infine, l’abilità più importante di tutte, la capacità di imparare:

… learning doesn’t end with graduation. In fact, in the real world, while the answers to the odd-numbered problems are not in the back of the textbook, the tests are all open book, and your success is inexorably determined by the lessons you glean from the free market. Learning, it turns out, is a lifelong major.

Imparare ad imparare, dunque, sembra essere l’elemento più importante!

Si può notare come questa checklist di Google sia molto simile alle Competenze Chiave per l’apprendimento permanente raccomandate dalla UE ormai da anni e, mi sembra, tuttora lasciate nel dimenticatoio (comunque, mai citate, mi pare..) dalle varie riforme scolastiche…

Ma la scuola, oggi, contribuisce alla fomazione di queste competenze?

Si "impara ad imparare", a scuola? Ci si allena a risolvere "problemi non-di-routine"? Si acquisisce l’attitudine a sperimentare?  Si impara a lavorare in gruppo e a comunicare efficacemente? Si è portati a sviluppare passione e leadership? E il ragionamento analitico, è così diffusamente praticato?

Purtroppo, l’angoscia non mi è diminuita…

Generazione Facebook su Current TV

La serie Geek Files di Current TV (canale 130 di Sky) è ripresa il 19 novembre, con Generazione Facebook, una trasmissione sul tema dei nativi digitali.

La sorpresa è che ….ci sono anch’io in edizione abbronzato-post-ferie-estive :-) !!

Non certo perché compaio io :-) (anche perché il giudizio vale per l’intera serie Geek Files) ma secondo me è un programma realizzato veramente molto bene, corretto, documentato ed equilibrato sia nei contenuti che nel linguaggio e nei toni.

Current TV in generale è un esempio di Informazione con la I maiuscola!

Acquari analogici e oceani digitali

L’amico Agati torna sulla questione del mito dei nativi digitali con uno dei suoi consueti post arguti e stimolanti.

La sintesi di Mario sembra essere: mito sì, in teoria; mito no, in pratica. I ragazzi, a parole sembrano inetti, davanti allo schermo sono dei draghi!

Verso la conclusione del post, dice Agati:

…e dire che loro non sono digitalmente performanti solo perché molti (moltissimi!) hanno la consapevolezza critica di un criceto è come dire che la nostra generazione non è gutemberghiana solo perché la maggioranza degli adulti non sa decodificare decentemente un quotidiano (e nemmeno le panzane delle tivu berlusconiane).

Parto da questo punto, perché mi pare evidente come l‘ignoranza mediale della nostra generazione abbia contribuito non poco alle fortune di certi tele-politici. E già sarebbe una buona ragione per non proseguire su questa strada: che l’ignoranza dei padri non prosegua nei figli :-) !!!

Per quanto riguarda la storia della generazione digitale, rimanderei un attimo il discorso alla questione delle otto Competenze Chiave delle quali si discute da anni in ambito europeo, ove si declinano sul lato dell’apprendimento permanente e io invece definirei "necessarie per vivere decentemente in questa società".

Ebbene, tra queste figura la competenza digitale.
Cosa vogliamo sostenere? Che i nostri teenager già la possiedono, nativamente? Che sono "nati imparati", almeno su questo ambito?
Che la scuola, su questo, deve tacere, dato che già sanno e sanno fare tutto?

Secondo me è vero il contrario! E il "nuovo punto di vista" auspicato in conclusione da Agati dovrebbe essere proprio la consapevolezza che per la scuola e per gli insegnanti (in generale, con le dovute, solite e solide eccezioni!) il mondo digitale è oggi sostanzialmente estraneo e questo non va bene, va cambiato!!
Leggiamoci le competenze chiave: ci troveremo gran parte delle literacy abitualmente praticate a scuola (Comunicazione nella madrelingua; Comunicazione nelle lingue straniere; Competenza matematica e competenze di base in scienza e tecnologia; Imparare ad imparare; Competenze sociali e civiche, ecc.), ovvero ambiti che sono storicamente propri del sistema scolastico. C’è pero anche qualche novità come la competenza digitale, della quale il sistema educativo DEVE in ogni caso farsi carico, possibilmente senza (unica tra le altre) darla per acquisita geneticamente…

Certo, Mario, abbandoniamo i nostri rassicuranti acquari analogici e nuotiamo con i pesciolini più piccoli nell’oceano digitale, consapevoli però che il mare è di tutti e che abbiamo qualcosa di significativo da dire. Senza snobismo, ma anche senza soggezione.

E’ una sfida (un’altra!?!) per la scuola e per gli insegnanti. La contrapposizione generazionale e il senso di inferiorità implicito nella definizione di "immigrati" (austeri o meno.. :-) ), non aiutano.

E po, immigrare digitalmente, per fortuna, non è così difficile…Una volta dentro, nessuno chiede permessi di soggiorno!

Bisogna volerlo, però…

Google Translator Toolkit

image

Lo so che siamo ben lontani da una effettiva ed efficace traduzione automatica, però questo nuovo servizio di Google è interessante e ben fatto.

L’interfaccia di Google Translator Toolkit è simile a GoogleDocs: si ha il classico l’elenco dei documenti caricati (si può fare upload da documenti .doc, .odt, .html, .txt oppure catturare una pagina web o, novità, una voce di Wikipedia o di Knol). Una volta aperto il documento, ci si trova davanti una finestra con due riquadri: a sinistra il testo originale, a destra la traduzione già effettuata automaticamente dal volenteroso robot di Google.. :-) . Il quale sa già che l’autore vorrà intervenire manualmente e si dà da fare per aiutarlo in questo compito: evidenzia ogni paragrafo consentendo la modifica in un apposito riquadro! Lo scroll tra i due riquadri è sincronizzato. I documenti in traduzione possono essere condivisi come in Docs, per tradurre collaborativamente.

Molto comodo e ben realizzato.

In definitiva si può tentare un approccio del tipo: caro Google, intanto traduci tu ..brutalmente il mio testo, poi intervengo io per raffinare il lavoro!

La traduzione è per ora soltanto dall’inglese verso molte lingue, Italiano incluso, ma non viceversa.

C’è anche il classico filmatino introduttivo:

Opera Unite

image La novità del giorno è Opera Unite!

Con Unite il browser si trasforma in un web server per condividere direttamente dal proprio PC file, foto, musica, video, chattare senza ricorrere a servizi web.

Oppure, anche solo per attaccare un post-it al frigorifero! (Attenzione: questo link funziona solo se avete installato Opera Unite e… se il mio PC è acceso :-) )

Google Squared

Una nuova proposta di GoogleLabs fornisce finalmente un esempio di applicazione del web semantico, facile, comprensibile, alla portata di tutti.

Meglio premettere che Google Squared è ancora incompleto, poco affidabile e sicuramente con mille altri difetti.

Secondo me però riesce a rappresentare bene uno degli elementi critici del "conflitto" tra il  Web attuale e il futuro web semantico, ovvero il passaggio tra informazione non strutturata (le normali pagine web) e strutturata (tabelle, database ecc.).

Credo sia inutile dilungarsi ora sulle funzionalità di Squared.  Propongo invece un esempio per mettere a fuoco questo aspetto fondamentale.

Se provate a cercare con GoogleSquared "Roman emperors" otterrete una tabella (stile foglio elettronico) comprendente alcune colonne preimpostate tra le quali "Date of birth", "Succeeded By", "Dynasty".

image

Se invece chiedete "European rivers" otterrete una tabella diversa con le colonne "Basin countries", "Mouth", "Origin".

image

Decisamente notevole!! Squared tenta di estrapolare il significato dai dati non strutturati presenti in rete, riorganizzandoli in forma tabellare in modo automatico, selezionando le colonne (ovvero gli attributi delle informazioni) a seconda del tipo di informazione da rappresentare!

Certo, il sistema non è perfetto (come potrebbe?) ma già emergono idee per applicazioni educative.

Disintermediamo la scuola?

Attendevo l’immancabile ottima sintesi di Gianni per un breve commento sullo SchoolBookCamp di Fosdinovo.

Purtroppo sono stato presente solo il venerdì pomeriggio e quindi ho solo una visione parziale dell’evento, e mi sono anche perso il "buffet di campagna" :-(

La discussione non è stata facile, tra molti personalismi e divagazioni (forse inevitabili nella forma-barcamp).

Ho visto grandi editori "attendisti", quasi gattopardeschi nella loro convinzione che alla fine, comunque non cambierà nulla, e altri meno grandi, convinti invece delle "meravigliose sorti e progressive" del libro digitale. Grandi e piccoli, tuttavia, uniti da una certa paura di scomparire, esorcizzata da scaramantici scongiuri e da un atteggiamento tutto sommato conservatore rispetto al loro ruolo ("saremo più utili di prima..", "svolgiamo una funzione indispensabile..").

Tuttavia, ho sentito genitore e anche qualche insegnante dire che il libro di testo, in fondo, non è così indispensabile e che le informazioni, a ben pensarci, sono già disponibili in rete ("non compro libri da… anni").

Allora, attenzione! Se dalla liturgia scolastica si sottrae il libro di testo tradizionale, e se poi qualcuno davvero si accorge che, digitale per digitale, magari ci sono altre risorse utilizzabili, anche gratuite.. e aperte (e qualcosa già si muove in questo senso, a parte il movimento OER, proprio sul fronte dei libri di testo..), se anche la scuola imbocca la strada della disintermediazione (grazie a Giorgio Jannis che, unico, ha accennato a questo tema e pronunciato questa parola…) che è caratteristica della rete e che ha già "colpito" ben altri settori (sul tema consiglio questo bel post di Sergio Maistrello, tra i commenti ci sono anche riflessioni sul ruolo della scuola), beh allora, cari editori grandi e piccoli, la vedo dura. Temo che un PDF, un paio di link e qualche contenuto multimediale non basteranno…

Se sarà dura per gli editori, per noi insegnanti sarà forse peggio, se non impareremo presto, molto presto, a modificare il nostro ruolo.

L’e-book potrà innescare questo effetto-valanga? E potrà servire agli insegnanti per riflettere e sviluppare la consapevolezza della necesssità di un forte cambiamento?

O sarà l’ennesima occasione mancata?

Wolfram Alpha

Stavo tenendo d’occhio da qualche mese le vicende di questo nuovo… marchingegno web, seguendo più che altro i post di Titti.

Cos’è Wolfram Alpa? Non credo si possa chiamarlo "motore di ricerca" perché le ricerche, se ho capito bene, non sono effettuate sul web ma provengono da alcuni database interni ad Alpha e da altre fonti esterne, sempre comunque esplicitate e verificabili (molto interessante..).

Ora Alpha è operativo. Ho provato giusto un attimo e ho inserito il termine di ricerca "Italia" (non so, si vede che mi sentivo patriottico..).

Il risultato sono stati tanti bei dati geografici e statistici sul nostro Paese, con tanto di posizionamento internazionale (23° per popolazione, 200° per crescita della popolazione, 19° per aspettativa di vita, ecc. ecc.).

Molto sintetico, semplice, completo.

Affidabile? Mah, qualche dubbio mi viene guardando la tabellina delle "Cultural properties". Da dove abbiano preso questa ripartizione delle "lingue" parlate nello stivale, non sono riuscito proprio a capirlo!!

image

La lingua "Lombard" al 10%? Non sarà per caso un po’ leghista questo Wolfram? :-)

Atto di forza per gli e-book?

clipped from gov.ca.gov

Governor Arnold Schwarzenegger today launched an initiative to make California the first state in the nation to offer schools free, open-source digital textbooks for high school students.

  blog it

A parte che mi fa ancora una certa impressione leggere "il Governatore Schwarzenegger" :-) , pare che anche in California siano alle prese con il problema dei libri di testo e/o e-book scolastici.

Il progetto è semplice: vogliamo ridurre i costi per i libri di testo? Bene, li rendiamo digitali, gratuiti e open-source!

In linea di principio sembra un’idea ottima, che non esiterei a condividere.

Ma chi li produrrà? E chi validerà i contenuti?

Ecco l’idea del mega-Governatore:

clipped from gov.ca.gov

Secretary Thomas will work with State Superintendent of Public Instruction Jack O’Connell and State Board of Education President Ted Mitchell to develop a state approved list of standards-aligned, open-source digital textbooks for high school math and science. This list will be compiled after content developers across the country are asked to and have submitted digital material for review

  blog it

Le masse "producono" e qualcuno al centro controlla e certifica? Può funzionare? Tutto risolto in poche battute?

Non sembra proprio: il dibattito è già aperto e gli scetticismi (questo articolo contiene anche altri spunti molto interessanti sulla situazione "libri di testo" in California…) non mancano.

(via Stephen)




in English

Google
 
Web questo sito

RSS feed generale
Feed for English posts

Powered by FeedBurner


View anto's profile on slideshare


DCA

Anto's shared items in Google Reader


follow antonf at http://twitter.com


Visualizza la mia pagina su Codice Internet


Poesia automatica


by Voodoobytes
postini sufficienti
circondano
tortore civette

Categorie

Flickr

RSS
Marciapiede con foglieMirrors

Libri su aNobii


My StumbleUpon Page