Mondo digitale

RAI Scuola: una nuova risorsa per il mondo dell’educazione

Per rivitalizzare un po’ il blog, che langue da  troppo tempo, propongo una sintesi dell’articolo che ho  appena scritto per Bricks, dedicato alle novità di RAI Scuola.

RAI Scuola si rinnova con un progetto che ambisce ad unire la tradizionale programmazione televisiva con il web e i social  network. Da fine marzo scorso, Rai Scuola offre una variegata e rinnovata gamma di contenuti, su diversi media:

  • Il canale televisivo RAI Scuola, visibile gratuitamente sia sul digitale terrestre (canale 146) sia su digitale satellitare (ad esempio nel bouquet Sky al canale 806, su TivùSat al canale 33), con una programmazione quotidiana  di 4 ore, ripetuta durante la giornata.
  • Il sito web www.raiscuola.rai.it, dal quale si accede ai siti tematici (Letteratura, Arte, Filosofia, Storia, Economia), dai quali è possibile vedere i programmi, ma anche accedere alla enorme banca dati di video educativi, i quali a loro volta possono essere riutilizzati e inclusi in altre pagine web, secondo la ormai consolidata tecnica dell’embedding

    Il sito offre inoltre una interessante funzionalità per gli insegnanti: la possibilità di registrarsi e di organizzare i contenuti  per creare percorsi personalizzati, i lesson plan, legati ad argomenti  e a punti specifici del curricolo scolastico. 
      

  • La disponibilità di specifiche app,  per garantire l’accesso in mobilità attraverso smartphone e tablet. Molti contenuti saranno resi progressivamente disponibili anche attraverso magazine tematici specifici per tablet (inizialmente per iPad, entro l’estate anche per Android): già disponibili quelli di RAI Arte e RAI Letteratura.

  • La presenza nei principali social network. La pagina Facebook RAI Scuola è il principale “luogo virtuale” di aggregazione, ma sono attivi anche account Twitter dedicati ai canali tematici, oltre ad alcuni hashtag associati ai principali programmi.

Per concludere, una nota su due trasmissioni completamente nuove: Nautilus e Zettel.

Nautilus, ideato da Gino Roncaglia, propone un itinerario culturale quotidiano tematico, con l’obiettivo di presentare personaggi e argomenti che possano costituire punti di riferimento culturali significativi.

Il programma va in onda dal lunedì al venerdì, articolandosi su cinque macro aree culturali: il lunedì la Letteratura, il martedì la Filosofia, il mercoledì l’Arte, il giovedì l’Economia e il venerdì il Teatro. Ogni puntata propone contenuti specifici relativi al tema del giorno, oltre a contributi di alta qualità, firmati da grandi nomi della cultura. Ogni settimana la trasmissione propone un filo conduttore rappresentato dalla presenza di un ospite, un personaggio noto che, intervistato dai due giovani conduttori che si alternano nel programma, commenta i contenuti proposti, racconta le proprie esperienze e propone le proprie opinioni relative all’area tematica del giorno. Il programma è visibile sul canale RAI Scuola e sul sito web. I contributi sui social network sono identificati dall’hashtag “#rainautilus”.

Zettel (con l’eloquente sottotitolo “Filosofia in movimento”) è un programma innovativo, che ambisce a “portare la filosofia in televisione”. Abbandonando lo stile documentaristico, il programma propone temi sempre molto vicini alla realtà quotidiana, con l’obiettivo di fare riflettere e di esercitare la nostra capacità più preziosa: la capacità di pensare. Nelle 20 puntate del programma uno dei maggiori filosofi italiani, Maurizio Ferraris, propone una visione della filosofia diversa da quella convenzionale, mostrandoci come l’attività del filosofo sia in realtà molto vicina ad ognuno di noi. Anche le puntate di Zettel  sono disponibili sul web, dal portale di Rai Scuola, dal quale sarà possibile anche approfondire i contenuti, arricchiti e disponibili anche in forma di magazine multimediale per Tablet. “#raizettel” è l’hashtag dedicato al programma. Inoltre,  sulla pagina Facebook Rai Filosofia, in contemporanea alla messa in onda del programma, è possibile partecipare a discussioni relative ai temi trattati dalla trasmissione.

 

PISA 2009 e competenze digitali

A fine giugno l’OECD ha pubblicato un volume basato sui test PISA del 2009, dedicato alle competenze digitali e in particolare al Digital Reading, definita come:

PISA defines reading literacy as understanding, using, reflecting on and engaging with written texts, in order to achieve one’s goals, develop one’s knowledge and potential, and participate in society.

con la seguente particolarità:

Digital texts are conceived of as a subset of written texts. For the purposes of PISA 2009, digital text is synonymous with hypertext

In sostanza: la capacità di muoversi correttamente in un ambiente ipertestuale e di interpretarlo in modo efficace.

Il titolo del volume è infatti Students On Line: Digital Technologies and Performance. Si tratta di un volumone di 395 pagine che contiene, come usuale nelle pubblicazioni OECD, un’infinità di tabelle e grafici che richiederebbero uno studio approfondito.

Per fortuna, l’Executive Summary ci viene in aiuto! Sorriso

Dal sommario emergono interessantissime evidenze (pag. 20), tra le quali vorrei segnalarne un paio:

  • un macigno sull’ormai logoro dibattito sui nativi digitali:

powerful evidence that today’s 15-year-olds, the “digital natives”, do not automatically know how to operate effectively in the digital environment, as has sometimes been claimed

e se qualcuno avesse ancora qualche dubbio:

Access to ICT has grown significantly in recent years and, as a result, fewer than 1% of students across OECD countries reported that they had never used a computer; but a digital divide in the use of ICT is still evident between and within countries

In sintesi, è vero che tutti i quindicenni usano i computer, ma possiedono reali competenze digitali molto diversificate, spiegate soprattutto dalla loro condizione socio-economica. Altro che generazione digitale!

  • una seria critica all’uso delle ICT a scuola:

Using a computer at home is related to digital reading performance in all 17 participating countries and economies, but that is not always true for computer use at school

Sì, avete capito bene!

the relationship between students’ computer use at school and performance in digital reading tends to be negative with a slight curve, which means that more intensive use is associated with lower scores

Insomma, l’uso intensivo dei computer a scuola sarebbe addirittura correlato negativamente con le capacità di digital reading!

C’è veramente di che riflettere… (e qualcuno sta già cominciando a farlo).
AGGIORNAMENTO 8/8/2011: un ottimo approfondimento di Marco Campione.

E se non fosse un social network per giovani?

Facebook ha molti difetti, lo sappiamo: le limitazioni, la  noiosa  uniformità grafica, le infine implicazioni per la privacy, la pubblicità a volte invadente, mettiamoci pure la malcelata antipatia verso il suo ideatore Sorriso, l’egemonia che sta assumendo sulla  rete, fagocitando tutto e indebolendo altre forme di espressione come  i blog.

Ha  secondo me però un grande pregio: è inter-generazionale. Ben pochi adulti usano Messenger, non si trova nessun adolescente in LinkedIn, Twitter è ancora tutto sommato elitario, ma in Facebook si può trovare sia la nonna che il nipote, reciprocamente “amici” che si taggano l’un l’altro su foto e filmati.

Genitori e figli, insegnanti e studenti sono spesso amici su FB (e magari invece non lo sono così tanto, nella realtà..): c’è chi dice che sia un bene e chi sostiene che non si dovrebbe (ma va sempre considerato il contesto). Rimane il fatto che Facebook è uno spazio condiviso, un’area d’incontro, reale o quantomeno possibile tra diverse generazioni. E non mi pare poco.

Ora è arrivato Google+, e in molti ne dicono già un gran bene. Sono stato invitato e sto curiosando da un paio di giorni.

Non ho voglia di recensire questa e quella funzione. Sennò dovrei dire che mi piace la facilità d’uso, la barra di Google in alto che ormai ti avvolge a 360° (anche un po’ inquietante, però..). Oppure che le scelte linguistiche dei traduttori italiani sono pessime (lo so che “cerchia di amici” è un’espressione comune, ma vorrei sapere in quanti, prima d’ora, avevano usato il plurale “cerchie”: orribile!).

I circles (scusate l’inglese, non riesco a dire “cerchie”!), con la possibilità di selezionare “a chi mostrare  cosa”,  sono un po’ la “trovata geniale” di Google+, l’espediente che dovrebbe risolvere tutti i problemi di privacy. Per la cronaca, è interessante vedere come Elgg, un mio ..vecchio amore, avesse già incorporato un sistema praticamente identico per la gestione della privacy dei contenuti, anche più avanzato di questo: ogni singolo pezzo di informazione (ad esempio un campo del profilo, come il telefono) può essere reso disponibile a tutti oppure a gruppi selezionati (il buon vecchio LTEver era avanti, insomma! Occhiolino).

Mi chiedo però se questo sistema, peraltro eccellente, troverà consensi in quella fascia di utenti che paradossalmente ne avrebbe più bisogno, ovvero i giovani e gli adolescenti, i quali come ben sappiamo a volte non brillano per consapevolezza rispetto alle problematiche della privacy (ma nemmeno molti adulti, a onor del vero!).

Davvero i ragazzi avranno voglia di impostare diligentemente le loro cerchie (vabbè, l’ho detto!)? Ho molti dubbi su questo, oltre al fatto che rimettersi nuovamente a catalogare i propri contatti non è un’operazione piacevole, il pensiero mi rende stanco ancor prima di iniziare!

Fare oggi previsioni su Google+ è un’operazione da veggenti da quattro soldi ed espone a rischi clamorosi di smentita, però una la faccio ugualmente: per come si presenta finora, mi sembra che Google+ sia destinato più che altro ad un pubblico adulto.

E’ un peccato, perché una forte migrazione di adulti, a discapito di FB, avrebbe come conseguenza il venir meno di quello spazio virtuale comune che è una risorsa positiva, in un epoca nella quale siamo tutti sempre più alone together (grazie Sherry).

BookRepublic ti ama

imageOrmai siamo talmente abituati a ricevere un cattivo servizio da chiunque che quando, al contrario, qualcuno ci tratta bene, fa notizia.

Però il servizio clienti di BookRepublic (una libreria online specializzata in ebook) è un caso davvero speciale che merita un post.

Ecco i fatti: questa sera leggo in Facebook che è appena uscito il nuovo libro di Dario Tonani, Chatarra (non conoscete Tonani? Male! Però potete rimediare facilmente  Sorriso).image

Con la voracità tipica del lettore compulsivo clicco freneticamente sul link presente sulla pagina del libro che rimanda a BookRepublic e, senza accorgermi che in realtà sono finito sulla pagina di Robredo (il libro precedente che ovviamente ho già), concludo l’acquisto e… mi ritrovo quindi con DUE Robredo Triste. Nota importante: questi strampalati avvenimenti accadono alle ore 21.55.

A parte la delusione di non poter iniziare subito a leggere il nuovo episodio della saga.. decido di scrivere subito al servizio clienti di BookRepublic (ore 22.01). Non tanto per la spesa (€2,99..) ma più che altro per il senso di inutilità di avere un doppione!

Con grande meraviglia già alle 22.18 ricevo la risposta di Matteo di BookRepublic che mi assicura che ha richiesto lo storno e alle 22.30 la conferma con tanto di specifica dello storno stesso! Meno di mezz’ora (alle dieci di sera!) e tutto è stato risolto.

Beh, prima di tutto: grazie!

Mi sento davvero obbligato a dare pubblicità a quanto avvenuto, sia per la grande correttezza commerciale dimostrata dai ragazzi di BookRepublic (tra l’altro io non avevo neanche chiesto lo storno ma semplicemente un buono per successivi acquisti, visto che ordino frequentemente ebook e poi, aspetto Chatarra Sorriso) e, naturalmente, anche e per l’incredibile rapidità nella risposta e nella soluzione del problema.

Continuate così, ragazzi! C’è bisogno più che mai di persone serie e capaci, in questo Paese!!

BookRepublic rulez!

Neonati digitali

imageStando al titolo del post (80% of Children Under Age 5 Use the Internet) e alla divertente foto proposta da Mashable, sembrerebbe proprio che i nostri bambini comincino già dalla culla ad usare i media digitali!

Tuttavia, il post commenta in realtà uno dei migliori report sulle abitudini e i comportamenti relativi all’uso dei media che io abbia visto negli ultimi tempi.

Il rapporto di ricerca proposto dalle organizzazioni Joan Ganz Cooney Center e Sesame Workshop presenta un quadro molto equilibrato e neutrale sulla condizione immersiva dei bambini e dei ragazzi nelle tecnologie.

Evitando di emettere giudizi e di tentare generalizzazioni (ho controllato, il famigerato termine “nativo” è totalmente assente Occhiolino), la ricerca evidenzia i seguenti elementi chiave, da considerare comunque sempre rispetto al contesto socio-culturale della ricerca, limitata agli Stati Uniti:

  • I bambini hanno accesso oggi ad ogni tipo di media digitale e trascorrono il loro tempo utilizzando questi media in misura molto superiore rispetto al passato;
  • children’s exposure to and consumption of different types of digital media are growing rapidly

  • La televisione continua ad essere molto vista, soprattutto dai bambini più piccoli;
  • television remains a major influence

  • Non tutti bambini hanno accesso alle tecnologie digitali, né tutti utilizzano i media allo stesso modo. La condizione socio-economica delle famiglie continua ad essere  una barriera per l’accesso;
  • digital divides still exist, in both access to and usage of media

  • Il “salto” dall’uso intensivo della televisione agli altri media digitali avviene intorno agli otto anni.
  • media habits change around age 8

  • Le tecnologie mobili (dai videogame ai lettori musicali ai cellulari) sembrano essere molto gradite anche ai più piccoli.
  • mobile device use is on the rise

La ricerca contiene anche una parte propositiva (recommendations) la quale, con molto buon senso, si rivolge soprattutto ai genitori, perché si occupino attivamente della dieta mediale dei figli e facciano in modo che essa sia bilanciata, equilibrata, con attenzione sia alla quantità che alla qualità e perché non perdano l’occasione di restare accanto ai propri bambini durante l’utilizzo dei media, in quella che nel documento viene chiamata joint media engagement, recuperando una proposta del LIFE Center.

Qualche raccomandazione è rivolta anche ai produttori di contenuti, affinché progettino materiali che possano facilitare un approccio inter-generazionale.

We recommend that media producers consider designing content that actively involves parents and children

Un breve accenno al ruolo della scuola ci riporta all’esigenza che l’ambiente scolastico possa mediare tra l’innegabile ambiente esterno media-based ormai tipico della nostra società e le caratteristiche del sistema di istruzione formale.

They are exposed to various types of media in an increasingly technology-reliant society and
are becoming adept at navigating informal learning environments.
What role can technology play in bridging what children are doing at home and the structured learning environment of school?

Certo, questo è anche uno dei punti chiave proposti dal “movimento dei nativi digitali” (spero mi sia consentita questa banalizzazione Sorriso) e viene fatto proprio anche da questo rapporto, nel quale però la questione è posta in termini decisamente più problematici:

But more research is needed into how new technologies can be  integrated into education. We need to understand how regular use of technology affects children’s cognitive and physical development.

Sull’uso delle tecnologie a scuola, ahimé, abbiamo davanti ancora molte domande e poche risposte certe!

Ahiahiahi signor Watson, mi è caduto su Toronto!

Per noi bambini degli anni ‘60 e ‘70 il Rischiatutto era una trasmissione mitica.

Mike Bongiorno e le sue famose gaffe (che a volte noi non capivamo, ma gli adulti si divertivano tanto…), i concorrenti dalla memoria prodigiosa, già divi (uno di essi, Massimo Inardi, lo ricordo ancora!) ma con il viso e il fisico anonimo del nostro vicino di casa, la “valletta” vestitissima, l’implacabile signor NO, la sigla realizzata con la bella grafica “povera” che caratterizzava quell’epoca. Che nostalgia…

Ricordo benissimo anche il gioco da tavolo, con il tabellone, il cicalino e ..gli occhiali di Mike!!

In anni successivi ricordo anche di avere vagamente saputo che fosse la versione italiana di un telequiz americano.

Non sapevo però che l’originale americano, Jeopardy, andasse in onda ancora oggi!!

Tutto questo è divenuto di attualità dopo che, la scorsa settimana, Jeopardy ha avuto per la prima volta un concorrente non umano. Watson, un sistema di intelligenza artificiale prodotto da IBM ha infatti partecipato a due puntate speciali della trasmissione, scontrandosi con i due super-campioni americani e …vincendo!

La partecipazione di Watson è stata del tutto identica agli altri: le domande sono poste in linguaggio naturale ed è stato necessario dotare l’AI anche di un dispositivo robotico per consentirgli di …premere il pulsante Sorriso.

La IBM non è nuova a certi exploit, tutti ricordiamo Deep Blue, il primo supercomputer in grado di battere un campione del mondo di scacchi.

E Watson è probabilmente un notevole passo avanti della ricerca sull’intelligenza artificiale in uno dei settori più difficili come il riconoscimento del linguaggio naturale e, ovviamente, IBM intravede ovviamente già applicazioni commerciali anche se non rinuncia ad una certa enfasi retorica: il motto è infatti “Humans win”, a sottolineare come questa sia da un lato un risultato dell’ingegno umano e contemporaneamente una promessa per un ulteriore livello nell’uso dei computer in aiuto all’umanità.

L’approccio tuttavia sembra ancora quello della “forza bruta”: pare che  Watson giri su un mega-super-cluster di 90 server, con complessivi 32Terabyte di RAM (sì, tutta RAM, l’hard disk avrebbe avuto tempi di accesso troppo lenti, a Jeopardy-Rischiatutto bisogna anche essere veloci a premere il pulsante, do you remember?).

E’ però davvero curiosa la storia di una delle pochissime risposte sbagliate date da Watson in trasmissione. Nella categoria “città degli USA”, è stato chiesto “Qual è la città il cui aeroporto principale è intitolato ad un eroe della 2^ Guerra Mondiale e il secondo più grande ad una battaglia sempre della 2^ Guerra Mondiale?”

Il povero Watson ha risposto “Toronto”! E subito gli scienziati IBM si sono affannati a spiegare il motivo di questo grossolano errore che rende evidente come il muscolosissimo supercomputer, nonostante i suoi TB di memoria e il suo velocissimo pulsante elettronico conservi ancora sostanzialmente una candida e tenera incapacità cognitiva.

Infatti è probabile che anche un bambino delle elementari negli Stati Uniti sappia che Toronto è in Canada!

E-book per un figlio

Ho letto il bel libro di Mauro Sandrini Elogio degli e-book. Mi aspettavo l’ennesimo saggio su cosa è, cosa non è, cosa forse sarà il libro del presente e del futuro. Certo, questi temi sono anche presenti. Quello che però mi ha gradevolmente colpito è lo stile narrativo del libro, quasi un viaggio autobiografico dell’autore nel mondo dei libri, arricchito da incontri con una galleria di personaggi a vario titolo interessati alla tematica.

Mi sono riconosciuto nella figura dell’annusatore di libri nelle case degli amici, ma anche nell’annusato quando qualcuno viene a curiosare nella mia libreria.

Sono anche un un fresco, entusiasta, possessore di Kindle ma leggendo Sandrini e guardando le pareti di casa mia foderate di libri mi si è stretto il cuore.

Sì, perché non ci avevo pensato!

Non avevo riflettuto sul fatto che il libro cartaceo è un oggetto pubblico e aperto laddove il libro elettronico è invece privato, chiuso. Che ne sapete, cari amici, di quali libri ho sul mio Kindle? Per non parlare dei grotteschi sistemi di DRM che ancora ci perseguitano!

Con una certa angoscia mi chiedo dunque come faranno i nostri figli a farsi prestare quel libro che noi abbiamo potuto vedere casualmente ad una cena dai vicini, o a scoprire nuovi libri, addirittura a sapere che un libro esiste, se non avranno la possibilità di curiosare nelle librerie dei loro amici o di passeggiare tra gli scaffali di qualche libreria ben fornita.

Certo, i DRM prima o poi spariranno o  diventeranno qualcosa di ragionevole. Ci sono già social network (ad es. Anobii, Goodreads) e probabilmente nuovi ne nasceranno, magari più efficaci e specializzati, forse anche per salvare gli ebook dall’attuale innaturale segregazione.

Sarà sufficiente? Questo presente/futuro di alone together (rubo lo straordinario titolo del nuovo libro di Sherry Turkle che …è già sul mio Kindle… naturalmente Sorriso) sarà (è) altrettanto efficace?

E bravo Mauro, che pensa alla romantica figura della librante, rigorosamente donna, dolce e competente vestale della conoscenza, abile consigliera del futuro aspirante lettore! Ma ..sarà sufficiente? Sarà sostenibile? Esisterà veramente?

Se distolgo lo sguardo dallo schermo del PC, qui in casa, vedo quasi solo libri, e ne sono contento.

Ho potuto far crescere mio figlio in un ambiente letteralmente circondato da libri. Non so se ne avrà approfittato. Forse è anche presto per capirlo.

Temo però che suo figlio, forse, non avrà la stessa opportunità.

I peperoni con il PRM

Cliente: "A quanto li fa ‘sti peperoni?"

Verduraio: "Eh, caro signore, questi sono peperoni speciali, bellissimi, e costano meno dei peperoni normali, solo 30 centesimi al chilo!"

Cliente: "Davvero? Beh, allora me ne dia 6, 2 per colore, grazie! Ma che bei peperoni! Ora vado a casa e li faccio ripieni.."

Verduraio: "Ripieni? Eh no, mi dispiace ma non è possibile."

Cliente: "Come ha detto, scusi?"

Verduraio: "Le ho detto che questi peperoni lei non può farli ripieni!"

Cliente: "E perché mai?"

Verduraio: "Perchè questi peperoni (sono belli eh? e costano anche poco, eh?) hanno il PRM!"

Cliente: "Hanno il cosa??"

Verduraio: "Il PRM – Pepper Right Management. Significa che lei può cucinarli solo in alcuni modi: abbrustoliti, in peperonata, caponatina e altre ricette che escludano l’uso del forno. Può utilizzare solo padelle e casseruole, ma non il forno."

Cliente: "Sta scherzando???"

Verduraio: "No no, guardi a me non importerebbe poi neanche tanto, ma è il produttore che impone queste limitazioni… Vede: c’è questa etichetta col microchip sopra, se lei li mette in forno, questa comincia a buttare fuori sale."

Cliente: "Sale?"

Verduraio: "Sì, moltissimo sale. I peperoni diventano immangiabili, se lei ignora il divieto e li cucina al forno.."

Cliente: "Accidenti, e allora come si fa? Posso mangiarli soltanto come vuole il produttore?"

Verduraio: "Eh, purtroppo sì… Non c’è niente da fare"

Passante: "Permette? Ho ascoltato la conversazione e.. sa.. glielo dico in confidenza.. (non facciamoci sentire dal verduraio) ma.. un modo ci sarebbe…"

Cliente: "Davvero? Dica, dica.."

Passante: "Guardi, lei può cucinare i peperoni come vuole, basta che riesca a staccare l’etichetta senza rovinarli…"

Cliente: "Ahh! Si può fare? Ed è difficile?"

Passante: "Beh, guardi.. Non dovrei dirglielo perché tra l’altro è un reato grave.. Se la scoprono mentre manomette i peperoni passa i suoi guai.. (e io pure..), però, insomma.. ecco legga qui.."

Cliente: "Eh? Tutto qui? Inumidire il microchip e staccarlo delicatamente con la mano sinistra, tenendo la mano destra legata dietro la schiena e gli occhi bendati? Beh.. certo, è un po’ scomodo.. ci vuole manualità.. Però non sembra difficile!"

Passante: "Mah.. non lo so.. Provi.. In ogni caso, io non le ho detto niente!"

image

"Cara, una sorpresa! Ho cucinato io stasera: peperoni ripieni!! Sono squisiti! Certo, non sai cosa ho dovuto fare per metterli al forno… Eh.. però non facciamoci sentire dai vicini…" 🙂

————————-

Urca… che incubo!!

Meno male che ortaggi del genere non esistono!!!

Ah, esistono? Come? Non sono peperoni ma libri? Libri elettronici? E-book? E molti hanno il DRM?

Beh, tanto a me …i peperoni non piacciono!!

A La Spezia si parla di e-book

50353_161073790572265_5101_n E’ iniziata ieri la seconda edizione di Libriamoci, la manifestazione organizzata dal Comune della Spezia e dedicata ai libri. Eventi di diverso tipo, nei luoghi chiave della città, fino al 9 ottobre (programma completo).

Martedì 5 ottobre, alle ore 16, al Centro Allende ci sarò anch’io :-)! Avrò il piacere di coordinare una tavola rotonda con Gino Roncaglia, professore dell’Università della Tuscia e autore di un importante libro dedicato al mondo degli e-book: "La quarta rivoluzione", e Giovanni Peresson, responsabile dell’Ufficio Studi dell’Associazione Italiana Editori.

Il titolo dell’evento è particolarmente evocativo: "Dalla carta allo schermo (e ritorno?)".

Si parlerà del libro oggi, della sua forma e della sua ragion d’essere nel mondo digitale.

image

In ogni caso, anche se il tema non fosse particolarmente …appetibile, gli assaggini di prodotti locali dovrebbero comunque invogliare la partecipazione!! 🙂

Un bloc notes per il Kindle

Sono sempre più entusiasta del Kindle e lo sto usando in modo davvero molto soddisfacente.

Qualche giorno fa però mi sono trovato nella necessità di dover prendere un appunto, avendo con me solo il Kindle (niente carta, niente penna…).

Caspita, quanto è bello ed efficace per leggere, allo stesso modo sembra praticamente inutilizzabile per scrivere!! Nonostante la tastierina, non c’è nessuna app specifica, ma soltanto la possibilità di inserire note nei testi…

Brevissima pensata ed ecco la soluzione, un bloc notes a …bassissima tecnologia utilizzabile sul Kindle: ho scritto con un semplice editor un elenco di date, da oggi fino al 31 dicembre e l’ho salvato in formato testo con il nome "Note 2010". L’ho quindi fatto convertire ed inviare tramite Amazon, utilizzando l’email personalizzata del Kindle.

Il risultato è il seguente:

DSCF0007

Un lungo testo vuoto con tutte le date predisposte; in corrispondenza di ognuna di esse (ma anche dovunque si vuole..) si possono aggiungere note. Ovviamente sia il testo delle note che le date stesse sono indicizzati, consentendo così di effettuare ricerche.

Certo, è una soluzione estremamente povera ma mi pare sufficiente per scrivere al volo un nome, un numero di telefono, una brevissima nota.

Ovviamente, in attesa dello sviluppo di applicazioni dedicate.

Per favore, ora non ditemi che  con l’iPad… Lo so, lo so… 🙂




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