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Open Education: sogno e realtà

Qualche mese fa scrivevo a proposito dell’iniziativa del Washington State Board for Community & Technical Colleges, il quale offriva un posto per OPEN EDUCATION PROJECT MANAGER.

La mia riflessione era su due piani: da un lato la meraviglia di vedere un’istituzione pubblica investire nell’Open Education!

Ma si vede che negli USA tutto sommato il "pubblico" sa fare il suo mestiere. Perché, insomma, non sarebbe un dovere delle istituzioni educative pubbliche aderire (senza tanti se e ma..) all’opzione Open? Io credo di sì!

Il secondo motivo di stupore era relativo alla procedura di selezione e ai requisiti richiesti ai candidati. Tutto lineare, logico e trasparente, lontano anni-luce dai nostri bizantini concorsi e dalle loro spesso bizzarre regole di valutazione.

La meraviglia si è completata recentemente con la notizia che (chissà, forse anche grazie a questa "innovativa" procedura?) il posto è stato assegnato ad una persona che secondo me realmente merita quell’incarico, un autentico esperto del campo.

Un collega che conosco personalmente Sorriso! Sono certo che il mio amico Tom saprà svolgere il suo compito in modo davvero eccellente!

Good luck Tom with this new job, I wish you lots of success!!

E sono davvero contento, perché in qualche modo mi sembra di partecipare anch’io a questa iniziativa, sognando magari che presto o tardi possa esserci un’occasione simile per qualcuno, qui in Italia.

E credo anche che un sogno come questo abbia anche maggiore valore, in una giornata come oggi.

Learning object e carrozze a motore

Pare che ultimamente i convegni sulle tecnologie per l’educazione vadano quasi deserti.
Sono diventati autocelebrativi, dice qualcuno, sono ormai solo una vetrina autoreferenziale (ma non lo sono sempre stati?).
Non sarà invece, più semplicemente, che la “base” si é stancata o, meglio, si è evoluta?
Non sarà che gli insegnanti hanno cominciato a capire che l’innovazione costruita su tecnologie sempre “nuove”, su contenuti pre-confezionati sempre più multimediali, su dispositivi sempre più “coinvolgenti” non modifica affatto il loro lavoro e non ha impatto reale sui loro studenti?
Se così fosse, allora non sarebbe una notizia negativa il fatto che essi abbiano cominciato a disertare manifestazioni che via via si sono andate distinguendo spesso solo per l’ampiezza e la colorata varietà dell’area espositiva.
Certo, permangono sacche di criticità (ah… lo snobismo…) accanto alle quali però vedo emergere una nuova consapevolezza.
La consapevolezza che i contenuti non sono poi così interessanti e importanti, soprattutto se sono costituiti da pacchetti chiusi, a pagamento, non modificabili.
La consapevolezza che è più divertente, utile, soddisfacente e formativo provare a costruirli, i contenuti, coinvolgendo gli alunni e provando anche a condividerli.
La consapevolezza che “si può fare”, che non è poi così difficile!
La consapevolezza che i colossali libri di testo patinati e colorati hanno i giorni contati, perché nuove possibilità si stanno aprendo.
Nel mio piccolo, sono rimasto piacevolmente sorpreso dall’immediato successo della semplice proposta che ho portato quest’anno nella mia scuola, relativa all’uso delle Google Apps Education (iniziativa a costo zero, ci tengo a sottolinearlo…). Dopo poche settimane non posso fare un passo in corridoio senza che qualche collega mi chieda un’informazione o proponga un’idea di come usare questa o quella applicazione!
Lo so, sono applicazioni di base, forse banali,  come la posta elettronica, la creazione e la condivisione di documenti, un calendario personale, la possibilità di creare qualche pagina web per un progetto, una classe, una sede staccata, un gruppo disciplinare, il giornalino di istituto.
Ma danno la possibilità a chi vuole (certo, lo so, c’è anche chi non vuole…) di iniziare ad essere protagonista attivo della tecnologia e della rete, partendo proprio da applicazioni di base.
Ma avevo già notato questa energia seguendo il lavoro delle bravissime insegnanti di un progetto Innovascuola, (“Amelis”), supervisionato da LTE, nel quale non è stato “acquistato” neanche un byte di materiali digitali. Le maestre e i maestri, spesso con i loro bambini, hanno prodotto i contenuti, ben cento “oggetti” aperti, che tra poche settimane saranno disponibili. Non so se qualcuno li riutilizzerà, ma non è così importante. Perché è uno di quei casi in cui è il viaggio che conta, non la meta. O forse altri colleghi li useranno come base, li modificheranno, li stravolgeranno. Sarebbe stupendo, perché (ri)usare non significa rivedere cento volte un’animazione già pronta, ma rimescolare, aggiungere, tagliare, ricreare, strizzando l’occhio a qualche buon vecchio maestro come Dewey e Freinet Sorrisoe seguendo la strada aperta dai grandi progetti OER internazionali e da altri, più piccoli ma non meno visionari e significativi, realizzati in ambito nazionale/europeo, come SLOOP.
E allora mi piace pensare che gli insegnanti, forse anche perché disillusi dalla sequela di  roboanti quanto poco incisive iniziative ministerial-commerciali in tema di innovazione (come dimenticare il digital marketplace e i voucher di DigiScuola?), abbiano oggi soprattutto voglia di lavorare “in proprio”, di essere soggetti attivi, autori iimagendipendenti di contenuti aperti, piuttosto che contrattisti di editori privati o acquirenti nel mercato multimediale.
La rete rende possibile tutto questo e mi chiedo sinceramente perché il denaro pubblico debba essere utilizzato per alimentare realtà private (grandi o piccole poco importa…) invece che essere impiegato per incentivare e supportare progetti di produzione di contenuti aperti all’interno del sistema scolastico stesso, ad esempio retribuendo direttamente (e in modo adeguato!) docenti disponibili alla redazione, alla verifica, alla revisione di contenuti aperti auto-prodotti. Tali progetti sono gli unici che possono realmente esplicitare e rimettere in circolo tutta la conoscenza che è ora spesso nascosta, oltre che privatizzata sotto forma di costosi libri di testo e oggi anche di materiali multimediali.
La rete, alla lunga,  implica apertura, è bene ricordarlo. E l’innovazione (quella vera) passa e passerà attraverso l’apertura, inutile opporsi. I cataloghi di learning object  chiusi e a pagamento, anche se di squisita fattura multimediale e sapiente progettazione didattica, non sono vera innovazione, almeno non più di quanto non lo siano state per l’evoluzione della mobilità umana le prime “carrozze a motore”, veicoli certamente legati molto più al passato che al futuro.

Ma c’è sempre lo snobismo anti-tecnologico

Via vari amici di Facebook leggo la lista (in questi giorni vanno di moda gli “elenchi”, eh.. Sorriso) delle competenze necessarie per un educatore, oggi (ma anche ieri e l’altro ieri..) secondo George Siemens.

Al primo posto troviamo la competenza tecnica. Con questa semplice ma potente motivazione:

An educator needs to know how to use the technology of an era – whether it’s a chalkboard, a personal chalk tablet (I had one of these in Mexico, quite a versatile learning tool), an overhead projector, a computer, a Smart board, an iPad, or any other technology.

seguita da altre considerazioni del tutto ovvie, come:

It’s tough to teach learners how to edit wikipedia without first understanding how to use a web browser.

Osservazioni banali? Non proprio.

Certo, può sembrare superfluo ricordare che anche un insegnante deve essere “figlio (tecnologico) del proprio tempo”. E in effetti la considerazione è da tempo assolutamente superflua praticamente per ogni altra categoria di lavoratore. Quale giovane aspirante segretaria si proporrebbe ad un potenziale datore di lavoro dicendo “ahh mi dispiace, ma io col computer proprio non vado d’accordo” o un più esplicito “computer? No no, non ci capisco niente!”? Quale impiegato rifiuterebbe in modo tenace l’uso della posta elettronica o di un software di amministrazione aziendale, sostenendo di “non avere la testa” per usare il computer?

Ma il nostro George la sa lunga. Evidentemente tutto il mondo è paese e anche oltreoceano forse c’è qualche problema di competenza tecnica tra gli insegnanti…

Ma si sa, il nostro (bel?) Paese è sempre più …paese degli altri!

Eh sì, perché i virgolettati di cui sopra NON sono una mia invenzione letteraria ma vere frasi sentite da queste orecchie non più di un paio di settimane fa, uscite dalla bocca di alcuni colleghi (unisex). I quali, beninteso, sostenevano con un certo orgoglio la loro pervicace ostilità (!) verso il povero computer.

Un vero e proprio snobismo alla rovescia, per cui quasi ci si vanta per una incapacità, si è (forse solo apparentemente, spero…) fieri di una mancata competenza.

Un lusso che molte categorie di lavoratori non si sono mai potuti permettere!

Altro che “tre mesi di ferie”! Il vero privilegio della casta docente è (anche) questo: poter serenamente vivere “fuori dal tempo”.

Credo sia ora di cambiare, ma …come?

 

Master “Metodi e Tecnologie per l’e-learning” 2010-2011

Un importante traguardo per il “nostro” (LTE) Master in e-learning: l’edizione 2010-2011 sarà la DECIMA!

In questo settore, se non è un record assoluto, è comunque sicuramente un risultato di grande rilievo.

Per quest’anno, sono previsti approfondimenti specifici su ambienti 3D, mobile learning, LIM ed e-book.

Tutte le info sul sito www.netform.unifi.it.

Comunicato online.

imageDepliant.

Depliant 2010

I peperoni con il PRM

Cliente: "A quanto li fa ‘sti peperoni?"

Verduraio: "Eh, caro signore, questi sono peperoni speciali, bellissimi, e costano meno dei peperoni normali, solo 30 centesimi al chilo!"

Cliente: "Davvero? Beh, allora me ne dia 6, 2 per colore, grazie! Ma che bei peperoni! Ora vado a casa e li faccio ripieni.."

Verduraio: "Ripieni? Eh no, mi dispiace ma non è possibile."

Cliente: "Come ha detto, scusi?"

Verduraio: "Le ho detto che questi peperoni lei non può farli ripieni!"

Cliente: "E perché mai?"

Verduraio: "Perchè questi peperoni (sono belli eh? e costano anche poco, eh?) hanno il PRM!"

Cliente: "Hanno il cosa??"

Verduraio: "Il PRM – Pepper Right Management. Significa che lei può cucinarli solo in alcuni modi: abbrustoliti, in peperonata, caponatina e altre ricette che escludano l’uso del forno. Può utilizzare solo padelle e casseruole, ma non il forno."

Cliente: "Sta scherzando???"

Verduraio: "No no, guardi a me non importerebbe poi neanche tanto, ma è il produttore che impone queste limitazioni… Vede: c’è questa etichetta col microchip sopra, se lei li mette in forno, questa comincia a buttare fuori sale."

Cliente: "Sale?"

Verduraio: "Sì, moltissimo sale. I peperoni diventano immangiabili, se lei ignora il divieto e li cucina al forno.."

Cliente: "Accidenti, e allora come si fa? Posso mangiarli soltanto come vuole il produttore?"

Verduraio: "Eh, purtroppo sì… Non c’è niente da fare"

Passante: "Permette? Ho ascoltato la conversazione e.. sa.. glielo dico in confidenza.. (non facciamoci sentire dal verduraio) ma.. un modo ci sarebbe…"

Cliente: "Davvero? Dica, dica.."

Passante: "Guardi, lei può cucinare i peperoni come vuole, basta che riesca a staccare l’etichetta senza rovinarli…"

Cliente: "Ahh! Si può fare? Ed è difficile?"

Passante: "Beh, guardi.. Non dovrei dirglielo perché tra l’altro è un reato grave.. Se la scoprono mentre manomette i peperoni passa i suoi guai.. (e io pure..), però, insomma.. ecco legga qui.."

Cliente: "Eh? Tutto qui? Inumidire il microchip e staccarlo delicatamente con la mano sinistra, tenendo la mano destra legata dietro la schiena e gli occhi bendati? Beh.. certo, è un po’ scomodo.. ci vuole manualità.. Però non sembra difficile!"

Passante: "Mah.. non lo so.. Provi.. In ogni caso, io non le ho detto niente!"

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"Cara, una sorpresa! Ho cucinato io stasera: peperoni ripieni!! Sono squisiti! Certo, non sai cosa ho dovuto fare per metterli al forno… Eh.. però non facciamoci sentire dai vicini…" 🙂

————————-

Urca… che incubo!!

Meno male che ortaggi del genere non esistono!!!

Ah, esistono? Come? Non sono peperoni ma libri? Libri elettronici? E-book? E molti hanno il DRM?

Beh, tanto a me …i peperoni non piacciono!!

A La Spezia si parla di e-book

50353_161073790572265_5101_n E’ iniziata ieri la seconda edizione di Libriamoci, la manifestazione organizzata dal Comune della Spezia e dedicata ai libri. Eventi di diverso tipo, nei luoghi chiave della città, fino al 9 ottobre (programma completo).

Martedì 5 ottobre, alle ore 16, al Centro Allende ci sarò anch’io :-)! Avrò il piacere di coordinare una tavola rotonda con Gino Roncaglia, professore dell’Università della Tuscia e autore di un importante libro dedicato al mondo degli e-book: "La quarta rivoluzione", e Giovanni Peresson, responsabile dell’Ufficio Studi dell’Associazione Italiana Editori.

Il titolo dell’evento è particolarmente evocativo: "Dalla carta allo schermo (e ritorno?)".

Si parlerà del libro oggi, della sua forma e della sua ragion d’essere nel mondo digitale.

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In ogni caso, anche se il tema non fosse particolarmente …appetibile, gli assaggini di prodotti locali dovrebbero comunque invogliare la partecipazione!! 🙂

Convegno conclusivo del progetto Ensemble

Il prossimo 6 ottobre, una giornata tra Firenze e Prato per il Convegno conclusivo del progetto Ensemble, al quale ho partecipato, anche se un po’ ..nell’ombra, ma presente fin dall’ideazione 🙂

Al mattino, un incontro presso la Facoltà di Scienze della Formazione con Ben Bachmair (Università di Kassel), uno dei massimi esperti mondiali di mobile learning (e ci sarò anch’io..):

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Nel pomeriggio a Prato, con la partecipazione degli insegnanti e degli alunni che hanno sperimentato le applicazioni didattiche mobili proposte dal progetto:

 

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Un bloc notes per il Kindle

Sono sempre più entusiasta del Kindle e lo sto usando in modo davvero molto soddisfacente.

Qualche giorno fa però mi sono trovato nella necessità di dover prendere un appunto, avendo con me solo il Kindle (niente carta, niente penna…).

Caspita, quanto è bello ed efficace per leggere, allo stesso modo sembra praticamente inutilizzabile per scrivere!! Nonostante la tastierina, non c’è nessuna app specifica, ma soltanto la possibilità di inserire note nei testi…

Brevissima pensata ed ecco la soluzione, un bloc notes a …bassissima tecnologia utilizzabile sul Kindle: ho scritto con un semplice editor un elenco di date, da oggi fino al 31 dicembre e l’ho salvato in formato testo con il nome "Note 2010". L’ho quindi fatto convertire ed inviare tramite Amazon, utilizzando l’email personalizzata del Kindle.

Il risultato è il seguente:

DSCF0007

Un lungo testo vuoto con tutte le date predisposte; in corrispondenza di ognuna di esse (ma anche dovunque si vuole..) si possono aggiungere note. Ovviamente sia il testo delle note che le date stesse sono indicizzati, consentendo così di effettuare ricerche.

Certo, è una soluzione estremamente povera ma mi pare sufficiente per scrivere al volo un nome, un numero di telefono, una brevissima nota.

Ovviamente, in attesa dello sviluppo di applicazioni dedicate.

Per favore, ora non ditemi che  con l’iPad… Lo so, lo so… 🙂

I dati sulla scuola

Sulla Repubblica di oggi, Chiara Saraceno commenta le esternazioni del ministro Gelmini di ieri, paragonando la scuola ad un call-center, notoriamente l’emblema del lavoro precario.

Saraceno premette però:

Se le cifre presentate ieri dal ministro Gelmini  -  200.000 precari a fronte di 700.000 con cattedra di ruolo  -  sono giuste…

Mi chiedo, ma è tanto difficile reperire qualche dato certo, prima di mettersi a scrivere un (peraltro apprezzabile) articolo?

Il Ministero dell’Istruzione pubblica annualmente la "Sintesi dei dati della Scuola Statale", un report di quasi cinquecento pagine con tutte le statistiche relative allo stato del sistema scolastico italiano.

I dati aggiornati all’a.s. 2009/2010 sono già disponibili online, sul sito del Ministero.

Ovviamente, il volume contiene una marea di informazioni che necessiterebbero di giornate intere di studio.

Io ho solo cercato, sfogliandolo rapidamente, i dati più significativi.

Intanto, i dati relativi al personale (dalla Tavola B4, pag. IX): gli insegnanti a tempo indeterminato sono 678.369, a tempo determinato annuale 23.277, a tempo determinato fino al termine delle attività didattiche 93.696 per un totale di "docenti precari" di 116.973 (più gli insegnanti di religione: 13.880 a tempo indeterminato e 12.446 determinato). Pertanto, solo se si considera il personale della scuola nel suo complesso, includendo quindi anche dirigenti, educatori e amministrativi, i numeri si avvicinano a quelli esposti (857.067 a tempo indeterminato e 182.035 precari).

Ma un paio di grafici, tratti dal documento, credo siano utili a comprendere quello che sta accadendo nella scuola italiana:

image

Dal primo (pag. 15 – V dell’Introduzione) si può notare come l’unica "grandezza" in reale caduta libera sia proprio quella degli insegnanti! A fronte, tra l’altro, di un aumento del numero degli alunni (ma non delle classi…).

Il secondo grafico (pag. 185) mostra invece come, incredibilmente, pur in presenza di una (seppur lieve) diminuzione del numero di scuole (si veda il grafico precedente), soltanto una categoria di personale a tempo indeterminato risulta essere aumentata, rispetto all’anno base 2000/2001): i dirigenti!

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Italia

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E …se provassimo a vedere le cose in modo diverso?




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