LTEver

Natale 2011

Dalle stelle tu scendi e ci senti e ci vedi
Addormentati in panchina o indaffarati a far niente

MITx

Il MIT rilancia.

A dieci anni dal lancio dell’Open Course Ware, l’iniziativa che ha praticamente dato il via al movimento delle Open Educational Resources, il prestigioso ateneo tecnologico americano  si appresta a compiere un altro passo destinato nuovamente a lasciare il segno nel panorama dell’apprendimento online.

In realtà, le risorse educative online ormai abbondano, sicuramente a livello quantitativo, ma ve ne sono anche molte di alta qualità, utilizzabili sia direttamente dagli studenti che da docenti che vogliano farne la base dei propri materiali di lavoro.

Inoltre, negli anni il concetto di “risorsa” è anche progressivamente mutato, superando la modalità puramente erogativa e includendo veri e propri corsi interattivi e collaborativi, come ben testimoniato dall’esperienza ormai consolidata dei MOOC e dalle ultime proposte dell’Università di Stanford.

A tutte queste iniziative è però sempre mancata (salvo rare eccezioni…) la fase certificativa finale per cui l’apprendimento basato sulle OER sembrava inesorabilmente relegato nell’ambito dell’educazione informale e non-formale.

Il progetto MITx promette ora di superare anche questo limite, dal momento che offrirà prossimamente corsi completi gestiti dal MIT, inclusa la certificazione finale degli apprendimenti:

it will offer the online teaching of MIT courses to people around the world and the opportunity for able learners to gain certification of mastery of MIT material

Davvero si potrà quindi ottenere una laurea del MIT, interamente online, gratuitamente e senza superare la durissima selezione in entrata degli studenti?

NO! I responsabili hanno già precisato che la certificazione finale sarà emessa (dietro pagamento di una piccola cifra) da un’istituzione parallela, che avrà anche una denominazione diversa, non confondibile con il MIT.

Certo, siamo ancora alla fase dell’annuncio, dal momento che MITx dovrebbe partire nel 2012, ma certamente ne risentiremo parlare.

La differenza tra formale e informale potrebbe diventare davvero minima, fra non molto.

Peccato che, come al solito, in Italia abbiamo tutti altro a cui pensare…

Asso.Dschola filtro internet per le scuole

imageLa presenza di connessioni Internet nelle scuole non è certo una novità. Tuttavia oggi la connettività nella scuola non è più confinata ai laboratori ma è sempre più spesso capillarmente distribuita nelle classi, mediante cablaggio (ad es. per le LIM) o reti wireless.

La necessità di avere un sistema di filtraggio dei contenuti e un efficace firewall per garantire a studenti e docenti una navigazione il più possibile sicura e controllata è quindi sempre più pressante.

Esistono diverse soluzioni commerciali, da tempo sul mercato, che offrono soluzioni interessanti ed efficaci.

La mia scuola, ad esempio, ha utilizzato per diversi anni Optenet, un ottimo servizio a pagamento.

Tuttavia questi sono anche tempi di estrema scarsità di risorse, per cui ognuno deve cercare di fare la sua parte per risparmiare, senza però rinunciare a certi livelli essenziali di servizio.

Asso.Dschola è una soluzione Open Source, totalmente gratuita, che risolve il problema del firewall e del filtro contenuti a costo praticamente ZERO!

Il software è basato sul noto firewall Endian Firewall ed è stato personalizzato (e interamente tradotto in italiano) dai bravissimi colleghi di DSchola.

Ebbene, ormai da qualche settimana, la mia scuola, nelle sue tre sedi, offre una connessione Internet protetta e sicura, con la possibilità di personalizzazione delle categorie da filtrare (aggiornate nottetempo in modo automatico, dalla black list dell’Università di Tolosa) e di aggiunta/rimozione di singoli siti e domini.

Costo complessivo dell’operazione: ZERO. Con l’aiuto del mio volenteroso assistente tecnico, abbiamo riciclato tre vecchi computer (veri residuati, già depositati in magazzino..) che sono rinati a nuova vita e sono anche loro orgogliosi di poter essere ancora utili come firewallSorriso. L’installazione del software è semplice, alla portata di chiunque sappia configurare, ad esempio, il router di casa propria (salvo configurazioni più complesse, comunque possibili, ma che richiedono qualche competenza in più..). La documentazione è ottima, molto chiara e aggiornata e consente di configurare e rendere funzionante il sistema in meno di un’ora.

Le prestazioni sono ottime, superiori a quelle del precedente sistema commerciale, sia in termini di velocità, che di personalizzazione del filtro e di reportistica.

Questo post vale come ringraziamento personale a Dschola e in particolare a Dario Zucchini, conosciuto in occasione del BarCamp Scuola all’ultimo Congresso SIe-L, da cui ho avuto le prime informazioni su Asso.

Colleghi responsabili di laboratori e reti scolastiche, che aspettate? Installate subito Asso.DSchola!

Barcamp sulla scuola al Congresso SIe-L 2011

imageIl Congresso SIe-L 2011, che si terrà a Reggio Emilia dal 14 al 16 prossimi si contraddistingue per diversi elementi innovativi, tra cui le web conference (ne ho coordinata una davvero bella a luglio) e i barcamp.

I barcamp sono luoghi di discussione informali, momenti di condivisione tematici nati un po’ in contrapposizione con i tradizionali congressi accademici, dove di solito si assiste ad una rigida divisione dei ruoli: i relatori da una parte e il pubblico dall’altra.

Nei barcamp non ci sono ruoli separati: relatori e pubblico si confondono e si mescolano, chiunque può proporre una presentazione o uno spunto di discussione.

Con l’amico Gianni Marconato, sarò tra i coordinatori del barcamp dedicato al mondo della scuola, che si terrà nel pomeriggio  del 15 settembre, nel quale vorremmo proporre come tema principale la riflessione critica sulle pratiche di didattica con le tecnologie.

Cari amici insegnanti, siete tutti invitati a partecipare! L’iscrizione è gratuita e c’è anche l’esonero ministeriale!

Questi i link per: ulteriori informazioni sui temi del barcamp  (salvo ulteriori proposte, sempre bene accette), discussione preliminare e prenotazione degli interventi.

News dell’ultimissimo minuto: chi non potesse partecipare in presenza il 15 ma volesse comunque dare il suo contributo, può farlo attraverso un breve (max 10 minuti) intervento video registrato in precedenza, a cura dello staff tecnico dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Prenotatevi sul forum!

Corsi Open Online: si fa sul serio?

imageNeanche tre anni fa l’amico David Wiley veniva criticato (quasi irriso…) per “non avere chiesto il permesso” alla sua Università prima di rilasciare il certificato di frequenza del corso Intro Open Ed 2007.

L’autore dell’articolo, apparso sul prestigioso Chronicle of Higher Education si chiedeva:

Who needs college credit when you have a makeshift diploma from a superstar professor?

Strana nemesi: nello stesso articolo si trovano infatti sia un accenno all’allora imminente CCK08 di Siemens e Downes, per il quale sarà introdotto per la prima volta il termine MOOC (Massive Open Online Course, ora c’è anche la voce su Wikipedia, con una citazione del mio articolo! Sorriso), sia un riferimento all’istituzione protagonista dell’iniziativa oggetto di questo post!

Sembravano stravaganze di accademici idealisti, invece ora per la prima volta una Università, non un eccentrico professore, offre un corso open online di tipo “massivo” per il quale sarà prevista una certificazione.

E non si tratta di qualche oscuro ateneo di provincia: l’Università di Stanford, dopo aver varato un’iniziativa OER più tradizionale, propone ora un vero salto di qualità per la cosiddetta DIY (Do-It-Yourself) Education.

Il corso Introduction to Artificial Intelligence offerto da Stanford segna un passaggio importante per la Open Education e si caratterizza per diversi punti innovativi, rispetto ai precedenti MOOC:

  • si tratta di un corso molto impegnativo, che richiede pre-conoscenze di tipo matematico non banali. E’ un corso scientifico “duro”, a differenza dei precedenti, molto più accessibili. In qualche modo, si può dire che con questo MOOC… si fa sul serio, “astenersi perditempo”!
  • è previsto un vero e proprio libro di testo, laddove i precedenti si basavano su risorse aperte online oltre che su un modello didattico molto meno tradizionale. Gli autori del libro sono i docenti del corso… Occhiolino e il volume costa circa $150! Chissà, forse un modello di sostenibilità? “OK, segui gratis il corso però acquisti il libro”?
  • è prevista una vera e propria valutazione degli apprendimenti anche per i partecipanti online, identica a quella degli studenti in presenza;
  • si nota una certa attenzione verso gli studenti non di madrelingua inglese (saranno probabilmente resi disponibili i testi scritti delle lezioni);
  • se è vero che anche questa volta i corsisti online NON otterranno un vero diploma dell’Università di Stanford,  tuttavia avranno la possibilità di misurarsi con i criteri di valutazione di quella prestigiosa istituzione, e riceveranno comunque una

letter of completion from the instructors which will include information on how well you did

Qualcosa in più del “certificato fatto in casa” di David (che io comunque conservo ed esibisco con orgoglio). E, a quanto pare, senza “scandalo”, questa volta!

I tempi stanno davvero cambiando? Forse, ma non necessariamente in meglio, secondo alcuni..

PISA 2009 e competenze digitali

A fine giugno l’OECD ha pubblicato un volume basato sui test PISA del 2009, dedicato alle competenze digitali e in particolare al Digital Reading, definita come:

PISA defines reading literacy as understanding, using, reflecting on and engaging with written texts, in order to achieve one’s goals, develop one’s knowledge and potential, and participate in society.

con la seguente particolarità:

Digital texts are conceived of as a subset of written texts. For the purposes of PISA 2009, digital text is synonymous with hypertext

In sostanza: la capacità di muoversi correttamente in un ambiente ipertestuale e di interpretarlo in modo efficace.

Il titolo del volume è infatti Students On Line: Digital Technologies and Performance. Si tratta di un volumone di 395 pagine che contiene, come usuale nelle pubblicazioni OECD, un’infinità di tabelle e grafici che richiederebbero uno studio approfondito.

Per fortuna, l’Executive Summary ci viene in aiuto! Sorriso

Dal sommario emergono interessantissime evidenze (pag. 20), tra le quali vorrei segnalarne un paio:

  • un macigno sull’ormai logoro dibattito sui nativi digitali:

powerful evidence that today’s 15-year-olds, the “digital natives”, do not automatically know how to operate effectively in the digital environment, as has sometimes been claimed

e se qualcuno avesse ancora qualche dubbio:

Access to ICT has grown significantly in recent years and, as a result, fewer than 1% of students across OECD countries reported that they had never used a computer; but a digital divide in the use of ICT is still evident between and within countries

In sintesi, è vero che tutti i quindicenni usano i computer, ma possiedono reali competenze digitali molto diversificate, spiegate soprattutto dalla loro condizione socio-economica. Altro che generazione digitale!

  • una seria critica all’uso delle ICT a scuola:

Using a computer at home is related to digital reading performance in all 17 participating countries and economies, but that is not always true for computer use at school

Sì, avete capito bene!

the relationship between students’ computer use at school and performance in digital reading tends to be negative with a slight curve, which means that more intensive use is associated with lower scores

Insomma, l’uso intensivo dei computer a scuola sarebbe addirittura correlato negativamente con le capacità di digital reading!

C’è veramente di che riflettere… (e qualcuno sta già cominciando a farlo).
AGGIORNAMENTO 8/8/2011: un ottimo approfondimento di Marco Campione.

E se non fosse un social network per giovani?

Facebook ha molti difetti, lo sappiamo: le limitazioni, la  noiosa  uniformità grafica, le infine implicazioni per la privacy, la pubblicità a volte invadente, mettiamoci pure la malcelata antipatia verso il suo ideatore Sorriso, l’egemonia che sta assumendo sulla  rete, fagocitando tutto e indebolendo altre forme di espressione come  i blog.

Ha  secondo me però un grande pregio: è inter-generazionale. Ben pochi adulti usano Messenger, non si trova nessun adolescente in LinkedIn, Twitter è ancora tutto sommato elitario, ma in Facebook si può trovare sia la nonna che il nipote, reciprocamente “amici” che si taggano l’un l’altro su foto e filmati.

Genitori e figli, insegnanti e studenti sono spesso amici su FB (e magari invece non lo sono così tanto, nella realtà..): c’è chi dice che sia un bene e chi sostiene che non si dovrebbe (ma va sempre considerato il contesto). Rimane il fatto che Facebook è uno spazio condiviso, un’area d’incontro, reale o quantomeno possibile tra diverse generazioni. E non mi pare poco.

Ora è arrivato Google+, e in molti ne dicono già un gran bene. Sono stato invitato e sto curiosando da un paio di giorni.

Non ho voglia di recensire questa e quella funzione. Sennò dovrei dire che mi piace la facilità d’uso, la barra di Google in alto che ormai ti avvolge a 360° (anche un po’ inquietante, però..). Oppure che le scelte linguistiche dei traduttori italiani sono pessime (lo so che “cerchia di amici” è un’espressione comune, ma vorrei sapere in quanti, prima d’ora, avevano usato il plurale “cerchie”: orribile!).

I circles (scusate l’inglese, non riesco a dire “cerchie”!), con la possibilità di selezionare “a chi mostrare  cosa”,  sono un po’ la “trovata geniale” di Google+, l’espediente che dovrebbe risolvere tutti i problemi di privacy. Per la cronaca, è interessante vedere come Elgg, un mio ..vecchio amore, avesse già incorporato un sistema praticamente identico per la gestione della privacy dei contenuti, anche più avanzato di questo: ogni singolo pezzo di informazione (ad esempio un campo del profilo, come il telefono) può essere reso disponibile a tutti oppure a gruppi selezionati (il buon vecchio LTEver era avanti, insomma! Occhiolino).

Mi chiedo però se questo sistema, peraltro eccellente, troverà consensi in quella fascia di utenti che paradossalmente ne avrebbe più bisogno, ovvero i giovani e gli adolescenti, i quali come ben sappiamo a volte non brillano per consapevolezza rispetto alle problematiche della privacy (ma nemmeno molti adulti, a onor del vero!).

Davvero i ragazzi avranno voglia di impostare diligentemente le loro cerchie (vabbè, l’ho detto!)? Ho molti dubbi su questo, oltre al fatto che rimettersi nuovamente a catalogare i propri contatti non è un’operazione piacevole, il pensiero mi rende stanco ancor prima di iniziare!

Fare oggi previsioni su Google+ è un’operazione da veggenti da quattro soldi ed espone a rischi clamorosi di smentita, però una la faccio ugualmente: per come si presenta finora, mi sembra che Google+ sia destinato più che altro ad un pubblico adulto.

E’ un peccato, perché una forte migrazione di adulti, a discapito di FB, avrebbe come conseguenza il venir meno di quello spazio virtuale comune che è una risorsa positiva, in un epoca nella quale siamo tutti sempre più alone together (grazie Sherry).

Tradurre la Khan Academy

La Khan Academy è uno straordinario progetto di OER, originato non da qualche prestigiosa università ma da un singolo individuo, Salman Khan, un ingegnere americano di origini bengalesi, il quale nel 2006 ha iniziato a produrre video didattici, realizzati con una tecnica che più semplice non si può. I video di Khan sono tutti disponibili su YouTube, di cui rispettano i limiti di durata tipici (max 10/15 minuti); ognuno ha un preciso e limitato obiettivo didattico e consiste in una minilezione con la voce del docente il quale utilizza una “lavagna” costituita da uno sfondo nero su cui disegnare tramite una tavoletta grafica. Niente Powerpoint nè Flash, solo il vecchio buon Paint!

A distanza di cinque anni, la Khan Academy è oggi una fondazione che sta ricevendo attenzioni da parte di colossi come Google e personaggi come Bill Gates (pare che i figli utilizzino i filmati di Khan come risorsa per i compiti a casa..). Ad oggi l’Academy offre più di 2000 video didattici, soprattutto di matematica ma anche di fisica, chimica, scienze, economia e altre materie, oltre ad un crescente numero di esercizi interattivi. Tutti costruiti da un team che si è allargato ..ma non troppo: sono infatti in otto!

Si tratta di una biblioteca di risorse decisamente interessanti, soprattutto nell’ottica dello studio individuale o del recupero.

La nuova frontiera per Salman e soci è però la traduzione in diverse lingue: dapprima attraverso un appello a contribuire e ultimamente con una modalità molto più social, ovvero l’integrazione con Universal Subtitles, un servizio di sottotitolatura che oltrepassa i limiti di DotSub e agisce direttamente come un addon dei principali siti di condivisione video (YouTube, Vimeo, blip.tv e altri).

In pratica ogni singolo filmato della Khan Academy può essere oggi sottotitolato in qualsiasi lingua, a cura di chiunque. Visualizzando il filmato dal sito dell’Academy o direttamente da YouTube è infatti presente, in basso a sinistra,  il pulsante di Universal Subtitles che consente di aggiungere una nuova traduzione o modificare una già esistente.

Chissà se qualche insegnante di matematica (visto che è la materia principale dell’Academy, nonché il cruccio di moltissimi studenti.. Sorriso) avrà voglia e tempo di sottotitolare qualche lezione… Certo, potrebbe farlo chiunque, ma una traduzione efficace necessita ovviamente di competenze disciplinari, oltre che linguistiche.

Il Paese più ignorante d’Europa

Sto ultimando con una delle mie classi la relazione conclusiva per un progetto di statistica. Abbiamo realizzato un questionario destinato agli ex-diplomati e stiamo confrontando i dati rilevati con alcuni indicatori nazionali e locali. Parteciperemo anche ad un concorso.. speriamo bene Sorriso

imageDurante questo lavoro di ricerca ci siamo imbattuti in un ottimo servizio offerto dall’ISTAT: Noi Italia “100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo”.

Un bellissimo sito dinamico che consente di confrontare i principali valori statistici nazionali relativi a diversi ambiti come territorio, ambiente, istruzione, lavoro, economia e altro ancora, con i corrispondenti indicatori degli altri 27 Paesi dell’Unione Europea. All’interno di ogni sezione, sono anche disponibili le serie storiche e il dettaglio regionale, in formato XLS. Veramente una miniera di informazioni preziosissime!

Ebbene, una cosa almeno l’ho capita: l’Italia è di gran lunga il paese più “ignorante” d’Europa!

Ecco perché: la sezione Istruzione di Noi Italia comprende nove statistiche, tra cui “25-64enni con livello di istruzione non elevato”, “30-34enni con istruzione universitaria”, “Giovani che non lavorano e non studiano – NEET (Not in Education, Employment or Training)”  e “Giovani che abbandonano prematuramente gli studi”.

La lettura combinata di questi quattro indicatori secondo me fornisce una misura precisa dell’arretratezza culturale del nostro Paese. Questi sono infatti i risultati:


Posizione 25-64enni con licenza media 30-34 con istruzione universitaria Giovani che abbandonano Giovani NEET
Ultimo Malta Romania Malta ITALIA
Penultimo Portogallo Rep.Ceca Portogallo Spagna
Terzultimo Spagna Slovacchia Spagna Ungheria
Quartultimo ITALIA ITALIA ITALIA Grecia

Si può notare come l’Italia sia l’unico Paese UE che in queste graduatorie occupa SEMPRE una delle ultime quattro posizioni. Naturalmente va detto che i grandi Paesi, quelli veramente ..grandi, quelli con i quali, in teoria, dovremmo confrontarci (i soliti: Francia, Germania, Gran Bretagna) sono sempre tutti molto lontani dal fondo classifica, anche se spesso non occupano le prime posizioni, appannaggio come è noto dei Paesi nordici o dei piccoli, come l’Olanda.

Mi domando: i politici, non certo quelli dell’attuale maggioranza perché è sotto gli occhi di tutti il fatto che considerino l’istruzione esclusivamente come un COSTO DA ABBATTERE, ma almeno quelli che si vogliono proporre come alternativa all’attuale sfacelo, questi dati li conoscono?

Se no, meglio che si informino.. Se sì, sarebbero così gentili da dirci quali misure avrebbero in mente per invertire questa disastrosa situazione?

Io dico già da ora che NON VOTERO’ per alcuno schieramento politico che non dirà in modo CHIARO di essere consapevole di questi fatti e di voler provvedere, oltre che naturalmente spiegare …come!

Il Tasso e il Maestro Intagliatore

Leggo un’intervista a Paola Mastrocola su I docenti scapigliati e non posso fare a meno di notare alcune contraddizioni all’interno di un ragionamento che, non lo nego, a prima vista può anche avere un certo appeal.

La soluzione proposta da Paola (non ci conosciamo, so anche che lei è “all’antica” Occhiolino, ma siamo tra colleghi.. mi permetto di chiamarla per nomeSorriso) sembrerebbe sensata, secondo il buon vecchio senso comune popolare.

Dice Paola: serve una seria scuola dell’obbligo (“fatta come si deve”) alla fine della quale ognuno si prende le proprie responsabilità e in tutta libertà sceglie se continuare a studiare, ma duramente, “come si faceva una volta”, ovvero sgobbando sui libri, niente discorsi strani, no tecnologie, nessun “problem solving” e altre modernità, giù di brutto con latino, greco, letteratura e poco altro, che non serve…). Se questa prospettiva non piace, come alternativa, il giovane (per meglio dire l’adolescente, immagino che questa scuolona dell’obbligo durerà fino a massimo ai 16 anni, suppongo..) avrà libertà di smettere di frequentare la scuola e andare magari a …“intagliare il legno”!

Mi chiedo come si possa non vedere in questa impostazione francamente naif un ritorno al modello scolastico presente in Italia prima dell’istituzione della Scuola Media Unica (primi anni ‘60), quando vigeva la differenziazione tra “avviamento professionale” (“ho fatto l’avviamento”, puoi ancora sentir dire da qualche anziano..) e scuola media per la preparazione ai licei.

Non solo, mi sembra di ravvisare chiaramente la riproposizione della “classica” separazione netta tra professioni intellettuali e lavori manuali. In pratica, un ritorno al medioevo.

Sinceramente, io proporrei al contrario di inserire laboratori di attività manuali in tutti i licei! Ma è un’altra storia…

Mastrocola inserisce nel suo discorso anche un altro stereotipo (veramente lei lo chiama “pensiero divergente”, però certo, lei ha un PhD.. quindi… ooops.. ma anch’io ce l’ho! Ho appena ricevuto la pergamena! Ohibò, come è stato possibile, pensare che il Tasso non lo conosco mica tanto bene … Mah, ci sarà stato qualche errore Occhiolino) ovvero le “inclinazioni”.

“Siamo naturalmente inclinati per qualcosa”, sostiene Paola.

Caspita, che scoperta scientifica! E da cosa deriverebbero queste “inclinazioni”? E come fare per esplicitarle? Forse l’astrologia potrebbe aiutare ("i nati nel segno del Toro sono particolarmente adatti a svolgere determinate professioni, quali per esempio: designer, insegnante, cuoco, artista, visagista e attore”, citazione autentica, cercatela sul web, se vi interessa..) o chissà, forse la genetica potrebbe fornire la risposta (un bel test del DNA alla fine della scuola dell’obbligo potrebbe far emergere il fabbro che c’è in ognuno di noi, e farci risparmiare qualche annetto di noiose lezioni di letteratura! Sorriso)

Ma si rende conto Mastrocola, che questa apparente “libertà” si tramuterebbe istantaneamente in una separazione in “caste scolastiche” (peraltro già parzialmente esistenti) che toglierebbero definitivamente alla scuola quella seppur tenue ma pure ancora presente funzione di ascensore sociale che ne costituisce una (se non la maggiore) ragion d’essere?

Quanti ragazzi sarebbero in grado a quattordici (ma anche  a sedici) anni di decidere “liberamente” se continuare studiare o mettersi a intagliare il legno?

E quanti “figli di…” senza tanta voglia di studiare pensa, la professoressa, che scoprirebbero “liberamente” di “essere inclinati” come piastrellisti?

Si dirà: ma insomma bisogna pure che qualcuno lo faccia l’intagliatore, il fabbro o il piastrellista!!! Ebbene sì, qualcuno lo farà, ma NON PUO’ e NON DEVE deciderlo a quattordici anni!!!

Inoltre, dove sta scritto che chi fa lavori manuali non deve avere un’istruzione superiore? Forse perché “non gli serve”? Ed ecco qui l’altro paradosso del discorso della Mastrocola! Lei stessa afferma che non è possibile valutare a priori l’utilità dello studio umanistico (e cita il padre ragioniere ma appassionato della Divina Commedia). Benissimo, peccato però che lei proprio non voglia tra i piedi il futuro intagliatore!

Certo, è più che comprensibile che la professoressa ambisca ad insegnare soltanto a ragazzi interessati e studiosi. Bella forza! Lo so bene anch’io, per averlo sperimentato diverse volte, che interagire con uno studente “bravo” è una soddisfazione professionale impagabile. Ma non sarà il caso di riflettere sul fatto che, probabilmente, quegli studenti così bravi potrebbero forse fare a meno dell’insegnante?

E che al contrario sono proprio tutti gli altri, i potenziali “intagliatori”, che hanno invece bisogno di essere seguiti e non abbandonati all’apparente “libertà di non studiare”?

Le contraddizioni non finiscono qui: ad esempio Paola non spiega come dovrebbe funzionare questa scuola dell’obbligo "fatta bene”. Perché, quella attuale, è “fatta male”? Se questa di oggi è piena di ragazzi svogliati che “non studiano”, come potrà quella da lei ipotizzata dare questa “solida preparazione di base”?

So che non mi legge, tuttavia nella remota ipotesi, le consiglio vivamente di procurarsi un libriccino introvabile, se non forse attraverso qualche biblioteca universitaria: Nostalgia del Maestro Artigiano di Antonio Santoni Rugiu.

Magari scoprirà che la nostra cultura si è formata non solo grazie al Tasso (a lei tanto caro..) ma anche per l’opera di tanti…Maestri intagliatori!




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