E-learning



Critical Literacies: un altro MOOC?

Downes propone un altro corso open online, sulla Critical Literacy (CritLit2010).

Il tema è sicuramente di grande interesse, l’organizzazione sembra questa volta più "accademica", con tanto di piano di ricerca già delineato e orientato in questo caso al tema dei PLE (Personal Learning Environment).

Il modello didattico è lo stesso già sperimentato con gli ormai "leggendari" CCK08 e 09 (e prima ancora, in parte, con l’Intro Open Ed di Wiley): letture, cross-blogging, sessioni sincrone, Moodle per i forum e, naturalmente, l’ormai irrinunciabile Daily, ovvero gli highlights del corso realizzati dai docenti via email! Beh, a quanto ho trovato nella mia ricerchina sul CCK08, il Daily è sicuramente mooolto gradito πŸ™‚

Darò sicuramente un’occhiata, ma credo senza impegnarmi direttamente.

Intendiamoci, sono certo che sia un’esperienza di altissimo livello, tuttavia, sinceramente, non sono convinto.

Ho l’impressione di una certa ripetitività, mi sembra che a questo punto manchi l’ulteriore svolta. I corsi open hanno infatti rappresentato negli ultimi anni un primo passaggio dalle OER intese come meri contenuti (modello MIT-OCW) a qualcosa di più coinvolgente che includa anche le interazioni con i docenti e gli altri corsisti. Inoltre i MOOC (Massive Open Online Courses) hanno anche offerto la possibilità a personaggi come Siemens e Downes di "provare sul campo" il connettivismo.

Manca ancora la parte finale di qualsiasi attività di apprendimento: la valutazione.

E con essa il riconoscimento, i "crediti".

Certo, Wiley ci aveva già provato anche se su questo punto le istituzioni "formali" hanno già ampiamente storto il naso (articolo scaricabile gratuitamente da qui).

Vengono però già avanzate proposte ed esplorate possibilità

Aspettiamo i prossimi, magari con la sigla MOOCC (la seconda C sta per "for Credit)?

Dottorato: finito! Con Prezi…

Per la discussione finale dell’8 aprile scorso ho provato a usare Prezi, un "esoterico" tool per presentazioni, niente affatto simile al buon vecchio Powerpoint! πŸ™‚

Ecco qui:

Un saluto a tutti i i colleghi neo-dottori di ricerca del XXII ciclo del Dottorato in Telematica e Società dell’Informazione dell’Università di Firenze!

Un corso online per un esperimento

Ricevo dall’amico Dominique Veerporten, della OUNL – Open University Nederland, la richiesta di diffondere una sua iniziativa di ricerca.

Dominique cerca persone interessate a seguire un corso online, gratuito, della durata complessiva di due ore, sul tema dell’usabilità del Web. I partecipanti svolgeranno anche un test finale e verrà rilasciato un attestato.

L’esperimento consiste nel rispondere a tre questionari (uno pre-corso e due post-corso), relativi ad aspetti psicologici legati all’attenzione durante l’apprendimento online.

Il corso e i questionari sono in inglese. Tutta l’attività si svolgerà tra gennaio e marzo 2010. Tutti i dettagli qui.

Io parteciperò sicuramente!

Results of the CCK08 Course Tools Survey

About a year ago, I launched a survey on the use of the wide range of technological tools used within the Connectivism and Connective Knowledge Online Course (CCK08).

Thanks to all the respondents, I had a lot of significant data to work on!

I finally wrote a paper, The Technological Dimension of a Massive Open Online Course: The Case of the CCK08 Course Tools, trying to summarize the results and make some hypothesis on the findings.

The study has now been published in The International Review of Research in Open and Distance Learning (IRRODL) in its Special Issue: Openness and the Future of Higher Education edited by David Wiley and John Hilton III.

IRRODL is an Open Access Journal published by the Athabasca University (Canada).

Hoping that it can be somehow useful for participants and facilitators of future Open Online Courses…

E-Learn 2009 – Vancouver, Canada

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Briciole di informal learning dalla conferenza AACE E-learn 2009 di Vancouver. Un elenco non esaustivo, in ordine rigorosamente sparso e casuale, anzi …serendipico:

  • The World is Open, secondo Curt Bonk;
  • il concetto di Open Scholar coniato da Terry Anderson; (slide dalla 50 in poi);
  • l’Adventure Based Learning proposto dalla Università del Minnesota. Affascinante ma quanto realmente praticabile?
  • ANT: un Video Annotation Tool, sempre dal Minnesota;
  • gli automatic judges come  Mooshak, tool per verificare automaticamente la correttezza dei programmi, usati per la valutazione automatica in una facoltà di informatica;
  • la straordinaria propensione dei canadesi a chiacchierare cordialmente con chiunque gli capiti a portata di sguardo :-);
  • quanti accenti e pronunce diverse dell’inglese!
  • il soprendente numero di coloro che inviano paper alle conferenze e poi non si presentano. Sarà solo colpa dell’influenza?
  • precisione e puntualità delle sessioni, a volte auto-moderate per assenza dei chair;
  • a Vancouver a fine ottobre non fa per niente freddo ed è normale vedere gente passeggiare in infradito;
  • una presentazione interattiva basata su un insolito wiki realizzato con Google Sites (Login:elearnvancouver – Password:vancouver – cliccare poi su Google Sites);
  • l’interesse verso il mobile learning è sempre più elevato, in tutto il mondo. Ad esempio l’idea del tutor in the pocket della Open University Malaysia. Tra l’altro, la Malaysia è tra i primi paesi al mondo per traffico di SMS;
  • le applicazioni mobili sembrano dividersi tecnologicamente tra coloro che spingono per l’integrazione con il Web (quindi smartphone) e chi, al contrario, punta sui vecchi e semplici SMS (per telefonini di ogni generazione..). Nessuno pare interessato agli MMS….
  • si può fare una bella presentazione con cioccolatini e un bastoncino di legno (bravo Jon!);
  • Halloween è come il nostro Carnevale, forse più breve ma, mi sembra, più coinvolgente, a giudicare da commesse e baristi che lavoravano mascherati;
  • parecchie domande nel Q&A dopo la mia presentazione, fortunatamente le ho anche capite :-);
  • penso di avere intuito perché Vancouver è al terzo posto nella classifica delle città più vivibili;
  • Idee e indicazioni per l’uso dei podcast nella HE, dall’Università di Aarhus (Danimarca);
  • Dodici sessioni parallele sono forse necessarie per una immensa conferenza come E-Learn, ma rendono difficile seguire: in accordo con le leggi di Murphy, le presentazioni più interessanti sono sempre in contemporanea!
  • la connessione WiFi gratuita e ultraveloce disponibile all’aeroporto di Vancouver è un segno di civiltà;
  • Idem per la WiFi dell’albergo, gratis pure quella. Perché in Italia (ma anche altrove in Europa) si devono spesso pagare anche decine di euro al giorno?
  • un fotografo e scrittore del National Geographic può essere utilmente invitato ad una conferenza sull’e-learning? Sì, se riesce efficacemente a spiegare il rapporto tra esplorazione, ambiente, apprendimento e tecnologie;
  • 17 presentazioni includono il termine game nel titolo, meglio rifletterci su..

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(Esplanade W, North Vancouver)

Open Ed Tech 2009

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Appena rientrato dall’ Open Ed Tech 2009!

La seconda edizione del think tank della UOC – Universitat Oberta de Catalunya. Quest’anno il meeting, sponsorizzato anche dal New Media Consortium, è stato dedicato al tema dell’Università del Futuro:

how to make our educational institutions truly responsive to the needs of contemporary society and today’s students.

Le raccomandazioni di quattro diversi gruppi di lavoro sono stati raccolti su un wiki e pubblicati in tempo reale su Twitter, attraverso l’hashtag OET09 (provato anche un nuovo tool, Tweet Grid).

Attraverso una successiva sintesi (fantastica la grafica a cura di Rachel) e un processo di "votazione" da parte di tutti partecipanti, è stato possibile sintetizzare i cinque punti più importanti (otto nella figura):

  1. Riuso e remix di rich media. Rendere più facile la ricerca, l’uso, la citazione, l’annotazione di parti di contenuti mediali. Lavorare sulle modalità di traduzione, non solo linguistica. Migliorare la portabilità.
  2. Adottare in modo più organico l’uso dei dispositivi mobili come piattaforme di apprendimento.
    Con il mobile (non solo telefoni, ma ogni tipo di dispositivo), gli utenti hanno la massima libertà di accedere all’informazione quando e dove necessario.
    Servono però contenuti specificamente progettati e una maggiore interoperabilità tra le piattaforme applicative, auspicando l’affermazione di un network mobile globale, ancora più ubiquo rispetto al web.
  3. Certificazioni e crediti legati agli esiti e delle competenze, non al tempo passato in classe. E’ il momento di riconoscere che molto apprendimento ha luogo al di fuori dei corsi formali. E’ necessaria una maggiore flessibilità nelle istituzioni, per separare la frequenza dei corsi dalle competenze ottenute e consentire a molti studenti di alternare diverse modalità educative, come programmi non universitari, apprendistato, mentoring e altre modalità informali e inovative, ottenendo tuttavia il riconoscimento di tali attività.
  4. Introdurre e consolidare una reale cultura della condivisione nella quale i problemi relativi alla proprietà intellettuale, al copyright ed alla collaborazione tra studenti si sfumino verso l’affermazione di un modello più aperto. Servono strutture che supportino la condivisione di work in progress, ricerche in corso, progetti collaborativi e un’estesa consuetudine alla pubblicazione aperta di materiale accademico di ogni tipo, inclusi sistemi di gestione della reputazione, dei processi di pari-revisione e nuovi modelli per la citazione di contenuti. I sistemi di valutazione dovrebbero modificarsi per riconoscere e supportare queste pratiche.
  5. Considerare il contesto e non solo il contenuto. Le risorse aperte non sono devono essere viste soltanto come contenuti ma includere il contesto educativo. E’ necessario pensare a modi per aggiungere narrazioni, indicazioni, modalità operative che contestualizzino i contenuti proposti. E’ stato proposto un approccio denominato pedagogical wrapper, ovvero un insieme di linee guida e processi che consentano di rappresentare tali contesti d’uso, evitando l’eccessivo focus sui contenuti e/o sulle tecnologie.

Sono particolarmente contento di vedere che il concetto di cultura della condivisione, che ho introdotto in uno dei lavori di gruppo, sia stato bene accolto, ampliato e valutato tra i cinque punti chiave, così come l’osservazione sulla video annotation, proposta da Giovanni.

Come già l’anno scorso, è stata un’occasione unica per incontrare nuovamente alcuni tra i maggiori esperti mondiali di tecnologie educative impegnati sul tema della Open Education, ma anche per conoscere outsider di grande rilievo (penso soprattutto a Jessica Colaço ed ai suoi progetti di mobile learning in Africa).

Anche in questa occasione, l’organizzazione (Eva & Eva in testa!) è stata ottima e ha saputo alternare momenti di concentrazione e di lavoro con allegria e divertimento (mai stato prima un ristorante dove.. prima si cucina e poi, eventualmente :-), si mangia!)

Ulteriori informazioni sull’Open Ed Tech 2009 Wiki. Moltissime foto su Flickr (neanche una fatta da me, ho dimenticato a casa la fotocamera :-()

Technorati Tag:

OER mainstreamed?

Si è appena svolta ALT-C, la conferenza annuale dell’ALT, Association for Learning Technology, probabilmente la società scientifica inglese più importante nel settore delle tecnologie educative.

Graham Attwell fornisce un’ottima sintesi della conferenza (che quest’anno ha inserito la possibilità di seguire alcuni eventi via Elluminate, in diretta o in differita. Consiglio l’intervento di Terry Anderson, nel quale è spiegato il concetto di "Open Scholar", ovvero una nuova figura di studioso, di ricercatore open.. eccezionale!).

In particolare, sul tema delle Open Educational Resources, Graham commenta:

The idea of Open Educational Resources seems to have mainstreamed, being seen by many institutions as the best way to develop repositories and license resources.Whilst it was hard to see any new business models for OER development, many institutions seem to be adopting OERs as a strategic reponse ot present economic and social challenges and pressures.

Le OER, almeno nelle università inglesi, sarebbero quindi oggi un fenomeno riconosciuto, accettato e pianificato, mainstream, appunto.

Mainstream, come è difficile tradurre efficacemente in italiano questo termine…

E le OER, come si declinano, in italiano?

Proverò a indagare, sfruttando magari l’occasione dell’immininente Congresso della SI-eL, a Salerno…

Il mio secondo libro…

L’esperienza di LTEver si sta avviando verso la conclusione del terzo anno di vita. Chi l’avrebbe detto? πŸ™‚

In questi anni, con la collaborazione di diversi colleghi e amici, abbiamo portato avanti qualche ricerca, focalizzata proprio su questo "strano" ambiente e sui suoi "abitanti", del quale continuo ad essere un sostenitore (e non sono il solo…)

image Da questi lavori è nato nei mesi scorsi un libro, pubblicato da Erickson nella collana "I Quaderni di Form@re", che esce proprio in questi giorni.

Il volume raccoglie contributi di Sara Rigutti, Gisella Paoletti, Elvis Mazzoni e Paola Ponti ed è stato curato da me e da Elisabetta, amica nonché collega che mi ha preceduto (si spera eh.. ;-)) come dottore di ricerca in Telematica e Società dell’Informazione.

Sul sito delle Edizioni Erickson è possibile visionare l’indice e un’anteprima dell’introduzione e di alcuni capitoli del libro.

Approfitto per ringraziare tutti gli iscritti a LTEver per la partecipazione e il loro contributo. Il libro parla (soprattutto) di loro!

George Siemens: catturare l’esperienza di apprendimento

Robin Good ha intervistato George Siemens sul tema dei contenuti e delle modalità di una educazione di base per tutti.

Il video è disponibile anche direttamente dal sito di Robin Good, con la trascrizione.

Il noto "profeta del connettivismo" propone un’interessante idea di curriculum, nel quale materie come la storia e le religioni (attenzione: non LA religione!), matematica, statistica, architettura, musica e poesia formano il substrato sul quale innestare abilità metacognitive, pensiero critico e capacità di collaborazione (certo, che mondo migliore sarebbe se avessimo l’abilità di

participate in conversations intelligently with others on important topics, the ability to create something together with another human being

Ho trovato però particolarmente stimolante la prima parte dell’intervista, nella quale Siemens espone la sua idea riguardo la Open Education: i contenuti, le risorse, le OER non bastano, dice George, dovremmo riuscire a trasferire, a comunicare, a immergere la persona nell’"esperienza di apprendimento", ad esempio quella delle grandi e prestigiose università mondiali.

E’ una (neanche tanto) velata critica alle iniziative OER che tuttavia hanno il merito di avere avviato un processo (non da noi in Italia, niente paura…).

Concordo assolutalemente sul fatto che il solo contenuto non sia sufficiente (avevo già riflettuto anch’io giungendo alle stesse conclusioni durante il corso IntroOpenEd:

it is particularly important not considering OER uniquely as materials. An OER can be an experience, too.

Io mi riferivo però all’esperienza che stavo vivendo all’epoca: il corso IntroOpenEd è stato a tutti gli effetti un’esperienza di Open Education (e non solo contenuto), valida solo per chi l’ha vissuta, però…

E quindi, come si può catturare un’esperienza di apprendimento? Qualche esempio?

Bloggare o twittare?

Sembra che la lunga coda dei blog si avvi ad essere ..tagliata πŸ™‚ in favore dei più semplici status e twit. Sempre più feed RSS si trasformano in "rami secchi" (anche …visivamente, come racconta l’autore dell’articolo!).

Secondo Tony Karrer bloggare richiede tempo, elemento sempre più scarso nelle vite sempre più indaffarate. La crisi influisce forse anche sui blog?

Nello specifico dei blog educativi però, secondo Tony la situazione è un po’ diversa:

Twitter Not a Good Substitute

I personally don’t think that Twitter is a good replacement for blogging as learning tool. It’s great for quick sharing. And quick, limited conversations. Deeper discussion requires blogging.

  blog it

Concordo pienamente con il suo punto di vista.

Ultim’ora! Per …altri utilizzi invece pare che Twitter funzioni alla grande!!




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