Blogosfera o …babelosfera?

Una giovane collega slovena, Alja Sulčič, commenta, in inglese, il mio post sulla Net-Gen.

Rimango un po’ stupito. La ringrazio e mi complimento con lei: tutto sommato deve essere una delle poche persone fuori dall’Italia in grado di leggermi… Nel senso che legge l’italiano!

Ovviamente, vado subito a curiosare sul blog di Alja (questo è il senso della blogosfera: tu mi commenti, io scopro che esisti, vengo a vedere di cosa ti occupi .. e un altro nodo della rete è aggiunto!) e mi accorgo che, oltre a contenere post veramente interessanti, è completamente scritto in inglese! (e meno male, pensa se fosse stato in sloveno!!!)

Il ragionamento di Alja, che emerge anche dal suo commento al mio post, deve essere stato: chi me lo fa fare di scrivere un blog in sloveno? Meglio in inglese, in questo modo sarò realmente parte della blogosfera e non un satellite sperduto nella galassia della rete…

Questo fatto mi fa riflettere: la vera cittadinanza digitale passa forse anche per una omologazione linguistica? Dovremmo scrivere tutti soltanto in inglese?

Dobbiamo sceglierci il “pubblico”? Scrivere per la nostra comunità nazionale o per il mondo?

Se ci pensiamo bene, nella comunità scientifica c’è lo stesso dilemma? Gli articoli “importanti” non si scrivono in italiano (o in una qualsiasi altra lingua nazionale…) ma in inglese, o no?

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3 Responses to “Blogosfera o …babelosfera?”


  1. 1 Alja Sulčič Apr 4th, 2007 at 14:55

    Interesting post! I started writing my own blog in English because I wanted to connect with a global audience – and what language is better for that purpuse than English? – and also because there is no existing EdTech blogosphere in my small country. If I wrote only in Slovenian, my work would be accessible only to a very limited number of people, and I’m not really sure how many slovenian-speaking people would be interested in my subject at all! I do have a mini blog in Slovenian, because I also want to make a contribution to our community in my mother tongue. But fact is that the digital citizenship requires us to speak English. You can’t attend an international conference without knowing English.

    However, I don’t think that all our writing should be in English. In fact, I was very excited when I recently discovered your e-learning blog in Italian. I am very happy about the fact that not all blogs are U.S. and English centered! I think we need diversity, although we can’t deny the fact that by choosing a different language we choose a different audience. There is no wrong and right way here. In the end we must all individually choose what we want to achieve and who we want to speak to. I certainly hope that I’ll always have professional blogs in Italian to read 🙂

  2. 2 Agati Apr 5th, 2007 at 22:22

    Ciao: seguo da un po’ il tuo blog e quindi trovo corretto scoprirmi. Lo faccio in occasione di questo interessante post perché mi mette in forte imbarazzo: io sono un vecchio prof di lettere che si è faticosamente conquistato un po’ di credibilità anche nel campo delle Tecnologie Educative, ma… ma che praticamente è un principiante assoluto nella lingua inglese…

    e questa è una bella palestra per chi, come me, parla spesso di digital divide…

    infatti, a proposito dei digital native… vorrei aggiungere una riflessione (che ho intenzione di sviluppare appena ho un po’ più di tempo)… anch’io, come te, non incontro spesso studenti particolarmente next; ma a gennaio ho vissuto un’esperienza con 630 studenti provenienti da tutte le scuole superiori della provincia di Modena (Un treno per Auschwitz – 6 giorni e 5 notti)… ebbene, gestendo un giornalino di studenti, ne ho contattato varie decine… e sempre, quelli tecnologicamente più svegli (e-mail, blog, social network…) e multitasking si rivelavano anche i più bravi (a scrivere, a studiare, a…) e quelli provenienti da ambienti socioculturali stimolanti (figli di insegnanti, professionisti, ecc.)… non voglio dire che tutti quelli svegli sono net-gen (ne ho incontarti di quelli bravi a scrivere e studiare, ma con poca dimestichezza con le TIC), ma certo quelli net-gen si sono rivelati svegli (bravi, motivati, desiderosi di studiare, anche se magari critici nei confronti della scuola)… e, un’altra osservazione al volo: tutti i net-gen svegli provenivano (indovini?) dai licei più… Una caso?

    buona vita – agati

  3. 3 auschwitz birkenau Mag 16th, 2008 at 12:22

    I agree with Alja Sulčič, the post is interesting. Alja it is a pleasure to read your blog.

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