Apriamo le porte!

“Come è andata oggi a scuola?” “Bene!”

“Cosa avete fatto?” “Mah.. niente!”

Se riconoscete questo dialogo avete probabilmente almeno un figlio adolescente.

Siamo infatti nello stereotipo consolidato dei rapporti scuola-famiglia, tra reticenze dei figli ed estenuanti maratone di oceanici “colloqui pomeridiani” oppure incursioni semi-clandestine (a seconda della possibilità di avere o meno permessi al lavoro…) durante le ore di ricevimento dei professori al mattino.

Colloqui che consistono in brevi scambi di battute che si risolvono spesso in comunicazioni “numeriche” (“nell’ultimo compito ha preso X”, “l’ho interrogato proprio ieri e ha preso Y, non glielo ha detto?”).

Certo, alle famiglie di solito tutto questo basta e avanza. Rimane però almeno un pochino la curiosità di sapere “cosa hanno fatto oggi a scuola"…

Ed è più di una curiosità.

Non sono infatti soltanto le famiglie ad essere interessate a cosa si fa a scuola e più specificamente a conoscere se e cosa i ragazzi imparino e se i loro docenti e la scuola nel complesso siano adeguati al compito di insegnare.

La società sembra avere un certo interesse nella valutazione del sistema scolastico. Un interesse oggi crescente, stando all’incessante bombardamento di statistiche sull’argomento. Sigle come INVALSI e PISA  sono ormai conosciute a tutti…

In un recente articolo, Giorgio Israel critica giustamente questo approccio statistico alla valutazione e sostiene che

l’unica cosa sensata e utile non sono queste statistiche, bensì una valutazione capillare dei singoli istituti scolastici e anche dei singoli insegnanti

Il problema, naturalmente, è COME attuare questa valutazione capillare, la quale, ripeto, sembra anche a me un metodo decisamente migliore e più interessante.

Le attuali proposte, basate su test per la scuola in generale e su commissioni di valutazione interne per i singoli docenti, non convincono nessuno (nemmeno Israel, probabilmente neanche chi le ha lanciate!).

E, per carità, lasciamo perdere la soluzione proposta nell’articolo di Israel (peccato, aveva cominciato così bene, è franato alla fine… Sorriso): ispezioni? Fatte da insegnanti in pensione?? Capillarmente in ogni scuola??? Assurdo!!!

Come fare, allora?

Ecco, è qui che si potrebbe riallacciare la domanda iniziale (“cosa avete fatto oggi a scuola?”) con una ipotesi basata, molto semplicemente, sul concetto di apertura.

Mi chiedo: se tutti, famiglie, potenziali alunni, dirigenti, diciamo (con parola “moderna”) tutti gli stakeholder avessero la possibilità di capire un po’ meglio di quanto sia possibile fare oggi (praticamente ..zero!) cosa accade tra quelle quattro mura, dietro quelle porte chiuse, questo non sarebbe implicitamente un sistema di valutazione? O almeno un inizio?

Come si fa, ad “aprire le porte”?

La tecnologia può aiutare molto. Qualche esempio: rendiamo accessibile sul web tutta la documentazione didattica, dai piani di lavoro ai registri personali. Non certo nella forma attuale (a nessuno interessa la burocrazia!), usiamo piuttosto sistemi di condivisione documenti, sperimentiamo il micro-blogging come Twitter per “raccontare” cosa si sta facendo. Incoraggiamo i docenti a realizzare blog personali e di classe, dai quali possa emergere l’attività quotidiana. Usiamo i social network per conoscerci meglio. Raccogliamo in modo organico appunti, dispense, materiali, lavori vari prodotti da insegnanti e studenti. Realizziamo un portfolio del singolo docente, della classe, della scuola. Facciamo video di lezioni, registriamo audio e…. pubblichiamo, pubblichiamo, pubblichiamo!

Facciamo sì che non sia l’occhio di dirigenti, ispettori e “commissioni” varie (spesso deformato da lenti non del tutto trasparenti…) ad accostarsi al buco della serratura delle nostre classi.

Spalanchiamo invece le porte e lasciamo che tutti possano vedere “cosa si fa a scuola”, che ad esempio le famiglie possano “valutare” autonomamente e scegliere sulla base di qualcosa di veramente oggettivo (altroché test…). E alla fine si potrebbe anche trovare qualche metodo premiale, anche se non credo che tutto sommato sia il punto più importante.

L’apertura implica sempre un miglioramento: se devo esporre il mio lavoro, beh, probabilmente mi sento motivato a farlo meglio! Perché l’obiettivo poi qual è, se non migliorare i livelli di apprendimento e la qualità dell’insegnamento?

Alt. Sento già le prime obiezioni: ma non tutti i docenti sono in grado di.., ma il sistema scolastico non permette…., così si rischia di premiare solo gli smanettoni…, e dovremmo accollarci un altro enorme carico di lavoro per quella miseria di stipendio…

Sicuramente sono critiche sensate, tuttavia mi chiedo se non sia venuto il momento di cambiare davvero qualcosa, in modo radicale e deciso.

Non si può dire soltanto e sempre NO.

7 Responses to “Apriamo le porte!”


  1. 1 gianni marconato Dic 29th, 2010 at 16:37

    Anto’. Mi sono stupito a leggere un tuo apprezzamento per una cosa detta da Israel (uno che di scuola non ne capisce un H – per non dire … un C – e che continua a pontificare e ad ispirare “culturalmente” la gelmini; basta vedere l’esito dei lavori della Commissione che porta il suo nome sulla formazione iniziale degli insegnanti secondo la quale la maggior parte della formazione va fatta sui contenuti disciplinari) ma mi sono riavuto letto il tuo “apprezzamento” per le conclusioni del suo ragionamento (se tale si può ritenere un farfugliare confuso).

    Tutto ciò doverosamente premesso, concordo in pieno sulla tua proposta di “aprire le porte della scuola” cono o senza le tecnologie.
    E’ importante quanto dici prima di tutto come atteggiamento culturale della scuola verso la società e verso le famiglie.
    Una scuola chiusa in sè stessa, quasi a difendersi. non è una scuola difendibile.
    Aprirsi non burocraticamente (come be dici) ma sui contenuti: sul cosa si fa, sul perchè lo si fa, sul cosa NON si fa e sul perchè non lo si fa.
    Stabilire (anche senza le tecnologie ma le tecnologie facilitano di certo questa apertura) una conversazione (non una comunicazione unidirezionale) con l’esterno è importante anche per la scuola stessa.
    Quante ottime iniziative promosse da docenti più che bravi, quasi eroi, sono bocciate dalle famiglie che non amano i “progetti” e chiedono “compiti”; che non sono interessate su cosa e come imparano i loro figli e sono interessare solo ai voti, che ostacolano ogni innovazione perchè fa perdere tempo all’insegannte perchè ha meno tempo per “insegnare” e agli studenti che hanno meno tempo per “studiare”.
    Conversare per stabilre una più ampia e condivisa base comune sul senso della scuola e sulle sue pratiche.
    Un discorso a mio avviso centrale anche per la valutazione (che è la ragione prima del tuo ragionare qui, in questo post), un disciorso che spesso ritiorna anche nel network La scuola che funziona (www.lascuolachefunziona.i), Non ultima questa discussione (http://www.lascuolachefunziona.it/forum/topics/scuola-e-famiglia-una-causa) “scuola e famiglia una causa comune?” Ancora con il punto di domanda, punto che volentieri toglierei. Un discorso che andrebbe fatto una buona volta fino in fondo.

  2. 2 alessandro Dic 29th, 2010 at 22:22

    Concordo sulla opportunità data dall’apertura delle “quattro mura” scolastiche.
    Non so se l’apertura virtuale sia quella più efficace e funzionale al recupero del rapporto con le famiglie.
    Nella mia piccola esperienza, ho osservato che serve invitare i genitori ad eventi in cui siano anche coinvolti fisicamente, ad esempio nel 2009 con due classi cominciammo un percorso sul cibo, che si sviluppò nella costruzione di una ricetta, ampliandosi poi alla strutturazione di un menù in lingua e alla conseguente messa in scena di un ristorante che proponeva un menu di Natale ai suoi ospiti… in classe… gli ospiti erano i genitori che furono invitati durante le ore di lezione ad assaggiare i cibi preparati dagli alunni…. ed eravamo in terza media…
    i genitori ancora parlano di quell’esperienza come di un momento molto positivo…. insomma, non c’è solo il virtuale….

  3. 3 Agati Dic 29th, 2010 at 23:59

    Ciao Anto: sono contento che qualcuno trovi ancora le energie per sperare in una apertura delle mura scolastiche. Anche perché le aule sono ormai gli unici ambienti di lavoro (& affine) senza finestre digitali. Perfino i cellulari sono censurati (inutilmente, visto che i nostri pargoli continuano tranquillamente a smanettare sotto il banchino). Certo, come dice Alessandro non c\’è solo il virtuale, ma già quello aiuterebbe… Buona battaglia e buona vita 😉

  4. 4 antonio.fini Dic 30th, 2010 at 8:07

    @Alessandro: certo. Prima di tutto credo che sia importante l’aspetto culturale dell’apertura, ovvero smettere di considerare la scuola come un luogo “altro” rispetto alla società (tra l’altro questo discorso può valere anche per altre enclavi sociali, come gli ospedali ad esempio..). Penso però a modalità di partecipazione più continue rispetto alla logica degli “eventi” (che già più o meno esiste, tutto sommato..). Per questo credo che le tecnologie possano avere un ruolo fondamentale.
    @Agati: lo sai che in vista dell’anno nuovo si hanno spesso idee …rivoluzionarie e buoni propositi 🙂

  5. 5 MarcoP Dic 30th, 2010 at 14:40

    Caro Antonio, la tua open school richiederebbe un pesante ricambio generazionale dei docenti… ti porto solo l’esempio della nostra scuola, dove una piattaforma moodle è disponibile dal 2005. Sai quanti docenti la usano (più o meno aperta ai genitori)? Una quindicina, su un corpo docenti di quasi 80 persone.

    Concordo con Alessandro sul migliore impatto di eventi aperti a genitori e territorio, magari rendendoli meno estemporanei.

    Per quanto riguarda “l’apertura” ed il far sapere cosa si fa nel chiuso delle aule (e dei laboratori!) nel secondo numero della newsletter che stiamo per pubblicare abbiamo proprio intrapreso questa strada del raccontare la nostra didattica. Vedremo l’effetto che farà, nel 2011.

    p.s. ma sei poi sicuro che, una volta aperte le porte, qualcuno ne approfitterà?
    😉

  6. 6 antonio.fini Dic 30th, 2010 at 16:30

    Caro Marco, mi raccomando, tienimi informato sulle iniziative della tua scuola.
    Quindici su 80? Neanche tanto male, ti dirò… 🙂
    E’ chiaro che la mia è (anche) una provocazione. Però francamente rimango sgomento nel leggere proposte come le “ispezioni” avanzate (credo seriamente..) da personaggi che mi risulta siano molto ascoltati in “alto loco”..
    L’apertura delle classi (e, certo, anche dei laboratori, anzi, cominciamo da questi!!) è soprattutto un passaggio culturale. La tecnologia è in secondo piano, anche se credo possa avere un ruolo importante.
    Ricambio generazionale? Beh.. certo, però da un lato non si può sempre “aspettare” e dall’altro, anche per esperienza personale, non è che i colleghi più giovani siano sempre a favore dell’innovazione.
    Ripeto, è una questione culturale che travalica i confini generazionali.
    Grazie per il contributo e tanti auguri per l’anno nuovo!

  7. 7 Annunci Palermo Feb 6th, 2011 at 12:01

    Ciao anto, vorrei farti i miei complimenti per il blog..e un punto di ritrovo per i genitori che hanno figli a scuola ma anche per i studenti..bisogna lottare nella vita per poter cambiare qualcosa

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