Acquari analogici e oceani digitali

L’amico Agati torna sulla questione del mito dei nativi digitali con uno dei suoi consueti post arguti e stimolanti.

La sintesi di Mario sembra essere: mito sì, in teoria; mito no, in pratica. I ragazzi, a parole sembrano inetti, davanti allo schermo sono dei draghi!

Verso la conclusione del post, dice Agati:

…e dire che loro non sono digitalmente performanti solo perché molti (moltissimi!) hanno la consapevolezza critica di un criceto è come dire che la nostra generazione non è gutemberghiana solo perché la maggioranza degli adulti non sa decodificare decentemente un quotidiano (e nemmeno le panzane delle tivu berlusconiane).

Parto da questo punto, perché mi pare evidente come l‘ignoranza mediale della nostra generazione abbia contribuito non poco alle fortune di certi tele-politici. E già sarebbe una buona ragione per non proseguire su questa strada: che l’ignoranza dei padri non prosegua nei figli :-)!!!

Per quanto riguarda la storia della generazione digitale, rimanderei un attimo il discorso alla questione delle otto Competenze Chiave delle quali si discute da anni in ambito europeo, ove si declinano sul lato dell’apprendimento permanente e io invece definirei "necessarie per vivere decentemente in questa società".

Ebbene, tra queste figura la competenza digitale.
Cosa vogliamo sostenere? Che i nostri teenager già la possiedono, nativamente? Che sono "nati imparati", almeno su questo ambito?
Che la scuola, su questo, deve tacere, dato che già sanno e sanno fare tutto?

Secondo me è vero il contrario! E il "nuovo punto di vista" auspicato in conclusione da Agati dovrebbe essere proprio la consapevolezza che per la scuola e per gli insegnanti (in generale, con le dovute, solite e solide eccezioni!) il mondo digitale è oggi sostanzialmente estraneo e questo non va bene, va cambiato!!
Leggiamoci le competenze chiave: ci troveremo gran parte delle literacy abitualmente praticate a scuola (Comunicazione nella madrelingua; Comunicazione nelle lingue straniere; Competenza matematica e competenze di base in scienza e tecnologia; Imparare ad imparare; Competenze sociali e civiche, ecc.), ovvero ambiti che sono storicamente propri del sistema scolastico. C’è pero anche qualche novità come la competenza digitale, della quale il sistema educativo DEVE in ogni caso farsi carico, possibilmente senza (unica tra le altre) darla per acquisita geneticamente…

Certo, Mario, abbandoniamo i nostri rassicuranti acquari analogici e nuotiamo con i pesciolini più piccoli nell’oceano digitale, consapevoli però che il mare è di tutti e che abbiamo qualcosa di significativo da dire. Senza snobismo, ma anche senza soggezione.

E’ una sfida (un’altra!?!) per la scuola e per gli insegnanti. La contrapposizione generazionale e il senso di inferiorità implicito nella definizione di "immigrati" (austeri o meno.. :-)), non aiutano.

E po, immigrare digitalmente, per fortuna, non è così difficile…Una volta dentro, nessuno chiede permessi di soggiorno!

Bisogna volerlo, però…

5 Responses to “Acquari analogici e oceani digitali”


  1. 1 Juan M. Fernández Nov 9th, 2009 at 11:21

    Interessanti i due punti di vista che non trovo però opposti. Sottolineerei l\’importanza del nuotare insieme e ripenserei al concetto di competenza digitale (non necessariamente per metterlo in dubbio) creato da pesci grandi ovviamente non nativi 2.0.

  2. 2 antonio.fini Nov 9th, 2009 at 11:41

    Grazie per il commento Juan.
    In effetti è vero, con Mario siamo piuttosto in sintonia e la mia risposta è più un completamento che una replica vera e propria.
    La tua posizione “relativistica” sulla questione delle competenze (perché si potrebbe allargare anche alle altre, no=?) è interessante. C’è da rifletterci seriamente perchè probabilmente è uno dei problemi sui quali la scuola si “incaglia” continuamente, forse da sempre..
    Mi vengono in mente gli scenari un po’ catastrofici proposti da Fisch e McLeod nei loro suggestivi video “Did you know? Shift happens”…
    http://www.youtube.com/watch?v=pMcfrLYDm2U

  3. 3 Juan M. Fernández Nov 9th, 2009 at 12:17

    Mah, a dire il vero le mie perplessità riguardano solo la competenza digitale. Chi ha disegnato le altre competenze è già nativo in esse, voglio dire, è padrone del mezzo il che non succede con la competenza digitale. Qui nasce secondo me la differenza fra quello che hai scritto tu e il post dal quale sei partito: trovo nelle parole di Mario Agati una maggior sensibilità verso gli studenti in quanto nativi digitali, forse più voglia di rischiare, di capovolgere.
    Non mi fraintendere, sono d’accordissimo con i tuoi ragionamenti, e lo stesso intervento sulla questione l’ho trovato molto lucido (l’ho anche tweetteato!! :-))

  4. 4 Agati Nov 9th, 2009 at 23:18

    Ciao, Anto: direi – come sottolinea Juan – che i nostri due interventi sono complementari. Noi (la scuola) dobbiamo contribuire a costruire la competenza (la consapevolezza, anche digitale) dei nativi. Ma per farlo, dobbiamo conoscerli un po\’ di più, senza pregiudizi. Grazie del contributo e buona vita.

  5. 5 nat1982 Dic 1st, 2009 at 14:56

    Ciao!

    Complimenti per l\’articolo dettagliato e per le istruzioni date!

    Se ti interessano gli acquari, visita questo sito : http://www.articoitaly.com

    in cui spiega passo passo come e perche\’ realizzare un acquario, soprattutto per crostacei astici e aragoste!

    Spero ti possa tornare utile!

    Saluti.

    Nat

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