Bay City, di Richard K. Morgan, è un libro di ben 514 pagine che si vorrebbe posizionare (almeno credo..) nel cosiddetto filone cyberpunk. L’autore ha realizzato un mix di personaggi, ideee e atmosfere provenienti da William Gibson e Philip K. Dick senza, ahimè, lo spessore di questi autori. Il risultato è un fumettone fantascientifico che, pur con alcuni buoni spunti, rimane superficiale e complessivamente non mi convince.
L’idea che la personalità possa essere digitalizzata era già stata avanzata da Gibson, come pure le IA (intelligenze artificiali) lavoravano già in Neuromante. Morgan si dilunga tuttavia in particolari tecnologici (ad esempio, il backup a distanza della personalità che solo gli straricchi possono permettersi) ma non “colpisce” certo il lettore come Dick nè riesce a descrivere in modo convincente questa società futura. I corpi da “indossare”, il sesso virtuale, alcuni ultra-ricchi che possono praticamente pagarsi l’immortalità, droghe di ogni tipo, fanno da sfondo alle avventure di Takeshi Kovacs, una specie di futur-Rambo cyberpunk alle prese con uno strano suicidio, nella San Francisco (Bay City) del 25° secolo.
Una nota divertente: la IA che gestisce (diciamo così..) l’albergo dove alloggia il protagonista si chiama …Hendrix…Esilarante l’incontro in un ambiente virtuale con Kovacs, indovinate un po’ con quale aspetto fisico si presenta la IA?
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