Archivio per luglio, 2011

Il valore delle case

Tramite Facebook apprendo che una famiglia di amici americani cambia casa (Auguri a David e Rose!).

Dal momento che il caldo mi impedisce di fare cose più serie, perdo ulteriore tempo (visto che cazzeggiavo in FB, è ovvio, già stavo perdendo tempo Occhiolino), perché mi incuriosisco e finisco su un sito immobiliare USA.

Scopro quindi che una graziosa casetta indipendente di 245mq complessivi, molto bella e curata, in una cittadina del Missouri, più o meno delle stesse dimensioni di Spezia (ma a occhio e croce con qualche cosetta in più, ad esempio la sede di una prestigiosa università..), costa $208.000 ovvero circa €146.000, precisamente quanto un buco di 60mq a due passi da casa mia!

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Il confronto tra le due schede e relative, impietose, fotografie è devastante…

Perché è così difficile vivere, in questo paese?

PISA 2009 e competenze digitali

A fine giugno l’OECD ha pubblicato un volume basato sui test PISA del 2009, dedicato alle competenze digitali e in particolare al Digital Reading, definita come:

PISA defines reading literacy as understanding, using, reflecting on and engaging with written texts, in order to achieve one’s goals, develop one’s knowledge and potential, and participate in society.

con la seguente particolarità:

Digital texts are conceived of as a subset of written texts. For the purposes of PISA 2009, digital text is synonymous with hypertext

In sostanza: la capacità di muoversi correttamente in un ambiente ipertestuale e di interpretarlo in modo efficace.

Il titolo del volume è infatti Students On Line: Digital Technologies and Performance. Si tratta di un volumone di 395 pagine che contiene, come usuale nelle pubblicazioni OECD, un’infinità di tabelle e grafici che richiederebbero uno studio approfondito.

Per fortuna, l’Executive Summary ci viene in aiuto! Sorriso

Dal sommario emergono interessantissime evidenze (pag. 20), tra le quali vorrei segnalarne un paio:

  • un macigno sull’ormai logoro dibattito sui nativi digitali:

powerful evidence that today’s 15-year-olds, the “digital natives”, do not automatically know how to operate effectively in the digital environment, as has sometimes been claimed

e se qualcuno avesse ancora qualche dubbio:

Access to ICT has grown significantly in recent years and, as a result, fewer than 1% of students across OECD countries reported that they had never used a computer; but a digital divide in the use of ICT is still evident between and within countries

In sintesi, è vero che tutti i quindicenni usano i computer, ma possiedono reali competenze digitali molto diversificate, spiegate soprattutto dalla loro condizione socio-economica. Altro che generazione digitale!

  • una seria critica all’uso delle ICT a scuola:

Using a computer at home is related to digital reading performance in all 17 participating countries and economies, but that is not always true for computer use at school

Sì, avete capito bene!

the relationship between students’ computer use at school and performance in digital reading tends to be negative with a slight curve, which means that more intensive use is associated with lower scores

Insomma, l’uso intensivo dei computer a scuola sarebbe addirittura correlato negativamente con le capacità di digital reading!

C’è veramente di che riflettere… (e qualcuno sta già cominciando a farlo).
AGGIORNAMENTO 8/8/2011: un ottimo approfondimento di Marco Campione.

E se non fosse un social network per giovani?

Facebook ha molti difetti, lo sappiamo: le limitazioni, la  noiosa  uniformità grafica, le infine implicazioni per la privacy, la pubblicità a volte invadente, mettiamoci pure la malcelata antipatia verso il suo ideatore Sorriso, l’egemonia che sta assumendo sulla  rete, fagocitando tutto e indebolendo altre forme di espressione come  i blog.

Ha  secondo me però un grande pregio: è inter-generazionale. Ben pochi adulti usano Messenger, non si trova nessun adolescente in LinkedIn, Twitter è ancora tutto sommato elitario, ma in Facebook si può trovare sia la nonna che il nipote, reciprocamente “amici” che si taggano l’un l’altro su foto e filmati.

Genitori e figli, insegnanti e studenti sono spesso amici su FB (e magari invece non lo sono così tanto, nella realtà..): c’è chi dice che sia un bene e chi sostiene che non si dovrebbe (ma va sempre considerato il contesto). Rimane il fatto che Facebook è uno spazio condiviso, un’area d’incontro, reale o quantomeno possibile tra diverse generazioni. E non mi pare poco.

Ora è arrivato Google+, e in molti ne dicono già un gran bene. Sono stato invitato e sto curiosando da un paio di giorni.

Non ho voglia di recensire questa e quella funzione. Sennò dovrei dire che mi piace la facilità d’uso, la barra di Google in alto che ormai ti avvolge a 360° (anche un po’ inquietante, però..). Oppure che le scelte linguistiche dei traduttori italiani sono pessime (lo so che “cerchia di amici” è un’espressione comune, ma vorrei sapere in quanti, prima d’ora, avevano usato il plurale “cerchie”: orribile!).

I circles (scusate l’inglese, non riesco a dire “cerchie”!), con la possibilità di selezionare “a chi mostrare  cosa”,  sono un po’ la “trovata geniale” di Google+, l’espediente che dovrebbe risolvere tutti i problemi di privacy. Per la cronaca, è interessante vedere come Elgg, un mio ..vecchio amore, avesse già incorporato un sistema praticamente identico per la gestione della privacy dei contenuti, anche più avanzato di questo: ogni singolo pezzo di informazione (ad esempio un campo del profilo, come il telefono) può essere reso disponibile a tutti oppure a gruppi selezionati (il buon vecchio LTEver era avanti, insomma! Occhiolino).

Mi chiedo però se questo sistema, peraltro eccellente, troverà consensi in quella fascia di utenti che paradossalmente ne avrebbe più bisogno, ovvero i giovani e gli adolescenti, i quali come ben sappiamo a volte non brillano per consapevolezza rispetto alle problematiche della privacy (ma nemmeno molti adulti, a onor del vero!).

Davvero i ragazzi avranno voglia di impostare diligentemente le loro cerchie (vabbè, l’ho detto!)? Ho molti dubbi su questo, oltre al fatto che rimettersi nuovamente a catalogare i propri contatti non è un’operazione piacevole, il pensiero mi rende stanco ancor prima di iniziare!

Fare oggi previsioni su Google+ è un’operazione da veggenti da quattro soldi ed espone a rischi clamorosi di smentita, però una la faccio ugualmente: per come si presenta finora, mi sembra che Google+ sia destinato più che altro ad un pubblico adulto.

E’ un peccato, perché una forte migrazione di adulti, a discapito di FB, avrebbe come conseguenza il venir meno di quello spazio virtuale comune che è una risorsa positiva, in un epoca nella quale siamo tutti sempre più alone together (grazie Sherry).




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