Archivio per marzo, 2011

Il Tasso e il Maestro Intagliatore

Leggo un’intervista a Paola Mastrocola su I docenti scapigliati e non posso fare a meno di notare alcune contraddizioni all’interno di un ragionamento che, non lo nego, a prima vista può anche avere un certo appeal.

La soluzione proposta da Paola (non ci conosciamo, so anche che lei è “all’antica” Occhiolino, ma siamo tra colleghi.. mi permetto di chiamarla per nomeSorriso) sembrerebbe sensata, secondo il buon vecchio senso comune popolare.

Dice Paola: serve una seria scuola dell’obbligo (“fatta come si deve”) alla fine della quale ognuno si prende le proprie responsabilità e in tutta libertà sceglie se continuare a studiare, ma duramente, “come si faceva una volta”, ovvero sgobbando sui libri, niente discorsi strani, no tecnologie, nessun “problem solving” e altre modernità, giù di brutto con latino, greco, letteratura e poco altro, che non serve…). Se questa prospettiva non piace, come alternativa, il giovane (per meglio dire l’adolescente, immagino che questa scuolona dell’obbligo durerà fino a massimo ai 16 anni, suppongo..) avrà libertà di smettere di frequentare la scuola e andare magari a …“intagliare il legno”!

Mi chiedo come si possa non vedere in questa impostazione francamente naif un ritorno al modello scolastico presente in Italia prima dell’istituzione della Scuola Media Unica (primi anni ‘60), quando vigeva la differenziazione tra “avviamento professionale” (“ho fatto l’avviamento”, puoi ancora sentir dire da qualche anziano..) e scuola media per la preparazione ai licei.

Non solo, mi sembra di ravvisare chiaramente la riproposizione della “classica” separazione netta tra professioni intellettuali e lavori manuali. In pratica, un ritorno al medioevo.

Sinceramente, io proporrei al contrario di inserire laboratori di attività manuali in tutti i licei! Ma è un’altra storia…

Mastrocola inserisce nel suo discorso anche un altro stereotipo (veramente lei lo chiama “pensiero divergente”, però certo, lei ha un PhD.. quindi… ooops.. ma anch’io ce l’ho! Ho appena ricevuto la pergamena! Ohibò, come è stato possibile, pensare che il Tasso non lo conosco mica tanto bene … Mah, ci sarà stato qualche errore Occhiolino) ovvero le “inclinazioni”.

“Siamo naturalmente inclinati per qualcosa”, sostiene Paola.

Caspita, che scoperta scientifica! E da cosa deriverebbero queste “inclinazioni”? E come fare per esplicitarle? Forse l’astrologia potrebbe aiutare ("i nati nel segno del Toro sono particolarmente adatti a svolgere determinate professioni, quali per esempio: designer, insegnante, cuoco, artista, visagista e attore”, citazione autentica, cercatela sul web, se vi interessa..) o chissà, forse la genetica potrebbe fornire la risposta (un bel test del DNA alla fine della scuola dell’obbligo potrebbe far emergere il fabbro che c’è in ognuno di noi, e farci risparmiare qualche annetto di noiose lezioni di letteratura! Sorriso)

Ma si rende conto Mastrocola, che questa apparente “libertà” si tramuterebbe istantaneamente in una separazione in “caste scolastiche” (peraltro già parzialmente esistenti) che toglierebbero definitivamente alla scuola quella seppur tenue ma pure ancora presente funzione di ascensore sociale che ne costituisce una (se non la maggiore) ragion d’essere?

Quanti ragazzi sarebbero in grado a quattordici (ma anche  a sedici) anni di decidere “liberamente” se continuare studiare o mettersi a intagliare il legno?

E quanti “figli di…” senza tanta voglia di studiare pensa, la professoressa, che scoprirebbero “liberamente” di “essere inclinati” come piastrellisti?

Si dirà: ma insomma bisogna pure che qualcuno lo faccia l’intagliatore, il fabbro o il piastrellista!!! Ebbene sì, qualcuno lo farà, ma NON PUO’ e NON DEVE deciderlo a quattordici anni!!!

Inoltre, dove sta scritto che chi fa lavori manuali non deve avere un’istruzione superiore? Forse perché “non gli serve”? Ed ecco qui l’altro paradosso del discorso della Mastrocola! Lei stessa afferma che non è possibile valutare a priori l’utilità dello studio umanistico (e cita il padre ragioniere ma appassionato della Divina Commedia). Benissimo, peccato però che lei proprio non voglia tra i piedi il futuro intagliatore!

Certo, è più che comprensibile che la professoressa ambisca ad insegnare soltanto a ragazzi interessati e studiosi. Bella forza! Lo so bene anch’io, per averlo sperimentato diverse volte, che interagire con uno studente “bravo” è una soddisfazione professionale impagabile. Ma non sarà il caso di riflettere sul fatto che, probabilmente, quegli studenti così bravi potrebbero forse fare a meno dell’insegnante?

E che al contrario sono proprio tutti gli altri, i potenziali “intagliatori”, che hanno invece bisogno di essere seguiti e non abbandonati all’apparente “libertà di non studiare”?

Le contraddizioni non finiscono qui: ad esempio Paola non spiega come dovrebbe funzionare questa scuola dell’obbligo "fatta bene”. Perché, quella attuale, è “fatta male”? Se questa di oggi è piena di ragazzi svogliati che “non studiano”, come potrà quella da lei ipotizzata dare questa “solida preparazione di base”?

So che non mi legge, tuttavia nella remota ipotesi, le consiglio vivamente di procurarsi un libriccino introvabile, se non forse attraverso qualche biblioteca universitaria: Nostalgia del Maestro Artigiano di Antonio Santoni Rugiu.

Magari scoprirà che la nostra cultura si è formata non solo grazie al Tasso (a lei tanto caro..) ma anche per l’opera di tanti…Maestri intagliatori!

Neonati digitali

imageStando al titolo del post (80% of Children Under Age 5 Use the Internet) e alla divertente foto proposta da Mashable, sembrerebbe proprio che i nostri bambini comincino già dalla culla ad usare i media digitali!

Tuttavia, il post commenta in realtà uno dei migliori report sulle abitudini e i comportamenti relativi all’uso dei media che io abbia visto negli ultimi tempi.

Il rapporto di ricerca proposto dalle organizzazioni Joan Ganz Cooney Center e Sesame Workshop presenta un quadro molto equilibrato e neutrale sulla condizione immersiva dei bambini e dei ragazzi nelle tecnologie.

Evitando di emettere giudizi e di tentare generalizzazioni (ho controllato, il famigerato termine “nativo” è totalmente assente Occhiolino), la ricerca evidenzia i seguenti elementi chiave, da considerare comunque sempre rispetto al contesto socio-culturale della ricerca, limitata agli Stati Uniti:

  • I bambini hanno accesso oggi ad ogni tipo di media digitale e trascorrono il loro tempo utilizzando questi media in misura molto superiore rispetto al passato;
  • children’s exposure to and consumption of different types of digital media are growing rapidly

  • La televisione continua ad essere molto vista, soprattutto dai bambini più piccoli;
  • television remains a major influence

  • Non tutti bambini hanno accesso alle tecnologie digitali, né tutti utilizzano i media allo stesso modo. La condizione socio-economica delle famiglie continua ad essere  una barriera per l’accesso;
  • digital divides still exist, in both access to and usage of media

  • Il “salto” dall’uso intensivo della televisione agli altri media digitali avviene intorno agli otto anni.
  • media habits change around age 8

  • Le tecnologie mobili (dai videogame ai lettori musicali ai cellulari) sembrano essere molto gradite anche ai più piccoli.
  • mobile device use is on the rise

La ricerca contiene anche una parte propositiva (recommendations) la quale, con molto buon senso, si rivolge soprattutto ai genitori, perché si occupino attivamente della dieta mediale dei figli e facciano in modo che essa sia bilanciata, equilibrata, con attenzione sia alla quantità che alla qualità e perché non perdano l’occasione di restare accanto ai propri bambini durante l’utilizzo dei media, in quella che nel documento viene chiamata joint media engagement, recuperando una proposta del LIFE Center.

Qualche raccomandazione è rivolta anche ai produttori di contenuti, affinché progettino materiali che possano facilitare un approccio inter-generazionale.

We recommend that media producers consider designing content that actively involves parents and children

Un breve accenno al ruolo della scuola ci riporta all’esigenza che l’ambiente scolastico possa mediare tra l’innegabile ambiente esterno media-based ormai tipico della nostra società e le caratteristiche del sistema di istruzione formale.

They are exposed to various types of media in an increasingly technology-reliant society and
are becoming adept at navigating informal learning environments.
What role can technology play in bridging what children are doing at home and the structured learning environment of school?

Certo, questo è anche uno dei punti chiave proposti dal “movimento dei nativi digitali” (spero mi sia consentita questa banalizzazione Sorriso) e viene fatto proprio anche da questo rapporto, nel quale però la questione è posta in termini decisamente più problematici:

But more research is needed into how new technologies can be  integrated into education. We need to understand how regular use of technology affects children’s cognitive and physical development.

Sull’uso delle tecnologie a scuola, ahimé, abbiamo davanti ancora molte domande e poche risposte certe!

La scuola italiana non va oltre il chiodo

When all you own is a hammer, every problem starts looking like a nail.

Questa frase, attribuita allo psicologo Abraham Maslow, rappresenta bene lo sgomento che ho verificato da parte di molti colleghi di fronte alla notizia, circolata nei giorni scorsi e oggi ripresa dal Corriere della Sera, secondo la quale l’Austria abolirà le bocciature nelle scuole superiori (mi sono accorto che la notizia era in realtà di qualche settimana fa, vedi Tuttoscuola…)

Ora, lo strumento della valutazione, lo spettro della bocciatura sono gli unici strumenti, i “martelli maslowiani” a disposizione degli insegnanti, per cui non si vede come altro battere sul “chiodo” rappresentato dalla (sempre più? E’ proprio vero?) scarsa motivazione allo studio dei ragazzi.

E in fondo tutta la vita scolastica ruota intorno a quell’esito finale che impensierisce gli studenti e soprattutto le loro famiglie.

Perché dunque gli austriaci (peraltro seguendo altri paesi, tra cui il Regno Unito) vorrebbero privarsi di tale strumento (apparentemente?) insostituibile?

Curiosamente (sempre secondo il nostro senso comune fondato sul famoso “martello”, unico strumento…) il loro intento, stando alle dichiarazioni del ministro dell’istruzione Schmied, sarebbe quello di migliorare il livello di preparazione degli studenti. Pare infatti che l’Austria non se la sia cavata bene, all’ultimo PISA (31° posto in discesa, Italia 29° in lieve ascesa, ma non siamo lontani Sorriso).

Non intendo entrare nel merito né sulle conseguenze e neanche sulle modalità realizzative.

Ne hanno già parlato altri in rete:  Marco ad esempio dice che un meccanismo del genere potrebbe funzionare soltanto ristruttando contemporaneamente la scuola per livelli piuttosto che per classi di età (non dirò neanche che a me questa soluzione piacerebbe, e anche tanto!). Idea ribadita anche dal Gruppo di Firenze, pur con toni decisamente più critici verso la proposta austriaca.

Mi domando soltanto se non sia quantomeno da ammirare il coraggio di aver compiuto una scelta politica forte, al limite anche sbagliata nel merito (lo si scoprirà presto.. il PISA è sempre lì in agguato…) ma pur sempre un tentativo di cambiare davvero, in modo incisivo, il sistema scolastico.

La signora Schmied dimostra almeno di avere un’idea, un progetto sul futuro della scuola, prova a fornire uno strumento diverso dal “martello” per vedere se si riesce così anche a ristrutturare diversamente il problema, tenta di rompere gli schemi consolidati.

Perché una vera “riforma” dovrebbe includere qualche elemento rivoluzionario.

Ma in Italia non si potrebbe fare niente del genere, stretti come siamo tra il revisionismo della “buona vecchia e severa scuola dei contenuti”, tanto cara a Mastrocola e Israel (i quali hanno però a volte hanno buon gioco a demolire alcuni miti come quello ormai trito dei “nativi digitali” o dell’uso insensato delle tecnologie…) e il gretto punto di vista tremontiano secondo il quale l’educazione è soltanto una voce di costo da tagliare il più possibile.

Le sedicenti riforme, da noi, si fanno soltanto seguendo in minima parte il primo (ed è già tutto dire…) ma soprattutto in aderenza al secondo punto di vista: tagliare, ridurre, risparmiare!!

E, naturalmente, senza mai dimenticare la nostrana tradizione gattopardesca del “cambiare tutto per non cambiare nulla”.

Sempre e solo martello, per noi.




in English

Google
 
Web questo sito

RSS feed generale
Feed for English posts

Powered by FeedBurner


View anto's profile on slideshare

I support I support free learning
DCA

Anto's shared items in Google Reader


follow antonf at http://twitter.com


Visualizza la mia pagina su Codice Internet


Poesia automatica


by Voodoobytes
sceme giovinette
abbagliano
disinvolte foche

About

You are currently browsing the Anto'stuff weblog archives for the month marzo, 2011.

Longer entries are truncated. Click the headline of an entry to read it in its entirety.

Categories


Libri su aNobii


My StumbleUpon Page