Archivio per febbraio, 2011

Ahiahiahi signor Watson, mi è caduto su Toronto!

Per noi bambini degli anni ‘60 e ‘70 il Rischiatutto era una trasmissione mitica.

Mike Bongiorno e le sue famose gaffe (che a volte noi non capivamo, ma gli adulti si divertivano tanto…), i concorrenti dalla memoria prodigiosa, già divi (uno di essi, Massimo Inardi, lo ricordo ancora!) ma con il viso e il fisico anonimo del nostro vicino di casa, la “valletta” vestitissima, l’implacabile signor NO, la sigla realizzata con la bella grafica “povera” che caratterizzava quell’epoca. Che nostalgia…

Ricordo benissimo anche il gioco da tavolo, con il tabellone, il cicalino e ..gli occhiali di Mike!!

In anni successivi ricordo anche di avere vagamente saputo che fosse la versione italiana di un telequiz americano.

Non sapevo però che l’originale americano, Jeopardy, andasse in onda ancora oggi!!

Tutto questo è divenuto di attualità dopo che, la scorsa settimana, Jeopardy ha avuto per la prima volta un concorrente non umano. Watson, un sistema di intelligenza artificiale prodotto da IBM ha infatti partecipato a due puntate speciali della trasmissione, scontrandosi con i due super-campioni americani e …vincendo!

La partecipazione di Watson è stata del tutto identica agli altri: le domande sono poste in linguaggio naturale ed è stato necessario dotare l’AI anche di un dispositivo robotico per consentirgli di …premere il pulsante Sorriso.

La IBM non è nuova a certi exploit, tutti ricordiamo Deep Blue, il primo supercomputer in grado di battere un campione del mondo di scacchi.

E Watson è probabilmente un notevole passo avanti della ricerca sull’intelligenza artificiale in uno dei settori più difficili come il riconoscimento del linguaggio naturale e, ovviamente, IBM intravede ovviamente già applicazioni commerciali anche se non rinuncia ad una certa enfasi retorica: il motto è infatti “Humans win”, a sottolineare come questa sia da un lato un risultato dell’ingegno umano e contemporaneamente una promessa per un ulteriore livello nell’uso dei computer in aiuto all’umanità.

L’approccio tuttavia sembra ancora quello della “forza bruta”: pare che  Watson giri su un mega-super-cluster di 90 server, con complessivi 32Terabyte di RAM (sì, tutta RAM, l’hard disk avrebbe avuto tempi di accesso troppo lenti, a Jeopardy-Rischiatutto bisogna anche essere veloci a premere il pulsante, do you remember?).

E’ però davvero curiosa la storia di una delle pochissime risposte sbagliate date da Watson in trasmissione. Nella categoria “città degli USA”, è stato chiesto “Qual è la città il cui aeroporto principale è intitolato ad un eroe della 2^ Guerra Mondiale e il secondo più grande ad una battaglia sempre della 2^ Guerra Mondiale?”

Il povero Watson ha risposto “Toronto”! E subito gli scienziati IBM si sono affannati a spiegare il motivo di questo grossolano errore che rende evidente come il muscolosissimo supercomputer, nonostante i suoi TB di memoria e il suo velocissimo pulsante elettronico conservi ancora sostanzialmente una candida e tenera incapacità cognitiva.

Infatti è probabile che anche un bambino delle elementari negli Stati Uniti sappia che Toronto è in Canada!

E-book per un figlio

Ho letto il bel libro di Mauro Sandrini Elogio degli e-book. Mi aspettavo l’ennesimo saggio su cosa è, cosa non è, cosa forse sarà il libro del presente e del futuro. Certo, questi temi sono anche presenti. Quello che però mi ha gradevolmente colpito è lo stile narrativo del libro, quasi un viaggio autobiografico dell’autore nel mondo dei libri, arricchito da incontri con una galleria di personaggi a vario titolo interessati alla tematica.

Mi sono riconosciuto nella figura dell’annusatore di libri nelle case degli amici, ma anche nell’annusato quando qualcuno viene a curiosare nella mia libreria.

Sono anche un un fresco, entusiasta, possessore di Kindle ma leggendo Sandrini e guardando le pareti di casa mia foderate di libri mi si è stretto il cuore.

Sì, perché non ci avevo pensato!

Non avevo riflettuto sul fatto che il libro cartaceo è un oggetto pubblico e aperto laddove il libro elettronico è invece privato, chiuso. Che ne sapete, cari amici, di quali libri ho sul mio Kindle? Per non parlare dei grotteschi sistemi di DRM che ancora ci perseguitano!

Con una certa angoscia mi chiedo dunque come faranno i nostri figli a farsi prestare quel libro che noi abbiamo potuto vedere casualmente ad una cena dai vicini, o a scoprire nuovi libri, addirittura a sapere che un libro esiste, se non avranno la possibilità di curiosare nelle librerie dei loro amici o di passeggiare tra gli scaffali di qualche libreria ben fornita.

Certo, i DRM prima o poi spariranno o  diventeranno qualcosa di ragionevole. Ci sono già social network (ad es. Anobii, Goodreads) e probabilmente nuovi ne nasceranno, magari più efficaci e specializzati, forse anche per salvare gli ebook dall’attuale innaturale segregazione.

Sarà sufficiente? Questo presente/futuro di alone together (rubo lo straordinario titolo del nuovo libro di Sherry Turkle che …è già sul mio Kindle… naturalmente Sorriso) sarà (è) altrettanto efficace?

E bravo Mauro, che pensa alla romantica figura della librante, rigorosamente donna, dolce e competente vestale della conoscenza, abile consigliera del futuro aspirante lettore! Ma ..sarà sufficiente? Sarà sostenibile? Esisterà veramente?

Se distolgo lo sguardo dallo schermo del PC, qui in casa, vedo quasi solo libri, e ne sono contento.

Ho potuto far crescere mio figlio in un ambiente letteralmente circondato da libri. Non so se ne avrà approfittato. Forse è anche presto per capirlo.

Temo però che suo figlio, forse, non avrà la stessa opportunità.




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