Archivio per dicembre, 2010

Apriamo le porte!

“Come è andata oggi a scuola?” “Bene!”

“Cosa avete fatto?” “Mah.. niente!”

Se riconoscete questo dialogo avete probabilmente almeno un figlio adolescente.

Siamo infatti nello stereotipo consolidato dei rapporti scuola-famiglia, tra reticenze dei figli ed estenuanti maratone di oceanici “colloqui pomeridiani” oppure incursioni semi-clandestine (a seconda della possibilità di avere o meno permessi al lavoro…) durante le ore di ricevimento dei professori al mattino.

Colloqui che consistono in brevi scambi di battute che si risolvono spesso in comunicazioni “numeriche” (“nell’ultimo compito ha preso X”, “l’ho interrogato proprio ieri e ha preso Y, non glielo ha detto?”).

Certo, alle famiglie di solito tutto questo basta e avanza. Rimane però almeno un pochino la curiosità di sapere “cosa hanno fatto oggi a scuola"…

Ed è più di una curiosità.

Non sono infatti soltanto le famiglie ad essere interessate a cosa si fa a scuola e più specificamente a conoscere se e cosa i ragazzi imparino e se i loro docenti e la scuola nel complesso siano adeguati al compito di insegnare.

La società sembra avere un certo interesse nella valutazione del sistema scolastico. Un interesse oggi crescente, stando all’incessante bombardamento di statistiche sull’argomento. Sigle come INVALSI e PISA  sono ormai conosciute a tutti…

In un recente articolo, Giorgio Israel critica giustamente questo approccio statistico alla valutazione e sostiene che

l’unica cosa sensata e utile non sono queste statistiche, bensì una valutazione capillare dei singoli istituti scolastici e anche dei singoli insegnanti

Il problema, naturalmente, è COME attuare questa valutazione capillare, la quale, ripeto, sembra anche a me un metodo decisamente migliore e più interessante.

Le attuali proposte, basate su test per la scuola in generale e su commissioni di valutazione interne per i singoli docenti, non convincono nessuno (nemmeno Israel, probabilmente neanche chi le ha lanciate!).

E, per carità, lasciamo perdere la soluzione proposta nell’articolo di Israel (peccato, aveva cominciato così bene, è franato alla fine… Sorriso): ispezioni? Fatte da insegnanti in pensione?? Capillarmente in ogni scuola??? Assurdo!!!

Come fare, allora?

Ecco, è qui che si potrebbe riallacciare la domanda iniziale (“cosa avete fatto oggi a scuola?”) con una ipotesi basata, molto semplicemente, sul concetto di apertura.

Mi chiedo: se tutti, famiglie, potenziali alunni, dirigenti, diciamo (con parola “moderna”) tutti gli stakeholder avessero la possibilità di capire un po’ meglio di quanto sia possibile fare oggi (praticamente ..zero!) cosa accade tra quelle quattro mura, dietro quelle porte chiuse, questo non sarebbe implicitamente un sistema di valutazione? O almeno un inizio?

Come si fa, ad “aprire le porte”?

La tecnologia può aiutare molto. Qualche esempio: rendiamo accessibile sul web tutta la documentazione didattica, dai piani di lavoro ai registri personali. Non certo nella forma attuale (a nessuno interessa la burocrazia!), usiamo piuttosto sistemi di condivisione documenti, sperimentiamo il micro-blogging come Twitter per “raccontare” cosa si sta facendo. Incoraggiamo i docenti a realizzare blog personali e di classe, dai quali possa emergere l’attività quotidiana. Usiamo i social network per conoscerci meglio. Raccogliamo in modo organico appunti, dispense, materiali, lavori vari prodotti da insegnanti e studenti. Realizziamo un portfolio del singolo docente, della classe, della scuola. Facciamo video di lezioni, registriamo audio e…. pubblichiamo, pubblichiamo, pubblichiamo!

Facciamo sì che non sia l’occhio di dirigenti, ispettori e “commissioni” varie (spesso deformato da lenti non del tutto trasparenti…) ad accostarsi al buco della serratura delle nostre classi.

Spalanchiamo invece le porte e lasciamo che tutti possano vedere “cosa si fa a scuola”, che ad esempio le famiglie possano “valutare” autonomamente e scegliere sulla base di qualcosa di veramente oggettivo (altroché test…). E alla fine si potrebbe anche trovare qualche metodo premiale, anche se non credo che tutto sommato sia il punto più importante.

L’apertura implica sempre un miglioramento: se devo esporre il mio lavoro, beh, probabilmente mi sento motivato a farlo meglio! Perché l’obiettivo poi qual è, se non migliorare i livelli di apprendimento e la qualità dell’insegnamento?

Alt. Sento già le prime obiezioni: ma non tutti i docenti sono in grado di.., ma il sistema scolastico non permette…., così si rischia di premiare solo gli smanettoni…, e dovremmo accollarci un altro enorme carico di lavoro per quella miseria di stipendio…

Sicuramente sono critiche sensate, tuttavia mi chiedo se non sia venuto il momento di cambiare davvero qualcosa, in modo radicale e deciso.

Non si può dire soltanto e sempre NO.

Natale 2010

Auguri vecchi amici Buone Feste, vi ho sempre amato molto e non lo dissi vorrei vedere un mondo senza ladri politicanti preti e pregiudizi

Pierangelo Bertoli – 1984

La dimensione umana

Un’amica pensa che la scuola sia un luogo dove non si sa insegnare, nel quale si ha paura dell’autonomia di pensiero e in cui regna il disinteresse verso lo sviluppo del potenziale intellettuale, oltre che della dimensione umana della persona.
Non sono riuscito a darle torto.
In particolare mi ha colpito il punto del disinteresse verso la dimensione umana, che credo sia un elemento chiave per comprendere tanti fallimenti scolastici.
Poco prima di questo scambio di idee, a scuola mi era capitato di discutere con un ragazzo. Ebbene, ripensando a questo “elemento umano”, credo di essermi comportato bene. Sostanzialmente c’era un “problema da risolvere” e probabilmente il modo più semplice per risolverlo sarebbe stato attribuire per intero la responsabilità allo studente. Direi addirittura che lui stesso se lo aspettava, in fin dei conti è così che si regolano molti “problemi”, a scuola. L’insegnante, per default, ha ragione. Punto (salvo poi maledizioni in privato, ovviamente..). In questo caso invece abbiamo ragionato e trovato una soluzione soddisfacente per entrambi. Tra l’altro il problema secondo me non era neanche del tutto colpa sua, glielo ho anche detto e penso di aver fatto bene. Non mi sento affatto “sminuito”, anzi! Sono contento di aver dato vita ad un colloquio sostanzialmente “alla pari”.
Certo, è un episodio isolato e forse anche casuale, mi rendo conto anch’io che forse per mancanza di tempo e anche a volte …di energie, trattiamo spesso i ragazzi in modo superficiale e sostanzialmente autoritario.

Del resto, la scuola è fortemente orientata agli standard (temo che difficilmente si potrà cambiare questa impostazione, credo, neanche nel medio termine…) e gli standard inevitabilmente tendono alla massificazione e alla mortificazione dell’individuo che, per mille motivi diversi, non ci si ritrova o non si adegua.

La “distribuzione normale” (secondo una curva a campana) delle valutazioni scolastiche è talmente radicata da essere divenuta una sorta di profezia autoavverante.
Purtroppo però per alcuni ragazzi il cattivo giudizio della scuola diventa un fallimento personale, un giudizio di valore negativo dato alla persona e non limitato al contesto scolastico.
Ecco, questo bisognerebbe proprio evitarlo!

Sarebbe meglio ricordare che la scuola è soltanto una parte della vita dei nostri ragazzi (studenti e.. figli!). E’ certamente una parte importante ma non è tutto. E il rendimento e l’atteggiamento scolastico non forniscono una rappresentazione fedele della personalità dell’allievo.

Quante volte quell’allievo immaturo, svogliato e "senza palle” in un’aula scolastica, è  invece un tenace atleta in un campo sportivo o un brillante e serio musicista su di un palco?

Il link è riferito ad una recente nota di Mario Agati che ha riproposto lo stesso tema e ha dato vita ad una discussione anche aspra. Caro Mario, capisco perfettamente e condivido la tua posizione, ma quanto mi ha colpito il commento di Maria Francesca!!!

“Si limiti a giudicare le mie prestazioni scolastiche, ad essere professore a scuola e non con le nostre vite”

Scuola: l’innovazione impossibile

Si è nuovamente acceso il dibattito sulle tecnologie nella scuola.

Partendo da riflessioni sulle LIM, un post di Rivoltella, una nota in Facebook di Rabbone, prontamente ripresi da Marconato, e ..la discussione può partire!

In questa discussione leggo stamane un commento di Eleonora:

molti degli insegnanti che non usano le tecnologie non lo fanno perché è faticoso

e mi accorgo di non essere d’accordo!

Certo, io stesso mi sono "scagliato" contro quello che chiamo ironicamente "snobismo anti-tecnologico" di alcuni colleghi. E’ vero, molti di essi, come ho detto in un recente post, possono permettersi di ignorare la tecnologia, "privilegio" che ad altre categorie di lavoratori è precluso.
Ma perché accade questo? Forse gli insegnanti sono più pigri degli altri, o ancora più "fannulloni" di quanto un’ormai triste vulgata vuol far credere?
Non credo proprio!
Il punto (ottimamente evidenziato nella nota di Alessandro Rabbone) è che il setting organizzativo della scuola è strutturato in modo tale da respingere piuttosto che accogliere l’innovazione (di qualunque tipo, non solo tecnologica!!).
La cultura organizzativa del sistema scuola, che si traduce poi in quelle micro-azioni di qui parla Alessandro, NON consente "distrazioni".
Quella ventina di annoiati di cui parla Eleonora (anche se oggi sono più spesso una trentina…) sono lì per essere "trattati" (qualcuno direbbe.. stirati..) secondo un immutato processo che prevede riti e liturgie sostanzialmente e intrinsecamente anti-innovative.
Pertanto, le tecnologie nella scuola probabilmente non hanno mai inciso perché 1) non si innestano bene nel sistema esistente e 2) non hanno la forza (o la possibilità) di cambiarlo!

Almeno …per il momento…  Sorriso




in English

Google
 
Web questo sito

RSS feed generale
Feed for English posts

Powered by FeedBurner


View anto's profile on slideshare

I support I support free learning
DCA

Anto's shared items in Google Reader


follow antonf at http://twitter.com


Visualizza la mia pagina su Codice Internet


Poesia automatica


by Voodoobytes
contabili empi
ammaliano
discorsi voluttuosi

About

You are currently browsing the Anto'stuff weblog archives for the month dicembre, 2010.

Longer entries are truncated. Click the headline of an entry to read it in its entirety.

Categories


Libri su aNobii


My StumbleUpon Page