Archivio per maggio, 2010

2010 Odissea nell’e-book

E’ il tema dell’anno, non c’è dubbio.

Ne parlano tutti, anche il mio preside all’ultimo collegio dei docenti ci ha ricordato che questa di maggio dovrebbe essere stata l’ultima adozione di libri di testo cartacei..

Anche se già nei primi anni 2000, con l’avvento dei primi palmari, c’era stato un iniziale picco di interesse. Ricordo di aver letto (si fa per dire..) il Cantico di Natale di Dickens in versione originale su un vecchio Palm  🙂

Ora però si fa sul serio.

Nei giorni scorsi ho acquistato ben quattro e-book.

Il primo è un libro auto-prodotto e pubblicato su Lulu.com, scaricabile in formato PDF, senza alcuna protezione.

Il secondo è un saggio, pubblicato da un’editore "tradizionale" ma disponibile anche in digitale, in formato epub, con forte protezione (impossibile stampare, copiare, ogni capitolo marcato con "copia concessa in licenza a…"). Per leggerlo ho installato Mobipocket Reader.

Il terzo è un altro saggio, pubblicato da un editore che vuole invece caratterizzarsi proprio sull’editoria elettronica, in formato PDF, con un livello intermedio di protezione (impossibile copiare ma si può stampare).

Infine, il quarto l’ho acquistato da Amazon e lo leggo via Kindle for PC, un software che consente di emulare un Kindle. Il formato è ovviamente quello proprietario del Kindle (.azw).

Insomma, un bel panorama delle possibilità oggi disponibili, anche in termini di modalità di scrittura/edizione/pubblicazione/gestione dei diritti.

image Però, quattro libri, TRE formati diversi (PDF, epub, kindle), TRE software diversi per la lettura, anche se nel frattempo ho scaricato anche Adobe Digital Editions che mi "copre" PDF ed epub e scoperto che Mobipocket può leggere anche i PDF!

La lettura stessa è decisamente poco agevole, sul PC, inutile fingere…

Certo, NON possiedo un ebook reader, come del resto la stragrande maggioranza della popolazione… Ma temo che anche se lo avessi, forse ci sarebbe lo stesso più di un problemino di compatibilità

Comunque, in sintesi: un delirio! Tutto ancora decisamente TROPPO complicato.

Per passare davvero alla diffusione di massa degli e-book credo siano indispensabili alcune condizioni che ancora non vedo così prossime:

  1. semplificazione dei formati;
  2. disponibilità di reader realmente efficaci per la lettura;
  3. abbassamento del costi dei suddetti reader, almeno sotto i 100 euro.

In queste condizioni, prevedere che nel maggio 2011, praticamente domani.. 🙂

il collegio dei docenti adotta esclusivamente libri utilizzabili nelle versioni on line scaricabili da internet o mista (art. 15 L 133/2008)

mi sembra assolutamente velleitario.

Privacy: dagli al Facebook cattivo!

Mi stupisco dello stupore!

Dunque, c’è un giovanotto che si ritrova sull’hard disk i dati di mezzo miliardo di persone, ai quali offre un simpatico servizio con il quale ognuno può ritrovare i vecchi compagni dell’asilo, mostrare al mondo le proprie foto da piccolo, giocare a alla vecchia fattoria, chattare, organizzare gruppi "collaborativi" per qualsiasi cosa, più molto altro, il tutto gratis!

Ebbene, quale stupore nell’apprendere che il suddetto giovanotto, pur già multi-milionario, voglia ulteriormente far fruttare questo capitale che, spontaneamente e gratuitamente(!), ogni utente di Facebook ha contribuito a costruire!

Riprovazione mondiale verso il ragazzaccio che osa dire che la privacy è un concetto obsoleto: ma se in FB la maggioranza delle persone fa a gara a "mostrarsi" in tutti i modi possibili!

Sinceramente: se voglio davvero difendere la mia privacy, semplicemente, NON uso Facebook, né nessun altro sistema online.

E’ chiaro a tutti che appena si carica una foto o qualsiasi altro artefatto sul web, indipendentemente dalle clausole di privacy, questo è immediatamente sottratto al controllo di chi l’ha inserito?

Sì, d’accordo, ma Facebook "cede" i nostri dati ad altre aziende! E’ gravissimo!

Sicuri?

Deve essere a causa di Facebook, ad esempio, che ricevo quotidianamente almeno una telefonata di qualcuno che vuole vendermi qualcosa (o anche "regalare", la settimana scorsa ad esempio volevano omaggiarmi di un filtro per l’acqua potabile!), nonostante il mio numero non sia più presente da anni in alcun elenco telefonico!

E certamente è stato Zuckerberg in persona a propagare il mio indirizzo di casa a innumerevoli venditori di vino, olio, surgelati e servizi di ogni genere che mi inviano patinatissime proposte commerciali.

Scrive Ryan Singel su Wired:

In Facebook’s view, everything (save perhaps your e-mail address) should be public

Ma siamo sicuri che questo non sia proprio il punto di vista della stragrande maggioranza degli utenti di FB? Il vero scopo non è proprio rendere la propria esistenza il più possibile "pubblica"?

Sinceramente, non capisco questa improvvisa ondata di "consapevolezza" rispetto ad un problema che comunque esiste non certo soltanto da quando FB ha modificato le impostazioni di privacy!

Il problema vero secondo me è che noi conferiamo volontariamente e gratuitamente tutte queste informazioni ad un privato, per il quale esse costituiscono un capitale vero e proprio.

Siamo merce. Le nostre identità in rete sono quotate in borsa.

E infatti, nello stesso articolo, c’è un altro passaggio:

But that doesn’t mean the company has earned the right to own and define our identities.

It’s time for the best of the tech community to find a way to let people control what and how they’d like to share. Facebook’s basic functions can be turned into protocols, and a whole set of interoperating software and services can flourish

Questo mi sembra davvero un punto importante: si è spesso paragonato Facebook ad una "piazza". Bene, ricordiamoci sempre che è una piazza privata, ci passeggiamo gratis ma c’è comunque un padrone (e un qualche prezzo, occulto, da pagare..)!

Sarebbe ora che provassimo a crearne una pubblica!

Dialettica in rete

Ho letto in giro un post che non mi è piaciuto.

Ho proposto, anche polemicamente, una discussione critica sui contenuti di questo post.

La proposta è stata dapprima accolta con favore.

La discussione è diventata però sempre più polemica e ruvida, anche a causa mia.

Infine, gli interlocutori hanno deciso di trasformarla in un attacco personale, contro di me, ovviamente.

Nessun problema, può capitare. Forse me la sono anche cercata :-).

Però, tra i commenti dei miei interlocutori ho trovato questa affermazione:

Antonio, se sei contro XY (continuo a non capirne il motivo) sei contro la vita e contro le migliori intenzioni dell’uomo.
Questo dovresti capire.

(XY sono le idee, le opinioni, la corrente di pensiero dell’interlocutore, che a me, semplicemente, non piacciono)

Vedo due alternative possibili:

  1. il mio interlocutore ha scherzato, mi ha preso in giro. 
    In questo caso c’è l’altissima probabilità che io abbia fatto la figura del cretino, in tutta la discussione, avendo preso sul serio quello che invece serio non era.
  2. il mio interlocutore NON ha scherzato.
    Sinceramente non ho un commento per questa alternativa…

Continuo a coltivare la speranza che sia vera l’alternativa numero 1.

La competenza digitale nella scuola

E’ appena uscito il volume  La competenza digitale nella scuola – Modelli e strumenti per valutarla e svilupparla nel quale, con Antonio Calvani e Maria Ranieri, facciamo il punto sul tema della imagecompetenza digitale, tuttora grande "sconosciuta" nell’ambito scolastico italiano nonostante sia da anni inclusa tra le otto competenze chiave per il lifelong learning riconosciute a livello europeo e internazionale.

E’ anche un’occasione per riflettere ancora una volta (e pare che l’argomento sia sempre attuale…) sull’impiego delle tecnologie nella scuola. Dopo decenni di esperienze del loro uso, infatti, si intravedono oggi più criticità che successi, mentre rimane assolutamente vaga la consapevolezza di cosa si intenda per competenza digitale, come si possa valutarla e diffonderla nelle scuole.

Tra coloro che la identificano con la padronanza di tecniche che si ritengono acquisite dai giovani in modo del tutto naturale (in quanto «nativi digitali») per i quali si pensa che non siano necessari particolari interventi educativi, e altri, che invece guardano ai modelli certificativi stile ECDL, la proposta avanzata nel libro (che fa seguito al lavoro realizzato nell’ambito del progetto Digital Competence Assessment), è quella di un modello di competenza digitale fondato su basi educative, con una forte rilevanza attribuita alle dimensioni critica, cognitiva ed etica.

La competenza digitale viene quindi riportata ad un quadro complesso di competenze articolate che comprendono non solo il possesso di abilità procedurali, ma anche componenti più elevate, come la capacità di analizzare e valutare dati, rappresentare e risolvere problemi, esplorare contesti tecnologici sconosciuti, stabilire sinergie collaborative.

Nel primo capitolo Maria Ranieri fornisce un quadro generale della ricerca sulla nozione di competenza digitale nel contesto internazionale.

Nel secondo capitolo Antonio Calvani presenta il modello teorico di competenza digitale utilizzato nel libro.

Il terzo capitolo, che ho curato personalmente, riguarda in modo specifico uno degli strumenti di valutazione inclusi nella proposta, quello più rivolto verso la modalità quantitativa, ovvero i questionari online Instant DCA, i quali sono stati utilizzati nei mesi scorsi per una sperimentazione a livello nazionale che ha coinvolto più di mille alunni delle classi seconde superiori. I risultati di questa applicazione sono presentati in modo esteso nel capitolo.

Infine, nel quarto capitolo, Maria Ranieri presenta, alla luce di una riflessione più ampia sul concetto di valutazione, i criteri che ci hanno guidati alla scelta degli strumenti qualitativi derivati dal modello (le cosiddette prove situate).




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