Archivio per febbraio, 2010

Orientamento o caste?

Ricevo dalla scuola media di mio figlio, assieme alla pagella del primo quadrimestre, una scheda (Oggetto: giudizio orientativo) che dovrebbe aiutare la famiglia nella scelta della scuola superiore.

Ecco la parte più significativa della scheda:

giudizio

Devo dire che lo stile comunicativo di questo documento mi lascia alquanto perplesso…

Sarò un ingenuo, cadrò sempre forse dal pero, tuttavia mi sembra che qui siamo di fronte non tanto ad un tentativo di "orientamento", quanto piuttosto ad una sommaria suddivisione in (come altro chiamarle?) caste scolastiche.

In sostanza, i professori della scuola media fanno questo ragionamento: se il ragazzo è bravo e studioso e ha buoni voti("in relazione agli obiettivi didattici e comportamentali"), lo indirizziamo ad un liceo (eh sì, perché la formula "qualsiasi tipo di scuola", per differenza rispetto alle altre elencate, a cos’altro si riferisce se non ai licei? :-)), se i voti sono un po’ meno buoni, vada allora ad un istituto tecnico, se i risultati sono ancora inferiori ci sono gli istituti professionali e, infine, proprio all’ultimo livello, si rivolga alla formazione professionale!

Implicitamente, quindi, si stabilisce di fatto una gerarchia delle scuole superiori, con in alto la casta "nobile" dei licei, riservata ai "bravi" e in basso gli "intoccabili" "somari" dei corsi di formazione professionale.

Bel modo di fare orientamento! Ci si basa unicamente sui risultati scolastici e si invia alle famiglie un messaggio molto semplificato e, direi, banale. Uno po’ nello stile delle profezie auto-avveranti che tanti danni fanno proprio a scuola, incidendo a volte in modo irreparabile sull’autostima degli alunni.

Il rendimento scolastico può essere un elemento per l’orientamento ma certamente non deve essere l’unico! Il rischio di comunicazioni banalizzate come queste è che proprio i ragazzi provenienti da famiglie che avrebbero più necessità e bisogno di reale orientamento siano invece incanalati verso il loro "destino", già deciso, in attesa del fatale auto-adempimento.

Sono infatti certo che famiglie di livello socio-culturale-economico più alto fanno le proprie scelte in base a parametri diversi… Le caste (quelle vere… :-)) infatti, per loro natura, sono autoreplicanti ma, questo è il punto, la scuola dovrebbe agire in modo da contrastare questo fenomeno, non favorirlo!!!

Nel gran giorno…

…della "riforma" della scuola superiore mi capita di leggere (grazie al mitico OLDaily dell’insostituibile Stephen Downes) due cosette che la mia rete neurale collega, forse impropriamente e arbitrariamente (ma, si sa, le reti sono imprevedibili… :-)), a questo epocale evento nostrano:

1) un vecchio articolo di Seymour Papert dall’eloquente titolo "Why School Reform is Impossible", nel quale mi colpisce questo passaggio:

Complex systems are not made. They evolve. Where I part company from Tyack and Cuban is when they turn from the book’s historical theme of showing that reform will not work to give advice to reformers about how to do it better. My own view is that education activists can be effective in fostering radical change by rejecting the concept of a planned reform and concentrating on creating the obvious conditions for Darwinian evolution: Allow rich diversity to play itself out

2) il sito My School, nel quale il governo australiano, non senza polemiche e controversie, pubblica i "profili" di circa 10.000 scuole del Paese. Per ogni scuola sono disponibili una serie di statistiche sulle caratteristiche degli istituti, come il numero di studenti e docenti o il profilo socio-economico, ma anche benchmark sulle competenze acquisite dagli studenti, incluse comparazioni con scuole simili e con le medie nazionali.

Altri pensatori, altri mondi…




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