Archivio per ottobre, 2009

Open Ed Tech 2009

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Appena rientrato dall’ Open Ed Tech 2009!

La seconda edizione del think tank della UOC – Universitat Oberta de Catalunya. Quest’anno il meeting, sponsorizzato anche dal New Media Consortium, è stato dedicato al tema dell’Università del Futuro:

how to make our educational institutions truly responsive to the needs of contemporary society and today’s students.

Le raccomandazioni di quattro diversi gruppi di lavoro sono stati raccolti su un wiki e pubblicati in tempo reale su Twitter, attraverso l’hashtag OET09 (provato anche un nuovo tool, Tweet Grid).

Attraverso una successiva sintesi (fantastica la grafica a cura di Rachel) e un processo di "votazione" da parte di tutti partecipanti, è stato possibile sintetizzare i cinque punti più importanti (otto nella figura):

  1. Riuso e remix di rich media. Rendere più facile la ricerca, l’uso, la citazione, l’annotazione di parti di contenuti mediali. Lavorare sulle modalità di traduzione, non solo linguistica. Migliorare la portabilità.
  2. Adottare in modo più organico l’uso dei dispositivi mobili come piattaforme di apprendimento.
    Con il mobile (non solo telefoni, ma ogni tipo di dispositivo), gli utenti hanno la massima libertà di accedere all’informazione quando e dove necessario.
    Servono però contenuti specificamente progettati e una maggiore interoperabilità tra le piattaforme applicative, auspicando l’affermazione di un network mobile globale, ancora più ubiquo rispetto al web.
  3. Certificazioni e crediti legati agli esiti e delle competenze, non al tempo passato in classe. E’ il momento di riconoscere che molto apprendimento ha luogo al di fuori dei corsi formali. E’ necessaria una maggiore flessibilità nelle istituzioni, per separare la frequenza dei corsi dalle competenze ottenute e consentire a molti studenti di alternare diverse modalità educative, come programmi non universitari, apprendistato, mentoring e altre modalità informali e inovative, ottenendo tuttavia il riconoscimento di tali attività.
  4. Introdurre e consolidare una reale cultura della condivisione nella quale i problemi relativi alla proprietà intellettuale, al copyright ed alla collaborazione tra studenti si sfumino verso l’affermazione di un modello più aperto. Servono strutture che supportino la condivisione di work in progress, ricerche in corso, progetti collaborativi e un’estesa consuetudine alla pubblicazione aperta di materiale accademico di ogni tipo, inclusi sistemi di gestione della reputazione, dei processi di pari-revisione e nuovi modelli per la citazione di contenuti. I sistemi di valutazione dovrebbero modificarsi per riconoscere e supportare queste pratiche.
  5. Considerare il contesto e non solo il contenuto. Le risorse aperte non sono devono essere viste soltanto come contenuti ma includere il contesto educativo. E’ necessario pensare a modi per aggiungere narrazioni, indicazioni, modalità operative che contestualizzino i contenuti proposti. E’ stato proposto un approccio denominato pedagogical wrapper, ovvero un insieme di linee guida e processi che consentano di rappresentare tali contesti d’uso, evitando l’eccessivo focus sui contenuti e/o sulle tecnologie.

Sono particolarmente contento di vedere che il concetto di cultura della condivisione, che ho introdotto in uno dei lavori di gruppo, sia stato bene accolto, ampliato e valutato tra i cinque punti chiave, così come l’osservazione sulla video annotation, proposta da Giovanni.

Come già l’anno scorso, è stata un’occasione unica per incontrare nuovamente alcuni tra i maggiori esperti mondiali di tecnologie educative impegnati sul tema della Open Education, ma anche per conoscere outsider di grande rilievo (penso soprattutto a Jessica Colaço ed ai suoi progetti di mobile learning in Africa).

Anche in questa occasione, l’organizzazione (Eva & Eva in testa!) è stata ottima e ha saputo alternare momenti di concentrazione e di lavoro con allegria e divertimento (mai stato prima un ristorante dove.. prima si cucina e poi, eventualmente :-), si mangia!)

Ulteriori informazioni sull’Open Ed Tech 2009 Wiki. Moltissime foto su Flickr (neanche una fatta da me, ho dimenticato a casa la fotocamera :-()

Technorati Tag:

Le tecnologie servono

Ogni tanto capita un post "bello tosto", una milestone direbbero gli anglofoni, che spesso provoca un’ampia eco di discussione in varie "case e piazze virtuali".

E’ il caso di Gianni Marconato che ieri, nel post "Le tecnologie non servono", spiega ancora una volta, con passione, quasi "urlando", che pensare alle tecnologie come il mezzo principale per rinnovare (e migliorare) la didattica e la scuola in generale, è un’illusione pericolosa.

Bene, è una posizione assolutamente condivisibile ed è importante che qualcuno lo dica così "forte e chiaro"!

Gianni conclude proponendo una specie di moratoria:

L’unica cosa sensata che si può fare, oggi, a proposito di tecnologie e didattica è dimenticare le tecnologie, di fare come se non esistessero. Di non parlare più di tecnologie come strumenti a sé stanti. Di non iniziare nessun discorso “sulle” tecnologie, di non fare nessun progetto di (pseudo) innovazione con il focus sulle tecnologie.

E’ ovvio che si tratta di una provocazione. In ogni caso mi chiedo se il rimedio non sia peggiore del male..

Sì, perché il problema è che le tecnologie, piaccia o no, esistono e, soprattutto, servono!

Servono a farmacisti, medici, impiegati, operai, a chiunque viva in questo mondo!

Servono a tutti i cittadini di oggi, inclusi ovviamente insegnanti e studenti :-).

Penso sia giunto il momento di abbandonare ragionamenti del tipo "servono o non servono – innovano a non innovano – migliorano o non migliorano". Del resto, nessuno fa domande simili pensando ad  una "tecnologia" di base come la scrittura!

Né possiamo immaginare un insegnante che vada in cattedra senza sapere leggere o scrivere!!

Ebbene, è il caso di ricordare ancora una volta le "competenze chiave" proposte a livello europeo già dal 2006. Sono otto ma vorrei elencare qui soltanto le prime quattro:

  • Comunicazione nella madrelingua;
  • Comunicazione nelle lingue straniere;
  • Competenza matematica e competenze di base in scienza e tecnologia;
  • Competenza digitale;

La scuola non può continuare a discutere se la LIM o qualche altra diavoleria tecnologica sia la chiave per il miracolistico rinnovamento (e su questo Gianni ha sacrosanta ragione!) ma neanche pensare di poter ignorare le sue responsabilità!

Il sistema educativo ha il dovere di formare cittadini che posseggano, tra le altre, anche la competenza digitale, ovvero:

…saper utilizzare con dimestichezza e spirito critico le tecnologie della società dell’informazione (TSI) per il lavoro, il tempo libero e la comunicazione. Essa è supportata da abilità di base nelle TIC: l’uso del computer per reperire, valutare, conservare, produrre, presentare e scambiare informazioni nonché per comunicare e partecipare a reti collaborative tramite Internet.

E proprio ieri l’edizione online della Stampa riportava un richiamo della Commissione Europea su questi temi, che il giornale torinese sintetizzava così:

La Commissione esorta gli Stati membri perchè aiutino i cittadini a familiarizzare con le tecnologie.

Signori, qui c’è molto da fare per il mondo della scuola!!!

E pensare che vi sono ancora molti docenti (e dirigenti…) che addirittura ostentano una specie di "snobismo tecnologico" alla rovescia ("ah, io di computer non ci capisco niente") come se fosse un titolo di merito. Credo sia francamente inaccettabile.

Quindi, d’accordo con Gianni smascheriamo cavalli di Troia, piazzisti e falsi innovatori, smitizziamo il potere taumaturgico delle tecnologie in classe ma ricordiamo anche che esse fanno parte della nostra vita ed è necessario un impegno del sistema educativo affinché tutti vi abbiano accesso in modo consapevole e competente.

Servono buoni docenti, che tra le loro molteplici competenze, abbiano anche quelle tecnologiche. Non per innovare: semplicemente per insegnare.

Il successo educativo della Finlandia: non solo Nokia

E’ piuttosto noto che il sistema educativo della Finlandia sia da anni costantemente ai primi posti nel ranking internazionale (ad es. nei test PISA).

Zaid Ali Alsagoff, avendo recentemente seguito un seminario sull’argomento, ha realizzato uno dei suoi documentatissimi post, nel quale ha incluso un confronto con un altro big dell’educazione mondiale (Singapore) e soprattutto ha cercato di sintetizzare i motivi del successo scolastico del paese nordico.

Inevitabile la battuta:

What is the secret to Finland’s success (5.3+ million citizens only)? NOKIA! Besides that?

Ed effettivamente probabilmente c’è dell’altro. Zaid propone cinque fattori chiave che ripropongo qui, in italano:

  • Educazione di qualità con pari opportunità per tutti;
  • Alto livello di investimenti in Ricerca e Sviluppo in ambito tecnologico;
  • Buona struttura normativa e servizi pubblici efficienti;
  • Economia aperta nella quale prevale la concorrenza;
  • Economia di mercato sociale orientata al welfare.

Ora, perché non proviamo a verificare questi punti rispetto alla situazione di qualche altro paese, magari mediterraneo? Uno a caso? 🙂

Ma non è finito qui. Il post di Zaid contiene molti altri spunti significativi, sul sistema generale di istruzione, sui diritti e doveri degli studenti, sullo status degli insegnanti, sull’autonomia delle scuole, sulle modalità di valutazione.

Insomma, vale la pena di leggerlo tutto!

Prendo a prestito qui solo poche frasi, che mi hanno particolarmente colpito:

…education is free, including travel expenses, welfare services, accommodation, books and other school material…

E tutto ciò dalle elementari all’università…

Non ci sono solo diritti per gli studenti finnici, però:

…students also have three main duties that they must fulfill, which are to attend classes, obey discipline, and complete their courses and programs.

Sì, in teoria è così dappertutto, però pare che in Finlandia questi tre doveri li prendano sul serio..

Sulla formazione degli insegnanti:

… a teacher must have a master’s degree to teach in Finland, and also have a lifelong learning program mapped out for them. They emphasize a lot on lifelong learning, and it is kind of embedded into the their learning culture.

E infatti:

…teacher profession is highly valued in Finland…

Lo so che poi lassù hanno altri problemi (ad esempio un po’ troppi suicidi) ma magari potremmo cercare di …copiare solo le cose buone 🙂




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