Attendevo l’immancabile ottima sintesi di Gianni per un breve commento sullo SchoolBookCamp di Fosdinovo.
Purtroppo sono stato presente solo il venerdì pomeriggio e quindi ho solo una visione parziale dell’evento, e mi sono anche perso il "buffet di campagna"
La discussione non è stata facile, tra molti personalismi e divagazioni (forse inevitabili nella forma-barcamp).
Ho visto grandi editori "attendisti", quasi gattopardeschi nella loro convinzione che alla fine, comunque non cambierà nulla, e altri meno grandi, convinti invece delle "meravigliose sorti e progressive" del libro digitale. Grandi e piccoli, tuttavia, uniti da una certa paura di scomparire, esorcizzata da scaramantici scongiuri e da un atteggiamento tutto sommato conservatore rispetto al loro ruolo ("saremo più utili di prima..", "svolgiamo una funzione indispensabile..").
Tuttavia, ho sentito genitore e anche qualche insegnante dire che il libro di testo, in fondo, non è così indispensabile e che le informazioni, a ben pensarci, sono già disponibili in rete ("non compro libri da… anni").
Allora, attenzione! Se dalla liturgia scolastica si sottrae il libro di testo tradizionale, e se poi qualcuno davvero si accorge che, digitale per digitale, magari ci sono altre risorse utilizzabili, anche gratuite.. e aperte (e qualcosa già si muove in questo senso, a parte il movimento OER, proprio sul fronte dei libri di testo..), se anche la scuola imbocca la strada della disintermediazione (grazie a Giorgio Jannis che, unico, ha accennato a questo tema e pronunciato questa parola…) che è caratteristica della rete e che ha già "colpito" ben altri settori (sul tema consiglio questo bel post di Sergio Maistrello, tra i commenti ci sono anche riflessioni sul ruolo della scuola), beh allora, cari editori grandi e piccoli, la vedo dura. Temo che un PDF, un paio di link e qualche contenuto multimediale non basteranno…
Se sarà dura per gli editori, per noi insegnanti sarà forse peggio, se non impareremo presto, molto presto, a modificare il nostro ruolo.
L’e-book potrà innescare questo effetto-valanga? E potrà servire agli insegnanti per riflettere e sviluppare la consapevolezza della necesssità di un forte cambiamento?
O sarà l’ennesima occasione mancata?
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