Archivio per aprile, 2009

Il portafrusta e l’e-book di testo

Da qualche giorno imperversa in vari luoghi della rete (a Gianni il merito di avere realizzato un’ottima mappa) un acceso dibattito sugli e-book scolastici.

Ho già detto la mia nel post precedente e commentando altrove (ma soprattutto qui, dove un post in particolare mi ha portato a interessarmi di carrozze ;-)) quindi non mi dilungo e passo subito a spiegare cosa immagino accadrà all’e-book come testo scolastico e, soprattutto, cosa c’entra il portafrusta :-).

C’entra, perché credo vi siano buone probabilità che il testo scolastico (con o senza il prefisso e-) possa fare la fine del portafrusta, accessorio indispensabile nelle carrozze a cavalli ma, ahimé, tristemente 🙂 scomparso sulle nostre moderne autovetture.

E’ noto come le carrozzerie delle automobili siano derivate (lo dice il nome..) dalle carrozze a cavalli: dai primi tentativi che oggi ci fanno sorridere fino ai futuristici prototipi odierni. L’evoluzione è stata così ampia che difficilmente si potrebbe riconoscere in una moderna auto l’antenata carrozza!

Mi sembra che per il libro di testo la situazione sia simile: nella scuola di ieri e di oggi il testo scolastico era (è) un "accessorio" irrinunciabile, un pilastro istituzionale, un feticcio onnipresente (esistono libri di testo anche per educazione fisica, ho scoperto l’anno scorso, è il caso di dirlo, … a mie spese!). Si narra di insegnanti che non vogliono "adottarlo" e si trovano assillati da Dirigenti e genitori preoccupati.. Della prof che sussurra di nascosto ai genitori …non comprare il libro da lei stessa "consigliato" (sublime escamotage italico!).

Ebbene, se e quando questa carrozza a cavalli che è oggi la nostra scuola diventerà automobile, é probabile che possa fare a meno del portafrusta-libro di testo!

Se e quando avremo sempre più insegnanti che

Le scienze preferisco "farle" in laboratorio, con i questionari e poi con la descrizione dell’esperimento ecc. senza assolutamente interrogare per farmi ripetere quello che ho detto e che ho già letto sul libro (mi è sempre sembrato tempo perso!) (Paola Barni)

e altri che

Distribuisco liberamente i miei materiali (appunti, ipertesti, mappe), ma uso come materiale didattico anche i llavori in formato digitale degli alunni degli anni precedenti. Insegno anche Scienza dei materiali e, soprattutto per i materiali innovativi (di cui nn c’è traccia nei libri che non riescono ad inseguire le novità introdotte), uso un gruppo in internet in cui insieme agli alunni seleziono link e materiali.
(Giuseppe Pietro Sciolla)

Se e quando non sarà necessario dire a questi innovatori (loro sì) "ma come siete bravi!", perché la loro eccezionale bravura sarà ormai normalità;

se e quando avremo

un tipo di scuola in cui al centro ci sia lo studente, non il libro di testo, in forma cartacea o elettronica che sia.
(Francesco Leonetti)

Se e quando l’evoluzione avrà fatto il suo corso, ci accorgeremo forse che il libro di testo, cartaceo o digitale, non è, semplicemente, appropriato per quella nuova "cosa" che sarà la scuola del futuro. Risulterà anacronistico come sarebbe il portafrusta sulle nostre automobili.

Ma nel frattermpo, oggi, che succede? L’evoluzione non procede forse per piccoli passi? L’e-book odierno non potrebbe forse rappresentare uno degli anelli della catena evolutiva?

Può darsi che sia così!  Pur scettico, voglio lasciare uno spiraglio a questa eventualità, riservandomi di rivedere il giudizio.

Tuttavia, quello che più mi aspetterei, oggi, dalla politica per la scuola non sono le solite frettolose circolari ma interventi strutturali e incentivi per far decollare, supportare e accelerare questa evoluzione, e anche (soprattutto!) per rendere "ordinariamente bravi" quei colleghi che oggi lo sono "eccezionalmente" (e meno male, comunque, che ci sono :-)).

Perchè è ovvio che anche gli insegnanti cambieranno: dovranno farlo. Il loro ruolo non potrà più essere quello di oggi e il binomio docente-libro di testo probabilmente non funzionerà più (e qualche spunto suggestivo viene dalle "metafore per gli educatori" di George Siemens).

Insomma, non ci servirà più il portafrusta, ma qualcuno dovrà pur inventare l’autoradio!!!

Ma gli e-book sono di destra o di sinistra?

Ricordo qualche anno fa una lunga serie di semiserie categorizzazioni sull’essere di sinistra o di destra (ad esempio se non ricordo male fare la doccia sarebbe di sinistra mentre fare il bagno nella vasca di destra.. :-)).

Ora pare essere il turno degli e-book, a giudicare da questa discussione su Facebook, con tanto di presunte offese e indignazioni.

Bene, questa mi pare ancora meno semi-seria della discussione sul colore politico delle modalità di igiene personale!

Lasciamo allora da parte la politica e proviamo a ragionare sul contenuto, ovvero capire se gli e-book possano/debbano avere un ruolo nella scuola di oggi e di domani.

Sinceramente, al momento non vedo tutta questa innovazione negli e-book attuali. Per essere chiaro, mi riferisco ai file PDF da scaricare, perché questi trovo nei cataloghi degli editori, pelosi o depilati che siano :-), se sono qualcosa d’altro.. ditemelo!

E’ vero che spesso sono inclusi materiali multimediali, learning object, link, ma tutto ciò non si trova anche semplicemente (e gratuitamente..) sul Web? Certo, sapendo cercare, e qui si aprirebbe un atro capitolo, sulle nuove competenze richieste agli insegnanti…

Mi pare che alla fine si tratta pur sempre di contenuti a pagamento, destinati comunque in gran parte alla stampa, chiusi, non modificabili, soggetti a copyright.

Dove sta l’innovazione? Nello stampare a casa (a scuola non se ne parla, e chi lo paga il toner? E la carta? E la stampante?) qualche chilo di pagine A4?

O addirittura nel pensare che i ragazzi leggano/studino direttamente a video??

Oppure tutto si concentra sul fatto che gli e-book sono prodotti da piccoli editori in perenne lotta con i grandi e per questo sono da considerare a priori meritevoli di consenso e supporto?

Sarebbe questa la risposta giusta per venire incontro allo "sviluppo incessante e progressivo delle tecnologie digitali e la familiarità nativa che hanno con esse le giovani generazioni"? Questa è la soluzione per "l’esigenza di ridurre il peso dei materiali didattici che gli alunni portano abitualmente sulle spalle" e per "contenere la spesa delle famiglie per i libri scolastici, molto elevata in Italia"? Infine, è l’e-book la chiave per "costruire percorsi modulari e flessibili che il formato digitale valorizza meglio di quello tradizionale"? (tutte citazioni dalla C.M. 16 del 10.2.2009)

Ma qualcuno sa che, mentre noi discutiamo sul colore politico degli e-book, nel resto del mondo si parla di Open Education, risorse educative aperte (OER), e ultimamente dell’emergere del movimento Edupunk?

E che cominciano a emergere esempi di scuole interamente basate su risorse aperte?

Perché di queste cose non si parla, in Italia? Perchè nessuno investe su queste iniziative che, secondo me, sono ben più innovative di un libro in formato PDF venduto a prezzo scontato?

E’ ora di smantellare i laboratori informatici?

All’Università della Virginia pare di sì, visto che sembra che nel 2007 su 3117 nuovi iscritti, ben 3113 avevano il loro bravo notebook personale!

Ovviamente non sarà così ovunque, tuttavia, se vi capita di fare un giro in un’aula universitaria, magari a Ingegneria, anche da noi potrete osservare una marea di laptop aperti!

Ci si comincia dunque a interrogare se abbia ancora senso investire nell’allestimento di aule informatiche o non sia meglio lavorare di più, ad esempio, sull’infrastruttura di rete o comunque su ambienti dove consentire agli studenti di lavorare meglio con i loro computer personali.

Mi torna in mente un passo dell’intervento di Paula De Waal (Paula, se mi leggi… ho difficoltà a …linkarti :-)) al convegno di Bari. Paula, parlando dell’iniziativa OLPC, ha proposto una riflessione in generale sulla proprietà degli strumenti di lavoro dello studente. Forse, come sostiene Paula, per i computer sta cominciando ad avvenire una transizione simile al passagggio da pennini e calamai (di proprietà della scuola) alle penne a sfera (personali degli alunni).

Sembrano forse dettagli, banalità, ma credo che invece spesso l’innovazione si nasconda proprio attraverso questi silenziosi passaggi epocali…




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