Archivio per marzo, 2009

Il mito dei nativi digitali

Se ne parla da anni: una intera generazione di giovani, cresciuti in un mondo permeato dalla tecnologia, con elevate abilità tecnologiche da cui deriverebbero preferenze e stili di apprendimento talmenti "diversi" da rendere questi ragazzi una sorta di alieni che vagano per le nostre classi, perlopiù annoiati e poco o nulla interessati alle proposte educative del nostro giurassico sistema educativo.

Sono stato invitato al convegno "I digital natives nell’Europa dell’istruzione", organizzato a Bari dall’ITC Marco Polo il 26 e 27 marzo scorso (approfitto per ringraziare il Dirigente, il vice Antonio, Sissi, Rosa e le altre colleghe e colleghi per la cordialissima ospitalità!).

Nel mio intervento:

ho provato a portare una voce critica rispetto a questa visione, da alcuni considerata un po’ troppo semplicistica (ad esempio, Maria Grazia).

Il tutto anche in relazione al nostro progetto Digital Competence Assessment, diretto proprio a capire meglio se questi nostri "nativi" sono anche davvero "competenti" nell’uso consapevole delle tecnologie digitali.

Ho proposto alcuni estratti di articoli, ricerche e studi sperimentali, che dimostrano come, in definitiva, questo dei nativi digitali perennemente conessi e impegnati a produrre contenuti multimediali da condividere sul web, sia più un mito che una realtà.

In particolare, il recente lavoro di Bennett, Maton e Kervin, The ‘digital natives’ debate: A critical review of the evidence, pubblicato nel 2008 dal British Journal of Educational Technology, scaricabile liberamente in draft) espone la questione in modo molto chiaro, dimostrando che: 1) nonostante si dia per scontato che i ragazzi vivano immersi nella tecnologia, il reale uso è ancora molto tradizionale (scrittura, email, navigazione web); 2) la produzione di contenuti è un fenomeno limitato; 3) le differenze di skills  all’interno della "generazione" giovanile sono le stesse esistenti tra le diverse generazioni. Gli autori ripropongono il concetto di moral panic (Cohen, 1972) per indicare come questo fenomeno dei nativi digitali sia enfatizzato dai media e anche da parte del mondo accademico, senza reali evidenze scientifiche e con toni spesso drammatici sull’inadeguatezza della scuola e degli insegnanti davanti a questa ipotetica "generazione".

Il moral panic in questo caso nasconde un ulteriore pericolo: il sistema educativo potrebbe essere tentato di abdicare al proprio ruolo rispetto al tema delle tecnologie, sia perché si ritiene inadeguato sia perché pensa che comunque i nativi siano… nativamente competenti in virtù della loro appartenza generazionale!

Sarebbe un grave errore, perché esistono ben documentate prove, al contrario, dell’esistenza di un ampio divario digitale, dovuto alle diverse situazioni socio-economiche, all’interno della stessa fascia giovanile.

Il ruolo della scuola è pertanto ancora più che utile, nell’indirizzare e aiutare i giovani a formarsi una vera competenza digitale.

Non lasciamoci allora intimorire o confondere dai nativi digitali: in realtà…non esistono!!

Tracce

Sbircio il GoogleReader e trovo un post che mi interessa. E’ su LTEver ma qui non c’è il testo completo, allora seguo il link al blog di origine. Si parla di Facebook, quindi finisco dentro un gruppo di FB nel quale scrivo un post. Infine commento il blog da cui sono partito.

Chiaro che ora mi piacerebbe sapere se ci sono reazioni a queste piccole tracce che ho lasciato qua e là. E mi domando, come farò a seguire tutto questo?

Mi dovrò ricordare di andare a vedere se qualcuno avrà risposto al mio commento? Dovrò visitare tra qualche giorno il gruppo di FB per controllare i nuovi messaggi del gruppo?

So già che non me ne ricorderò…

Mi piacerebbe avere un feed RSS personalizzabile, nel quale inserire di volta in volta queste tracce di discussioni aperte che lascio qua e là, in modo da ritrovarle poi nell’ambiente che preferisco, ovvero l’aggregatore RSS.

Qualche idea?




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