Archivio per ottobre, 2008

CCK08 – Connectivism at work

To me, it’s hard to make sense of connectivism as a learning theory. So, since the course started, I often have been searching examples of connectivistic situations in my daily work.

Here another little story of daily life connectivism:

Background:

Since weeks, I’m struggling with the writing of a research paper.  The work is proceeding quite slow.. Unfortunately I’m not so well inspired..

The story:

Yesterday afternoon, I was NOT working at the chapter nor had desire to do it… 😉

Instead, I was lazily browsing my Google Reader, with no specific objective.

Suddenly, I stumbled on a post by Thieme Hennis about Wordle, an online tool to make tag clouds from a text. Note: I (virtually)  knew Thieme last year, on the occasion of the OpenEd 2007 course, and simply kept the RSS feed from his blog in my reader. In brief, he’s a very little part of my network…

Wow! What a coincidence! I needed to make a tag cloud from a piece of text for my paper but I didnt’ know that such a tool existed, even though I am sure I tried to search it googling with no success (I found how to generate tag clouds from sites and RSS feeds but not from text files..)

So, I was able to re-start to work at my paper and had my nice tag cloud!!

Yes, I’m aware this is a little, very ordinary case of serendipity, but I argue it’s also a good example of connectivistic knowledge: the useful information (knowledge) emerged from my network, that was also supported by the technology of RSS and Google Reader. Furthermore, the serendipity had a positive effect on motivation, since it leaded me to resume my work..

All this only due to a simple, mostly silent, little connection…

RSS? No, grazie

Lo sospettavo.

Io uso RSS con grande soddisfazione: Google Reader è di fatto il mio centro informativo principale, sia per la professione che per il tempo libero e l’informazione in generale.  Tuttavia, parlando con amici e colleghi, spesso ho avuto difficoltà anche solo a spiegare bene di cosa si tratta, perché è utile, come si usa ecc. Ho avuto sempre però la netta sensazione che in fondo non image importasse niente a nessuno di ‘sto coso arancione

Poi, recentemente, i risultati del sondaggio tra gli amici di LTEver mi hanno lasciato interdetto: pur facendo parte di un "servizio web 2.0", che fa di RSS una specie di base assoluta, soltanto il 12% dichiara di usare i feed!

Infine oggi, la conferma.

Via Dario, scopro che questi numeri sono assolutamente allineati alla media degli utenti americani in generale (solo l’11% li utilizza abitualmente, secondo una ricerca).

Ora, facendo un po’ di grossolana estrapolazione statistica, nel senso che il campione degli LTEveriani non è certo rappresentativo, si può ipotizzare che in Italia questa tecnologia sia praticamente sconosciuta!!!

Allora, faccio un po’ di promozione e informazione riproponendo i due video di Common Craft dedicati proprio a RSS e a Google Reader:

 

In conclusione: iniziate a usare i feed RSS, sono comodi e possono farvi risparmiare molto tempo (a patto di non abusarne 🙂 ma questo è un altro discorso…)

Phishing in Plain English

E’ il turno del phishing ad essere spiegato “in Plain English” da Common Craft.

Attenti alle email che contengono link a sedicenti banche e Poste online!!!

NON cliccate mai su questi link!!!

Il filmato (ovviamente già sottotitolato in italiano ;-)) lo spiega, come al solito, in modo semplice ed efficace.

Manipolare i dati sul Web

Uno dei termini ricorrenti, quando si parla del Web 2.0, è mash-up, ovvero il remix di dati provenienti da applicazioni diverse e il loro riuso.

Nei giorni scorsi mi ha colpito un esempio, ovvero: come si fa a passare dalla seguente pagina di Wikipedia, che elenca le principali città della Gran Bretagna,

image

a questa figura, che riporta gli stessi dati su una mappa di Google Maps?

image

Questo post di Tony Hirst spiega in modo chiarissimo la tecnica utilizzata, denominata data scraping. I tool utilizzati sono stati, oltre a Wikipedia e Google Maps, Google Docs e Yahoo Pipes.

CCK08 – Week 5 – Groups, Networks and Collectives

A little premise: I’m following the CCK08 at my own pace.. So I’m still working on week 5 stuff…

I’m very impressed by the Dron & Anderson’s paper on groups, networks and collectives.

The authors succeed to detect the key concepts on which most network technologies are grounded.

While reading, my internal connections 🙂 lead me to remind a very nice diagram by Scott Wilson. Maybe it’s not so popular as his first one about PLE (the well-known Future VLE graph) but to me this new version is more meaningful.

The new Scott’s diagram shows a three-tier structure, in which I see very well an overlap with the concepts of groups, networks and collectives.

The networked learner belong to all these three types of structures and presumably is going to use a variety of tools.

So, this is my remixed version of the Scott’s diagram, with very simple annotations on groups, networks and collectives:

image

From right to left, from institutions to individuals, I suppose it is likely to find groups/networks/collectives-oriented tools.

To me, it’s very interesting the middle tier, where I see systems like Elgg, a sort of middleware between institutions and individuals, i.e. between formal and informal learning, i.e. between groups and collectives.

In the perspective of Networked Lifelong Learning (that is the main topic of my PhD..), I guess that this intermediation may be a key point: groups are often too closed and limited, collectives may be dispersive and confusing, networks may fit well.

L’ultimo vero bacio

Immagine di L'ultimo vero bacio

Cerco e leggo questo libro sull’onda della notizia della morte del suo autore, che non avevo mai sentito prima.
Forse non è il miglior noir degli ultimi xx anni, e forse, sinceramente, non è neanche un noir ma resta una lettura estremamente piacevole.
I personaggi sono esilaranti, inutile lamentarsi dello scarso realismo: sono tutti troppo “fuori”, a partire dai nomi (un mio pallino…), assolutamente inusuali.
Ci sono tutti gli ingredienti “giusti”: on the road, abissi alcoolici, violenza, sex and drugs, donne toste di tutte le età, criminali filosofi, C.W l’eroe spiegazzato e lo scrittore, il “vecchiardo” vile ma terribile.
Ah dimenticavo il cane… Fireball Roberts da solo fa guadagnare al libro le quattro stelle…

Il popolo è con lei?

clipped from www.repubblica.it

Gelmini, è nata una stella. Proprio così, altro che grembiuli, maestri unici e otto miliardi di euro di taglio alla scuola pubblica. La giovane ministra della Pubblica Istruzione mette a segno in questo mese il balzo in avanti più consistente,quattro punti (42%) contro i cinque di Tremonti.

  blog it

Così risulta dall’ennesimo sondaggio…

Probabilmente il 42% di gradimento per un politico è un buon risultato, ma la signora farà meglio a ricordare che ci siamo anche noi: il restante 58% che …non gradisce!!!

E 58 mi pare sia più di 42…

Roberto Saviano e la potenza della parola

Leggere l’ultima intervista di Roberto Saviano su Repubblica mette addosso una commozione, una tristezza, una rabbia, un senso di impotenza incredibili.

Cazzo, ho soltanto ventotto anni! E voglio ancora scrivere, scrivere, scrivere

dice Roberto.

Sembra (è) un grido di esasperazione e disperazione ma io voglio invece vedervi uno spiraglio di ottimismo.

Nonostante tutto, le minacce, la non-vita  che purtroppo Saviano sta dolorosamente vivendo, la sua storia dimostra come la parola, il racconto, un libro abbiano in sè una grande potenza, superiore a qualunque arma.

Sarebbe bello allora che in questi giorni tutti coloro che in qualche modo scrivono, per professione o per diletto, su un giornale nazionale o su un blog sconosciuto, dedicassero un articolo, una riga, una frase, un pensiero, un post al nostro amico Roberto, anche soltanto per non farlo sentire così solo.

Matematica, amore impossibile

Sono innamorato della matematica.

Che gusti, direte…

Tra l’altro, pare che questa matematica non goda di grande popolarità tra gli studenti.. E vabbè, si sa, l’amore è cieco!

Fin da ragazzo sono stato affascinato dalla essenzialità del segno matematico e dal suo discorso sempre così perfetto, così logico, così lineare, sempre giustificato, motivato, ..dimostrato.

Ricordo ancora bene (ero alle superiori, credo fosse il 1979, sigh, mi fa  un po’ impressione scrivere l’anno…) l’emozione di riuscire finalmente a sviluppare per bene un problema di analisi, riuscire a vedere i limiti, le derivate, scoprire il grafico di una funzione con i suoi massimi, minimi, flessi, insomma con “tutte le curve al loro posto” ;-). Mi sembrava di avere finalmente davanti la chiave per capire il mondo.

E’ durata poco: ci siamo presto separati, io e Mate (posso chiamarti così, vero?).

La mia prima (breve e presto interrotta) carriera universitaria non l’ha neanche sfiorata, anche se in seguito il mio lavoro di informatico l’ha a volte incrociata frettolosamente: solo un rapido sguardo e via… niente di più.

Quando, da adulto, ho ripreso gli studi, l’ho un pochino ritrovata, ma forse non era proprio lei, piuttosto qualche amica che le somigliava: con la statistica non ci siamo piaciuti troppo: non è il mio tipo, troppo …secca, a volte anche poco fedele… Con la logica invece è stato un colpo di fulmine: che meraviglia quell’esame di filosofia teoretica che prevedeva un modulo sulla logica proposizionale e l’intelligenza artificiale.

Da allora però mi sono arreso, ho capito che non saremmo mai stati davvero intimi, che avevo forse perso l’occasione tanti anni prima.

Mi sarei accontentato di seguire le sue avventure, senza gelosia, ma con curiosità e rispetto. 

Perché Mate ha avuto una vita avventurosa e tanti amanti. E credo che varrebbe la pena di raccontarle, le storie di coloro che almeno un poco l’hanno posseduta: gli immensi greci come Pitagora e Euclide, i cui nomi risuonano ancora nelle aule delle nostre scuole, i medievali come Fibonacci, i rinascimentali come Cartesio e Pascal, e poi Eulero, Gauss e i moderni Hilbert,  Frege, Russell, Godel e tanti altri ancora.

Vite intere dedicate a quell’amore spesso devastante:  a volte penso a Frege,  quando aprì la letterina di Russell che faceva crollare il suo lavoro di una vita… Che forza, però! Impiegò solo pochi giorni per rispondere: «La vostra scoperta della contraddizione mi ha causato la più grande sorpresa e, starei per dire, costernazione, poiché ha scosso la base sulla quale intendevo costruire l’aritmetica». E scusate se è poco!!!

E ancora non riesco a capire come avrà fatto Wiles a sopravvivere al colpo, a riuscire a lavorare ancora un anno alla risoluzione del famigerato ultimo teorema di Fermat, dopo che la sua prima soluzione si rivelò inesatta…

E poi, la vertigine dei paradossi: caro Epimenide di Creta, sapremo mai se mentivi o no? Anche tu sei rimasto prigioniero di questo amore senza tempo…

Però ogni tanto mi torna la voglia di sentirla più vicina, l’inafferrabile amata. Così si spiegano quei pochi titoli nella mia libreria, per lo più testi semplici e di divulgazione come Il teorema del pappagallo, I paradossi dalla A alla Z, L’ultimo teorema di Fermat, Il mago dei numeri, ma anche Godel, Escher e Bach e Il diavolo in cattedra.

Penso spesso al perché la matematica non sia, non dico amata, ma neanche minimamente sopportata, da molti studenti. Forse perché non hanno ancora intravisto questo suo lato avventuroso, epico, appassionante, umano?

E’ possibile insegnare la matematica come un racconto? 

(in occasione del Carnevale della Matematica, ottobre 2008)

CCK08 – Short Paper 1 – Position on Connectivism

Well, it ‘s time to write the first short paper. I take this assignment as a welcome advice from the facilitators because, despite I found nothing interesting to say regarding the issues of weeks 2 and 3, I now need to verify where I am..
So, my position on connectivism…
Easy! I feel literally immersed in connectivism! But it’s a feeling, something “instinctive”, as Andreas says.
Perhaps it is natural, since I am a professional in networking, communication, education. It’s easy for me to be connectivist, while I navigate through my RSS feeds, write a post on my blog and comment on some blog friends. I’m a quite skilled user of a lot of technological gizmos that allow me to feel, almost physically, the flow of reticular knowledge to which I feel to belong.
But I wonder whether and how that feeling can really become a theory of learning and whether and how this theory can be validated and extended to all.
And yet I wonder: should people be aware of connectivism to adapt their behavior to it or is it an implicit theory that works anyway?
Thinking back to some principles of connectivism (mostly from Knowing Knowledge) I wonder if these are universal and can be applied in all contexts: for example, I’m pretty sure that the multiplicity of views, which I think is always an element of great importance, is not so well received everywhere.
Try entering a strictly hierarchic organization (e.g. the military…) and there you will see that the dissenting views are not so well accepted … Does it mean that in certain contexts learning does not happen? Or that there are context in which connectivism does not work?
The ability to learn new things is more important than what we already know: I identify myself in this definition because my life has always been oriented to news, to know more, but I wonder how much this ability to learn is actually determined from what we already know?
By reducing the importance of “static” knowledge, maybe we are in danger of losing the ability to access the dynamic one? For schools this is a crucial point: the growing unease of teachers in front of the (often naively) connective learning styles of young people is a proof. Neverthless, schools should give that base on which anyone could build his/her own dynamic learning future paths.
More: sharing seems to be another key element of connectivism. But even this is not a universal value: there are areas where the confidentiality and secrecy are more important than attitude to sharing which, in contrast, is not encouraged.
Finally, I wonder if connectivism can exist without technology. In fact, social networks have existed since mankind appeared on Earth. The difference nowadays is that technologies can eliminate the barriers of space and time. But at the same time they are creating other kinds of social and cultural obstacles. To what extent therefore does the digital divide affect connectivism?
As I write these brief notes I realize that, after all, I have not yet a precise position on connectivism but still many open questions. Perhaps the course will help me to answer, but I feel that it is more likely it will raise more questions instead, as indeed seems to happen to other participants.. Is it another property of connectivism? 🙂




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