Via Stefania, leggo l’articolo sulla professoressa inglese Tara Brabazon che, all’Università di Brighton, impone agli studenti di non usare risorse Web come Google o Wikipedia per le ricerche.
Non sono per niente d’accordo con la professoressa inglese.
Intanto, trovo che vietare l’uso di risorse, qualsiasi, a studenti universitari sia un autentico controsenso!
Nel merito, mi sembra un ennesimo caso di estremismo: è risaputo che Google e Wikipedia, come ogni altro oggetto (e…persona..) su questa Terra hanno pregi e difetti, vantaggi e svantaggi. E allora?
Allora, credo che una buona educazione generale, a tutti i livelli, debba prevedere l’esistenza di questi strumenti, il conoscerne l’utilizzo corretto e il saperne valutare i pro e i contro. E’ questo il campo di studi noto come Digital Literacy o Digital Competence (guarda caso: sto lavorando proprio ad un progetto su questo argomento
).
La superficialità che viene evocata per demonizzare le risorse Web sta pertanto nell’uso, non nello strumento in sè!
Quindi, insegnamo ad usare i libri ma anche Google e Wikipedia, spieghiamo che ci sono buoni e cattivi libri come buoni e cattivi siti Web e visto che ci siamo, ricordiamo magari che spesso buono o cattivo …è questione di opinioni!
Informiamo gli studenti su come funzionano Google e gli altri motori di ricerca, raccontiamo come si sviluppa Wikipedia, diciamo chiaramente che quello che si trova lì non è oro colato, che va verificato e confrontato con altre risorse ma che, all’occorrenza, si può anche correggere (cosa che non mi pare fattibile così agevolmente con un’enciclopedia su carta…
).
Infine, è noto come il Web stia mettendo in crisi l’educazione tradizionale: far finta che non esista o screditarlo vietandone l’uso non mi sembra una strategia molto efficace, ma solo una difesa disperata (nel senso di “senza speranza”)…