Archivio per settembre, 2007

OpenEd: Week 5 – Examples of OE Projects

Wow! No readings this week: only (!) browsing six websites. It seemed easy, but it wasn’t :-). A great help went from my friends in LTEver (OpenEd Community) for providing evaluation grids, concept maps and, above all, a constant presence and support. Many thanks!

So, let’s answer to the questions…

1) What do these representative open education projects have in common?

I could easily answer that they all are projects that aim to offer open contents for education, mainly for higher and adult learning, almost totally available only in English, chiefly directed to single learners engaged in informal learning and mostly released under a CC license.

But, I want to point out another trait: five out of six projects are funded, at different levels, by Hewlett Foundation! The sixth, of course, is from UNESCO…

I guess this fact should make us reflect… Are OER initiative uniquely possibile (and economically sustainable) if supported by generous foundations? Maybe I’m anticipating week 8… but I was struck with it..

2) What differentiates them?

I found substantial differences that I tried to classify into these main categories:

Project Main target Licensing Main granularity of content Source of content User Editing / remixing Community Technical
MIT OCW HE CC BY-NC-SA Course Institutional Download. Broad use of PDF makes remixig difficult No Dedicated website, download as IMS package. RSS available
OU OpenLearn HE CC BY-NC-SA Course Institutional Relatively easy.
Download in XML format and re-Upload (in LabSpace).
Partial. Forum connected to courses Moodle based. Other tools available: Concept Mapping and Webcasting.
RSS available
UNESCO Open Training Lifelong learning Variable Course Mainly Institutional but open to individual contributions Variable No Dedicated website, links to external resources. RSS available
NROC HE – High Schools Copyright Course Institutional Not possible. No download. Only online training No Dedicated website. Multimedia online lessons
Connexions All CC BY All Everyone, collaborative Easy, “derived copies” specific feature Partial. Discussion forums and peer-rewieving Repository-based site with internal authoring system for contributors
Carnegie-Mellon OLI HE CC BY-NC-SA All Institutional Not possible. No download No Dedicated website.
Multimedia online lessons

It’s worth also noting that only UNESCO and Connexions contain non-English materials.

3) In the context of open education projects, what does “quality” mean?

Quality is a key point for every informational resource and, all the more reason, for educational ones. In my opinion, quality for OER is mainy connected to reliability, accuracy, ease of use, reuse and remix, good instructional design, clear licensing policy.

For reliability and accuracy, I realize that some initiatives (for example, OCW) resolved the problem at the root: they do not allow external contribution! Their materials are so “guaranteed” by their trademark: as we trust MIT as we can easily trust OCW! Though, this enforce a producer-consumer model (as stated by Karen). Other systems, open to everyone’s contributions (like Connexions) are more exposed to the “Wikipedia syndrome”: how to assure quality without institutional control?

The other quality parameters are only partially connected with institutional source of the materials. We can surely find very good resources authored by single teachers. An example from Italy: take a look to the Sloop project (you can also dowload the final booklet of the project)

Anyway, the voice of the users is fundamental: a “folksnomy quality control” similar to the “Amazon model”. Comments, stories from real use, reccomendation from other users. In one word: a community around content. This can be a real-world metrics for quality…

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Eventi su "e-learning e dintorni"

Apprendo da Gianni che si è appena tenuto un interessante seminario al CISI di Torino.  Io stesso, più o meno negli stessi giorni, ho partecipato ad un altro evento

Mi viene in mente che abbiamo un po’  la tendenza a parlare di molti eventi dopo che vi abbiamo partecipato, magari per commentare (su questo Gianni è insuperabile!!) o per far conoscere e condividere il nostro intervento.

Sarebbe utile invece essere informati anche prima, per programmare un po’ meglio la caotica vita quotidiana, poter scegliere gli eventi ai quali partecipare e non perdersi magari qualcosa di interessante.

Lancio allora una proposta: ho creato un calendario di Google condiviso, pubblico (quindi accessibile a tutti in lettura), nel quale inserire, appena se ne ha notizia, gli eventi dei quali si ha diretta conoscenza.

Il titolo del calendario è “Convegni ed eventi di tecnologia dell’educazione, e-learning e Net Cultura in Italia” e credo sia esplicativo riguardo alla tipologia di eventi da includere: da convegni universitari e scolastici, a seminari, conferenze, BarCamp ed altri eventi che si ritiene possano interessare i colleghi. Mi limiterei intanto all’Italia come area territoriale, ma su questo sono aperto al  confronto, se qualcuno inserisse già qualche evento straniero …al limite poi cambiamo il nome al calendario 🙂

Ho già invitato direttamente un piccolo gruppo di amici e colleghi, ma chiunque fosse interessato a contribuire e non abbia ricevuto l’invito, può richiedermelo direttamente.

Verso la conclusione del progetto Sloop

image Ho partecipato ieri, presso l’ITD di Palermo, al seminario conclusivo del progetto Sloop. Sono particolarmente contento dell’invito ricevuto, anche perché ho seguito questo progetto fin dall’inizio, anzi da prima.. 🙂

Il lavoro svolto, soprattutto da Pierfranco Ravotto, Francesca Berengo, Monica Terenghi e dalle altre colleghe e colleghi dell’ITSOS “Marie Curie” è stato straordinario, realizzato in tempi brevissimi e con risultati splendidi. I metaLO (destinati ad insegnanti che abbiano voglia di sviluppare da sè i materiali) e alcuni Learning Obiect disciplinari gia disponibili, sono di altissimo livello e dimostrano che spesso i migliori autori sono proprio gli insegnanti, che hanno idee e sanno come si insegna, anche se non sono “maghi di Flash” o “artisti dei CSS”. E’ una multimedialità “povera” ma sostenibile e, soprattutto, efficace. Per chi volesse vedere (e toccare): http://www.sloopproject.eu/.

Il software Freeloms, sviluppato da Manuel Gentile e Davide Taibi, coordinati da Giovanni Fulantelli e Mario Allegra, è un sistema attualmente unico al mondo nel suo genere: un software Open Source, Web-based, per costruire, condividere, catalogare, ricercare, sfogliare, commentare in modo collaborativo, Learning Object in standard SCORM, con tanto di scormizzatore di Powerpoint incorporato. In pratica, lo “SCORM per tutti”, accessibile anche ad insegnanti privi di competenze specifiche, complementare per rmolti versi a eXe, il noto authoring tool e a Moodle, con il quale è integrato mediante una variante del modulo SCORM (in pratica si potranno prelevare i pacchetti direttamente dall’archivio di Freeloms, in qualunque corso basato su Moodle, ed è una cosetta non da poco…)

Il mio intervento era all’interno di una tavola rotonda. Ho scelto di proporre un elenco di temi e problemi aperti per lo sviluppo e la diffusione delle OER. Queste sono le slide:

Approfitto anche per chiarire un equivoco comunicativo relativo all’ultima slide, che ad alcuni è sembrata una critica al progetto. Non era così, semmai qualche perplessità la mantengo rispetto alla scelta di SCORM come formato di elezione.
Io volevo solo appropriarmi della considerazione ripresa dal rapporto OLCOS, a livello di scenario, sul fatto che l’impatto, potenzialmente rivoluzionario, delle OER potrà essere realmente efficace solo se si modificherà, almeno in parte, l’impostazione centrata “sul docente e sulla materia” che domina i nostri sistemi scolastici. Un approccio centrato sullo studente-lifelong learner e sull‘acquisizione di competenze sarebbe più efficace e, secondo me, le OER stesse potrebbero indurlo, se avranno successo…

Per ora, in Italia, questo è uno dei pochi progetti che realmente hanno realizzato qualche deliverable concreto, utilizzabile e di livello internazionale (pubblicazione conclusiva).

Bravi!

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Nelle mani giuste

Immagine di Nelle mani giuste

Semapedia e le scuole

Mi sono imbattuto in Semapedia, un ennesimo esempio di mashup. Si tratta di un’idea particolare, che implica l’uso di device mobili come i telefonini, per accedere alle informazioni presenti su Wikipedia. Nella home page si legge:

L’obiettivo di Semapedia è collegare il mondo virtuale con quello fisico, linkando uno specifico spazio fisico con le informazioni disponibili su Wikipedia.

Il collegamento con il mondo reale viene realizzato con i tag Semapedia, ovvero codici a barre 2D (anche detti Semacode, da cui il nome del sito…) come questo:

image

Queste etichette si ottengono dal sito di Semapedia, semplicemente inserendo uno o più URL relativi a voci, principalmente di Wikipedia, ma anche di Wikinews, Wikibooks, Wiktionary, Wikiquote, Wikisource, Wikipedia Commons e Wikispecies.

Si possono poi stampare e incollare i tag nel luogo fisico corrispondente (problema: DOVE incollare i tag? Non è che si possano appiccicare impunemente etichette su monumenti e palazzi… vabbè è l’idea che conta :-))

A questo punto, una volta taggato fisicamente il luogo, qualunque visitatore dotato di telefonino dotato di fotocamera e software per la lettura di codici 2D (anch’esso scaricabile da Semapedia) potrà leggere il tag e vedersi comparire automaticamente sul telefonino la pagina corrispondente di Wikipedia, in formato adatto alla visualizzazione su mobile!

Il progetto è affascinante ma forse ancora poco sostenibile, un po’ troppo macchinoso e problematico il procedimento: in quanti hanno sul telefonino il software per la lettura dei Semacode? Dove attaccare “legalmente” le etichette? Quanto (poco..) è conosciuta questa iniziativa?

Ma, come dicevo, tutto ciò in fondo non importa, l’idea è bella e si presta straordinariamente ad un uso didattico: tante scuole di paese, di quartiere, ma anche di città, potrebbero impegnare gli alunni nella compilazione delle voci di Wikipedia relative al loro territorio, che ancora mancano o sono incomplete, per poi creare i tag Semapedia e infine interessarsi ed agire per trovare il modo di incollarli in modo corretto e legittimo. Nel caso di voci già presenti, anche soltanto l’ultima fase costituisce un’attività comunque interessante.

Un modo per fondere tecnologia e conoscenza del territorio, per aumentare il coinvolgimento degli alunni, impegnandoli attivamente e, tutto sommato,  anche per dimostrare che il telefonino non serve soltanto per disturbare la lezione, che sul Web non ci sono soltanto pornografia o tesine pronte da scopiazzare ma si può essere anche utenti attivi e autori, oltre che fruitori, di contenuti utili per l’intera collettività.

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Google Docs in plain Italian

Un altro video di Common Craft è stato sottotitolato in italiano su dotSUB: è l’ultimo uscito, dedicato a Google Docs.

La particolarità di questo video è che è stato originariamente realizzato da CommonCraft “su commissione” di Google che però, ha poi concesso la diffusione via dotSUB per consentirne la traduzione.

Neanche a dirlo, in meno di un giorno dall’annuncio, la traduzione in italiano è stata completata (io ho solo corretto stamane un paio di refusi ;-)).

Una noticina: su dotSUB i filmati sono attribuiti all’autore originale, mentre non resta traccia di chi ha eseguito le traduzioni, che sono totalmente aperte e anonime. 

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OpenEd: additional notes for weeks 2-3-4

I’ve just read the Karen‘s note about the lack of OER for primary education: actually, from “our” reports (specially Hewlett) the focus seems to be in HE, but there are already some working examples of OER and …OER-like resources for schools: for examples, in Italy the GOLD database (managed by Indire, a public-funded pedagogical documentation agency) stores good practices and experiences described by teachers for other teachers. Furthermore, a quick search on oercommons site, produces near 3000 results for “primary level”.

OpenEd: Weeks 2-3-4

Hard assignments for these weeks..

Lot of pages to read, lot of concepts, approaches, issues to consider and, of course, so little time…

So, I decided to start from a point that I feel as very important: the definition of OER.

Yes, I strongly need to get a precise idea of what OER definitely are. Is OER a new term for “learning object” or is it referred to pieces of content, although not technically structured as LOs? Is it related to only content? It seems to me that the word resource is wide enough to replicate the “elephant syndrome” that afflicts learning objects!

We risk, one more time, of speaking about something not (yet) well defined….

Then I tried to start from definitions and considerations offered by our readings.

For OECD, OER are:

“..digitised materials offered freely and openly for educators, students and self-learners to use and reuse for teaching, learning and research”. OER includes learning content, software tools to develop, use and distribute content, and implementation resources such as open licences. This report suggests that “open educational resources” refers to accumulated digital assets that can be adjusted and which provide benefits without restricting the possibilities for others to
enjoy them..”

For Atkins et al:

OER are teaching, learning, and research resources that reside in the
public domain or have been released under an intellectual property
license that permits their free use or re-purposing by others. Open
educational resources include full courses, course materials, modules,
textbooks, streaming videos, tests, software, and any other tools,
materials, or techniques used to support access to knowledge.

The OLCOS position is more problematic, they say:

OLCOS has gathered expert opinions and suggestions on open digital educational content […] but does not attempt to provide its own fully-fledged definition of Open Educational Resources.

At a glance, I sympathize with OLCOS: recognizing that defining OER is a difficult task is a very good starting point, but in fact this is a dead end!

It seems to me that OECD point of view is quite traditional, they are speaking about “accumulation of digital assets”: is the “silo model” of knowledge that strikes back?

The Hewlett report, by Atkins et al. offers a more articulated definition where the words “public domain” and “intellectual property” show up and make immediately think to the legal issues. I appreciate the attempt to include in OER a wider range of resources, with an important distinction between “full courses” and “course material”. I argue this is a key point: for instance, we can consider this course as an open resource that …includes the instructor (thank you David 🙂 while MIT-OCW courses are limited to materials. Of course there are many differences between these two examples, for example in terms of reusability…

We can conclude that perhaps only combining these definition we can obtain, if not a precise definition, an idea of the areas to be considered to understand the OER movement. To me, it is particularly important not considering OER uniquely as materials. An OER can be an experience, too.

But I cannot escape from the other questions! 🙂

However, I found the comparative reading of the three documents absolutely not easy, so I hereafter write some ..frewheeling impressions:

  • The OECD document is, as usual for this organization, partially committed to statistical comparison between countries, related to OER (no surprise for the absence of Italy from the main group of respondents…).
  • The OLCOS paper covers a wider range topics: it can be read as a compendium of the state of the art in educational technology. From e-learning standards to Web 2.0, from metadata to Creative Commons, they offer a 360° view on OER and not only…
  • OLCOS and OECD documents share some “drivers vs. inhibitors” overviews on the main factors involved in OER development. OLCOS offers also useful synthesis tables of them.
  • Reccomendations from OLCOS report are interesting, even if few are too generic (“foster the development of OER”…). I appreciated the reccomendations for students: I think it is important that they assume a more active role, also for OER development and use. After all, students are the “final customers”, aren’t they?
  • Atkins et al. emphasize the various experiences activated worldwide (again, no trace of Italy..).
  • One special topic from Atkins et al. is the proposal of the OPLI iniative and the vision of an ecosystem able to foster the OER diffusion. It’s not very clear but a fascinating view…
  • Atkins et al. is originated from the Hewlett Foundation, that is a big player in the OER field, while the other two papers are produced by important international organizations: a “special attention” for OCW and other Hewlett projects is, of course, intelligible. Neverthless, we must admit that OCW is at present a milestone, a reference point for OER in HE!

David is also asking us which is our “preferred” report, the most clear. I have to confess that I had no preference and that to a certain extent I think that the reports are not directly comparable. I can only remark the “encyclopedical approach” found in the OLCOS report.

The overall sensation is somehow confusing and I find difficult also the last question: basically I’m more involved in technical issues (for example I appreciate the criticism about using PDF in early OCW, from Atkins et al.) but I feel that, perhaps, OER have to be considered in a more holistic way. Technical, economical, legal, ethical, pedagogical, political issues are too much connected with one another: this is a big difficulty in this field.

Suffice it to think to this phrase, from the OLCOS report:

“It is important to note that current educational practices are decisive in determining whether – and how – digital educational content, tools and services will be deployed and utilised. If the prevailing practice of teacher-centred knowledge transfer remains intact, then OER will have little effect on making a difference in teaching and learning.

I think that if we reverse the reasoning, we can also think to OER as a powerful driver for innovation in education!

Il matematico impertinente

Immagine di Il matematico impertinente

Grillo o non Grillo?

Dopo il V-Day è rapidamente nato il grillismo. Che dire? Me l’aspettavo, era inevitabile.

Anche io ho aderito per qualche settimana al V-Day, issando l’apposito banner in questo spazio web.

Poi l’ho ritirato.

Per due motivi: il primo, quello “ufficiale” era che non mi soddisfaceva la raccolta di firme, mi pareva un esito un po’ banale di una giornata in piazza che poteva essere semplicemente all’insegna di un grido liberatorio, goliardico e irriverente: vaffanculo e stop, tutti a casa, chi deve intendere intenda…

Il secondo motivo, quello vero, che covavo privatamente, lo rivela oggi Eugenio Scalfari su Repubblica: anche a me Grillo, sotto sotto, mette un po’ paura.

Intendiamoci: credo che gli si debba riconoscere il merito di parlare o comunque fare emergere questioni che i media tradizionali e le TV in particolare si guardano bene dall’affrontare (a parte alcune eccezioni, come Report e W l’Italia Diretta che, sinceramente, temo costantemente di vedere chiudere…).

Però devo riconoscere che Scalfari ha ragione: la politica ha una storia troppo lunga per essere abolita e i capi-popolo non sono mai un buon segno…

Come conciliare però, la politica con la P maiuscola evocata da Scalfari con i nostri attuali politici, in schiacciante maggioranza con la p minuscola? E i partiti, che Grillo (e non solo lui…) vorrebbe abbattere, sono organizzazioni che consentono la realizzazione pratica della Politica o piuttosto della politica (e dei politici), tutto minuscolo? Facile risposta, no?

Parafrasando un detto ormai celebre: forse la politica è cosa troppo seria per lasciarla in mano ai politici?

P.s.: per ora metto questo post nella categoria “personali”, ma può darsi che in futuro attivi una categoria “politica”… 🙂




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