Archivio per giugno, 2007

Paperworks: ritorno alla carta

Rischia di diventare un fenomeno della comunicazione: si chiama Paperworks ed è il formato usato da Common Craft per i loro video “in plain English”, dedicati a spiegare le tecnologie del Web 2.0 in poche parole, pochi minuti (massimo 4) e utilizzando solo carta, pennarelli, una lavagna bianca e.. le mani!

Le prime uscite (RSS, Wiki e Social Networking) sono davvero notevoli. Grazie a DotSub, esistono ora anche in versione “sottotitolata” in diverse lingue, tra cui l’italiano.

In questo post, i ragazzi di Common Craft spiegano la loro soluzione tecnica e rivendicano i “limiti” che si sono autoimposti (materiali usati, durata limitata, niente musica, ecc.) come scelta di grande libertà. Sostengono che con meno fronzoli, con meno tecnologia, senza animazioni Flash, quel che rimane è la creatività, le idee. Parola chiave: semplicità.

Neanche a dirlo: sottoscrivo in pieno!

Una (piccola) lezione per i moderni instructional designer, spesso legati (quasi fosse un obbligo) ad elaborate e complesse tecnologie multimediali?

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Knowsley – UK, 2020: la fine della scuola?

Che strana combinazione: la radice del nome di questo council, situato vicino a Liverpool, è know, conoscere..

Pare che a Knowsley i risultati scolastici degli studenti delle superiori non fossero buoni. Pare anche che si dovesse anche procedere ad un riammordenamento delle strutture scolastiche.

Hanno scelto una strada alternativa: entro il 2020 sostituiranno tutte le scuole con sette learning center, centri polivalenti, aperti sempre, di sera, nei weekend e durante le feste. Nei learning center non ci saranno classi nè orari fissi ma sarà presente molta tecnologia: gli studenti potranno frequentarli in stile internet cafè, o anche lavorare da casa.

Tutto sponsorizzato da Microsoft 😉

Ne ha parlato l’Independent nel maggio scorso, ma la notizia è stata rilanciata solo in questi giorni da Graham Attwell.

Certo, non è affatto chiaro come tutto questo potrà funzionare, cosa impareranno, come si inserirà nel sistema educativo nazionale, se questi studenti avranno in mano il diploma, alla fine, Ma forse queste sono preoccupazioni che vengono dal passato…

Una nota a margine: sarà anche la peggiore delle sperimentazioni, ma lì la faranno. Noi nel frattempo avremo varato la cinquantesima piccola modifica dell’esame di maturità….

Post: le dimensioni contano?

La quotidiana consultazione del mio GoogleReader (a proposito, ora si può leggere anche offline: molto comodo, mi leggo i feed in treno :-)) mi porta talvolta ad imbattermi in post potenzialmente interessanti che, tuttavia, finisco per non leggere.

Il problema è la lunghezza! In molti casi questi post assomigliano a veri e propri trattati o dissertazioni complete. Specialmente se sono in inglese, non riesco a leggerli fino in fondo. Credo che la scrittura per il blog sia ulteriormente diversa dalla scrittura per il web, a sua volta ben distinta dalla normale scrittura.

Il mio ideale è questo:

  • un solo concetto per post, scritto sinteticamente, in stile colloquiale, schematico, leggero e di facile lettura;
  • link soltanto dove servono veramente, non uno ogni parola o giù di lì…
  • un’immagine (una sola) non guasta, se pertinente;
  • il testo completo dovrebbe essere disponibile anche sul feed RSS

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Dilettanti allo sbaraglio?

Visto che si scrivono libri su come parlare di libri senza averli letti e dal momento che questa gloriosa tradizione risalirebbe (almeno pare, bisogna andarci cauti con le citazioni…) ad Oscar Wilde, potrei anche permettermi di parlare del libro di Andrew Keen sul dilettantismo imperante sul web 2.0 (non lo linko apposta, ma qui e qui si possono trovare alcuni commenti).

Invece, più correttamente (visto che questo, almeno, l’ho letto :-)), segnalo un post dello stesso autore del quale non condivido neanche una parola.

Un unico commento: il blog sul quale è apparso il post è gestito dall’Enciclopedia Britannica…

Caro Keen, proprio sicuro che sia solo il Web 2.0 ad essere un “sales and marketing job”?

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360 pagine, tutte a colori

Il gruppo editoriale L’Espresso-La Repubblica è indubbiamente sensibile alle novità della rete. Qualche tempo fa avevano già trovato il modo di sperimentare SecondLife con una (discutibile) iniziativa legata alla loro Enciclopedia dedicata al Risorgimento.

Ora pubblicano una guida ufficiale vademecum su Second Life che:

1) non comprerò

2) rafforza ulteriormente le mie perplessità su SL.

Il motivo è presto detto: se un software, un ambiente virtuale, un quello-che-volete necessita di un manuale di 360 pagine, tutte a colori, per essere usato al meglio, allora non vale la pena di usarlo!

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Tempistica

10/6: elezioni politiche, primo turno.

17/6: elezioni politiche, secondo turno.

18/6 ore 7.40: sono resi noti i risultati definitivi delle elezioni.

18/6 ore 11.29: il presidente della Repubblica incarica il nuovo premier. Il  vicepremier, leader del partito che è uscito sconfitto, si è dimesso e sarà sostituito.

No, non è successo in Italia…

EDEN, BarCamp, FOE, tre modelli per un convegno…

Negli ultimi mesi ho preso parte a diversi convegni, il MoodleMoot a Reggio Emilia, lo ZenaCamp a Genova, Didamatica a Cesena, The Future of Education online e, appena rientrato ieri da Napoli, la EDEN Conference 2007.

Non parlerò di EDEN anche perché l’amico Gianni è un instant blogger implacabile e si dà il caso che io condivida gran parte delle sue conclusioni (eventualmente mi riservo di commentare qualche suo post…).

Anche Giovanni ha coperto l’evento (Giovanni devi bloggare più spesso!!!) su e-learning2. Come si può vedere, eravamo insieme, quindi ho davvero poco da aggiungere.

La mia riflessione è invece relativa ai modelli di convegno. Sì, mi pare che si possano individuare alcuni pattern ricorrenti: ad esempio EDEN e Didamatica (ma anche il prossimo Congresso della Sie-l) sono decisamente 1.0 (anche se parlano di Web 2.0): eventi a pagamento (anche piuttosto salato nel caso di Eden..), organizzati da associazioni private, in modo professionale ma di costo sicuramente elevato, catering di buon livello (per Napoli direi ..eccezionale!! ;-)), molti interventi istituzionali, materiali chiusi e rigorosamente copyrighted, impostazione accademica, piuttosto rigida e formale ma anche ottime occasioni per incontri informali, nei coffee break e nelle pause.

Lo ZenaCamp appartiene alla famiglia dei barcamp: un’evoluzione della precedente: eventi gratuiti, organizzati da …non si sa bene chi, in modo amatoriale (ma con esiti ottimi, nel caso di Genova), sostenuti da sponsor (a Genova c’era anche un discreto pranzo), materiali aperti, nessuna formalità, anzi, il regno dell’informale, un happening continuo.

La FOE è il secondo convegno online organizzato da George Siemens (dopo la OCC2007) e, a mio parere, costituisce la vera novità. Eventi online, totalmente delocalizzati, gratuiti, materiali aperti e sempre disponibili (incluse le registrazioni delle sessioni), costi limitatissimi, partecipanti da tutto il mondo comodamente seduti a casa propria, catering fai-da-te :-), interazioni informali asincrone via forum e, durante gli eventi live, via chat. Indicazioni operative e logistiche che arrivano via email giornalmente, in modo poco invasivo ed efficacissimo (in questo George Siemens è insuperabile, solo le informazioni utili, chiare, al momento giusto).

Ecco, questo è il 2.0 dei convegni!!

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Così si aiuta anche l’economia

…che ne abbiamo tanto bisogno!

Mi sono inserito in aNobii solo da pochi giorni e, devo dire, è un servizio davvero bello: condividere (anche solo virtualmente) i propri libri dà un autentico piacere, credo non solo a me, visto il successo di aNobii.

Si sfata anche il mito che vuole i partecipanti ai social software dediti esclusivamente alla rete: se devi condividere libri… i libri devi averli… se vuoi commentarli… dovresti averli letti… 😉 

Poi, naturalmente, in aNobii ci sono le comunità, la messaggistica, i forum: tutto quello che ci deve essere in un social software.

In questo caso, però, oltre al solito bel giochino per perdigiorno telematici, è accaduto qualcosa di diverso: in tre giorni soltanto io ho acquistato due libri grazie all’esplorazione ed ai commenti trovati nelle librerie altrui e ne ho fatto acquistare almeno uno (stando ai messaggi ricevuti) ad un utente che ha a sua volta curiosato nella mia libreria.

I social software come “volano dell’economia”?

Non sarà proprio così ma, in fondo, quando si comprano  (e si leggono) libri è sempre cosa buona e giusta, no?

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Ofelè fa il tò mestè

Premetto: non sono milanese, però (non so dove/come) ho sentito questo proverbio che mi è rimasto impresso e mi piace molto.

Ed è anche un buon titolo per questo post. Ma ..”chi” deve fare il “suo mestiere”? In questo caso sarebbe meglio dire “cosa”..

Mi spiego: avevo inaugurato giusto un anno fà la categoria “Libri” per annotare commenti sugli ultimi libri letti, proprio come annotazione personale, senza velleità recensorie. Per quasi un anno sono riuscito a scrivere una noticina, a conclusione di ogni libro letto poi, da qualche mese, mi sono un po’ inceppato. Sempre poco tempo a disposizione e scrivere ogni volta un bel post simile a tutti gli altri, con l’immaginetta della copertina ecc. ecc. era diventato un po’ faticoso. Risultato: la categoria “Libri” taceva…

Oggi, però, la svolta. La solita, inesauribile e insostituibile :-), Catepol segnala un servizio di social networking dedicato ai libri: aNobii (ma che nome è???)

L’ho provato e mi è piaciuto molto: ho iniziato inserendo uno dei “letti non postati” rimasti in arretrato, tutto facilissimo, la copertina la recupera da solo e anche tutti i dati del libro, ottimo!

Pertanto, decisione presa, da oggi la categoria “Libri” chiude: i miei libri letti si trasferiscono in blocco su aNobii.

Non sto a spiegare come funziona: il sito è piacevolmente basato su tecnologia Ajax, è semplice da usare, c’è anche la versione italiana. Ovviamente ci sono i tag e gli “amici” da agganciare come in ogni social network che si rispetti 🙂

Vabbè, ma l’ofelè del titolo cosa c’entra?

C’entra molto, perchè mi sto sempre più convincendo che il vero vantaggio del Web 2.0 sia proprio nell’uso di un vasto insieme di tool, sempre più specializzati, piuttosto che nel sistemone iperfunzionale (ne ho già parlato, è un mio pallino….). Ci penseranno poi aggregatori o sistemi come LTEver a “riunire” i flussi provenienti da questi servizi dedicati.

Quindi, lascio che aNobii faccia il suo mestiere e lo uso per condividere informazioni sui libri, come uso Flickr per le foto, Slideshare per le presentazioni, ecc. ecc.




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