Archivio per aprile, 2007

ZenaCamp, the day after

ZenaCamp

 

 

 

 

Il “barcamp al pesto” si è felicemente svolto, sabato scorso!

E’ stato il mio primo barcamp e sono rimasto veramente impressionato. Prima di tutto: complimenti agli organizzatori (è solo uno, mi scuseranno con gli altri non in foto!!). Con simpatia, semplicità e naturalezza sono riusciti a mettere insieme un evento totalmente gratuito, grazie anche a sponsor che hanno fornito gadget (stavolta mica i soliti porta-cellulari: qui abbiamo ricevuto trofie e pesto!!), è stato offerto il break a base di focaccia e il pranzo a un centinaio (forse più) di persone, è stato fornito accesso wireless libero a tutti. Come si dice, scusate se è poco!! 

C’è da chiedersi, ma nei convegnoni ufficiali da €500, cosa c’è davvero di più?

Nei barcamp arrivi e trovi un tabellone murale, con i nomi delle sale (a ZenaCamp erano tre, con nomi suggestivi: Pesto, Farinata, …), e gli orari (tutto rigorosamente artigianale, ruspante, nastro biadesivo e post-it!!). Ognuno scribacchia il nome e il titolo dell’intervento e lo appiccica al posto desiderato. Chi primo arriva… Ma non è detto!! E se arrivi tardi e trovi già occupato? No problem, è capitato anche questo:  una collega di Genova, visto che io e Gianni avevamo prenotato in sequenza due spazi per discorrere di formazione in rete, volendo parlare degli stessi argomenti, ci ha chiesto di condividere lo spazio e..voilà, abbiamo organizzato su due piedi una (devo dire abbastanza riuscita e partecipata) presentazione-dibattito (rimando per i dettagli al post di Gianni, scritto live da Genova).

Oltre al mio (!),  ho seguito diversi interventi, tra gli altri:

  • Roberto Dadda ha presentato una serie di esilaranti esempi di (in)usabilità di oggetti della vita quotidiana, dai biglietti della metro agli spremiagrumi. E poi ci meravigliamo se qualche sito web non è proprio semplice da consultare? Chissà se Roberto metterà sul web la sua presentazione…
  • Luca Sartoni ha provocato un dibattito accesissimo con la sua presentazione intitolata “Informatici vs rompiscatole” ovvero: come mai gli informatici sono spesso poco pagati e il loro lavoro è poco valutato e, contemporaneamente, sono interpellati di continuo da amici e parenti con PC in panne o bisognosi di consigli? Si può rimediare? Che fare per valorizzare questa professione? La mia personale risposta è che dal momento che quella dell’informatico è una professione totalmente de-regolamentata, priva di ordini e albi protezionistici, è esposta al “mercato” e …al cognato!!! Al cognato? Sì, è la tesi di Stefano Epifani, secondo il quale quando un informatico si presenta ad un titolare d’azienda con un progetto, questo ha quasi sicuramente un “cognato” che fa le stesse cose, meglio, …e a minor costo!!!!
  • Palmasco, un fotografo professionista che ci ha mostrato i segreti dei formati digitali delle fotografie. Eravate fermi come  al JPG? Sapevate che esiste un formato raw che consente ritocchi fantasgmagorici? Io l’ho scoperto qui, devo dire che ci ho capito poco, però ho visto delle bellissime fotografie!!
  • La presentazione di Yooplus, un nuovo servizio di project management e collaborazione in rete, attualmente in fase di lancio (nota: è un servizio commerciale, allora c’è spazio anche per il business nei barcamp….)

Due idee per i prossimi: forse, accanto ai barcamp generalisti come questo, dove si parla veramente di tutto, provare ad organizzarne altri più tematici? Poi, una piccolezza (nel vero senso della parola): ingrandire le targhette con i nomi :-). Qui erano dei simpatici badge ma …troppo piccoli!! Sarebbe bello vedere meglio i nomi o i nick: in fondo qui si ritrovano persone che conosci magari di nome (o di blog..) e non di persona, sarebbe bello poterli riconoscere a vista d’occhio…

Per finire, il motto dello ZenaCamp: Liberté, Egalité, Trenetté!!!

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ZenaCamp

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Ci vediamo sabato a Genova!!!

Proverò a presentare questo intervento. Dato il numero elevato di interventi proposti, se non sarà possibile parteciperò al “processo alle tecnologie nella didattica” preannunciato da Gianni. Se neanche questo si potrà fare…beh…vedremo…

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De-schooling? No grazie! (per ora…)

Wolfang Greller scrive a proposito di un crescente fenomeno, un po’ di moda negli ultimi tempi: il de-schooling, ovvero l’idea che nel futuro più o meno prossimo si possa del tutto fare a meno di un sistema educativo formale.

Wolfang non è d’accordo con questa visione, e..nemmeno io!

Questo è il mio commento (in inglese :-)) al suo post:

I strongly agree!
More than ever before we would need an efficient education system. In my opinion, schools (and specially old-fashioned teachers!) are now living a challenge against the so-called Net-Gen but de-schooling is not the right answer. It would be similar to a surrender…
As educators, we have also a duty to foster the rise of a strong, sane digital culture in our students!! We have to fight against a growing domestic digital divide that could seriously influence our future society.

Un politico competente? Wow!

Leggo sul solito, inesauribile Punto Informatico che un senatore (non so neanche di quale partito, non è rilevante…), su sollecitazione di un dirigente scolastico milanese,  ha criticato la crociata (non saprei come definirla altrimenti) contro l’uso dei telefonini nella scuola, per di più usando un linguaggio ragionevole ed argomentazioni che denotano una certa competenza.

Beh, a mio parere, questa è la notizia!

Sul merito non entro, anzi sì, ma soltanto un flash: possibile che anche in questa occasione non si possa avere un modo misurato di vedere le cose?  Che non ci sia alternativa tra il sequesto preventivo proposto da alcuni all’uso selvaggio che pare si pratichi nelle aule? Ma un po’ di educazione minimale non vogliamo proprio provare a darla? Eppure già aluni comportamenti sono regolamentati, no? Ad esempio: durante le lezioni i ragazzi forse mangiano, bevono o giocano a calcio? Non credo, salvo i casi documentati… dai videofonini :-)!! E allora!!!!!

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ZenaCamp

Sapete cos’è un BarCamp? Io sinceramente non lo sapevo fino a sabato scorso. Le cose interessanti in questa faccenda sono due: una è l’evento stesso e l’altra è il modo in cui ne sono venuto a conoscenza.

A quento ho capito, i BarCamp sono una specie di convegni autogestiti, gratuiti, dove ognuno si iscrive, se vuole propone un intervento che poi, a seconda delle preferenze del pubblico, potrà esporre o meno.

Il tema è, ovviamente, il Web 2.0 e dintorni.

Io parteciperò allo di Genova, il 28/4 prossimo.

Come l’ho saputo? questa è una storia di ordinaria rete sociale: ricevo un RSS da un blog, vedo un articolo interessante (che non c’entra niente con il BarCamp, of course…), lo leggo, contiene un link ad un altro blog, scorro quest’ultimo, vedo un post su un altro BarCamp (in Veneto), seguo il link e, finalmente, scopro lo ZenaCamp. Chiaro? No? Ecco un disegnino esplicativo 🙂

Qualcuno dirà: ma guarda che sempliciotto questo, che si stupisce per due link ipertestuali… Ehh, c’è di più, secondo me…

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Un sospiro di sollievo per Italia.it

Mi sembrava strano: rimuginavo su come fosse possibile spendere 45 milioni di euro per un sito Internet e non riuscivo a farmene una ragione.

Ora, finalmente, un chiarimento ufficiale: hanno speso solo 9,5 milioni (anzi, forse 7,.8) per Italia.it!!

In fondo, sono appena 18 miliardi di vecchie lire, no?

Ora magari provo a pensare come si fa a spendere 9,5 milioni di euro per quel sito!!

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Blogosfera o …babelosfera?

Una giovane collega slovena, Alja Sulčič, commenta, in inglese, il mio post sulla Net-Gen.

Rimango un po’ stupito. La ringrazio e mi complimento con lei: tutto sommato deve essere una delle poche persone fuori dall’Italia in grado di leggermi… Nel senso che legge l’italiano!

Ovviamente, vado subito a curiosare sul blog di Alja (questo è il senso della blogosfera: tu mi commenti, io scopro che esisti, vengo a vedere di cosa ti occupi .. e un altro nodo della rete è aggiunto!) e mi accorgo che, oltre a contenere post veramente interessanti, è completamente scritto in inglese! (e meno male, pensa se fosse stato in sloveno!!!)

Il ragionamento di Alja, che emerge anche dal suo commento al mio post, deve essere stato: chi me lo fa fare di scrivere un blog in sloveno? Meglio in inglese, in questo modo sarò realmente parte della blogosfera e non un satellite sperduto nella galassia della rete…

Questo fatto mi fa riflettere: la vera cittadinanza digitale passa forse anche per una omologazione linguistica? Dovremmo scrivere tutti soltanto in inglese?

Dobbiamo sceglierci il “pubblico”? Scrivere per la nostra comunità nazionale o per il mondo?

Se ci pensiamo bene, nella comunità scientifica c’è lo stesso dilemma? Gli articoli “importanti” non si scrivono in italiano (o in una qualsiasi altra lingua nazionale…) ma in inglese, o no?

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Slide e registrazioni del workshop del 30/3

E’ tutto disponibile sul sito della Sie-l, slide  degli interventi e  registrazioni complete delle sessioni.

La Net-gen e la scuola

Lo premetto: il concetto di Net-gen o nativi digitali tuttora non mi convince del tutto. Nell’esperienza scolastica degli ultimi anni ho avuto a che fare soprattutto (fatte le dovute, eccellenti, eccezioni) con ignoranti digitali, a volte anche poco spippolanti…

Comunque. è con questo spirito che mi sono messo a leggere questo articolo appena apparso sulla rivista online Innovate – Journal of online education. Dopo le prime righe, mi ritrovo sbalordito e costretto a bloggare d’urgenza!

Udite, udite: secondo l’articolo, gli studenti delle scuole superiori sarebbero in buona parte molto coinvolti con la scuola, la considererebbero un elemento di valore per il futuro, al punto da passare i sabati sera a fare i compiti e, addirittura, a risparmiare per la futura retta dell’Università. Gli autori lo danno per certo, citano ricerche e sondaggi…

In sostanza, si dice, i Net-gen vogliono imparare e sono fortemente determinati a farlo, anche se lo fanno in modo diverso (anche qui ci sarebbe da discutere: ad esempio, dicono che si annoiano in classe…sai che novità…)

Un momento però, è necessario precisare che nell’articolo si parla dei giovani statunitensi e canadesi! Ecco il punto: mi chiedo infatti se, qui da noi, esiste questo tipo di Net-gen? E se esiste, la pensa allo stesso modo, riguardo all’educazione? Possibile che tutti i secchioni si siano improvvisamente trasferiti in America e a noialtri abbiano lasciato qui soltanto lazzaroni dediti alla discoteca, ai reality e alle riprese di sederi e sherzacci con il videofonino?

Certo, se fosse vero, sarebbe preoccupante, un vero incubo: di là una generazione di studiosi, forse pronta a diventare la futura classe dirigente del pianeta, di qua una massa di rimbecilliti preoccupati di avere la scarpa firmata e la pettinatura alla moda..

In fondo, però, può essere anche una visione consolante: magari uno dei futuri presidenti degli Stati Uniti non sarà un tonto ignorante e questo potrebbe giovare a molti, nel mondo…

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Il MIT e noi: perchè siamo diversi.

Secondo il sito OEDB (Online Education Database), entro il 2008 il MIT offrirà online, gratuitamente e in forma open, tutti i propri corsi, completando così il progetto OCW, iniziato nel 2001.

Nel frattempo, altre Università statunitensi e non, inclusa la Open University inglese, hanno seguito l’esempio del MIT.

Quello che mi colpisce in questa iniziativa è però un dettaglio, proveniente dallo stesso sito: l’iniziativa OCW sarebbe nata nel 1999, su impulso del Rettore del MIT Robert A. Brown che riunì un comitato di docenti, studenti e amministratori (notevole anche questa composizione del comitato…) con il compito di fornire indicazioni strategiche per il futuro del MIT, con una missione specifica: “servire meglio la nazione e il mondo nel 21° secolo”.

Pare che l’abbiano presa sul serio, la missione!

Ecco, ora immagino un’esortazione simile risuonare nell’Aula Magna di una delle nostre Università, dove ancora si discute se è meglio usare la piattaforma Pinco o la Pallino, se l’e-learning è istruzione di serie A, B o C. Strano, mi pare di sentire le risatine, le battute di scherno, le accuse di fare retorica populista, forse anche le sirene dell’ambulanza della Neuro prontamente allertata…

Non sono proprio così candido, lo so che non basta un invito solenne a realizzare progetti di questa portata e che magari, “chissà cosa c’è dietro..” (per le dietrologie credo non ci batta nessuno..), però perchè da noi nessuna istituzione (concedendogli anche la volpe sotto l’ascella) prova neanche ad averlo, un ideale come questo?

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