Archivio per marzo, 2007

MoodleMoot 2007

Si è concluso oggi il MoodleMoot 2007, quest’anno organizzato in modo impeccabile dall’Università di Modena e Reggio Emilia (complimenti a Tommaso Minerva e colleghi!) con tanto di diretta in webcasting via Breeze.

Ho partecipato soltanto nella giornata di ieri e ho presentato l’esperienza di LTEver (webcast).

Una curiosità: non solo tra i partecipanti, ma anche tra i relatori (ben 5!), ho riscontrato un’alta percentuale di corsisti ed ex-corsisti del nostro Master… Wow!!

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Workshop con David Jonassen

La scorsa settimana (14 e 15 marzo) ho partecipato ad un workshop tenutosi nella sede di Bressanone della Libera Università di Bolzano, magistralmente organizzato dalla Formazione Professionale della Provincia di Bolzano (ancora grazie a Gianni!).

Dscn6161.jpgIl workshop è stato condotto da David Jonassen, della University of Missouri. Jonassen è uno dei principali studiosi che si rifanno alle teorie dell’apprendimento di tipo costruttivista, con particolare attenzione all’uso delle tecnologie, intese come strumenti cognitivi, e all’apprendimento legato alla soluzione di problemi, il cosiddetto Problem Based Learning. A Bressanone ci si è soffermati soprattutto su un tipo particolare di ambiente di apprendimento: i Cognitive Flexibility Hypertext, utilizzati come mezzo tecnologico in grado di aiutare le persone a vedere i problemi “da diversi punti di vista”.

Sto preparando una relazione sul workshop, quindi non mi dilungo qui. E’ stata anche una bella occasione di pratica dell’inglese (molto migliorata la comprensione, anche grazie a ESLpod :-), ancora difficile esprimersi, sigh…) e di confronto con un gruppo di colleghi davvero bravi.

Voglio soltanto segnalare, tra i diversi link proposti da David, il progetto KITE, che contiene più di mille storie di insegnamento con le tecnologie. Si tratta proprio di storie, cioè racconti, interviste, esperienze di insegnanti che si raccontano. La Università del Missouri ha raccolto e catalogato queste storie, che sono ora accessibili tramite un apposito motore di ricerca.

Trovo che sia un esempio molto convincente di cosa può significare la condivisione di esperienze in una comunità di pratica.

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Voglio un altro account!

Stufi di dovervi registrare su ogni nuovo sito/servizio/portale/piattaforma/CMS/LMS ecc. ecc.?

Certo, OpenID potrebbe essere un primo passo avanti verso la semplificazione di questa che comincia ad essere una seccatura non da poco…

Nel frattempo, per rilassarsi dallo stress di dover ricordare decine di password (o, come più spesso accade, riscrivere decine di volte la stessa…), ci si può …registrare qui!! 🙂

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Si può (soprav)vivere con l’Open Source?

Questa è, in fondo, la domanda che ha posto pubblicamente Dave Tosh qualche giorno fa.
Dave Tosh è, insieme a Ben Werdmuller, il creatore di Elgg, il sistema di social networking/e-portfolio dedicato agli ambienti educativi, e che “motorizza”, ad esempio, LTEver.
La risposta, per ora e per quanto riguarda Dave, è piuttosto negativa…

La cosa spiacevole è che questo post ha innescato una dura polemica con Stephen Downes, il quale ha risposto in un modo che Dave ha giudicato addirittura offensivo.

Non è certo il caso di entrare nel merito della polemica che, tra parentesi, mi dispiace essendo le persone coinvolte tra quelli che maggiormente seguo e stimo nel panorama dell’e-learning mondiale (Dave e Ben li conosco anche personalmente..)

Il fatto rimane, però: dopo che tutti quanti celebriamo da anni i fasti e le meraviglie dell’Open Source, non c’è ancora un modello di business “sostenibile” per esso? E’ destinato a rimanere l’hobby di sviluppatori che durante il giorno fanno magari un altro mestiere? E’ giusto che anche grandi organizzazioni, che potrebbero permettersi di finanziare in una certa misura i progetti, utilizzino gratuitamente un software (magari realizzato da un paio di giovani di belle speranze…) come un singolo privato?

L’esempio della Open University e di Moodle è emblematico: la OU ha adottato Moodle ma anche investito parecchio denaro, finanziando lo sviluppo di nuove funzionalità. Può essere questa la chiave di volta dei progetti OS educativi? Trovare un “grosso” sponsor?

Horizon Report 2007

Questo Horizon Report 2007, edito da NMC (New Media Consortium) all’interno del programma EDUCAUSE, contiene una interessante sezione sulle sei tecnologie da tenere d’occhio nei prossimi anni per l’educazione (con particola riguardo alla higher education). Ecco i punti principali, con i tempi di adozione previsti:

  • Contenuti prodotti dagli utenti (entro l’anno)
  • Social networking (entro l’anno)
  • Telefonia mobile (entro due/tre anni)
    (si noti che su questo punto, dalle nostre parti, mi pare si pensi soltanto a editti per proibire, schermare, impedire…, non siamo i soli però…)
  • Mondi virtuali (entro due/tre anni)
    (sigh!)
  • Nuove forme di scholarship e open content (entro quattro/cinque anni)
  • Giochi educativi multiutente (entro quattro/cinque anni)

Per ognuno, il report fornisce un’introduzione, un approfondimento sulla rilevanza a fini educativi e numerosi link ad esempi.

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