Me lo hanno prestato, L’uomo a rovescio di Fred Vargas, proprio lo stesso giorno che, di passaggio in libreria, stavo per comprare un altro libro dello stesso autore (anzi, della stessa autrice, visto che Fred è uno pseudonimo). Quando in libreria trovo ben allineati, diversi libri dello stesso scrittore, specialmente se si tratta di gialli, mi monta l’ansia: quale sarà il primo della serie? Da quale iniziare? Qual è il più bello? Risultato: spesso lascio tutto lì…
Visto però che questo …è arrivato da solo, naturalmente l’ho letto.
Non è un gran thriller, forse però va letto come un romanzo umoristico, perché i personaggi sono davvero surreali e simpatici: il Guarda, il vecchio pastore al quale “piace capirle, le cose” è il mio preferito ma Soliman, il giovane di colore che si esprime quasi solo citando definizioni dal vocabolario non è da meno. E che dire di Suzanne, la rustica madre adottiva di Sol, che “gliene frega una sega” di… praticamente tutto? E come non provare simpatia per Camille, la musicista-idraulico-camionista che trova conforto alle sue pene (anche amorose) sfogliando ossessivamente un catalogo di utensileria meccanica?
In realtà il vero protagonista dei libri della Vargas è il commissario Adamsberg, un vero e proprio anti-Maigret, sempre un po’con la testa tra le nuvole, probabilmente un seguace del pensiero laterale. Nonostante il tizio operi a Parigi, l’autrice riesce a inserirlo lo stesso (è l’ex di Camille…) in questa vicenda che è invece ambientata tra le Alpi Marittime in mezzo a pecore e lupi, mannari e non (c’è appena un lieve sentoredegli ambienti descritti da Grangé ne I fiumi di porpora, appena appena eh… Grangé è più “serio” come scrittore di thriller).
Certo, la trama e la vicenda sono al limite dell’inconsistenza e piuttosto inverosimili (come classificare altrimenti l’inseguimento del presunto colpevole su un carro bestiame riadattato a camper, da parte di Soliman, il Guarda e Camille come autista? Come reagire leggendo del Guarda che, trovandosi lontano dall’ovile, letteralmente, “telefona al gregge”?), però l’ambientazione è ben realizzata e i personaggi sono ben tratteggiati e, insomma, il libro scorre velocemente e alla fine, si può dire di essersi divertiti a leggere, e …scusate se è poco!