Nel gran giorno…

…della "riforma" della scuola superiore mi capita di leggere (grazie al mitico OLDaily dell’insostituibile Stephen Downes) due cosette che la mia rete neurale collega, forse impropriamente e arbitrariamente (ma, si sa, le reti sono imprevedibili… :-) ), a questo epocale evento nostrano:

1) un vecchio articolo di Seymour Papert dall’eloquente titolo "Why School Reform is Impossible", nel quale mi colpisce questo passaggio:

Complex systems are not made. They evolve. Where I part company from Tyack and Cuban is when they turn from the book’s historical theme of showing that reform will not work to give advice to reformers about how to do it better. My own view is that education activists can be effective in fostering radical change by rejecting the concept of a planned reform and concentrating on creating the obvious conditions for Darwinian evolution: Allow rich diversity to play itself out

2) il sito My School, nel quale il governo australiano, non senza polemiche e controversie, pubblica i "profili" di circa 10.000 scuole del Paese. Per ogni scuola sono disponibili una serie di statistiche sulle caratteristiche degli istituti, come il numero di studenti e docenti o il profilo socio-economico, ma anche benchmark sulle competenze acquisite dagli studenti, incluse comparazioni con scuole simili e con le medie nazionali.

Altri pensatori, altri mondi…

Se volete andare a lavorare per Google

Nel segno della continuità: anche nel 2010 Gianni continua ad essere una delle mie primarie fonti di ispirazione!

E meno male, altrimenti questo povero blog languirebbe più del normale (anche perché ormai il dottorato è terminato, la tesi è consegnata, e … non ci sono più scuse :-) ).

Il suo racconto  - posso chiamarlo "Natale (tecnologico) in casa Marconato"? - è davvero suggestivo. Chi ha in casa figli adolescenti e simili riconoscerà facilmente situazioni familiari…

Naturalmente, è anche l’ennesima occasione per riflettere sulla scuola e sui suoi eterni problemi. Sarà perché il 7 rientrerò nei ranghi, ma questa volta il buon Gianni mi ha trasmesso un po’ più di angoscia.

Ma andiamo avanti! In realtà il passo che più mi ha colpito è il seguente:

Diventa urgente domandarsi anche: cosa serve che i giovani sappiano per vivere il mondo di domani

Ebbene, nelle ricerche per la mia tesi di dottorato mi ero imbattuto in questo post dal blog ufficiale di Google, nel quale sono evidenziate le qualità, le competenze, le abilità che Google cerca quando seleziona il personale da assumere.

Mi sembra possa essere un buon punto di riferimento: certo non tutti andranno a lavorare per Google :-) ma, insomma, probabilmente sono requisiti validi per molte società e organizzazioni della …società della conoscenza.

Jonathan Rosenberg, uno dei VicePresidenti di Google, semplicemente ci spiega che loro cercano sostanzialmente persone in possesso di

non-routine problem-solving skills

E aggiunge che questi "risolutori di problemi nuovi, non di routine" dovrebbero essere dotati di:

  • capacità di ragionamento analitico.

When an issue arises or a decision needs to be made, we start with data. That means we can talk about what we know, instead of what we think we know.

  • Competenze comunicative.

… understanding the available evidence isn’t useful unless you can effectively communicate your conclusions.

  • Disposizione a sperimentare.

… you need a willingness to accept the evidence even if you don’t like it.

  • Attitudine a lavorare in gruppo.

…People need to work well together and perform up to the team’s expectations.

  • Passione e leadership.

…the main thing is to be motivated by a sense of importance about what you do.

La conclusione di Jonathan ci porta al problema evidenziato da Gianni. Prima di tutto:

These characteristics are not just important in our business, but in every business, as well as in government, philanthropy, and academia. The challenge for the up-and-coming generation is how to acquire them. It’s easy to educate for the routine, and hard to educate for the novel.

Sì, ma come si fa a "educare all’originalità"? Jonathan suggerisce che:

The need for reasoning, though, remains constant, so we believe in taking the most challenging courses in core disciplines: math, sciences, humanities.

E, infine, l’abilità più importante di tutte, la capacità di imparare:

… learning doesn’t end with graduation. In fact, in the real world, while the answers to the odd-numbered problems are not in the back of the textbook, the tests are all open book, and your success is inexorably determined by the lessons you glean from the free market. Learning, it turns out, is a lifelong major.

Imparare ad imparare, dunque, sembra essere l’elemento più importante!

Si può notare come questa checklist di Google sia molto simile alle Competenze Chiave per l’apprendimento permanente raccomandate dalla UE ormai da anni e, mi sembra, tuttora lasciate nel dimenticatoio (comunque, mai citate, mi pare..) dalle varie riforme scolastiche…

Ma la scuola, oggi, contribuisce alla fomazione di queste competenze?

Si "impara ad imparare", a scuola? Ci si allena a risolvere "problemi non-di-routine"? Si acquisisce l’attitudine a sperimentare?  Si impara a lavorare in gruppo e a comunicare efficacemente? Si è portati a sviluppare passione e leadership? E il ragionamento analitico, è così diffusamente praticato?

Purtroppo, l’angoscia non mi è diminuita…

Natale 2009

Il "Canto di Natale" secondo i Modena City Ramblers:

Signora dei vicoli scuri non mollare la lotta
Verranno momenti migliori il tempo è una ruota che gira
Vedremo le rive del mare in un giorno assolato d’estate
Scoleremo cinquanta bottiglie al riparo di un cielo lontano

Parole di speranza per tutti…

Un corso online per un esperimento

Ricevo dall’amico Dominique Veerporten, della OUNL - Open University Nederland, la richiesta di diffondere una sua iniziativa di ricerca.

Dominique cerca persone interessate a seguire un corso online, gratuito, della durata complessiva di due ore, sul tema dell’usabilità del Web. I partecipanti svolgeranno anche un test finale e verrà rilasciato un attestato.

L’esperimento consiste nel rispondere a tre questionari (uno pre-corso e due post-corso), relativi ad aspetti psicologici legati all’attenzione durante l’apprendimento online.

Il corso e i questionari sono in inglese. Tutta l’attività si svolgerà tra gennaio e marzo 2010. Tutti i dettagli qui.

Io parteciperò sicuramente!

Generazione Facebook su Current TV

La serie Geek Files di Current TV (canale 130 di Sky) è ripresa il 19 novembre, con Generazione Facebook, una trasmissione sul tema dei nativi digitali.

La sorpresa è che ….ci sono anch’io in edizione abbronzato-post-ferie-estive :-) !!

Non certo perché compaio io :-) (anche perché il giudizio vale per l’intera serie Geek Files) ma secondo me è un programma realizzato veramente molto bene, corretto, documentato ed equilibrato sia nei contenuti che nel linguaggio e nei toni.

Current TV in generale è un esempio di Informazione con la I maiuscola!

LIM …senza limiti!

image La Lavagna Interattiva Multimediale è un dispositivo che, pur discusso e controverso, negli ultimi anni si sta diffondendo in molte classi, soprattutto di scuola primaria e media.

Il mio amico Giovanni Bonaiuti, con il quale ho il piacere di collaborare da anni nell’ambito di LTE, ha scritto un libro dal titolo "Didattica attiva con la LIM", dedicato agli insegnanti che si trovano oggi a confrontarsi con la LIM in classe.

Un volume molto ben documentato, ricco di idee e consigli sui possibili utilizzi in classe, realizzato non come un testo accademico né come un banale "manuale d’uso". Giovanni è riuscito ad unire il rigore scientifico alla semplicità del linguaggio e ad un taglio pratico che rende questo libro davvero utile e soprattutto…utilizzabile dai docenti nel loro lavoro quotidiano!

Il CD-ROM allegato contiene filmati e molte risorse direttamente impiegabili per la didattica di diverse materie.

Il libro è disponibile in libreria, dai primi di novembre.

Acquari analogici e oceani digitali

L’amico Agati torna sulla questione del mito dei nativi digitali con uno dei suoi consueti post arguti e stimolanti.

La sintesi di Mario sembra essere: mito sì, in teoria; mito no, in pratica. I ragazzi, a parole sembrano inetti, davanti allo schermo sono dei draghi!

Verso la conclusione del post, dice Agati:

…e dire che loro non sono digitalmente performanti solo perché molti (moltissimi!) hanno la consapevolezza critica di un criceto è come dire che la nostra generazione non è gutemberghiana solo perché la maggioranza degli adulti non sa decodificare decentemente un quotidiano (e nemmeno le panzane delle tivu berlusconiane).

Parto da questo punto, perché mi pare evidente come l‘ignoranza mediale della nostra generazione abbia contribuito non poco alle fortune di certi tele-politici. E già sarebbe una buona ragione per non proseguire su questa strada: che l’ignoranza dei padri non prosegua nei figli :-) !!!

Per quanto riguarda la storia della generazione digitale, rimanderei un attimo il discorso alla questione delle otto Competenze Chiave delle quali si discute da anni in ambito europeo, ove si declinano sul lato dell’apprendimento permanente e io invece definirei "necessarie per vivere decentemente in questa società".

Ebbene, tra queste figura la competenza digitale.
Cosa vogliamo sostenere? Che i nostri teenager già la possiedono, nativamente? Che sono "nati imparati", almeno su questo ambito?
Che la scuola, su questo, deve tacere, dato che già sanno e sanno fare tutto?

Secondo me è vero il contrario! E il "nuovo punto di vista" auspicato in conclusione da Agati dovrebbe essere proprio la consapevolezza che per la scuola e per gli insegnanti (in generale, con le dovute, solite e solide eccezioni!) il mondo digitale è oggi sostanzialmente estraneo e questo non va bene, va cambiato!!
Leggiamoci le competenze chiave: ci troveremo gran parte delle literacy abitualmente praticate a scuola (Comunicazione nella madrelingua; Comunicazione nelle lingue straniere; Competenza matematica e competenze di base in scienza e tecnologia; Imparare ad imparare; Competenze sociali e civiche, ecc.), ovvero ambiti che sono storicamente propri del sistema scolastico. C’è pero anche qualche novità come la competenza digitale, della quale il sistema educativo DEVE in ogni caso farsi carico, possibilmente senza (unica tra le altre) darla per acquisita geneticamente…

Certo, Mario, abbandoniamo i nostri rassicuranti acquari analogici e nuotiamo con i pesciolini più piccoli nell’oceano digitale, consapevoli però che il mare è di tutti e che abbiamo qualcosa di significativo da dire. Senza snobismo, ma anche senza soggezione.

E’ una sfida (un’altra!?!) per la scuola e per gli insegnanti. La contrapposizione generazionale e il senso di inferiorità implicito nella definizione di "immigrati" (austeri o meno.. :-) ), non aiutano.

E po, immigrare digitalmente, per fortuna, non è così difficile…Una volta dentro, nessuno chiede permessi di soggiorno!

Bisogna volerlo, però…

Results of the CCK08 Course Tools Survey

About a year ago, I launched a survey on the use of the wide range of technological tools used within the Connectivism and Connective Knowledge Online Course (CCK08).

Thanks to all the respondents, I had a lot of significant data to work on!

I finally wrote a paper, The Technological Dimension of a Massive Open Online Course: The Case of the CCK08 Course Tools, trying to summarize the results and make some hypothesis on the findings.

The study has now been published in The International Review of Research in Open and Distance Learning (IRRODL) in its Special Issue: Openness and the Future of Higher Education edited by David Wiley and John Hilton III.

IRRODL is an Open Access Journal published by the Athabasca University (Canada).

Hoping that it can be somehow useful for participants and facilitators of future Open Online Courses…

E-Learn 2009 - Vancouver, Canada

image

Briciole di informal learning dalla conferenza AACE E-learn 2009 di Vancouver. Un elenco non esaustivo, in ordine rigorosamente sparso e casuale, anzi …serendipico:

  • The World is Open, secondo Curt Bonk;
  • il concetto di Open Scholar coniato da Terry Anderson; (slide dalla 50 in poi);
  • l’Adventure Based Learning proposto dalla Università del Minnesota. Affascinante ma quanto realmente praticabile?
  • ANT: un Video Annotation Tool, sempre dal Minnesota;
  • gli automatic judges come  Mooshak, tool per verificare automaticamente la correttezza dei programmi, usati per la valutazione automatica in una facoltà di informatica;
  • la straordinaria propensione dei canadesi a chiacchierare cordialmente con chiunque gli capiti a portata di sguardo :-) ;
  • quanti accenti e pronunce diverse dell’inglese!
  • il soprendente numero di coloro che inviano paper alle conferenze e poi non si presentano. Sarà solo colpa dell’influenza?
  • precisione e puntualità delle sessioni, a volte auto-moderate per assenza dei chair;
  • a Vancouver a fine ottobre non fa per niente freddo ed è normale vedere gente passeggiare in infradito;
  • una presentazione interattiva basata su un insolito wiki realizzato con Google Sites (Login:elearnvancouver - Password:vancouver - cliccare poi su Google Sites);
  • l’interesse verso il mobile learning è sempre più elevato, in tutto il mondo. Ad esempio l’idea del tutor in the pocket della Open University Malaysia. Tra l’altro, la Malaysia è tra i primi paesi al mondo per traffico di SMS;
  • le applicazioni mobili sembrano dividersi tecnologicamente tra coloro che spingono per l’integrazione con il Web (quindi smartphone) e chi, al contrario, punta sui vecchi e semplici SMS (per telefonini di ogni generazione..). Nessuno pare interessato agli MMS….
  • si può fare una bella presentazione con cioccolatini e un bastoncino di legno (bravo Jon!);
  • Halloween è come il nostro Carnevale, forse più breve ma, mi sembra, più coinvolgente, a giudicare da commesse e baristi che lavoravano mascherati;
  • parecchie domande nel Q&A dopo la mia presentazione, fortunatamente le ho anche capite :-) ;
  • penso di avere intuito perché Vancouver è al terzo posto nella classifica delle città più vivibili;
  • Idee e indicazioni per l’uso dei podcast nella HE, dall’Università di Aarhus (Danimarca);
  • Dodici sessioni parallele sono forse necessarie per una immensa conferenza come E-Learn, ma rendono difficile seguire: in accordo con le leggi di Murphy, le presentazioni più interessanti sono sempre in contemporanea!
  • la connessione WiFi gratuita e ultraveloce disponibile all’aeroporto di Vancouver è un segno di civiltà;
  • Idem per la WiFi dell’albergo, gratis pure quella. Perché in Italia (ma anche altrove in Europa) si devono spesso pagare anche decine di euro al giorno?
  • un fotografo e scrittore del National Geographic può essere utilmente invitato ad una conferenza sull’e-learning? Sì, se riesce efficacemente a spiegare il rapporto tra esplorazione, ambiente, apprendimento e tecnologie;
  • 17 presentazioni includono il termine game nel titolo, meglio rifletterci su..

DSCF0267 
(Esplanade W, North Vancouver)

Open Ed Tech 2009

image 

Appena rientrato dall’ Open Ed Tech 2009!

La seconda edizione del think tank della UOC - Universitat Oberta de Catalunya. Quest’anno il meeting, sponsorizzato anche dal New Media Consortium, è stato dedicato al tema dell’Università del Futuro:

how to make our educational institutions truly responsive to the needs of contemporary society and today’s students.

Le raccomandazioni di quattro diversi gruppi di lavoro sono stati raccolti su un wiki e pubblicati in tempo reale su Twitter, attraverso l’hashtag OET09 (provato anche un nuovo tool, Tweet Grid).

Attraverso una successiva sintesi (fantastica la grafica a cura di Rachel) e un processo di "votazione" da parte di tutti partecipanti, è stato possibile sintetizzare i cinque punti più importanti (otto nella figura):

  1. Riuso e remix di rich media. Rendere più facile la ricerca, l’uso, la citazione, l’annotazione di parti di contenuti mediali. Lavorare sulle modalità di traduzione, non solo linguistica. Migliorare la portabilità.
  2. Adottare in modo più organico l’uso dei dispositivi mobili come piattaforme di apprendimento.
    Con il mobile (non solo telefoni, ma ogni tipo di dispositivo), gli utenti hanno la massima libertà di accedere all’informazione quando e dove necessario.
    Servono però contenuti specificamente progettati e una maggiore interoperabilità tra le piattaforme applicative, auspicando l’affermazione di un network mobile globale, ancora più ubiquo rispetto al web.
  3. Certificazioni e crediti legati agli esiti e delle competenze, non al tempo passato in classe. E’ il momento di riconoscere che molto apprendimento ha luogo al di fuori dei corsi formali. E’ necessaria una maggiore flessibilità nelle istituzioni, per separare la frequenza dei corsi dalle competenze ottenute e consentire a molti studenti di alternare diverse modalità educative, come programmi non universitari, apprendistato, mentoring e altre modalità informali e inovative, ottenendo tuttavia il riconoscimento di tali attività.
  4. Introdurre e consolidare una reale cultura della condivisione nella quale i problemi relativi alla proprietà intellettuale, al copyright ed alla collaborazione tra studenti si sfumino verso l’affermazione di un modello più aperto. Servono strutture che supportino la condivisione di work in progress, ricerche in corso, progetti collaborativi e un’estesa consuetudine alla pubblicazione aperta di materiale accademico di ogni tipo, inclusi sistemi di gestione della reputazione, dei processi di pari-revisione e nuovi modelli per la citazione di contenuti. I sistemi di valutazione dovrebbero modificarsi per riconoscere e supportare queste pratiche.
  5. Considerare il contesto e non solo il contenuto. Le risorse aperte non sono devono essere viste soltanto come contenuti ma includere il contesto educativo. E’ necessario pensare a modi per aggiungere narrazioni, indicazioni, modalità operative che contestualizzino i contenuti proposti. E’ stato proposto un approccio denominato pedagogical wrapper, ovvero un insieme di linee guida e processi che consentano di rappresentare tali contesti d’uso, evitando l’eccessivo focus sui contenuti e/o sulle tecnologie.

Sono particolarmente contento di vedere che il concetto di cultura della condivisione, che ho introdotto in uno dei lavori di gruppo, sia stato bene accolto, ampliato e valutato tra i cinque punti chiave, così come l’osservazione sulla video annotation, proposta da Giovanni.

Come già l’anno scorso, è stata un’occasione unica per incontrare nuovamente alcuni tra i maggiori esperti mondiali di tecnologie educative impegnati sul tema della Open Education, ma anche per conoscere outsider di grande rilievo (penso soprattutto a Jessica Colaço ed ai suoi progetti di mobile learning in Africa).

Anche in questa occasione, l’organizzazione (Eva & Eva in testa!) è stata ottima e ha saputo alternare momenti di concentrazione e di lavoro con allegria e divertimento (mai stato prima un ristorante dove.. prima si cucina e poi, eventualmente :-) , si mangia!)

Ulteriori informazioni sull’Open Ed Tech 2009 Wiki. Moltissime foto su Flickr (neanche una fatta da me, ho dimenticato a casa la fotocamera :-( )

Technorati Tag:



in English

Google
 
Web questo sito

RSS feed generale
Feed for English posts

Powered by FeedBurner


View anto's profile on slideshare


DCA

Anto's shared items in Google Reader


follow antonf at http://twitter.com


Visualizza la mia pagina su Codice Internet


Poesia automatica


by Voodoobytes
verdi veleni
caratterizzano
sentimentali cabine

Categorie

Flickr

RSS
Marciapiede con foglieMirrors

Libri su aNobii


My StumbleUpon Page