Non è più tempo di blog

Almeno per me, non è più tempo di blog. Non ho più tempo per il blog.

Il nuovo lavoro, certo, troppo impegnativo.
Ma ci sono anche i gruppi Facebook, luoghi di ritrovo e di sviluppo professionale, nei quali è più facile confrontarsi e avere un riscontro immediato con colleghi e amici.

E’ una mia questione personale, intendiamoci, perché penso che in generale i blog abbiano ancora molto senso, in diversi casi. Ad esempio, nella scuola, dove i blog di classe o dei docenti potrebbero risolvere, a costo zero, almeno una parte del problema del “registro online”: diario delle lezioni, compiti assegnati, attività svolte, et voilà.. 🙂
In ogni caso, il sito non non chiuderà, anche perché contiene un bell’archivio, un pezzo di vita…

RAI Scuola: una nuova risorsa per il mondo dell’educazione

Per rivitalizzare un po’ il blog, che langue da  troppo tempo, propongo una sintesi dell’articolo che ho  appena scritto per Bricks, dedicato alle novità di RAI Scuola.

RAI Scuola si rinnova con un progetto che ambisce ad unire la tradizionale programmazione televisiva con il web e i social  network. Da fine marzo scorso, Rai Scuola offre una variegata e rinnovata gamma di contenuti, su diversi media:

  • Il canale televisivo RAI Scuola, visibile gratuitamente sia sul digitale terrestre (canale 146) sia su digitale satellitare (ad esempio nel bouquet Sky al canale 806, su TivùSat al canale 33), con una programmazione quotidiana  di 4 ore, ripetuta durante la giornata.
  • Il sito web www.raiscuola.rai.it, dal quale si accede ai siti tematici (Letteratura, Arte, Filosofia, Storia, Economia), dai quali è possibile vedere i programmi, ma anche accedere alla enorme banca dati di video educativi, i quali a loro volta possono essere riutilizzati e inclusi in altre pagine web, secondo la ormai consolidata tecnica dell’embedding

    Il sito offre inoltre una interessante funzionalità per gli insegnanti: la possibilità di registrarsi e di organizzare i contenuti  per creare percorsi personalizzati, i lesson plan, legati ad argomenti  e a punti specifici del curricolo scolastico. 
      

  • La disponibilità di specifiche app,  per garantire l’accesso in mobilità attraverso smartphone e tablet. Molti contenuti saranno resi progressivamente disponibili anche attraverso magazine tematici specifici per tablet (inizialmente per iPad, entro l’estate anche per Android): già disponibili quelli di RAI Arte e RAI Letteratura.

  • La presenza nei principali social network. La pagina Facebook RAI Scuola è il principale “luogo virtuale” di aggregazione, ma sono attivi anche account Twitter dedicati ai canali tematici, oltre ad alcuni hashtag associati ai principali programmi.

Per concludere, una nota su due trasmissioni completamente nuove: Nautilus e Zettel.

Nautilus, ideato da Gino Roncaglia, propone un itinerario culturale quotidiano tematico, con l’obiettivo di presentare personaggi e argomenti che possano costituire punti di riferimento culturali significativi.

Il programma va in onda dal lunedì al venerdì, articolandosi su cinque macro aree culturali: il lunedì la Letteratura, il martedì la Filosofia, il mercoledì l’Arte, il giovedì l’Economia e il venerdì il Teatro. Ogni puntata propone contenuti specifici relativi al tema del giorno, oltre a contributi di alta qualità, firmati da grandi nomi della cultura. Ogni settimana la trasmissione propone un filo conduttore rappresentato dalla presenza di un ospite, un personaggio noto che, intervistato dai due giovani conduttori che si alternano nel programma, commenta i contenuti proposti, racconta le proprie esperienze e propone le proprie opinioni relative all’area tematica del giorno. Il programma è visibile sul canale RAI Scuola e sul sito web. I contributi sui social network sono identificati dall’hashtag “#rainautilus”.

Zettel (con l’eloquente sottotitolo “Filosofia in movimento”) è un programma innovativo, che ambisce a “portare la filosofia in televisione”. Abbandonando lo stile documentaristico, il programma propone temi sempre molto vicini alla realtà quotidiana, con l’obiettivo di fare riflettere e di esercitare la nostra capacità più preziosa: la capacità di pensare. Nelle 20 puntate del programma uno dei maggiori filosofi italiani, Maurizio Ferraris, propone una visione della filosofia diversa da quella convenzionale, mostrandoci come l’attività del filosofo sia in realtà molto vicina ad ognuno di noi. Anche le puntate di Zettel  sono disponibili sul web, dal portale di Rai Scuola, dal quale sarà possibile anche approfondire i contenuti, arricchiti e disponibili anche in forma di magazine multimediale per Tablet. “#raizettel” è l’hashtag dedicato al programma. Inoltre,  sulla pagina Facebook Rai Filosofia, in contemporanea alla messa in onda del programma, è possibile partecipare a discussioni relative ai temi trattati dalla trasmissione.

 

Natale 2011

Dalle stelle tu scendi e ci senti e ci vedi
Addormentati in panchina o indaffarati a far niente

MITx

Il MIT rilancia.

A dieci anni dal lancio dell’Open Course Ware, l’iniziativa che ha praticamente dato il via al movimento delle Open Educational Resources, il prestigioso ateneo tecnologico americano  si appresta a compiere un altro passo destinato nuovamente a lasciare il segno nel panorama dell’apprendimento online.

In realtà, le risorse educative online ormai abbondano, sicuramente a livello quantitativo, ma ve ne sono anche molte di alta qualità, utilizzabili sia direttamente dagli studenti che da docenti che vogliano farne la base dei propri materiali di lavoro.

Inoltre, negli anni il concetto di “risorsa” è anche progressivamente mutato, superando la modalità puramente erogativa e includendo veri e propri corsi interattivi e collaborativi, come ben testimoniato dall’esperienza ormai consolidata dei MOOC e dalle ultime proposte dell’Università di Stanford.

A tutte queste iniziative è però sempre mancata (salvo rare eccezioni…) la fase certificativa finale per cui l’apprendimento basato sulle OER sembrava inesorabilmente relegato nell’ambito dell’educazione informale e non-formale.

Il progetto MITx promette ora di superare anche questo limite, dal momento che offrirà prossimamente corsi completi gestiti dal MIT, inclusa la certificazione finale degli apprendimenti:

it will offer the online teaching of MIT courses to people around the world and the opportunity for able learners to gain certification of mastery of MIT material

Davvero si potrà quindi ottenere una laurea del MIT, interamente online, gratuitamente e senza superare la durissima selezione in entrata degli studenti?

NO! I responsabili hanno già precisato che la certificazione finale sarà emessa (dietro pagamento di una piccola cifra) da un’istituzione parallela, che avrà anche una denominazione diversa, non confondibile con il MIT.

Certo, siamo ancora alla fase dell’annuncio, dal momento che MITx dovrebbe partire nel 2012, ma certamente ne risentiremo parlare.

La differenza tra formale e informale potrebbe diventare davvero minima, fra non molto.

Peccato che, come al solito, in Italia abbiamo tutti altro a cui pensare…

Asso.Dschola filtro internet per le scuole

imageLa presenza di connessioni Internet nelle scuole non è certo una novità. Tuttavia oggi la connettività nella scuola non è più confinata ai laboratori ma è sempre più spesso capillarmente distribuita nelle classi, mediante cablaggio (ad es. per le LIM) o reti wireless.

La necessità di avere un sistema di filtraggio dei contenuti e un efficace firewall per garantire a studenti e docenti una navigazione il più possibile sicura e controllata è quindi sempre più pressante.

Esistono diverse soluzioni commerciali, da tempo sul mercato, che offrono soluzioni interessanti ed efficaci.

La mia scuola, ad esempio, ha utilizzato per diversi anni Optenet, un ottimo servizio a pagamento.

Tuttavia questi sono anche tempi di estrema scarsità di risorse, per cui ognuno deve cercare di fare la sua parte per risparmiare, senza però rinunciare a certi livelli essenziali di servizio.

Asso.Dschola è una soluzione Open Source, totalmente gratuita, che risolve il problema del firewall e del filtro contenuti a costo praticamente ZERO!

Il software è basato sul noto firewall Endian Firewall ed è stato personalizzato (e interamente tradotto in italiano) dai bravissimi colleghi di DSchola.

Ebbene, ormai da qualche settimana, la mia scuola, nelle sue tre sedi, offre una connessione Internet protetta e sicura, con la possibilità di personalizzazione delle categorie da filtrare (aggiornate nottetempo in modo automatico, dalla black list dell’Università di Tolosa) e di aggiunta/rimozione di singoli siti e domini.

Costo complessivo dell’operazione: ZERO. Con l’aiuto del mio volenteroso assistente tecnico, abbiamo riciclato tre vecchi computer (veri residuati, già depositati in magazzino..) che sono rinati a nuova vita e sono anche loro orgogliosi di poter essere ancora utili come firewallSorriso. L’installazione del software è semplice, alla portata di chiunque sappia configurare, ad esempio, il router di casa propria (salvo configurazioni più complesse, comunque possibili, ma che richiedono qualche competenza in più..). La documentazione è ottima, molto chiara e aggiornata e consente di configurare e rendere funzionante il sistema in meno di un’ora.

Le prestazioni sono ottime, superiori a quelle del precedente sistema commerciale, sia in termini di velocità, che di personalizzazione del filtro e di reportistica.

Questo post vale come ringraziamento personale a Dschola e in particolare a Dario Zucchini, conosciuto in occasione del BarCamp Scuola all’ultimo Congresso SIe-L, da cui ho avuto le prime informazioni su Asso.

Colleghi responsabili di laboratori e reti scolastiche, che aspettate? Installate subito Asso.DSchola!

Barcamp sulla scuola al Congresso SIe-L 2011

imageIl Congresso SIe-L 2011, che si terrà a Reggio Emilia dal 14 al 16 prossimi si contraddistingue per diversi elementi innovativi, tra cui le web conference (ne ho coordinata una davvero bella a luglio) e i barcamp.

I barcamp sono luoghi di discussione informali, momenti di condivisione tematici nati un po’ in contrapposizione con i tradizionali congressi accademici, dove di solito si assiste ad una rigida divisione dei ruoli: i relatori da una parte e il pubblico dall’altra.

Nei barcamp non ci sono ruoli separati: relatori e pubblico si confondono e si mescolano, chiunque può proporre una presentazione o uno spunto di discussione.

Con l’amico Gianni Marconato, sarò tra i coordinatori del barcamp dedicato al mondo della scuola, che si terrà nel pomeriggio  del 15 settembre, nel quale vorremmo proporre come tema principale la riflessione critica sulle pratiche di didattica con le tecnologie.

Cari amici insegnanti, siete tutti invitati a partecipare! L’iscrizione è gratuita e c’è anche l’esonero ministeriale!

Questi i link per: ulteriori informazioni sui temi del barcamp  (salvo ulteriori proposte, sempre bene accette), discussione preliminare e prenotazione degli interventi.

News dell’ultimissimo minuto: chi non potesse partecipare in presenza il 15 ma volesse comunque dare il suo contributo, può farlo attraverso un breve (max 10 minuti) intervento video registrato in precedenza, a cura dello staff tecnico dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Prenotatevi sul forum!

Corsi Open Online: si fa sul serio?

imageNeanche tre anni fa l’amico David Wiley veniva criticato (quasi irriso…) per “non avere chiesto il permesso” alla sua Università prima di rilasciare il certificato di frequenza del corso Intro Open Ed 2007.

L’autore dell’articolo, apparso sul prestigioso Chronicle of Higher Education si chiedeva:

Who needs college credit when you have a makeshift diploma from a superstar professor?

Strana nemesi: nello stesso articolo si trovano infatti sia un accenno all’allora imminente CCK08 di Siemens e Downes, per il quale sarà introdotto per la prima volta il termine MOOC (Massive Open Online Course, ora c’è anche la voce su Wikipedia, con una citazione del mio articolo! Sorriso), sia un riferimento all’istituzione protagonista dell’iniziativa oggetto di questo post!

Sembravano stravaganze di accademici idealisti, invece ora per la prima volta una Università, non un eccentrico professore, offre un corso open online di tipo “massivo” per il quale sarà prevista una certificazione.

E non si tratta di qualche oscuro ateneo di provincia: l’Università di Stanford, dopo aver varato un’iniziativa OER più tradizionale, propone ora un vero salto di qualità per la cosiddetta DIY (Do-It-Yourself) Education.

Il corso Introduction to Artificial Intelligence offerto da Stanford segna un passaggio importante per la Open Education e si caratterizza per diversi punti innovativi, rispetto ai precedenti MOOC:

  • si tratta di un corso molto impegnativo, che richiede pre-conoscenze di tipo matematico non banali. E’ un corso scientifico “duro”, a differenza dei precedenti, molto più accessibili. In qualche modo, si può dire che con questo MOOC… si fa sul serio, “astenersi perditempo”!
  • è previsto un vero e proprio libro di testo, laddove i precedenti si basavano su risorse aperte online oltre che su un modello didattico molto meno tradizionale. Gli autori del libro sono i docenti del corso… Occhiolino e il volume costa circa $150! Chissà, forse un modello di sostenibilità? “OK, segui gratis il corso però acquisti il libro”?
  • è prevista una vera e propria valutazione degli apprendimenti anche per i partecipanti online, identica a quella degli studenti in presenza;
  • si nota una certa attenzione verso gli studenti non di madrelingua inglese (saranno probabilmente resi disponibili i testi scritti delle lezioni);
  • se è vero che anche questa volta i corsisti online NON otterranno un vero diploma dell’Università di Stanford,  tuttavia avranno la possibilità di misurarsi con i criteri di valutazione di quella prestigiosa istituzione, e riceveranno comunque una

letter of completion from the instructors which will include information on how well you did

Qualcosa in più del “certificato fatto in casa” di David (che io comunque conservo ed esibisco con orgoglio). E, a quanto pare, senza “scandalo”, questa volta!

I tempi stanno davvero cambiando? Forse, ma non necessariamente in meglio, secondo alcuni..

Il valore delle case

Tramite Facebook apprendo che una famiglia di amici americani cambia casa (Auguri a David e Rose!).

Dal momento che il caldo mi impedisce di fare cose più serie, perdo ulteriore tempo (visto che cazzeggiavo in FB, è ovvio, già stavo perdendo tempo Occhiolino), perché mi incuriosisco e finisco su un sito immobiliare USA.

Scopro quindi che una graziosa casetta indipendente di 245mq complessivi, molto bella e curata, in una cittadina del Missouri, più o meno delle stesse dimensioni di Spezia (ma a occhio e croce con qualche cosetta in più, ad esempio la sede di una prestigiosa università..), costa $208.000 ovvero circa €146.000, precisamente quanto un buco di 60mq a due passi da casa mia!

imagevs image

Il confronto tra le due schede e relative, impietose, fotografie è devastante…

Perché è così difficile vivere, in questo paese?

PISA 2009 e competenze digitali

A fine giugno l’OECD ha pubblicato un volume basato sui test PISA del 2009, dedicato alle competenze digitali e in particolare al Digital Reading, definita come:

PISA defines reading literacy as understanding, using, reflecting on and engaging with written texts, in order to achieve one’s goals, develop one’s knowledge and potential, and participate in society.

con la seguente particolarità:

Digital texts are conceived of as a subset of written texts. For the purposes of PISA 2009, digital text is synonymous with hypertext

In sostanza: la capacità di muoversi correttamente in un ambiente ipertestuale e di interpretarlo in modo efficace.

Il titolo del volume è infatti Students On Line: Digital Technologies and Performance. Si tratta di un volumone di 395 pagine che contiene, come usuale nelle pubblicazioni OECD, un’infinità di tabelle e grafici che richiederebbero uno studio approfondito.

Per fortuna, l’Executive Summary ci viene in aiuto! Sorriso

Dal sommario emergono interessantissime evidenze (pag. 20), tra le quali vorrei segnalarne un paio:

  • un macigno sull’ormai logoro dibattito sui nativi digitali:

powerful evidence that today’s 15-year-olds, the “digital natives”, do not automatically know how to operate effectively in the digital environment, as has sometimes been claimed

e se qualcuno avesse ancora qualche dubbio:

Access to ICT has grown significantly in recent years and, as a result, fewer than 1% of students across OECD countries reported that they had never used a computer; but a digital divide in the use of ICT is still evident between and within countries

In sintesi, è vero che tutti i quindicenni usano i computer, ma possiedono reali competenze digitali molto diversificate, spiegate soprattutto dalla loro condizione socio-economica. Altro che generazione digitale!

  • una seria critica all’uso delle ICT a scuola:

Using a computer at home is related to digital reading performance in all 17 participating countries and economies, but that is not always true for computer use at school

Sì, avete capito bene!

the relationship between students’ computer use at school and performance in digital reading tends to be negative with a slight curve, which means that more intensive use is associated with lower scores

Insomma, l’uso intensivo dei computer a scuola sarebbe addirittura correlato negativamente con le capacità di digital reading!

C’è veramente di che riflettere… (e qualcuno sta già cominciando a farlo).
AGGIORNAMENTO 8/8/2011: un ottimo approfondimento di Marco Campione.

E se non fosse un social network per giovani?

Facebook ha molti difetti, lo sappiamo: le limitazioni, la  noiosa  uniformità grafica, le infine implicazioni per la privacy, la pubblicità a volte invadente, mettiamoci pure la malcelata antipatia verso il suo ideatore Sorriso, l’egemonia che sta assumendo sulla  rete, fagocitando tutto e indebolendo altre forme di espressione come  i blog.

Ha  secondo me però un grande pregio: è inter-generazionale. Ben pochi adulti usano Messenger, non si trova nessun adolescente in LinkedIn, Twitter è ancora tutto sommato elitario, ma in Facebook si può trovare sia la nonna che il nipote, reciprocamente “amici” che si taggano l’un l’altro su foto e filmati.

Genitori e figli, insegnanti e studenti sono spesso amici su FB (e magari invece non lo sono così tanto, nella realtà..): c’è chi dice che sia un bene e chi sostiene che non si dovrebbe (ma va sempre considerato il contesto). Rimane il fatto che Facebook è uno spazio condiviso, un’area d’incontro, reale o quantomeno possibile tra diverse generazioni. E non mi pare poco.

Ora è arrivato Google+, e in molti ne dicono già un gran bene. Sono stato invitato e sto curiosando da un paio di giorni.

Non ho voglia di recensire questa e quella funzione. Sennò dovrei dire che mi piace la facilità d’uso, la barra di Google in alto che ormai ti avvolge a 360° (anche un po’ inquietante, però..). Oppure che le scelte linguistiche dei traduttori italiani sono pessime (lo so che “cerchia di amici” è un’espressione comune, ma vorrei sapere in quanti, prima d’ora, avevano usato il plurale “cerchie”: orribile!).

I circles (scusate l’inglese, non riesco a dire “cerchie”!), con la possibilità di selezionare “a chi mostrare  cosa”,  sono un po’ la “trovata geniale” di Google+, l’espediente che dovrebbe risolvere tutti i problemi di privacy. Per la cronaca, è interessante vedere come Elgg, un mio ..vecchio amore, avesse già incorporato un sistema praticamente identico per la gestione della privacy dei contenuti, anche più avanzato di questo: ogni singolo pezzo di informazione (ad esempio un campo del profilo, come il telefono) può essere reso disponibile a tutti oppure a gruppi selezionati (il buon vecchio LTEver era avanti, insomma! Occhiolino).

Mi chiedo però se questo sistema, peraltro eccellente, troverà consensi in quella fascia di utenti che paradossalmente ne avrebbe più bisogno, ovvero i giovani e gli adolescenti, i quali come ben sappiamo a volte non brillano per consapevolezza rispetto alle problematiche della privacy (ma nemmeno molti adulti, a onor del vero!).

Davvero i ragazzi avranno voglia di impostare diligentemente le loro cerchie (vabbè, l’ho detto!)? Ho molti dubbi su questo, oltre al fatto che rimettersi nuovamente a catalogare i propri contatti non è un’operazione piacevole, il pensiero mi rende stanco ancor prima di iniziare!

Fare oggi previsioni su Google+ è un’operazione da veggenti da quattro soldi ed espone a rischi clamorosi di smentita, però una la faccio ugualmente: per come si presenta finora, mi sembra che Google+ sia destinato più che altro ad un pubblico adulto.

E’ un peccato, perché una forte migrazione di adulti, a discapito di FB, avrebbe come conseguenza il venir meno di quello spazio virtuale comune che è una risorsa positiva, in un epoca nella quale siamo tutti sempre più alone together (grazie Sherry).




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